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Principi di educazione cristiana

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    Capitolo 26: Metodi di insegnamento

    Per secoli la preparazione ha interessato soprattutto la memoria. Questa facoltà mentale è stata affaticata all’eccesso, mentre altre non sono state analogamente sviluppate. Gli studenti hanno passato molto del loro tempo a stivare la mente di conoscenze delle quali solo una piccolissima parte poteva essere utilizzata. L’intelletto, appesantito a tal punto da cose che non può assimilare, si indebolisce, diventa incapace di percezioni forti e sicure, e si accontenta di affidarsi al giudizio e alle percezioni altrui.PEC 131.1

    Accorgendosi dei danni di questo metodo, alcuni sono giunti a un altro estremo. Secondo il loro punto di vista, le persone hanno bisogno solo di sviluppare ciò che si trova già dentro di loro. Tale educazione conduce gli studenti all’autosufficienza, staccandoli dalla fonte della vera conoscenza e della vera forza.PEC 131.2

    Una preparazione che si riduca a un semplice esercizio mnemonico tende a scoraggiare il pensiero indipendente, e ha una portata morale di scarsissimo valore. Gli studenti che sacrificano la capacità di ragionare e di giudicare da soli, diventano incapaci di distinguere tra verità ed errore, e finiscono per essere facili prede dell’inganno. Così saranno portati a seguire la tradizione e l’abitudine.PEC 131.3

    Un fatto da molti ignorato, non senza pericoli, è che l’errore ben di rado appare per ciò che esso realmente è: riesce a farsi accettare mescolandosi o unendosi alla verità. La rovina dei nostri progenitori derivò dall’aver mangiato il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male; l’accettazione di una confusione tra bene e male è oggi la rovina di tanti uomini e donne. La mente che si affida al giudizio altrui, presto o tardi, si lascerà trarre in inganno.PEC 131.4

    Soltanto attraverso una personale dipendenza da Dio possiamo ottenere la capacità di distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Tutti dobbiamo imparare da lui, attingendo alla sua Parola. Le nostre facoltà di raziocinio ci sono state date perché ce ne serviamo, e Dio desidera che ne facciamo uso. “Poi venite e discutiamo” (Isaia 1:18), egli ci invita. Affidandoci a lui, potremo avere quella saggezza che ci metterà in condizione di “rigettare il male e scegliere il bene”. Cfr. Giacomo 1:5; Isaia 7:15.PEC 131.5

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