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Principi di educazione cristiana

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    Princìpi che plasmarono il carattere di Davide

    I princìpi insegnati nelle scuole dei profeti furono gli stessi che plasmarono il carattere di Davide e modellarono la sua vita. La Parola di Dio fu il suo istruttore. “Mediante i tuoi precetti”, egli disse, “io divento intelligente; ... ho messo il mio impegno a praticare i tuoi statuti”. Salmi 119:104, 112. Fu questo che spinse il Signore a definire Davide, chiamato al trono quando era ancora giovane, “uomo secondo il mio cuore”. Cfr. Atti 13:22.PEC 30.5

    Anche nella prima parte della vita di Salomone si notano i risultati del metodo di Dio nell’opera di educazione. In gioventù, fece sua la scelta di Davide: al di sopra di ogni bene terreno chiese a Dio un cuore saggio e intelligente. Il Signore gli diede non solo questo, ma anche ricchezza e onore. La forza del suo intelletto, la vastità del suo sapere, la gloria del suo regno, costituirono la meraviglia del mondo.PEC 30.6

    Durante il regno di Davide e di Salomone, Israele raggiunse il culmine della sua grandezza. La promessa fatta prima ad Abramo e poi ripetuta a Mosè si adempì in pieno: “Se osservate diligentemente tutti questi comandamenti che vi do, e li mettete in pratica, amando il Signore, il vostro Dio, camminando in tutte le sue vie e tenendovi stretti a lui, il Signore scaccerà davanti a voi tutte quelle nazioni e voi v’impadronirete di nazioni più grandi e più potenti di voi. Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà sarà vostro; i vostri confini si estenderanno dal deserto al Libano, dal fiume, il fiume Eufrate, al mare occidentale. Nessuno vi potrà resistere”. Deuteronomio 11:22-25.PEC 31.1

    In mezzo a questa prosperità si celava, però, il pericolo. Il peccato che Davide più tardi commise, anche se fu seguito da sincero pentimento e da severa punizione, incoraggiò il popolo a trasgredire i comandamenti di Dio. La vita di Salomone, dopo un mattino pieno di grandi promesse, fu oscurata dall’apostasia. L’ambizione politica e il desiderio di grandezza lo spinse all’alleanza con popoli pagani. L’argento di Tarsis e l’oro di Ofir furono procurati sacrificando l’integrità e tradendo la fiducia che era stata riposta in lui. L’unione con idolatri e il matrimonio con donne pagane logorarono la sua fede. Le barriere che Dio aveva innalzate per garantire la sicurezza del suo popolo furono così abbattute, e lo stesso Salomone si abbandonò al culto di falsi dèi.PEC 31.2

    Sulla cima del monte degli Ulivi, di fronte al tempio del Signore, furono innalzate gigantesche immagini e altari per il culto delle divinità pagane. Infrangendo l’alleanza con Dio, Salomone perse il dominio di sé. Il suo fine discernimento si fece meno acuto e scomparvero la ponderatezza e la scrupolosità che avevano caratterizzato l’inizio del suo regno. Orgoglio, ambizione, prodigalità e rilassatezza dettero il loro frutto sotto forma di crudeltà e di estorsioni. Colui che era stato un sovrano giusto, compassionevole e rispettoso di Dio, diventò tirannico e oppressivo. Colui che alla consacrazione del tempio aveva pregato perché il popolo desse il suo cuore a Dio senza compromessi, diventò il seduttore dello stesso popolo. Salomone disonorò se stesso, disonorò Israele e disonorò Dio.PEC 31.3

    La nazione, della quale era stato l’orgoglio, calcò le sue orme. Anche se più tardi si pentì, il suo pentimento non poté impedire che il seme da lui sparso desse cattivi frutti. La disciplina alla quale Dio aveva sottoposto Israele doveva fare di questo un popolo ben diverso da tutti gli altri. Questa particolarità, che doveva essere considerata uno speciale privilegio e una benedizione, non fu però bene accetta, e gli israeliti cercarono di sostituire la semplicità e la rinuncia, indispensabili per uno sviluppo maggiore, con il lusso e con la rilassatezza dei pagani. Ambivano ardentemente essere come tutte le altre nazioni (cfr. 1 Samuele 8:5); così il piano di Dio per la loro educazione venne scartato e la sua autorità respinta.PEC 31.4

    Il declino d’Israele cominciò con il rigetto delle vie di Dio in favore di quelle degli uomini e proseguì fino a che il popolo fu preda proprio di quelle nazioni le cui pratiche aveva cercato di imitare.PEC 32.1

    In quanto nazione, i figli d’Israele non ottennero quei benefici che Dio desiderava dar loro. Essi non seppero né apprezzare il suo progetto, né adoperarsi per la sua attuazione. Però, anche se individui e popoli si perdono, il suo piano per quanti confidano in lui non cambia, “...tutto quel che Dio fa è per sempre...”. Ecclesiaste 3:14.PEC 32.2

    Quantunque vi siano vari gradi di sviluppo e varie manifestazioni della sua potenza per sopperire alle necessità degli uomini nelle differenti epoche, l’opera di Dio è la stessa in ogni tempo. Il Maestro non cambia: è sempre lo stesso. Immutati sono anche il carattere di Dio e i suoi piani. In lui “non c’è variazione né ombra di mutamento”. Cfr. Giacomo 1:17.PEC 32.3

    Le esperienze d’Israele sono state scritte per nostro ammaestramento. “Ora, queste cose avvennero loro per servire da esempio e sono state scritte per ammonire noi, che ci troviamo nella fase conclusiva delle epoche”. 1 Corinzi 10:11. Per noi, come per l’antico Israele, la riuscita nel processo educativo dipende dalla fedeltà nell’eseguire il piano di Dio. L’adesione ai princìpi della Parola di Dio ci darà le stesse grandi benedizioni che avrebbe arrecato al popolo ebraico se fosse rimasto fedele.PEC 32.4

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