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La speranza dell’uomo

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    Capitolo 76: Giuda

    La storia di Giuda illustra la triste conclusione di una vita che avrebbe potuto essere gloriosa agli occhi del Signore. Se Giuda fosse morto prima dell’ultimo viaggio a Gerusalemme, avrebbe occupato un posto molto importante fra i dodici e la sua scomparsa avrebbe lasciato un gran vuoto. L’infamia che attraverso i secoli è rimasta legata al suo nome dipende da quello che egli fece verso la fine della sua vita. Ma il suo carattere è stato manifestato al mondo per servire come avvertimento a tutti coloro che, come lui, avrebbero tradito la loro sacra missione.SU 547.1

    Poco prima della Pasqua, Giuda aveva preso altri accordi con i sacerdoti per consegnare Gesù nelle loro mani. Fu deciso di catturare il Salvatore nel luogo in cui era solito ritirarsi per pregare. Dopo il banchetto in casa di Simone, Giuda aveva avuto la possibilità di riflettere su ciò che stava per compiere, ma continuò a pensare al suo progetto. Per trenta sicli d’argento, il costo di uno schiavo, vendette il Signore della gloria votandolo alla vergogna e alla morte.SU 547.2

    Per natura Giuda era molto attaccato al denaro, ma non era stato mai così corrotto da commettere un’azione come quella che aveva progettato; egli aveva così tanto coltivato l’avarizia da farne la regola dominante della sua vita e l’amore per il denaro era prevalso sull’amore per Gesù. Lasciandosi dominare da questo vizio, divenne succube di Satana, fino a cadere nel peccato più grave.SU 547.3

    Giuda si era unito ai discepoli quando la folla andava dietro a Gesù, e si commuoveva ascoltando i suoi insegnamenti nella sinagoga, lungo il mare, sulla montagna. Giuda aveva visto ammalati, zoppi e ciechi accorrere a frotte a Gesù dalle città e dai villaggi; aveva visto dei morenti portati ai suoi piedi; era stato testimone delle potenti opere di Gesù quando guariva i malati, cacciava i demoni, risuscitava i morti. Aveva sentito dentro di sé gli effetti della potenza del Cristo, riconosciuto che quegli insegnamenti erano superiori a tutti quelli che aveva udito. Aveva amato quel grande Maestro e desiderato unirsi a lui. Sperando di cambiare la propria vita e il proprio carattere, aveva seguito Gesù. Il Salvatore non respinse Giuda ma lo accolse tra i dodici. Affidò anche a lui il compito di annunciare il messaggio del Vangelo e gli concesse il potere di guarire i malati e cacciare i demoni. Ma Giuda non si consacrò mai completamente a Gesù e non rinunciò alle sue ambizioni mondane e all’amore per il denaro. Pur accettando di essere un discepolo del Cristo, non si lasciò modellare secondo quell’esempio divino. Coltivando la disposizione alla critica e all’accusa, ritenne di poter conservare il proprio giudizio e le proprie idee.SU 547.4

    Giuda era molto stimato dai discepoli, su cui esercitava un forte influsso. Aveva un’alta opinione delle proprie capacità e considerava gli altri inferiori a lui nella capacità di valutazione e nell’abilità. Pensava che essi non sarebbero riusciti a cogliere le occasioni giuste e a trarne profitto, e che la chiesa non sarebbe mai giunta alla prosperità avendo come capi degli uomini dalla visione limitata. Pietro era impulsivo e avrebbe agito sconsideratamente; Giovanni, che ascoltava attentamente le parole di Gesù, era considerato da Giuda come un cattivo amministratore; Matteo, che aveva imparato dalla sua professione a essere preciso in tutto, era molto scrupoloso nell’onestà, ascoltava rapito le parole di Gesù e, secondo il giudizio di Giuda, era così assorbito da tutte queste cose che non gli si poteva affidare nessun compito difficile e di ampia portata. Giuda giudicava tutti i discepoli in questo modo e pensava che la chiesa si sarebbe trovata in difficoltà senza le sue doti di amministratore. Egli, invece, pensava di essere un uomo capace e insostituibile, e che la sua presenza fosse un motivo di onore per l’opera di Dio.SU 548.1

    Ma Giuda non si rendeva conto della debolezza del suo carattere; per questo motivo Gesù gli affidò un compito che gli avrebbe offerto l’occasione di conoscersi meglio e correggere i suoi difetti. Come amministratore doveva preoccuparsi delle necessità di quel piccolo gruppo e aiutare i poveri quando occorreva. In occasione della cena pasquale, quando Gesù gli aveva detto: “Quel che fai, fallo presto” (Giovanni 13:27), i discepoli pensarono che gli fosse stato dato l’ordine di comprare l’occorrente per la festa, oppure di dare qualcosa ai poveri.SU 548.2

    Lavorando al servizio degli altri, Giuda avrebbe potuto sviluppare uno spirito di altruismo. Ma pur ascoltando ogni giorno gli insegnamenti di Gesù e osservando la sua vita disinteressata, sviluppò la propria avidità. Le piccole somme di denaro che passavano fra le sue mani erano per lui una continua tentazione. Spesso, quando rendeva un piccolo servizio a Gesù o dedicava del tempo a qualche attività religiosa, si retribuiva attingendo a quegli scarsi fondi. Ricorreva a dei pretesti per scusare queste sue azioni, ma agli occhi di Dio era un ladro.SU 548.3

    Scandalizzato nell’udire il Cristo ripetere spesso che il suo regno non era di questo mondo, Giuda aveva escogitato un piano secondo il quale Gesù avrebbe dovuto agire. Secondo lui, Giovanni Battista avrebbe dovuto essere liberato dalla prigione. Ma Giovanni era stato decapitato. E Gesù, invece di dimostrare i suoi diritti regali vendicando la morte di Giovanni, si era ritirato con i discepoli in un luogo solitario. Giuda si vantava di avere un atteggiamento più aggressivo e pensava che se Gesù non avesse impedito ai discepoli di attuare i loro piani, l’opera avrebbe avuto più successo.SU 548.4

    Vide che l’odio dei capi del popolo cresceva, e si meravigliò che Gesù non li accontentasse quand’essi gli chiesero un segno dal cielo. Il suo cuore cedeva all’incredulità, e l’avversario gli suggeriva pensieri di critica e di ribellione. Perché Gesù si soffermava così tanto su ciò che scoraggiava? Perché prediceva prove e persecuzioni per se stesso e per i discepoli? Giuda aveva abbracciato la causa di Gesù sperando di occupare un posto importante nel suo regno. Le sue speranze sarebbero state deluse? Giuda non aveva ancora respinto l’idea che Gesù fosse il Figlio di Dio, ma discuteva e cercava di trovare una spiegazione alle sue opere potenti.SU 549.1

    Nonostante l’insegnamento del Salvatore, Giuda coltivava sempre l’idea che egli avrebbe regnato in Gerusalemme. Quando Gesù sfamò cinquemila persone, Giuda pensò che fosse giunto il momento di attuare quel progetto. Avendo partecipato alla distribuzione del pane alla folla affamata, anch’egli ebbe il privilegio di vedere il bene che poteva fare agli altri, e in quell’occasione sentì la soddisfazione che si prova al servizio di Dio. Aveva aiutato i malati e i sofferenti, che si trovavano tra la folla, ad avvicinarsi a Gesù. Vide il sollievo, la gioia e la felicità sui volti di coloro che beneficiavano della potenza guaritrice di Gesù. Avrebbe potuto comprendere i metodi del Cristo, ma i suoi desideri egoistici lo accecavano. Giuda fu il primo a pensare di trarre vantaggio dall’entusiasmo suscitato dal miracolo della moltiplicazione dei pani. Fu lui a lanciare il progetto di rapire Gesù e proclamarlo re. Si accesero in lui grandi speranze che poi si trasformarono in amare delusioni.SU 549.2

    Il discorso di Gesù nella sinagoga sul pane della vita fu decisivo nella storia di Giuda. Egli udì le parole: “Se non mangiate la carne del Figliuol dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi”. Giovanni 6:53. Comprese che Gesù offriva beni spirituali e non terreni. Considerandosi intelligente, gli parve di capire che Gesù non avrebbe ricevuto onori e quindi non avrebbe concesso incarichi importanti ai suoi discepoli. Decise allora di non unirsi strettamente a Gesù in modo da non potersene più separare. Decise di vegliare e lo fece.SU 549.3

    Da allora Giuda cominciò a esprimere dei dubbi che lasciavano perplessi gli altri discepoli. Provocava discussioni ed eccitava gli animi, ripetendo gli argomenti degli scribi e dei farisei contro le dichiarazioni di Gesù. Considerò come prova contro la veridicità di queste affermazioni tutti i turbamenti, le prove e le difficoltà piccole e grandi che ostacolavano il progresso del Vangelo.SU 549.4

    Citava i testi delle Scritture che non avevano nessuna relazione con le verità insegnate da Gesù. Quei testi, staccati dal contesto, rendevano perplessi gli altri discepoli e lo scoraggiamento cresceva. Giuda si comportava così per dimostrare la sua scrupolosità. Gli altri discepoli cercavano ogni prova per confermare le parole del loro grande Maestro, mentre Giuda faceva di tutto per condurli, sia pure impercettibilmente, su un’altra strada. Con un atteggiamento religioso e apparentemente saggio, falsava le dichiarazioni di Gesù, attribuendo loro un significato diverso. I suoi suggerimenti miravano a suscitare desideri ambiziosi di affermazione terrena, distraendo i discepoli dalle realtà importanti che avrebbero dovuto prendere in considerazione. Era stato Giuda a iniziare la discussione su chi di loro dovesse essere considerato il maggiore.SU 550.1

    Quando Gesù presentò al giovane ricco le condizioni per essere suo discepolo, Giuda ne provò dispiacere. Pensò che Gesù avesse sbagliato; se degli uomini come quel capo si fossero uniti ai credenti, avrebbero potuto offrire un contributo positivo all’opera del Cristo. Giuda si riteneva in grado di dare ottimi consigli per il progresso di quella piccola comunità. È vero che talvolta i suoi princìpi e i suoi metodi differivano da quelli di Gesù, ma egli credeva che i suoi fossero migliori.SU 550.2

    Giuda non era d’accordo con tutto ciò che Gesù diceva ai discepoli, e per colpa sua si stava diffondendo uno spirito di discordia. I discepoli non vedevano il vero autore di tutto questo, ma Gesù sapeva che Giuda era uno strumento di Satana per indurre in tentazione gli altri discepoli. Già un anno prima del tradimento Gesù aveva detto: “Non ho io scelto voi dodici? Eppure, un di voi è un diavolo”. Giovanni 6:70.SU 550.3

    Tuttavia Giuda non opponeva un’aperta critica alle lezioni del Salvatore e non le metteva in dubbio. Solo alla festa in casa di Simone egli espresse chiaramente, per la prima volta, la sua avarizia, quando Maria unse i piedi del Salvatore. Di fronte al rimprovero di Gesù manifestò la sua vera natura. Ferito nel suo orgoglio, provò il desiderio della vendetta, e l’avidità a lungo accarezzata prevalse in lui. Fece l’esperienza di tutti coloro che cedono al peccato. Le inclinazioni malvagie non superate inducono a cedere alle tentazioni di Satana, e l’anima diventa succube della sua volontà.SU 550.4

    Ma l’animo di Giuda non era ancora completamente indurito. Sebbene si fosse già impegnato per due volte a tradire il Salvatore, aveva ancora la possibilità di pentirsi. Nella cena della Pasqua, Gesù dimostrò ulteriormente la sua divinità rivelando le intenzioni del traditore. Nel suo ministero in favore dei discepoli, Gesù non escluse Giuda; ma quell’ultimo appello d’amore rimase senza risposta. In questo modo si decise il destino di Giuda, e i piedi che Gesù aveva lavato uscirono per tradirlo.SU 551.1

    Giuda riteneva che se Gesù doveva essere crocifisso, quell’evento sarebbe successo; il suo tradimento non avrebbe cambiato il corso degli eventi. Se invece Gesù non doveva morire, allora quel tradimento lo avrebbe obbligato a liberare se stesso. In ogni caso Giuda avrebbe guadagnato qualcosa con il suo gesto. Riteneva quindi di non sbagliare tradendo il Maestro.SU 551.2

    Giuda, in realtà, non credeva che Gesù si sarebbe lasciato arrestare. Voleva che il Maestro imparasse una lezione e lo trattasse poi con maggiore rispetto. Non sapeva che in questo modo avrebbe contribuito a far morire Gesù. Tante volte, con i suoi insegnamenti illustrati nelle parabole, Gesù aveva messo in difficoltà scribi e farisei, e li aveva costretti a pronunciare dei giudizi che si erano ritorti contro di loro. Diverse volte, quando la verità era stata presentata con chiarezza, si erano arrabbiati e gli avevano lanciato delle pietre per ucciderlo, ma Gesù era sempre riuscito a sfuggire. Giuda pensava che anche questa volta Gesù non avrebbe permesso che lo catturassero.SU 551.3

    Voleva fare in modo che se Gesù era realmente il Messia, il popolo, per il quale aveva fatto così tanto, si schierasse dalla sua parte e lo proclamasse re. Questo fatto avrebbe indotto molti, sino a quel momento incerti, a decidersi, ed egli avrebbe avuto il merito di aver posto il Maestro sul trono di Davide. Quell’atto gli avrebbe assicurato il posto d’onore, accanto a Gesù, nel nuovo regno.SU 551.4

    Quel falso discepolo svolse la sua parte: tradì Gesù. Quando nel giardino disse ai capi della folla: “Quello che bacerò, è lui; pigliatelo” (Matteo 26:48), era pienamente convinto che Gesù sarebbe sfuggito alla cattura. Se poi lo avessero rimproverato della sua fuga, Giuda avrebbe sempre potuto rispondere di avere detto loro di prenderlo.SU 551.5

    Ma alle sue parole Gesù fu preso e legato. Sbalordito, vide il Salvatore che si lasciava condurre via. Ansioso, lo seguì dal giardino sino al tribunale, dove fu condotto davanti ai capi del popolo. Si aspettava da un momento all’altro che sbalordisse i suoi nemici, manifestandosi come il Figlio di Dio e sventando tutti i loro complotti. Ma via via che passavano le ore, vedendo che Gesù sottostava a tutte le loro violenze, fu preso dal terribile presentimento di aver consegnato il suo Maestro per una morte sicura.SU 551.6

    Mentre il processo stava per concludersi, Giuda non poté più sopportare la tortura della sua coscienza accusatrice. All’improvviso, una voce rauca echeggiò nella sala e riempì di terrore tutti i cuori: “Egli è innocente, risparmialo, Caiafa!”SU 552.1

    Si vide l’alta figura di Giuda muoversi tra la folla impaurita. Il suo volto era pallido e stravolto, grandi gocce di sudore gli imperlavano la fronte. Si spinse fino al seggio del giudice e gettò davanti al sommo sacerdote le monete d’argento, prezzo del tradimento del Signore. Afferrò con forza la ricca veste di Caiafa e lo supplicò di liberare Gesù dicendo che non aveva fatto nulla che fosse degno di morte. Caiafa, sebbene confuso ed esitante, lo respinse adirato. Così si manifestò apertamente la perfidia dei sacerdoti. Era evidente che avevano indotto il discepolo a tradire il suo Maestro.SU 552.2

    Giuda gridò ancora: “Ho peccato, tradendo il sangue innocente”. Ma il sacerdote, dopo essersi ripreso, gli rispose con disprezzo: “Che c’importa? Pensaci tu”. Matteo 27:4, 5. I sacerdoti erano stati ben contenti di servirsi di Giuda, ma ne avevano disprezzato la viltà. E quando tornò da loro per confessare il suo errore, lo respinsero.SU 552.3

    Giuda si gettò ai piedi di Gesù, lo riconobbe come Figlio di Dio e lo supplicò di liberarsi. Il Salvatore non rivolse nessuna parola di rimprovero a colui che lo aveva tradito. Sapeva che Giuda non era veramente pentito. La sua confessione era dettata dalla paura per la prospettiva del giudizio e non per il dolore di aver tradito l’innocente Figlio di Dio e aver rinnegato il Santo d’Israele. Tuttavia Gesù non pronunciò nessuna parola di condanna. Guardò Giuda con compassione e disse che era venuto al mondo per vivere quell’esperienza.SU 552.4

    Fra i presenti ci fu un mormorio di sorpresa. Tutti si stupirono per la pazienza di Gesù nei confronti di colui che lo aveva tradito. Ancora una volta si diffuse la convinzione di trovarsi di fronte a qualcuno che era più che un uomo; si chiedevano come mai, se era il Figlio di Dio, non si liberava e non trionfava sui suoi accusatori.SU 552.5

    Giuda, vedendo che le sue suppliche erano inutili, si precipitò fuori della sala gridando: È troppo tardi! È troppo tardi!. Sentì che non avrebbe potuto resistere alla vista di Gesù crocifisso e, in preda alla disperazione, andò a impiccarsi.SU 552.6

    Più tardi, in quella stessa giornata, sulla strada che conduceva dal palazzo di Pilato al Calvario, le grida e le beffe di quella folla che accompagnava Gesù alla crocifissione si interruppero.SU 552.7

    In un luogo appartato, ai piedi di un albero secco, c’era il corpo di Giuda. Era uno spettacolo ripugnante. Il peso del suo corpo aveva spezzato la corda con la quale si era impiccato. Precipitando, il corpo si era orribilmente lacerato e dei cani lo stavano divorando. I suoi resti vennero subito sepolti; gli schernitori si placarono e il pallore di molti volti rivelò i loro pensieri. Sembrava che il giudizio iniziasse già a colpire coloro che erano responsabili della morte di Gesù.SU 553.1

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