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La speranza dell’uomo

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    Capitolo 68: Nel cortile esterno del tempio

    “Or fra quelli che salivano alla festa per adorare, v’erano certi Greci. Questi dunque, accostatisi a Filippo, che era di Betsaida di Galilea, gli fecero questa richiesta: Signore, vorremmo veder Gesù. Filippo lo venne a dire ad Andrea; e Andrea e Filippo vennero a dirlo a Gesù”. Giovanni 12:20-22.SU 473.1

    In quel momento sembrava che l’opera di Gesù avesse subìto una sconfitta. Aveva avuto successo nella polemica contro i sacerdoti e i farisei, ma era chiaro che essi non lo avrebbero mai accettato come Messia. La rottura definitiva si era verificata. Per i discepoli la situazione sembrava disperata. Mentre Gesù si preparava per il compimento della sua missione, si sarebbe ben presto attuato il grande evento che riguardava non soltanto la nazione ebraica ma il mondo intero. Gesù avvertì nell’ardente desiderio di quei greci il grido angoscioso del mondo. Il suo volto si illuminò, e disse: “L’ora è venuta, che il Figliuol dell’uomo ha da esser glorificato”. Giovanni 12:23. Nel desiderio dei greci, Gesù scorse la certezza dei risultati del suo grande sacrificio.SU 473.2

    Questi uomini erano venuti dall’Occidente per vedere il Salvatore alla fine della sua vita, come i magi erano venuti dall’Oriente alla sua nascita. Quando Gesù nacque, gli israeliti erano così presi dalle loro ambizioni politiche che non si accorsero di nulla. I magi, invece, vennero sino alla mangiatoia, da un paese pagano, per portare i loro doni e per adorare il Salvatore. Con la stessa intenzione quei greci, rappresentanti delle nazioni, delle tribù e dei popoli del mondo, vennero per vedere Gesù. Nello stesso modo sarebbero stati attratti dalla croce del Salvatore i popoli di tutti i paesi e di tutte le età. Gesù ha detto: “Molti verranno di Levante e di Ponente e sederanno a tavola con Abramo e Isacco e Giacobbe, nel regno dei cieli”. Matteo 8:11.SU 473.3

    I greci avevano udito parlare dell’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme. Alcuni avevano pensato, sulla base di voci diffuse, che Egli avesse cacciato dal tempio i sacerdoti e i capi e si fosse insediato sul trono di Davide, come re d’Israele. I greci volevano conoscere la natura della sua missione, e chiesero: “Vorremmo veder Gesù”. Quel desiderio fu appagato. Quando Gesù venne a sapere della loro richiesta, si trovava nella parte del tempio accessibile soltanto agli ebrei. Andò allora nel cortile esterno, verso i greci, e parlò con loro.SU 473.4

    L’ora della glorificazione del Cristo era giunta. Lo sovrastava l’ombra della croce e la richiesta di quei greci fece comprendere a Gesù che il suo sacrificio avrebbe condotto a Dio molti figli e figlie. Sapeva che i greci lo avrebbero presto visto in una situazione che non potevano certo immaginare. Lo avrebbero visto accanto a Barabba, ladro e assassino, che il popolo avrebbe preferito liberare al posto di Gesù. Avrebbero udito il popolo fare la sua scelta istigato dai sacerdoti e dai capi. E alla domanda: “Che farò dunque di Gesù detto Cristo?”, avrebbero udito la riposta: “Sia crocifisso”. Matteo 27:22. Gesù sapeva che, attraverso questo sacrificio propiziatorio in favore dei peccati degli uomini, il suo regno sarebbe diventato una realtà e si sarebbe esteso in tutto il mondo. Avrebbe compiuto la sua opera come Redentore e avrebbe trionfato. Contemplò il futuro, e udì voci che proclamavano in tutte le parti del mondo: “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!” Giovanni 1:29.SU 474.1

    In quegli stranieri Gesù vide le primizie di un grande raccolto che si sarebbe realizzato quando il muro di separazione fra ebrei e Gentili sarebbe stato abbattuto, e tutte le nazioni, lingue e popoli avrebbero udito il messaggio della salvezza. Le parole di Gesù anticipano quella visione e il compimento delle sue speranze: “L’ora è venuta, che il Figliuol dell’uomo ha da esser glorificato”. Mai il Cristo perse di vista il modo in cui una tale glorificazione si sarebbe compiuta. La riunificazione dei Gentili doveva essere preceduta dalla sua morte. Solo mediante la sua morte sarebbe stata possibile la salvezza del mondo. Come un granello di frumento, il Salvatore doveva cadere nel terreno e morire, essere sepolto, restare nascosto agli occhi di tutti per poi tornare alla vita.SU 474.2

    Affinché i discepoli potessero capirlo, Gesù illustrò quegli eventi servendosi dei fenomeni della natura. Con la sua morte si sarebbe raggiunto l’obiettivo della sua missione. “In verità, in verità io vi dico che se il granello di frumento caduto in terra non muore, riman solo; ma se muore, produce molto frutto”. Giovanni 12:24. Quando il granello di frumento cade nel terreno e muore, allora germoglia e produce molto frutto. Così la morte del Cristo avrebbe prodotto frutti abbondanti per il regno di Dio. In armonia con le leggi della natura, la vita sarebbe stata il risultato della sua morte.SU 474.3

    Coloro che coltivano il terreno hanno sempre davanti agli occhi questa immagine. Ogni anno gli uomini si procurano il frumento necessario e ne gettano al vento, apparentemente, la parte migliore. Per un po’ di tempo esso rimane nascosto nel solco, protetto solo dal Signore. Poi appare l’erba, la spiga e il grano formato nella spiga. Ma tutto questo sviluppo non può esserci se il grano non è sepolto, nascosto e apparentemente perduto.SU 474.4

    Il seme gettato nel terreno produce frutto, e poi a sua volta viene ripiantato. Così si moltiplicano i raccolti. Nello stesso modo la morte che Gesù ha subìto sulla croce del Calvario, porterà frutto per la vita eterna. Coloro che, come frutto di questo sacrificio, erediteranno la vita eterna proveranno una grande pace contemplando questo sacrificio.SU 475.1

    Il granello di frumento che conserva la propria vita non produce frutto, ma rimane solo. Gesù avrebbe potuto evitare la morte; ma se lo avesse fatto sarebbe rimasto solo, non avrebbe potuto ricondurre a Dio dei figli e delle figlie. Poteva infondere la vita negli uomini solo rinunciando alla sua vita. Solo cadendo nel terreno per morire poteva diventare il seme per un grande raccolto: la folla dei redenti di Dio, di ogni nazione, tribù, lingua e popolo.SU 475.2

    Il Cristo ha collegato questa verità con la lezione dell’abnegazione, lezione che tutti dovrebbero imparare. “Chi ama la sua vita, la perde; e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà in vita eterna”. Giovanni 12:25. Coloro che come collaboratori di Gesù vogliono portare frutto, devono prima cadere nel terreno e morire. La vita deve essere gettata nel solco delle necessità umane. L’egoismo e la ricerca del proprio interesse devono essere eliminati. La legge della rinuncia è nello stesso tempo legge della conservazione. Il contadino conserva il suo grano gettandolo via. Lo stesso accade nella vita degli uomini. Dare significa vivere. La vita che sarà preservata è quella che viene liberamente offerta al servizio di Dio e dell’uomo. Quelli che per amore del Cristo sacrificano la loro vita in questo mondo, la conserveranno in eterno.SU 475.3

    La vita vissuta per se stessi è come il grano che viene mangiato; esso sparisce senza crescere. Un uomo può accumulare per sé tutto ciò che può — vivere, pensare e fare progetti solo per sé — ma la sua vita scorre, si conclude e non ne resta nulla. La legge della autoconservazione è la legge della propria distruzione.SU 475.4

    Gesù ha detto: “Se uno mi serve, mi segua; e là dove son io, quivi sarà anche il mio servitore; se uno mi serve, il Padre l’onorerà”. Giovanni 12:26. Tutti coloro che hanno portato come Gesù la croce del sacrificio, parteciperanno alla sua gloria. Sapere che i suoi discepoli avrebbero partecipato alla sua gloria, fu un motivo di gioia per Gesù durante la sua umiliazione e la sua sofferenza. Essi sono il frutto del suo sacrificio. La sua ricompensa e la sua gioia per l’eternità stanno nella riproduzione in loro del suo carattere e del suo spirito. A loro volta essi partecipano alla stessa felicità quando vedono negli altri il frutto del loro lavoro e del loro sacrificio. Essi diventano collaboratori del Cristo, e il Padre li onora come onora il Figlio.SU 475.5

    Il messaggio dei greci, anticipando la conversione dei Gentili, fece riflettere Gesù sulla globalità della sua missione. L’opera della redenzione passò davanti ai suoi occhi, dal tempo in cui ne venne progettato il piano della salvezza in cielo fino alla sua morte imminente. Sembrava che una nuvola misteriosa circondasse il Figlio di Dio. Egli rimase assorto nei suoi pensieri e coloro che lo circondavano ne avvertirono la sofferenza. La sua voce velata di tristezza interruppe infine quel silenzio: “Ora è turbata l’anima mia; e che dirò? Padre, salvami da quest’ora!” Giovanni 12:27. Gesù stava pregustando la coppa della sua amarezza. La sua umanità cercava di sfuggire all’angoscia della solitudine, quando apparentemente sarebbe stato abbandonato perfino dal Padre, quando tutti lo avrebbero visto colpito da Dio, abbattuto e afflitto. Indietreggiava al pensiero di essere esposto al pubblico, di essere trattato come il peggiore dei criminali e soffrire una morte vergognosa e disonorante. Il presagio del suo conflitto con le potenze delle tenebre, il senso del terribile peso del peccato degli uomini e la collera del Padre provocata dal peccato fecero vacillare Gesù e il pallore della morte si diffuse sul suo volto.SU 476.1

    Ma subito riaffermò la sottomissione alla volontà del Padre. Gesù disse: “Ma è per questo che son venuto incontro a quest’ora. Padre, glorifica il tuo nome!” Giovanni 12:27, 28. Il regno di Satana avrebbe potuto essere sconfitto solo attraverso la morte del Cristo. Solo così sarebbe stata possibile la redenzione dell’uomo e la glorificazione di Dio. Gesù accondiscese a quell’agonia e accettò quel sacrificio. Il Re del cielo accettò di soffrire e diventare il sacrificio espiatorio dei peccati. Appena Gesù ebbe detto: “Padre, glorifica il tuo nome!”, giunse questa risposta dalla nuvola che si vedeva sopra di lui. “E l’ho glorificato, e lo glorificherò di nuovo!” Giovanni 12:28. Tutta la vita di Gesù, sin dalla mangiatoia, era stata vissuta alla gloria di Dio, e nella prova incombente le sofferenze di quell’essere umano e divino avrebbero certamente contribuito a glorificare il nome del Padre.SU 476.2

    Quando si udì quella voce, una luce uscì dalla nuvola e illuminò il Cristo, come se le braccia dell’Onnipotente volessero circondarlo con un muro di fuoco. La folla contemplò quella scena con stupore e paura. Nessuno osava parlare e tutti fissarono i loro occhi su Gesù, muti e con il fiato sospeso. Dopo quella testimonianza del Padre, la nube si disperse in cielo. Per il momento la comunione visibile tra il Padre e il Figlio sembrava interrotta.SU 476.3

    “Onde la moltitudine ch’era quivi presente e aveva udito, diceva ch’era stato un tuono. Altri dicevano: Un angelo gli ha parlato”. Giovanni 12:29. Ma i greci che erano venuti da Gesù videro la nuvola, udirono la voce, ne intesero il significato e riconobbero il Cristo che ad essi si manifestava come l’inviato di Dio.SU 477.1

    La voce del Signore era stata udita all’inizio del ministero di Gesù, in occasione del suo battesimo; poi sul monte della trasfigurazione. Alla fine della sua missione venne udita per la terza volta, da molte persone, in circostanze particolari. Gesù aveva appena pronunciato il messaggio più solenne sulla condizione degli ebrei. Aveva rivolto loro il suo ultimo appello e pronunciato la loro condanna. Ora Dio poneva di nuovo il suo suggello sulla missione del Figlio e riconosceva colui che Israele aveva rigettato. Gesù disse: “Questa voce non s’è fatta per me, ma per voi”. Giovanni 12:30. Essa era la prova suprema della sua messianicità, la testimonianza del Padre che Gesù aveva detto la verità e che era il Figlio di Dio.SU 477.2

    Gesù continuò a dire: “Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo; e io, quando sarò innalzato dalla terra, trarrò tutti a me. Così diceva per significare di qual morte dovea morire”. Giovanni 12:31-33. È il momento critico per il mondo. Se Gesù diventa una vittima propiziatoria per il peccato degli uomini, il mondo sarà illuminato. Il dominio di Satana finirà, l’immagine di Dio, oscurata dal peccato, verrà ristabilita negli uomini e una famiglia di santi erediterà infine il regno dei cieli. Questo è il risultato della morte del Cristo. Il Salvatore è come rapito nella scena di trionfo che si presenta ai suoi occhi. Egli contempla la croce, e quella croce crudele con tutte le sue sofferenze gli appare splendente di gloria.SU 477.3

    Ma l’opera della redenzione umana non è l’unico risultato della croce. L’amore di Dio si manifesta in tutto l’universo. Il principe di questo mondo è scacciato. Le accuse di Satana contro Dio vengono confutate e il sospetto che egli ha lanciato contro il cielo è annullato per sempre. Angeli e uomini sono attratti dal Redentore: “E io, quando sarò innalzato dalla terra, trarrò tutti a me”.SU 477.4

    Una persona in mezzo alla folla che circondava Gesù gli rivolse questa domanda: “Noi abbiamo udito dalla legge che il Cristo dimora in eterno; come dunque dici tu che bisogna che il Figliuol dell’uomo sia innalzato? Chi è questo Figliuol dell’uomo? Gesù dunque disse loro: Ancora per poco la luce è fra voi. Camminate mentre avete la luce, affinché non vi colgano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove vada. Mentre avete la luce, credete nella luce, affinché diventiate figliuoli di luce... E sebbene avesse fatto tanti miracoli in loro presenza, pure non credevano in lui”. Giovanni 12:34-37. Essi una volta avevano chiesto al Signore: “Qual segno fai tu dunque perché lo vediamo e ti crediamo? Che operi?” Giovanni 6:30. Innumerevoli segni erano stati dati; ma gli israeliti avevano chiuso i loro occhi e avevano indurito i loro cuori. Ora che il Padre stesso aveva parlato e che essi non potevano più chiedere nessun segno, continuavano a rifiutarsi di credere.SU 477.5

    “Pur nondimeno molti, anche fra i capi, credettero in lui; ma a cagione dei Farisei non lo confessavano, per non essere espulsi dalla sinagoga; perché amarono la gloria degli uomini più della gloria di Dio”. Giovanni 12:42, 43. Per evitare rimproveri e disonore, rinnegarono Gesù e respinsero l’offerta della vita eterna. Tanti, attraverso i secoli, hanno fatto la stessa cosa. Il Salvatore rivolge loro queste parole di avvertimento: “Chi ama la sua vita, la perde”. “Chi mi respinge e non accetta le mie parole, ha chi lo giudica: la parola che ho annunziata è quella che lo giudicherà nell’ultimo giorno”. Giovanni 12:48.SU 478.1

    Guai a coloro che non hanno riconosciuto il momento in cui sono stati visitati! Gesù amareggiato si allontanò lentamente, e per sempre, dai cortili del tempio.SU 478.2

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