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Principi di educazione cristiana

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    Autocontrollo e disciplina

    Coloro che vogliono controllare gli altri devono prima imparare a controllare se stessi. Agire con veemenza nei confronti di un bambino o di un giovane varrà solo a provocarne il risentimento. Quando i genitori o gli insegnanti si spazientiscono e rischiano di parlare sconsideratamente, faranno bene a imporsi di tacere. C’è un meraviglioso potere nel silenzio.PEC 171.5

    Gli insegnanti devono aspettarsi di incontrare cattive attitudini e cuori induriti che persistono nell’errore; però, nel trattare con loro, non devono mai dimenticare di essere stati anch’essi un tempo bambini e di avere avuto necessità di disciplina. Anche ora, con tutti i vantaggi dell’età, dell’educazione e dell’esperienza, essi spesso sbagliano, e hanno bisogno perciò di misericordia e di sopportazione. Nell’educare i giovani, gli educatori dovrebbero tenere presente che hanno a che fare con individui che hanno le loro stesse inclinazioni al male, che hanno da imparare quasi tutto, e che questo è più difficile per alcuni rispetto ad altri. Con questo genere di studenti, gli insegnanti devono essere pazienti, astenendosi dal rimproverare la loro ignoranza, cercando invece di sfruttare ogni opportunità per fornire loro incoraggiamento. Con studenti nervosi e sensibili, essi dovrebbero usare maggiore tenerezza. Il sentimento della propria imperfezione dovrebbe spingerli a manifestare simpatia e tolleranza verso coloro che lottano in mezzo a varie difficoltà.PEC 171.6

    La regola del Salvatore: “E come volete che gli uomini facciano a voi, fate voi pure a loro” (Luca 6:31), dovrebbe essere la regola di tutti coloro che intraprendono il lavoro di educare bambini e giovani. Questi sono i membri più giovani della famiglia del Signore, eredi con noi della grazia della vita. La regola di Cristo dovrebbe essere osservata in modo speciale nei confronti dei meno rapidi nell’apprendimento, dei più giovani, dei più incapaci, e anche verso chi si svia ed è ribelle.PEC 172.1

    Questa regola aiuterà l’insegnante, fin dove è possibile, a non rendere pubblici gli sbagli o i difetti di un alunno. Egli cercherà di evitare il rimprovero o la punizione alla presenza di altri, e non espellerà uno studente fino a che non sia stato fatto tutto il possibile per correggerlo. Quando però appare evidente che da un simile trattamento l’alunno non trae alcun beneficio personale, che il suo atteggiamento di sfida o di insofferenza nei confronti dell’autorità rischia di sovvertire la conduzione della scuola, e che tale suo influsso si estende anche sugli altri, allora l’espulsione diventa una necessità. Tuttavia, per molti la disgrazia di una pubblica espulsione dalla scuola potrebbe condurli all’indifferenza e alla rovina. Perciò, in moltissimi casi, quando l’espulsione diventa inevitabile, non c’è bisogno di rendere pubblica la cosa. Dopo essersi consultato con i genitori e averne chiesta la collaborazione, l’insegnante può privatamente disporre l’allontanamento dello studente.PEC 172.2

    In questa epoca caratterizzata da vari pericoli, i giovani sono letteralmente circondati da ogni genere di tentazioni. Perciò ogni scuola dovrebbe essere una “città di rifugio”, un luogo dove la gioventù tentata può essere trattata con pazienza e saggezza. Gli insegnanti che si rendono conto della loro responsabilità elimineranno dal proprio cuore e dalla propria vita tutto ciò che può impedire loro di agire con successo verso gli ostinati e i disubbidienti. Amore e tenerezza, pazienza, autocontrollo, saranno in ogni momento le leggi del loro modo di parlare. Misericordia e compassione si armonizzeranno con la giustizia. Se sarà necessario rimproverare, questo sarà fatto senza alcuna esagerazione, ma con umiltà; con delicatezza si metteranno gli errori davanti a coloro che sbagliano, aiutandoli a correggersi. Ogni vero educatore capirà che è meglio sbagliare per eccessiva bontà piuttosto che per troppa severità.PEC 172.3

    Molti giovani, creduti incorreggibili, non sono invece così duri di cuore come vogliono apparire. Molti, considerati senza speranza, possono essere recuperati con un’accorta disciplina. Sono proprio costoro che si lasciano conquistare dal calore della gentilezza. Se gli insegnanti riescono ad accattivarsi la fiducia di quelli che sono tentati e riconoscono e sviluppano il buono che esiste nei loro caratteri, potranno in molti casi correggere tali deviazioni senza farle notare.PEC 172.4

    Il divino Maestro sopporta i peccatori nonostante tutta la loro perversità. Il suo amore non viene meno e i suoi tentativi per conquistarli non cessano. Egli aspetta a braccia spalancate, pronto ad accogliere l’errante, il ribelle e perfino l’apostata. Il suo cuore è toccato dalla fragilità del piccolo bambino sottoposto a un duro trattamento. Il grido dell’umana sofferenza non giunge mai invano al suo orecchio. Sebbene tutti siano preziosi agli occhi suoi, nondimeno gli esseri rozzi, astiosi e dal carattere ostinato attirano maggiormente la sua simpatia e il suo amore, perché egli sa quale causa ha generato ciò. Chi è più facilmente tentato e più incline a cadere è oggetto della sua speciale sollecitudine.PEC 173.1

    Sia i genitori sia gli insegnanti dovrebbero avere a cuore gli attributi di colui che fa sua la causa dell’afflitto, del sofferente e di chi è tentato. Essi dovrebbero avere “...compassione verso gli ignoranti e gli erranti” perché anch’essi sono soggetti a debolezza. Cfr. Ebrei 5:2. Gesù ci tratta molto meglio di quanto noi meritiamo e vuole che, a nostra volta, noi trattiamo gli altri come egli ha trattato noi. L’opera di nessun genitore o insegnante è giustificabile se diversa da come l’avrebbe svolta il Salvatore.PEC 173.2

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