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    Parte 1: Esperienze cristiane e visioni di Ellen G. White

    Esperienze cristiane e visioni

    Su richiesta di alcuni cari amici ho accettato di raccontare brevemente la mia esperienza e le mie visioni con la speranza di incoraggiare e rafforzare gli umili e fedeli figli di Dio.PSCR 30.1

    Mi convertii all'età di undici anni e l'anno seguente mi battezzai unendomi alla Chiesa Metodista.1G. White è nata a Gorham (Maine) il 26 novembre 1827.PSCR 30.2

    A tredici anni partecipai alla seconda serie di conferenze che William Miller presentava a Portland, nel Maine, e mi resi conto di non essere affatto santa e pronta a incontrare Gesù. Quando i membri della comunità locale e coloro che si riconoscevano peccatori furono invitati a farsi avanti per pregare, colsi subito l'occasione. Ero consapevole che prima di poter andare in cielo dovevo permettere che una grande opera di trasformazione si realizzasse in me. Desideravo profondamente una salvezza completa e gratuita, ma non sapevo come ottenerla.PSCR 30.3

    Nel 1842, a Portland, partecipai a tutte le riunioni sul tema del ritorno di Cristo, e alla fine ero veramente convinta che il Signore stesse per tornare. Ero affamata e assetata di una salvezza completa, desideravo vivere secondo la volontà di Dio. Lottavo giorno e notte per poter disporre di questo tesoro inestimabile, che nessuna ricchezza al mondo può comprare.PSCR 30.4

    Mentre pregavo Dio in ginocchio, per ottenere questa benedizione, sentii che mi veniva chiesto di partecipare a una riunione di preghiera e pregare in pubblico. Non avevo mai pregato a voce alta e in pubblico e rifiutai di farlo perché pensavo che mi sarei sentita confusa. Ma da quel momento in poi ogni volta che mi presentavo personalmente davanti al Signore in preghiera, mi ritornava in mente questo dovere incompiuto, tanto che alla fine smisi di pregare e mi lasciai andare alla malinconia che poi si trasformò in profonda disperazione.PSCR 30.5

    Rimasi in quello stato per tre settimane, senza che nessuno spiraglio di luce attraversasse le fitte tenebre che mi circondavano. Poi feci due sogni che mi offrirono un debole raggio di speranza.2I sogni qui riferiti si trovano alle pagine 88-90. Li raccontai a mia madre, che mi rassicurò del fatto che non ero perduta. Inoltre mi consigliò di andare a trovare il fratello Stockman, che in quel periodo presentava una serie di incontri per gli avventisti di Portland. Avevo molta fiducia in lui perché era un fedele collaboratore di Cristo. Le sue parole ebbero un effetto positivo e fecero rinascere in me la speranza. Una volta a casa, mi rivolsi nuovamente al Signore in preghiera e gli promisi che avrei fatto e sopportato qualsiasi cosa per sentirmi accettata da Gesù. Allora mi venne nuovamente presentato l'invito a pregare in pubblico. Quella sera ci sarebbe stata una riunione di preghiera e così decisi di partecipare. Quando gli altri si inginocchiarono, anch'io mi inginocchiai tremante insieme a loro, e dopo alcune preghiere iniziai a pregare ancora prima di essermene resa conto. Le promesse di Dio mi sembrarono come perle preziose che bastava chiedere per riceverle.PSCR 30.6

    Mentre pregavo avvertii un senso di liberazione da tutti quei pesi e quell'angoscia che avevo provato per così tanto tempo, e la benedizione di Dio scese su di me come una dolce rugiada. Lodai il Signore per ciò che avevo sperimentato, ma desideravo qualcosa di più. Non avrei potuto sentirmi soddisfatta fino a quando non fossi stata colmata dalla pienezza di Dio. L'amore ineffabile di Gesù inondava il mio spirito. Fui pervasa dalla sua grazia fino a quando il mio corpo divenne rigido. Non vedevo altro che Gesù e la sua gloria, e non ero più cosciente di cosa stesse succedendo intorno a me.PSCR 31.1

    Rimasi in quello stato fisico e mentale per molto tempo e quando ripresi coscienza, tutto mi sembrava cambiato. Tutto appariva glorioso e nuovo, come se stesse lodando e glorificando Dio. Finalmente ero pronta a confessare la mia fede in Gesù sempre e ovunque. Per sei mesi la mia mente non fu oscurata da nessuna preoccupazione. Quotidianamente mi dissetavo alla fonte della salvezza. Pensavo che coloro che amavano Gesù avrebbero desiderato anche il suo ritorno e quindi, partecipando a una riunione metodista, raccontai quello che Gesù aveva fatto per me e quanto fossi felice al pensiero che il Signore stesse per ritornare. Il responsabile del gruppo mi interruppe precisando: “Grazie al metodismo”. Io, però, non potevo dare gloria al me-todismo perché era Cristo e la speranza nel suo ritorno imminente che mi aveva liberata.PSCR 31.2

    La maggior parte dei membri della famiglia di mio padre credeva nel ritorno di Gesù, e per aver testimoniato di questa gloriosa dottrina sette di noi furono cancellati contemporaneamente dal registro della Chiesa Metodista. In questo periodo le parole del profeta erano estre- mamente preziose per noi: “I vostri fratelli, che vi odiano e che vi scacciano a causa del mio nome, dicono: “Si mostri il Signore nella sua gloria affinché possiamo vedere la vostra gioia”. Ma essi saranno svergognati”. Isaia 66:5.PSCR 31.3

    Da allora, fino al dicembre 1844, condivisi gioie, difficoltà e delusioni con i miei cari amici avventisti. In questo periodo andai a trovare una delle nostre sorelle e la mattina ci inginocchiammo per il culto familiare. Non si trattava di un'occasione speciale, ed eravamo solo in cinque, tutte donne. Mentre pregavo la potenza di Dio mi avvolse, come non mi era mai successo prima. Venni rapita in una visione della gloria di Dio. Mi sembrava di salire sempre più in alto, al di sopra della terra. Mi fu mostrato il popolo avventista che si dirigeva verso la santa Città, proprio come racconterò in seguito.PSCR 32.1

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