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La speranza dell’uomo

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    Capitolo 66: Contrasti

    I sacerdoti e i capi d’Israele avevano ascoltato in silenzio i chiari rimproveri di Gesù; non potevano respingere le sue accuse, ma erano ancora più decisi a farlo cadere in trappola e per questo gli misero alle calcagna delle spie “che simulassero d’esser giusti per coglierlo in parole, affin di darlo in man dell’autorità e del potere del governatore”. Luca 20:20. Non mandarono i vecchi farisei che Gesù aveva già incontrato, ma dei giovani zelanti che Gesù, secondo loro, non conosceva. Essi vennero insieme con certi erodiani, che sarebbero stati testimoni contro Gesù nel processo che si voleva allestire. I farisei e gli erodiani erano nemici, ma li univa l’odio comune nei confronti del Cristo.SU 455.1

    I farisei erano sempre stati contrari all’esazione dei tributi da parte dei romani. Ritenevano che il pagamento del tributo fosse contrario alla legge di Dio e lo scelsero come esca per Gesù. Queste spie si accostarono a Gesù, e con un’aria sincera, come se desiderassero conoscere il loro dovere, gli chiesero: “Maestro, noi sappiamo che tu sei verace, e che non ti curi d’alcuno, perché non guardi all’apparenza delle persone, ma insegni la via di Dio secondo verità. È egli lecito pagare il tributo a Cesare o no?” Marco 12:14.SU 455.2

    Le parole: “Noi sappiamo che tu sei verace”, se sincere, sarebbero state un magnifico riconoscimento. Ma, sebbene pronunciate per ingannare, erano vere. I farisei sapevano che Gesù parlava e insegnava correttamente, perciò saranno giudicati con le loro stesse regole.SU 455.3

    Coloro che posero questa domanda a Gesù pensavano di aver sufficientemente nascosto le loro vere intenzioni; ma Gesù, che leggeva nei cuori come in un libro aperto, si rese conto della loro ipocrisia. Disse: “Perché mi tentate?” Marco 12:15. Con questa domanda dimostrò di conoscere la loro vera intenzione, e dette loro un segno che essi non avevano chiesto. Erano ancora imbarazzati, quando Gesù aggiunse: “Portatemi un denaro, ch’io lo vegga. Dopo che lo ebbero portato, chiese loro: Di chi è questa effigie e questa iscrizione? Essi gli dissero: Di Cesare. Indicando l’effigie, Gesù replicò: Rendete a Cesare quel ch’è di Cesare; e a Dio quel ch’è di Dio”. Marco 12:15-17.SU 455.4

    Quelle spie si aspettavano che Gesù desse una risposta diretta alla loro domanda, o affermativa o negativa. Se avesse detto che non era lecito pagare il tributo a Cesare, lo avrebbero denunciato alle autorità romane per istigazione alla ribellione. Se invece avesse affermato che era lecito pagare il tributo, lo avrebbero accusato davanti al popolo di essere contrario alla legge di Dio. Perciò si sentirono confusi e sconfitti. I loro piani erano rovinati. La risposta di Gesù toglieva loro ogni possibilità di continuare su quell’argomento.SU 455.5

    Gesù non rispose in maniera elusiva, ma direttamente. Prendendo in mano una moneta romana su cui erano impressi il nome e l’effigie di Cesare, disse che, poiché vivevano sotto la protezione romana, dovevano adempiere il loro dovere nei suoi confronti fino a che non fosse entrato in contrasto con un dovere più importante. Pur essendo ubbidienti alle leggi del loro paese, dovevano lasciare il primo posto a Dio.SU 456.1

    Le parole del Salvatore: “Rendete a Dio quel ch’è di Dio”, erano un rimprovero severo contro gli intriganti israeliti. Se essi avessero fedelmente adempiuto il loro dovere nei confronti di Dio, non sarebbero mai caduti sotto il dominio di una potenza straniera. Nessuna insegna romana avrebbe sventolato su Gerusalemme, nessuna sentinella romana avrebbe vigilato alle sue porte, nessun governatore romano avrebbe governato dentro le sue mura. La nazione ebraica stava pagando le conseguenze della propria apostasia.SU 456.2

    Quando i farisei ebbero udito la risposta di Gesù, “si maravigliarono; e, lasciatolo, se ne andarono”. Matteo 22:22. Egli aveva biasimato la loro ipocrisia e la loro presunzione e contemporaneamente aveva riaffermato un grande principio che stabilisce esattamente i limiti dei doveri dell’uomo nei confronti delle autorità civili e di Dio. Così era stato risolto in modo definitivo un problema molto dibattuto. Anche coloro che non rimasero soddisfatti di quella risposta si resero conto che il problema, posto implicitamente nella domanda, era stato puntualizzato e si meravigliarono per la sapienza del Maestro.SU 456.3

    Appena i farisei furono messi a tacere, si avvicinarono i sadducei con le loro astute domande. I due partiti erano in aspra contesa. I farisei si attenevano rigidamente alla tradizione, erano scrupolosi nell’osservanza delle cerimonie esteriori, diligenti nelle abluzioni, nei digiuni, nelle lunghe preghiere e nell’ostentazione delle elemosine; ma Gesù diceva che essi rendevano vana la legge di Dio insegnando dottrine che erano comandamenti di uomini. Formavano una setta bigotta e ipocrita, sebbene alcuni di loro avessero una fede sincera e in seguito avrebbero accettato gli insegnamenti di Gesù diventando suoi discepoli. I sadducei respingevano le tradizioni dei farisei. Professavano di credere nella maggior parte delle Scritture e di considerarle come regola di condotta, ma praticamente erano scettici e materialisti.SU 456.4

    I sadducei non credevano nell’esistenza degli angeli, non credevano nella risurrezione dei morti, in una vita futura, con i suoi premi e le sue punizioni. In tutto ciò si discostavano dai farisei. Ma il principale motivo di controversia era la risurrezione. I farisei credevano nella risurrezione, ma non avevano idee chiare sulla vita futura.SU 457.1

    La morte pareva loro un mistero inesplicabile. La loro incapacità di rispondere alle obiezioni dei sadducei li avviliva. Le discussioni fra le due parti generalmente si trasformavano in rabbiose dispute, che creavano un solco sempre più profondo fra loro.SU 457.2

    I sadducei erano meno numerosi dei loro antagonisti, ed esercitavano un influsso inferiore sul popolo. Ma molti di loro erano ricchi e possedevano quel potere che deriva dalla ricchezza. Molti sacerdoti appartenevano al loro gruppo, e anche il sommo sacerdote veniva in genere scelto fra loro. Tutto ciò a condizione che non divulgassero troppo il loro scetticismo. Quando i sadducei occupavano un ufficio sacerdotale, a causa del numero e della popolarità dei farisei, manifestavano un rispetto esteriore verso le loro dottrine; ma il fatto che occupassero posti di così alta responsabilità, conferiva un certo credito ai loro errori.SU 457.3

    I sadducei non accettavano gli insegnamenti di Gesù. Non condividevano lo spirito da cui il Maestro era animato, e neppure il suo insegnamento su Dio e la vita futura. Credevano in Dio unicamente come in un essere superiore all’uomo. Deducevano che una provvidenza sovrana e una preconoscenza divina avrebbero privato l’uomo della sua libertà e lo avrebbero abbassato a livello di uno schiavo. Ritenevano perciò che Dio, dopo aver creato l’uomo, lo avesse abbandonato a se stesso, completamente al di fuori del suo controllo. Ritenevano che l’uomo avesse il pieno potere di guidare la sua vita e dirigere gli eventi del mondo e che il suo destino dipendesse totalmente da lui. Non credevano che lo Spirito di Dio operasse attraverso strumenti umani o mezzi naturali. Pensavano che l’uomo potesse elevarsi con le sue capacità naturali e trasformare la sua vita con un comportamento rigoroso e austero.SU 457.4

    Il concetto che essi avevano di Dio influiva sul loro carattere. Siccome, a loro giudizio, Egli non si interessava degli uomini, anch’essi non si curavano degli altri ed erano poco uniti fra loro. Non accettando l’influsso dello Spirito Santo sulla loro condotta, erano privi della sua potenza. Si vantavano molto, come tutti gli altri israeliti, dei loro diritti come figli di Abramo e della loro scrupolosa osservanza dei precetti della legge, ma erano privi del vero spirito della legge, della fede e dell’amore di Abramo. I loro interessi si manifestavano in un ambito molto limitato. Credevano che ogni uomo potesse assicurarsi le comodità e il benessere della vita e non pensavano alle necessità e alle sofferenze degli altri. Vivevano per se stessi.SU 457.5

    Con le sue parole e le sue azioni, Gesù testimoniava di una potenza divina che produce risultati soprannaturali, di una vita futura nell’aldilà, di un Dio, Padre di tutti gli uomini, che veglia sui loro interessi. Egli manifestò l’opera della potenza divina attraverso la benevolenza e la compassione, in contrasto con l’egoismo esclusivista dei sadducei. Insegnò che Dio agisce sui cuori attraverso lo Spirito Santo, sia per sopperire alle necessità temporali degli uomini sia per il loro bene eterno. Dimostrò l’errore di confidare nelle capacità umane per la trasformazione del carattere, quando questa trasformazione può essere compiuta soltanto dallo Spirito di Dio.SU 458.1

    I sadducei volevano screditare l’insegnamento di Gesù. Polemizzando con lui speravano di contribuire a creare una cattiva reputazione, anche se non potevano ottenere la sua condanna. Decisero così di interrogarlo sulla risurrezione. Se fosse stato d’accordo con loro, avrebbe offeso i farisei. Se non fosse stato d’accordo, avrebbe ridicolizzato il suo insegnamento.SU 458.2

    I sadducei dicevano che se il corpo, sia nel suo stato mortale sia in quello immortale, è composto dalle stesse parti di materia, allora, alla risurrezione dai morti, deve avere carne e sangue e riprendere la vita interrotta sulla terra. Concludevano da ciò che si sarebbero dovute ristabilire le relazioni terrene, che mogli e mariti si sarebbero riuniti, che si sarebbero conclusi matrimoni e che tutte le cose sarebbero continuate come prima della morte, con le debolezze e le passioni di questa vita.SU 458.3

    Nel rispondere alle loro domande, Gesù sollevò il velo della vita futura. “Perché alla risurrezione né si prende né si dà moglie; ma i risorti son come angeli ne’ cieli”. Matteo 22:30. Disse che i sadducei si sbagliavano e che le loro conclusioni non erano corrette. “Voi errate, perché non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio”. Matteo 22:29. Non li accusò di ipocrisia, come aveva fatto con i farisei, ma di errori di dottrina.SU 458.4

    I sadducei si illudevano quando pensavano di comprendere meglio di tutti gli altri le Scritture. Gesù dimostrò che essi in realtà non ne comprendevano il vero significato. Questa conoscenza si forma direttamente nel cuore, mediante la luce dello Spirito Santo. Disse che l’ignoranza delle Scritture e della potenza di Dio era la causa dei loro errori. Essi volevano costringere i misteri di Dio entro i limiti del loro ristretto ragionamento. Gesù li invitò ad aprire la mente a quelle sacre verità sulle quali si possono fondare le proprie idee. Migliaia di persone non credono perché le loro menti limitate non riescono a comprendere i misteri di Dio. Siccome non possono spiegarsi la meravigliosa manifestazione della potenza divina nella sua provvidenza, respingono le prove di questo potere e lo attribuiscono a cause naturali, che ignorano non meno delle altre. L’unica via per comprendere i misteri che ci circondano consiste nel riconoscere in essi la presenza e la potenza di Dio. L’uomo ha bisogno di riconoscere Dio come Creatore dell’universo, come colui che stabilisce e governa tutte le cose. Ha bisogno di una visione più ampia del suo carattere e del mistero delle sue vie.SU 458.5

    Gesù dichiarò ai suoi ascoltatori che senza la risurrezione dei morti, da quelle stesse Scritture in cui essi professavano di credere, non avrebbero tratto alcun vantaggio. “Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete voi letto quel che vi fu insegnato da Dio, quando disse: Io sono l’Iddio di Abramo e l’Iddio di Isacco e l’Iddio di Giacobbe? Egli non è l’Iddio dei morti, ma de’ viventi”. Matteo 22:31, 32. Dio considera le cose che non sono come se fossero, vede la fine sin dal principio, e contempla i risultati della sua opera come se fossero già compiuti. Preziosi agli occhi di Dio, coloro che sono morti da Adamo fino all’ultimo credente, udranno la voce del figlio di Dio e usciranno dal sepolcro per una vita immortale. Dio sarà il loro Dio, ed essi il suo popolo. Vi sarà un’intima e tenera relazione fra Dio e i santi risorti. Egli contempla questa condizione, che è un’anticipazione del suo piano, come se già fosse attuata. I morti vivono in lui.SU 459.1

    Le parole di Gesù ridussero al silenzio i sadducei. Non sapevano che cosa rispondere. Gesù non aveva pronunciato nessuna parola della quale potessero minimamente servirsi per condannarlo. I suoi avversari avevano conquistato soltanto il disprezzo del popolo.SU 459.2

    I farisei, nel frattempo, non rinunciarono alla speranza di fargli dire qualcosa per cui poterlo accusare. Indussero uno scriba bene istruito a chiedere a Gesù quale dei dieci comandamenti fosse il più importante.SU 459.3

    I farisei esaltavano i primi quattro che prescrivono i doveri dell’uomo verso Dio, e li consideravano come più importanti degli altri sei che stabiliscono i doveri verso il prossimo. Conseguenza di questa valutazione era la trascuratezza dell’amore nella realtà quotidiana. Gesù aveva indicato questa mancanza e aveva insistito sulla necessità delle buone opere, affermando che l’albero si riconosce dai suoi frutti. Per questo motivo lo accusavano di dare più importanza agli ultimi sei comandamenti che ai primi quattro.SU 459.4

    Un dottore della legge si avvicinò a Gesù con una domanda precisa: “Maestro, qual è, nella legge, il gran comandamento?” Matteo 22:36. La risposta di Gesù fu pronta e chiara: “Il primo è: Ascolta, Israele: Il Signore Iddio nostro è l’unico Signore: ama dunque il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua e con tutta la mente tua e con tutta la forza tua. Il secondo è questo: Ama il tuo prossimo come te stesso. Non v’è alcun altro comandamento maggiore di questi”. Marco 12:29-31. “Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge ed i profeti”. Matteo 22:40.SU 460.1

    I primi quattro comandamenti del Decalogo sono riassunti nel gran precetto: “Ama dunque il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore”. Gli ultimi sei sono riassunti nell’altro: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Entrambi questi comandamenti prescrivono l’amore. Non è possibile né osservare il primo e infrangere il secondo, né osservare il secondo e infrangere il primo. Quando Dio occupa nel cuore il posto che gli spetta anche il nostro prossimo ha il posto che gli è dovuto. Possiamo amare sinceramente il nostro prossimo solo se amiamo Dio al di sopra di ogni cosa.SU 460.2

    Poiché tutti i comandamenti si riassumono nell’amore per il Signore e per il prossimo, nessuno può venire infranto senza trasgredire il principio dell’amore. Gesù ha insegnato ai suoi uditori che la legge di Dio non consiste in precetti scollegati, alcuni molto importanti e altri trascurabili. Egli presenta i primi quattro e gli altri sei comandamenti come un tutto divino, e insegna che l’amore per il Signore lo si dimostra con l’osservanza dei suoi comandamenti.SU 460.3

    Lo scriba che aveva rivolto la domanda a Gesù era bene istruito sulla legge e rimase stupito di fronte alla risposta. Non si aspettava di trovare in Gesù una conoscenza così vasta e profonda delle Scritture. Il Maestro gli aveva offerto una visione più ampia dei princìpi contenuti nei comandamenti e lo scriba riconobbe onestamente davanti ai sacerdoti e ai capi riuniti che Gesù aveva dato la giusta interpretazione della legge.SU 460.4

    “E lo scriba gli disse: Maestro, ben hai detto secondo verità che v’è un Dio solo e che fuor di lui non ve n’è alcun altro; e che amarlo con tutto il cuore, con tutto l’intelletto e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso, è assai più che tutti gli olocausti e i sacrifici”. Marco 12:32, 33.SU 460.5

    La saggia risposta di Gesù aveva convinto lo scriba, che riconobbe che la religione d’Israele non doveva consistere in cerimonie esteriori, ma nell’amore. Si rese conto dell’inutilità, senza la fede, delle offerte cerimoniali e del sangue sparso per l’espiazione dei peccati. L’amore, l’ubbidienza, il rispetto disinteressato per il prossimo, gli parvero valere più di tutti quei riti. La prontezza di quell’uomo nell’ammettere che la risposta di Gesù era corretta e il riconoscimento pronto e deciso davanti al popolo, rivelavano uno spirito completamente diverso da quello dei sacerdoti e dei capi. Gesù provò simpatia per quello scriba onesto che aveva osato esprimere la propria convinzione, sfidando l’ira dei sacerdoti e le minacce dei capi. “E Gesù, vedendo ch’egli avea risposto avvedutamente, gli disse: Tu non sei lontano dal regno di Dio”. Marco 12:34.SU 460.6

    Lo scriba era vicino al regno di Dio perché riconosceva che agli occhi del Signore un comportamento corretto valeva più delle offerte e dei sacrifici. Ma doveva riconoscere anche il carattere divino del Cristo e ricevere mediante la fede il potere di compiere le opere della giustizia. Tutti i riti erano privi di valore se non venivano collegati con il Cristo mediante una fede vivente. Perfino la legge morale svolge la sua funzione solo in rapporto al Salvatore. Il Cristo ha più volte indicato che la legge del Padre contiene qualcosa di più profondo di semplici ordini. Nella legge è racchiuso lo stesso principio che è manifestato nel Vangelo. La legge indica all’uomo il suo dovere e gli mostra la sua colpa, ed egli deve rivolgersi al Cristo per ottenere il perdono e la forza per adempiere le prescrizioni della legge.SU 461.1

    Quando Gesù rispose alla domanda dello scriba, i farisei erano intorno a lui. Egli, rivolgendosi a loro, pose questa domanda: “Che vi par egli del Cristo? di chi è egli figliuolo?” Matteo 22:42. Gesù voleva che manifestassero le loro convinzioni relative al Messia: lo consideravano come un uomo o come il figlio di Dio? Un coro di voci rispose: “Di Davide”. Questo era il titolo che i profeti avevano dato al Messia. Quando Gesù aveva manifestato la sua divinità con potenti miracoli, quando aveva guarito gli ammalati e risuscitato i morti, il popolo si era chiesto se non fosse il Figlio di Davide. La donna cananea, il cieco Bartimeo e molti altri che avevano bisogno di aiuto si erano rivolti a lui chiamandolo così. “Abbi pietà di me, Signore, figliuol di Davide”. Matteo 15:22. Mentre cavalcava in direzione di Gerusalemme, era stato salutato con il grido gioioso: “Osanna al Figliuolo di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!” Matteo 21:9. E i bambini nel tempio avevano in quel giorno fatto eco a quel lieto riconoscimento. Ma molti di coloro che chiamavano Gesù figlio di Davide, non riconoscevano la sua divinità perché non comprendevano che il figlio di Davide era anche Figlio di Dio.SU 461.2

    In risposta all’affermazione secondo cui era figlio di Davide, Gesù disse: “Come dunque Davide, parlando per lo Spirito, lo chiama Signore, dicendo: Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi? Se dunque Davide lo chiama Signore, com’è egli suo figliuolo? E nessuno potea replicargli parola; e da quel giorno nessuno ardì più interrogarlo”. Matteo 22:43-46.SU 462.1

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