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La speranza dell’uomo

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    Capitolo 77: Davanti a Pilato

    Gesù, legato come un prigioniero e circondato da numerosi soldati, fu condotto nella sala del tribunale di Pilato, il governatore romano, che si riempì di spettatori. Davanti all’ingresso attendevano i membri del sinedrio, i sacerdoti, gli anziani e la folla.SU 554.1

    Subito dopo aver condannato Gesù, il sinedrio si era rivolto a Pilato perché ratificasse quella condanna e la rendesse esecutiva; però quei capi si guardavano bene dall’entrare nell’aula del tribunale romano perché, secondo le loro leggi cerimoniali, entrando in quel luogo si sarebbero contaminati e quindi non avrebbero potuto partecipare alla festa della Pasqua. Ciechi com’erano, non si rendevano conto che i loro cuori erano già stati contaminati da un odio sanguinario, e non comprendevano che rigettando Gesù, il vero Agnello pasquale, quella festa aveva perso per loro ogni valore.SU 554.2

    Quando il Salvatore fu introdotto nell’aula del tribunale, Pilato lo guardò con diffidenza. Era stato svegliato bruscamente e voleva concludere quella questione il più presto possibile. Era sua intenzione trattare il prigioniero con la massima severità. Con duro cipiglio guardò quell’uomo che doveva esaminare, e per colpa del quale aveva dovuto interrompere il suo riposo. Le autorità giudaiche lo avevano giudicato in fretta, e in fretta volevano la sua condanna.SU 554.3

    Pilato, dopo aver guardato gli accusatori, scrutò attentamente Gesù. Egli aveva a che fare con ogni specie di criminali, ma mai prima gli era stato condotto davanti un uomo dal cui volto trapelavano tanta bontà e nobiltà. Sul suo viso non c’era nessun indizio di colpevolezza, nessuna espressione di paura, audacia o sfida. Vide un uomo dal portamento calmo e dignitoso, che non aveva l’impronta del crimine ma del cielo.SU 554.4

    L’aspetto di Gesù produsse un’impressione favorevole su Pilato e destò in lui i suoi migliori sentimenti. Il Governatore aveva sentito parlare di Gesù e delle sue opere; la moglie gli aveva raccontato che quel profeta galileo guariva i malati e risuscitava i morti. Pilato si ricordò di tutto ciò, perciò chiese agli ebrei che gli dessero delle prove contro il prigioniero.SU 554.5

    Domandò chi fosse quell’uomo, per quale ragione lo avessero portato e quali accuse gli rivolgevano. Gli ebrei, coscienti dell’inconsistenza delle loro accuse, non volevano un interrogatorio o un giudizio pubblico, e perciò si sentirono in imbarazzo. Risposero che si trattava di un impostore chiamato Gesù di Nazaret.SU 554.6

    Ma Pilato chiese ancora: “Quale accusa portate contro quest’uomo?” Invece di rispondere direttamente, i sacerdoti manifestarono la loro collera con queste parole: “Se costui non fosse un malfattore, non te lo avremmo dato nelle mani”. Giovanni 18:29, 30. In altre parole gli dissero che se i membri del sinedrio, gli uomini più importanti della nazione, gli portavano un uomo che consideravano degno di morte, non c’era bisogno di chiedere loro di che cosa lo accusavano. Supponevano che Pilato, per riguardo alla carica che rivestivano, accogliesse la loro richiesta senza bisogno di ripresentare tutto il caso. Avevano fretta di ottenere la ratifica della loro sentenza anche perché sapevano che il popolo, testimone delle opere meravigliose di Gesù, avrebbe potuto raccontare una storia molto diversa dalla loro.SU 555.1

    I sacerdoti pensavano che a causa del carattere debole e incerto di Pilato avrebbero potuto attuare i loro piani senza alcun intralcio. Nel passato, infatti, il Governatore aveva rapidamente ratificato delle condanne a morte, pronunciate da loro su uomini che non meritavano una pena del genere. Egli non teneva in grande considerazione la vita di un prigioniero, e gli era indifferente che fosse innocente o colpevole. I sacerdoti speravano che Pilato ratificasse la loro condanna senza interrogare Gesù, e chiedevano questo anche come un favore in occasione della loro grande festa nazionale.SU 555.2

    Ma c’era qualcosa nel prigioniero che rendeva perplesso Pilato e gli impediva di rispondere immediatamente alla richiesta del sinedrio. Egli comprese le intenzioni dei sacerdoti e si ricordò che non molto tempo prima Gesù aveva risuscitato Lazzaro, un uomo morto da quattro giorni. Perciò, prima di ratificare la condanna a morte, volle sentire le accuse che gli venivano imputate, e se erano fondate.SU 555.3

    Chiese loro perché gli avessero condotto il prigioniero, se il loro giudizio era sufficiente. “Pigliatelo voi, e giudicatelo secondo la vostra legge”. Giovanni 18:31. Allora i sacerdoti risposero che lo avevano già giudicato, ma che occorreva la sua decisione per rendere esecutiva la loro condanna. Pilato chiese quale fosse la loro sentenza. Essi risposero: la morte, ma aggiunsero che non era loro lecito far morire alcuno. Chiesero a Pilato di fidarsi delle loro parole sulla colpevolezza di Gesù e di ratificarne la condanna. Essi si sarebbero presi la responsabilità delle conseguenze.SU 555.4

    Pilato non era un giudice giusto e coscienzioso, ma nonostante ciò si rifiutò di accogliere una richiesta simile. Non era disposto a condannare Gesù senza un’accusa valida.SU 555.5

    I sacerdoti non sapevano che cosa fare. Cercarono di camuffare i loro moventi facendo ricorso alla peggiore ipocrisia. Non volevano far apparire che Gesù era stato arrestato per motivi religiosi, altrimenti le loro istanze non avrebbero avuto nessun valore per Pilato. Volevano dimostrare, invece, che Gesù agiva contro la legge e che doveva essere condannato come ribelle. Frequentemente sorgevano fra gli ebrei tumulti e insurrezioni contro il dominio romano; i romani reprimevano severamente questi tentativi e vigilavano con cura affinché non scoppiasse nessuna rivolta.SU 556.1

    Solo pochi giorni prima i farisei avevano cercato di far cadere in trappola Gesù con la domanda: “È egli lecito a noi pagare il tributo a Cesare o no?” Ma Gesù aveva smascherato la loro ipocrisia. I romani presenti avevano visto il pieno fallimento di quei complotti e l’imbarazzo dei farisei quando Gesù aveva risposto: “Rendete dunque a Cesare quel ch’è di Cesare”. Luca 20:22-25.SU 556.2

    I sacerdoti, volendo attribuire a Gesù la risposta che avevano sperato di ottenere da lui, ricorsero all’aiuto di falsi testimoni. “E cominciarono ad accusarlo, dicendo: Abbiam trovato costui che sovvertiva la nostra nazione e che vietava di pagare i tributi a Cesare, e diceva d’esser lui il Cristo re”. Luca 23:2. Erano accuse tutte prive di fondamento. I sacerdoti lo sapevano, ma erano disposti allo spergiuro pur di ottenere la condanna di Gesù.SU 556.3

    Pilato capì le loro intenzioni e comprese che il prigioniero non aveva complottato contro il governo: l’aspetto umile e mansueto di Gesù smentiva quell’accusa. Pilato, rendendosi conto che un grave complotto era stato escogitato per uccidere un innocente che ostacolava i progetti dei capi del popolo, si rivolse a Gesù e gli chiese: “Sei tu il re dei Giudei?” Il Salvatore rispose: “Sì, lo sono”. Luca 23:3. E mentre rispondeva, il suo aspetto risplendette come se un raggio di sole lo avesse illuminato.SU 556.4

    A quella risposta, Caiafa e quelli che erano con lui dissero che Pilato stesso aveva udito il crimine di cui Gesù era accusato. Scribi, sacerdoti e capi, con grida insistenti, chiedevano la ratifica della condanna a morte. Quelle grida venivano ripetute dalla folla in un baccano assordante. Pilato non sapeva che cosa fare, e vedendo che Gesù non rispondeva nulla ai suoi accusatori, si rivolse a lui e gli disse: “Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano! Ma Gesù non rispose più nulla”. Marco 15:4, 5.SU 556.5

    In piedi, accanto a Pilato, davanti a tutti, Gesù udì gli insulti e le false accuse, ma non rispose. Il suo atteggiamento testimoniava chiaramente la sua innocenza. Restò immobile in mezzo alla furia dell’uragano che si abbatteva intorno a lui. Pareva che le onde minacciose della collera, sempre più alte, come quelle di un oceano in tempesta, si infrangessero davanti a lui, senza toccarlo. Taceva, ma quel silenzio era eloquente. C’era in lui come una luce che risplendeva dall’intimo e illuminava tutta la persona.SU 556.6

    Pilato si stupiva per il comportamento di Gesù. Si chiedeva se quell’uomo non rispondeva alle accuse perché non si curava della propria vita. Vedendo che Gesù non reagiva agli insulti e alle offese, si convinse che non era ingiusto e malvagio come pretendevano i sacerdoti. Per conoscere come stavano le cose e per sottrarsi al clamore della folla, prese Gesù in disparte e gli chiese di nuovo: “Sei tu il re dei Giudei?” Gesù non rispose direttamente alla domanda. Sapeva che lo Spirito Santo lottava in Pilato, e gli offrì la possibilità di manifestare la sua convinzione chiedendogli: “Dici tu questo di tuo, oppure altri te l’hanno detto di me?” Giovanni 18:33, 34. In altre parole, Pilato faceva quella domanda per ripetere le accuse dei sacerdoti oppure perché desiderava conoscere il messaggio del Cristo? Pilato capì quello che Gesù voleva dire, ma per orgoglio non volle ammettere quella convinzione che si stava impossessando di lui. “Son io forse giudeo? La tua nazione e i capi sacerdoti t’hanno messo nelle mie mani; che hai fatto?” Giovanni 18:35.SU 557.1

    Pilato si lasciò sfuggire quell’occasione preziosa. Ma Gesù non volle lasciarlo senza dargli un’ulteriore possibilità. Non rispose direttamente alla sua domanda, ma spiegò chiaramente la sua missione e gli fece capire che non cercava un trono terreno.SU 557.2

    “Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perch’io non fossi dato in man de’ Giudei; ma ora il mio regno non è di qui. Allora Pilato gli disse: Ma dunque, sei tu re? Gesù rispose: Tu lo dici; io sono re; io son nato per questo, e per questo son venuto nel mondo, per testimoniare della verità. Chiunque è per la verità ascolta la mia voce”. Giovanni 18:36, 37.SU 557.3

    Gesù dichiarò che la sua Parola faceva conoscere la verità a coloro che erano pronti a riceverla. Essa aveva in sé la capacità di affermarsi, e il segreto del progresso del suo regno di verità risiedeva nella potenza di questa Parola. Egli desiderava far comprendere a Pilato che la sua vita poteva essere rinnovata e ristabilita solo accettando questa verità.SU 557.4

    Pilato desiderava conoscere la verità. Aveva idee confuse; a mala pena aveva afferrato le parole del Salvatore, però sentiva nel cuore un grande desiderio di arrivare a comprenderne il significato. Chiese: “Che cos’è verità?”, ma non attese la risposta. Il tumulto esterno lo richiamò alle preoccupazioni del momento: i sacerdoti reclamavano una decisione immediata. Ed egli uscì e davanti al popolo disse solennemente: “Io non trovo alcuna colpa in lui”. Giovanni 18:38.SU 557.5

    Queste parole di un giudice pagano erano uno sferzante rimprovero contro i capi d’Israele che accusavano il Salvatore. Nell’udirle, la delusione e la collera dei sacerdoti e degli anziani non ebbero più limiti. Essi avevano a lungo complottato per quella condanna e, profilandosi la prospettiva di una liberazione di Gesù, sembravano decisi a farlo a pezzi. Minacciarono ad alta voce Pilato di denunciarlo presso il governo romano, e lo accusarono di non voler condannare Gesù che, a loro giudizio, si era schierato contro Cesare.SU 558.1

    Voci irritate dicevano che la ribellione di Gesù era nota in tutto il paese. I sacerdoti affermavano: “Egli solleva il popolo insegnando per tutta la Giudea; ha cominciato dalla Galilea ed è giunto fin qui”. Luca 23:5.SU 558.2

    Pilato non aveva nessuna intenzione di condannare Gesù. Sapeva che gli ebrei lo accusavano spinti dall’odio e dal pregiudizio, ma conosceva il suo dovere: la giustizia esigeva che Gesù fosse liberato immediatamente. Pilato temeva però il furore del popolo. Se non avesse accondisceso alla condanna di Gesù, sarebbe sorto un tumulto; ed era proprio questo che temeva. Quando udì che Gesù era della Galilea, decise di mandarlo da Erode, sovrano di quella provincia che in quei giorni si trovava a Gerusalemme. Facendo così, sperava di scaricare su Erode la responsabilità di quella condanna. Pensò anche che quella fosse un’ottima occasione per porre fine a una vecchia contesa che esisteva fra lui ed Erode. Così avvenne. Il processo del Salvatore fu l’occasione perché si ristabilisse la loro amicizia.SU 558.3

    Pilato consegnò Gesù ai soldati, che lo accompagnarono sino al tribunale di Erode, seguiti dalle beffe e dagli insulti della folla. “Erode, come vide Gesù, se ne rallegrò grandemente”. Non si era mai incontrato con il Salvatore, ma “da lungo tempo desiderava vederlo, avendo sentito parlar di lui; e sperava di vedergli fare qualche miracolo”. Luca 23:8. Questo Erode si era già macchiato del sangue di Giovanni Battista. Quando sentì parlare per la prima volta di Gesù, ne fu spaventato e disse: “Quel Giovanni ch’io ho fatto decapitare, è lui che è risuscitato!” Marco 6:16. “Agiscono in lui le potenze miracolose”. Matteo 14:2. Tuttavia Erode desiderava vedere Gesù; ora gli veniva offerta l’occasione di salvare la vita di quel profeta, e il re sperava così di cancellare per sempre dalla sua mente il ricordo di quella testa sanguinante che gli era stata portata su un vassoio. Desiderava anche soddisfare la sua curiosità, e pensava che Gesù avrebbe fatto tutto quello che gli sarebbe stato chiesto se avesse avuto una qualsiasi prospettiva di liberazione. Molti sacerdoti e anziani avevano accompagnato Gesù da Erode. Quando Gesù fu introdotto, quei capi del popolo ripeterono con grande eccitazione le loro accuse contro di lui. Ma Erode non li ascoltò. Li fece tacere per poter lui stesso interrogare Gesù. Lo fece slegare e accusò i suoi nemici di averlo trattato tanto crudelmente. Osservando con compassione il volto sereno del Salvatore del mondo, vi lesse soltanto saggezza e purezza. Anch’egli, come Pilato, era convinto che Gesù fosse stato accusato soltanto per invidia e malignità.SU 558.4

    Erode rivolse a Gesù molte domande, ma Egli rimase completamente silenzioso. Per ordine del re furono chiamati degli ammalati e degli storpi affinché Gesù desse una dimostrazione della sua potenza taumaturgica. Erode disse che voleva una prova che la sua fama di guaritore non era infondata. Siccome Gesù non rispondeva, il re insistette: “Se puoi far miracoli in favore di altri, compili adesso per il tuo bene. Dacci un segno dal quale si possa vedere che hai realmente quel potere che ti si attribuisce”. Ma Gesù era come uno che non ode e non vede niente. Il Figlio di Dio aveva rivestito la natura umana e doveva agire come ogni altro uomo in queste circostanze; perciò non avrebbe compiuto nessun miracolo per evitare il dolore e l’umiliazione che ogni uomo deve sopportare quando si trova in una situazione simile.SU 559.1

    Erode promise a Gesù di liberarlo se avesse compiuto un miracolo in sua presenza. Gli accusatori di Gesù avevano visto con i loro occhi le opere compiute tramite la sua potenza. Lo avevano udito ordinare al sepolcro di restituire il morto che teneva prigioniero; avevano visto i morti ubbidire alla sua voce, e quindi avevano paura che compisse un altro miracolo. Temevano soprattutto una manifestazione della sua potenza: ciò avrebbe sconvolto i loro piani e messo a repentaglio la loro vita. I sacerdoti e i capi insistevano nelle loro accuse. Alzando la voce dissero che era un traditore e un bestemmiatore, e che compiva i miracoli mediante la potenza di Belzebu, principe dei demoni. La sala si riempì di confusione mentre gli uni gridavano una cosa e gli altri un’altra.SU 559.2

    La coscienza di Erode era ora molto meno sensibile di quando aveva tremato con orrore udendo Erodiade chiedergli la testa di Giovanni Battista. Per un po’ di tempo aveva sentito i pungoli acuti del rimorso per quel terribile crimine; ma la sua vita degradata e licenziosa ne aveva smussato il senso morale. Si era poi così indurito sino al punto di vantarsi di avere punito Giovanni per il suo ardire. E ora minacciava Gesù, e gli ripeteva che aveva il potere di liberarlo e condannarlo. Ma sembrò che Gesù non avesse neppure udito una sua parola.SU 559.3

    Quel silenzio, che pareva segno di indifferenza per la sua autorità, irritò Erode. Quel sovrano falso e pomposo era offeso più dalla noncuranza che dalle aperte accuse. Minacciò ancora apertamente Gesù, che rimase immobile e silenzioso.SU 560.1

    Gesù non è venuto nel mondo per soddisfare una vana curiosità, ma per consolare i cuori afflitti. Non taceva certo quando poteva pronunciare parole di conforto per lenire le anime travagliate dal peccato. Ma non aveva parole per coloro che erano pronti a calpestare la verità con i loro piedi profani.SU 560.2

    Gesù avrebbe potuto, con le sue parole, ferire le orecchie di quel re indurito; avrebbe potuto riempirlo di paura e terrore, presentandogli tutte le malvagità della sua vita e l’orribile sorte che lo attendeva. Ma con il suo silenzio, Gesù gli rivolgeva il rimprovero più severo. Erode aveva respinto il messaggio del più grande dei profeti: non avrebbe ricevuto altri avvertimenti. Il Re del cielo non aveva per lui neppure una parola. Quelle orecchie che erano state sensibilissime ai lamenti umani, non ascoltavano gli ordini di Erode. Quegli occhi che avevano contemplato con amore compassionevole e misericordioso il peccatore penitente, non si soffermavano su Erode. Quelle labbra che avevano espresso le più alte verità, che con profonda tenerezza avevano interceduto per gli esseri più peccatori e degradati, rimanevano chiuse di fronte a quel re orgoglioso che non sentiva il bisogno di un Salvatore.SU 560.3

    Erode si fece scuro in volto per la collera. Volgendosi verso la folla accusò aspramente il Salvatore di essere un impostore; poi disse a Gesù che se non avesse dato una dimostrazione delle sue pretese, lo avrebbe abbandonato al furore dei soldati e del popolo. Gli disse che se era un impostore si meritava la morte, se invece era il figlio di Dio si sarebbe salvato compiendo un miracolo.SU 560.4

    Appena Erode ebbe pronunciato queste parole, la folla si riversò su Gesù e come una bestia selvaggia afferrò la sua preda. Gesù fu trascinato via, ed Erode, per umiliare il Figlio di Dio, si aggiunse alla folla. Se i soldati romani non si fossero opposti e non avessero respinto il popolo imbestialito, il Salvatore sarebbe stato fatto a pezzi.SU 560.5

    “Ed Erode co’ suoi soldati, dopo averlo vilipeso e schernito, lo vestì di un manto splendido, e lo rimandò a Pilato”. Luca 23:11. I soldati romani si associarono a quell’insulto. Fu riversato sul Salvatore tutto quello che quei soldati malvagi e corrotti poterono escogitare con l’aiuto di Erode. Ma la sua divina pazienza non venne meno.SU 560.6

    I persecutori di Gesù avevano valutato il Salvatore alla loro stregua e l’avevano immaginato vile come loro. Ma al di là del presente si profilava un’altra scena, una scena che essi un giorno avrebbero contemplato in tutta la sua gloria. Mentre la folla violenta beffeggiava il Salvatore, alcuni che gli si erano avvicinati con lo stesso proposito, tornarono indietro spaventati e ammutoliti. Erode fu scosso. Gli ultimi raggi della luce della misericordia brillavano sul suo cuore indurito. Sentì che Gesù non era un uomo comune perché la divinità trapelava attraverso l’umanità. In Gesù, circondato da quegli uomini peccatori e assassini, Erode ebbe l’impressione di contemplare Dio seduto sul suo trono.SU 560.7

    Per quanto indurito, Erode non osò ratificare la condanna di Gesù. Volle scaricarsi da quella terribile responsabilità e rimandò Gesù al tribunale romano.SU 561.1

    Pilato fu deluso e amareggiato quando gli ebrei tornarono con il prigioniero; chiese impazientemente che cosa volevano che facesse, ricordando loro che aveva già esaminato Gesù e che non aveva trovato in lui nessuna colpa; disse inoltre che delle accuse rivolte non ne aveva potuto provare nessuna. Aveva mandato Gesù da Erode, tetrarca della Galilea, uno della loro nazione, ma anche lui non aveva trovato in Gesù nulla degno di morte. “Io dunque, dopo averlo castigato, lo libererò”. Luca 23:16.SU 561.2

    Pilato, facendo questa concessione, mostrò la sua debolezza. Aveva affermato che Gesù era innocente, ma aveva accettato di farlo flagellare per accontentare i suoi accusatori. Per giungere a un compromesso con la folla, sacrificava un principio di giustizia. Si poneva così in una situazione svantaggiosa. Approfittando della sua indecisione, la folla reclamò a gran voce la vita del prigioniero. Se Pilato fosse stato fermo sin dall’inizio e si fosse rifiutato di condannare un uomo che trovava senza colpa, avrebbe infranto quella catena fatale che lo avrebbe legato al rimorso per tutta la vita. Se avesse proclamato chiaramente le sue convinzioni intorno alla giustizia, gli ebrei non avrebbero osato imporgli la loro volontà. Certo, Gesù sarebbe stato ugualmente condannato a morte, ma Pilato non ne avrebbe avuto la responsabilità. Invece Pilato, a poco a poco aveva violato la propria coscienza. Aveva trovato pretesti per non giudicare con giustizia ed equità, e ora si trovava in balia dei sacerdoti e dei capi. L’incertezza e l’indecisione provocarono la sua rovina.SU 561.3

    Ma perfino in quel momento Pilato non fu lasciato nella piena oscurità. Un messaggio da parte di Dio lo mise in guardia contro ciò che stava per compiere. In risposta a una preghiera di Gesù, la moglie di Pilato aveva ricevuto la visita di un angelo: in sogno aveva visto il Salvatore e aveva parlato con lui. La moglie di Pilato non era ebrea; ma appena vide il Salvatore in sogno, non ebbe dubbi sulla natura della sua missione e comprese che era il Principe di Dio.SU 561.4

    Lo vide mentre veniva interrogato nella sala del tribunale; vide che le sue mani erano legate come quelle di un malfattore; vide il comportamento orribile di Erode e dei suoi soldati. Udì i sacerdoti e i capi pieni di invidia mentre lo accusavano freneticamente; udì le parole: “Noi abbiamo una legge, e secondo questa legge Egli deve morire”. Giovanni 19:7. Vide anche Pilato che consegnava Gesù a quegli scalmanati dopo aver esclamato: “Non trovo in lui alcuna colpa” (Giovanni 19:6); lo vide anche condannare il Cristo e consegnarlo ai suoi accusatori; vide la croce innalzata sul Calvario, la terra immersa nelle tenebre, e udì il grido misterioso: “È compiuto!” Ma un’altra scena ancora si presentò ai suoi occhi: il Cristo seduto su una grande nuvola bianca, mentre la terra vacillava e i suoi assassini si nascondevano davanti alla sua gloria. Si svegliò con un grido di orrore e scrisse a Pilato un messaggio di avvertimento.SU 562.1

    Mentre Pilato esitava su ciò che doveva fare, si fece strada tra la folla un messaggero che gli consegnò una lettera da parte della moglie:SU 562.2

    “Non aver nulla che fare con quel giusto, perché oggi ho sofferto molto in sogno a cagion di lui”. Matteo 27:19.SU 562.3

    Pilato impallidì. In preda a emozioni contrastanti non sapeva che cosa fare. Ma nel frattempo i sacerdoti e i capi eccitavano sempre di più gli animi. Pilato fu costretto ad agire. Per poter liberare Gesù, fece ricorso a una consuetudine. Era tradizione, in occasione della festa, concedere la grazia a un prigioniero scelto dal popolo. Si trattava di un’usanza di origine pagana, pienamente ingiusta in quanto si decideva senza alcun riferimento alla colpa; ma al popolo piaceva molto. I romani tenevano in prigione un uomo di nome Barabba, già condannato a morte. Costui aveva preteso di essere il Messia e asseriva di avere il potere di cambiare le cose e instaurare la giustizia.SU 562.4

    Sotto l’influsso demoniaco affermava che tutto quello che era frutto di furto e violenza gli apparteneva. Aveva compiuto segni prodigiosi per intervento dei demoni, si era fatto molti discepoli e aveva fomentato la rivolta contro il governo romano. Sotto l’apparenza dell’entusiasmo religioso aveva un animo duro e scellerato, incline alla ribellione e alla crudeltà. Pilato, offrendo una possibilità di scelta tra quell’uomo e il Salvatore innocente, pensava di far appello al senso di giustizia del popolo. Sperò che sorgesse, in opposizione ai sacerdoti e ai capi, un sentimento generale di simpatia per Gesù. Si volse verso la folla e chiese con impeto: “Chi volete che vi liberi, Barabba, o Gesù detto Cristo?” Matteo 27:17.SU 562.5

    La risposta della folla fu come il ruggito di un animale selvaggio: “Liberaci Barabba”. Luca 23:18. Sempre più insistente e forte si fece il grido: Barabba! Barabba! Temendo che il popolo non avesse compreso la sua domanda, Pilato la ripeté: “Volete ch’io vi liberi il Re de’ Giudei?” Marco 15:9. Ma essi gridarono di nuovo: “Fa’ morir costui, e liberaci Barabba!” Luca 23:18. Pilato chiese: “Che farò dunque di Gesù detto Cristo?” Matteo 27:22. La folla agitata gridava in maniera demoniaca. Dei demoni in forma umana erano tra la folla, e quale risposta ci si poteva aspettare se non questa: “Sia crocifisso!”?SU 563.1

    Pilato era turbato. Non aveva pensato che si potesse giungere sino a quel punto. Non voleva consegnare un innocente alla morte più ignominiosa e crudele. Quando il frastuono si fu calmato, chiese ancora alla folla: “Ma pure, che male ha egli fatto?” Luca 23:22. Non era più il caso di ricorrere agli argomenti, perché non volevano prove dell’innocenza di Gesù, ma la sua condanna.SU 563.2

    Pilato cercò ancora di salvarlo. “E per la terza volta egli disse loro: Ma che male ha egli fatto? Io non ho trovato nulla in lui, che meriti la morte. Io dunque, dopo averlo castigato, lo libererò”. Queste parole non fecero che accrescere il furore della folla, che gridò: “Crocifiggilo, crocifiggilo!” La tempesta scatenata dall’indecisione di Pilato si faceva sempre più terribile.SU 563.3

    Gesù, estenuato dalla stanchezza e ricoperto di ferite, fu flagellato alla vista di tutti. “Allora i soldati lo menarono dentro la corte che è il Pretorio, e radunarono tutta la coorte. E lo vestirono di porpora; e intrecciata una corona di spine, gliela misero intorno al capo, e cominciarono a salutarlo: Salve, Re de’ Giudei! Gli sputavano addosso, e postisi in ginocchioni, si prostravano dinanzi a lui”. Marco 15:16-19. Talvolta alcuni afferravano la canna che gli era stata messa tra le mani e ne colpivano la corona che gli era stata sistemata intorno al capo, facendo penetrare le spine nella carne e sgorgare il sangue, che inondava il volto.SU 563.4

    Trasalite o cieli e si stupisca la terra davanti agli oppressori e all’oppresso! Una folla furiosa circonda il Salvatore del mondo. Beffe e sarcasmo si intrecciano con le maledizioni e le imprecazioni. La folla insensibile commenta con sarcasmo l’umile nascita e la vita modesta di Gesù, e prende in giro la sua pretesa di essere Figlio di Dio; lo scherno volgare e le risa beffarde passano di bocca in bocca.SU 563.5

    Satana era alla testa di quella folla crudele che insultava il Salvatore. Egli mirava a provocare in Gesù una reazione, a spingerlo a compiere un miracolo per se stesso, per infrangere così il piano della salvezza. Se la sua umanità avesse vacillato ed Egli non fosse riuscito a sopportare la terribile prova, l’Agnello di Dio sarebbe stato un’offerta imperfetta: la redenzione dell’uomo sarebbe fallita. Ma colui che avrebbe potuto chiamare l’esercito del cielo in suo aiuto, colui che avrebbe potuto suscitare terrore nella folla manifestando la sua divina maestà, si sottomise con perfetta calma agli insulti più vili e crudeli.SU 563.6

    I nemici di Gesù avevano chiesto un miracolo come prova della sua divinità, ma davanti a sé avevano una prova più grande. Mentre la crudeltà abbassava i suoi aguzzini al livello demoniaco, la mansuetudine e la dolcezza del Salvatore lo esaltavano al di sopra dell’umanità e attestavano la sua parentela con Dio. L’umiliazione era la garanzia della sua esaltazione. Le gocce di sangue che dalle tempie ferite scendevano sul suo volto, annunciavano che sarebbe stato unto “d’olio di letizia” (Ebrei 1:9), come nostro Sommo Sacerdote.SU 564.1

    Satana era furioso perché tutti i tormenti inflitti al Salvatore non avevano fatto uscire neppure un lamento dalle sue labbra. Sebbene il Cristo rivestisse la natura umana, era sostenuto da una forza simile a quella di Dio, e non si allontanò per nulla dalla volontà del Padre.SU 564.2

    Quando Pilato permise che Gesù venisse flagellato e insultato, pensò di suscitare la compassione della folla. Sperava che questa si accontentasse di quella punizione, e si placasse così anche l’odio dei sacerdoti. Ma essi compresero che lasciar punire un uomo ritenuto innocente era un segno di debolezza. Si resero conto che Pilato cercava di salvare la vita di quel prigioniero ed erano decisi a non permetterlo. Era chiaro che Pilato l’aveva fatto flagellare per dare loro una certa soddisfazione, ma erano decisi a opporsi perché Gesù fosse rilasciato.SU 564.3

    Pilato ordinò che Barabba fosse condotto nella corte. Presentò alla folla i due prigionieri, l’uno accanto all’altro, e indicando il Salvatore disse con voce supplichevole e solenne: “Ecco l’uomo!” Giovanni 19:5. “Ve lo meno fuori, affinché sappiate che non trovo in lui alcuna colpa”. Giovanni 19:4.SU 564.4

    Il figlio di Dio era là, con addosso gli abiti dello scherno e la corona di spine. Nudo fino alla vita, la sua schiena mostrava le piaghe delle crudeli sferzate dalle quali colava abbondante il sangue. Anche il suo volto era macchiato di sangue e vi si leggevano i segni della stanchezza e del dolore, ma mai aveva avuto un’espressione tanto bella. Il volto del Salvatore non era sfigurato, ed esprimeva rassegnazione e benevolenza per i suoi crudeli nemici. Nel suo atteggiamento non vi era nessun segno di debolezza, ma solo la forza e la dignità di un animo paziente. Il prigioniero che era al suo fianco aveva un aspetto del tutto diverso, quello dell’uomo scellerato. Il contrasto fra i due era evidente agli occhi di tutti. Alcuni degli astanti non poterono trattenere le lacrime, e i loro cuori si riempirono di simpatia per Gesù. Perfino i sacerdoti e i capi si convinsero che Egli era veramente colui che diceva di essere.SU 564.5

    Non tutti i soldati romani che stavano intorno a Gesù avevano l’animo indurito; alcuni cercavano invano sul suo volto la prova che fosse un criminale o un rivoluzionario, poi volgevano lo sguardo su Barabba: non ci voleva molta perspicacia per giudicare. Poi i loro occhi tornavano a posarsi su colui che veniva processato, e consideravano quell’essere sofferente con sentimenti di profonda pietà. La sottomissione silenziosa di Gesù fece imprimere indelebilmente nella loro mente quella scena; un giorno lo avrebbero riconosciuto come Messia o lo avrebbero respinto, decidendo così il loro destino.SU 565.1

    Pilato ammirava la pazienza del Salvatore, dalla cui bocca non usciva un lamento. Era sicuro che vedendo quell’uomo così diverso da Barabba, gli ebrei avrebbero provato compassione. Ma egli non conosceva bene l’odio fanatico dei sacerdoti per colui che era la luce del mondo e che era venuto per smascherare le loro tenebre e i loro errori. Essi avevano eccitato il furore della folla, e di nuovo sacerdoti, capi e popolo facevano echeggiare il loro lugubre grido: “Crocifiggilo, crocifiggilo!” Alla fine, spazientito per la loro irragionevole crudeltà, Pilato gridò: “Prendetelo voi, e crocifiggetelo; perché io non trovo in lui alcuna colpa”. Giovanni 19:6.SU 565.2

    Il governatore romano, sebbene abituato a scene di crudeltà, era commosso di fronte alle sofferenze di quel prigioniero che, condannato e flagellato, con la fronte sanguinante e lacerata, conservava ancora l’aspetto di un re seduto sul suo trono. Ma i sacerdoti dichiararono: “Noi abbiamo una legge, e secondo questa legge egli deve morire, perché egli s’è fatto Figliuol di Dio”. Giovanni 19:7.SU 565.3

    Pilato fremeva di orrore. Non conosceva esattamente né Gesù né la sua missione, ma aveva una fede generica in Dio e negli esseri sovrumani. Prese maggiore consistenza in lui il pensiero che già prima era passato per la mente. Si chiedeva se colui che portava le vesti dello scherno e sul capo una corona di spine, non fosse realmente un essere divino.SU 565.4

    Tornò nell’aula del tribunale e chiese a Gesù: “Donde sei tu?” Giovanni 19:9. Ma Gesù non gli rispose nulla. Il Salvatore aveva già parlato ampiamente a Pilato e gli aveva spiegato la sua missione come testimone della verità. Pilato non si era curato di quelle parole e aveva abusato del suo alto ufficio di giudice subordinando i princìpi e l’autorità ai capricci della folla. Gesù non aveva più nulla da dirgli. Offeso per il suo silenzio, Pilato gli disse con superbia: “Non mi parli? Non sai che ho potestà di liberarti e potestà di crocifiggerti? Gesù gli rispose: Tu non avresti potestà alcuna contro di me, se ciò non ti fosse stato dato da alto; perciò chi m’ha dato nelle tue mani, ha maggior colpa”. Giovanni 19:10, 11.SU 565.5

    Il Salvatore misericordioso, anche in mezzo alla più intensa sofferenza e al più grande dolore, scusava il più possibile l’azione del governatore romano, che lo abbandonava alla crocifissione. Era una scena importante anche per i secoli futuri. Era un dato importante relativo al carattere di colui che è Giudice di tutta la terra.SU 566.1

    Gesù aveva detto: “Chi m’ha dato nelle tue mani, ha maggior colpa”. Gesù alludeva a Caiafa, che in qualità di sommo sacerdote rappresentava la nazione ebraica. Gli ebrei conoscevano a quali princìpi si ispiravano le autorità romane.SU 566.2

    Essi conoscevano le profezie che rendevano testimonianza al Messia, ai suoi insegnamenti e anche ai suoi miracoli. I giudici ebrei avevano avuto prove irrefutabili della divinità di colui che condannavano a morte, e sarebbero stati giudicati secondo la conoscenza ricevuta.SU 566.3

    I più grandi colpevoli e i maggiori responsabili erano i capi della nazione, depositari delle sacre verità che stavano calpestando. Pilato, Erode e i soldati romani conoscevano assai meno Gesù, e maltrattandolo, pensavano di far piacere ai sacerdoti; essi non avevano ricevuto la luce che era stata concessa alla nazione ebraica. Se quei soldati avessero posseduto una così grande luce, certamente non avrebbero agito con tanta crudeltà.SU 566.4

    Pilato propose ancora una volta di liberare il Salvatore. “Ma i giudei gridavano, dicendo: Se liberi costui, non sei amico di Cesare”. Giovanni 19:12. Quegli ipocriti fingevano di avere a cuore l’autorità di Cesare; ma gli ebrei erano i più decisi oppositori del potere romano. Quando non correvano alcun pericolo, imponevano le loro idee nazionalistiche e religiose; ma quando volevano attuare un loro progetto crudele, allora esaltavano la potenza di Cesare. Pur di ottenere la condanna di Gesù, giungevano a dichiararsi sudditi leali di un odiato governo straniero.SU 566.5

    Essi continuarono: “Chiunque si fa re, si oppone a Cesare”. Questa dichiarazione colpiva Pilato in un punto debole. Il governo romano aveva dei sospetti sul suo conto, ed egli sapeva che un rapporto del genere avrebbe causato la sua rovina. Si rendeva conto che se si fosse opposto agli ebrei, essi avrebbero rivolto le loro accuse contro di lui e non avrebbero lasciato nulla di intentato pur di vendicarsi. Ne aveva la prova nella tenacia che dimostravano nel chiedere la morte di un essere che odiavano senza che avesse alcuna colpa. Pilato riprese il suo posto in tribunale e presentò ancora Gesù al popolo, dicendo: “Ecco il vostro Re!” E di nuovo quella folla ipocrita gridò: “Toglilo, toglilo di mezzo, crocifiggilo!” Con una voce che si udì ovunque, Pilato chiese: “Crocifiggerò io il vostro Re?” Ma da quelle labbra profane e blasfeme uscirono queste parole: “Noi non abbiamo altro re che Cesare”. Giovanni 19:14, 15.SU 566.6

    Scegliendo un re terreno, la nazione ebraica aveva rigettato la teocrazia. Avendo rigettato Dio come re, non aveva più nessun Salvatore. Non aveva altro re che Cesare. Ecco fino a che punto i sacerdoti e i dottori avevano spinto il popolo! Erano responsabili di questo e di tutte le conseguenze che ne sarebbero derivate. I capi religiosi erano gli autori della rovina di tutta la nazione.SU 567.1

    “E Pilato, vedendo che non riusciva a nulla, ma che si sollevava un tumulto, prese dell’acqua e si lavò le mani in presenza della moltitudine, dicendo: Io sono innocente del sangue di questo giusto; pensateci voi”. Matteo 27:24. Angosciato e confuso, Pilato guardò il Salvatore. In quella frenesia generale, solo il suo volto era sereno. Pareva che intorno al suo capo risplendesse una dolce luce. Pilato si convinse della sua divinità. Volgendosi verso la folla, disse: “Io sono innocente del suo sangue. Prendetelo e crocifiggetelo, ma ricordatevi, o sacerdoti e capi, che io dichiaro che Egli è giusto. Colui che Egli chiama suo Padre condanni voi e non me per ciò che è successo in questo giorno”. Poi volgendosi a Gesù gli disse: “Perdonami per questo atto. Io non posso salvarti”. E dopo averlo fatto flagellare di nuovo, lo consegnò perché fosse crocifisso.SU 567.2

    Pilato voleva liberare Gesù, ma non poteva farlo senza mettere a repentaglio la sua posizione e il suo onore. Piuttosto che perdere la sua potenza terrena, preferì sacrificare una vita innocente. Quante persone, per evitare perdite o sofferenze, sacrificano i princìpi nello stesso modo. La coscienza e il dovere indicano una strada, mentre l’interesse personale ne indica un’altra. La corrente spinge nella direzione sbagliata, e chi scende a compromessi con il male, precipita nelle fitte tenebre della colpa.SU 567.3

    Pilato cedette ai capricci della folla, e piuttosto che correre il rischio di perdere il suo posto, consegnò Gesù perché fosse crocifisso. Nonostante tutte le sue precauzioni, gli capitò in seguito proprio quello che temeva: gli onori gli vennero tolti; perse il suo alto incarico e, ferito nell’orgoglio e tormentato dai rimorsi, morì non molto tempo dopo la crocifissione del Cristo.SU 567.4

    Nella stessa maniera, tutti coloro che scendono a compromessi con il peccato, ne ricaveranno soltanto dolore e rovina. “V’è tal via che all’uomo par dritta, ma finisce col menare alla morte”. Proverbi 14:12.SU 567.5

    Quando Pilato si proclamò innocente del sangue di Gesù, Caiafa disse con spavalderia: “Il suo sangue sia sopra noi e sopra i nostri figliuoli”. Matteo 27:25. Quelle terribili parole furono ripetute prima dai sacerdoti e dai capi, poi dalla folla in un urlo terribile che parve un ruggito inumano. Tutti risposero e dissero: “Il suo sangue sia sopra noi e sopra i nostri figliuoli”.SU 568.1

    Il popolo d’Israele aveva fatto la sua scelta. Rivolgendosi a Gesù aveva detto: “Non costui, ma Barabba”. Barabba, ladro e assassino, era il rappresentante di Satana. Gesù era il rappresentante di Dio. Gesù era stato rigettato, Barabba era stato scelto. Ed essi avrebbero avuto Barabba. Con la loro scelta avevano accettato colui che sin dal principio era stato bugiardo e assassino. Satana era il loro capo, ed essi ne avrebbero seguito il dominio, compiendo le sue opere ed eseguendo la sua volontà. Quel popolo che aveva scelto Barabba al posto del Cristo, ne avrebbe provata la crudeltà per tutto il tempo della sua esistenza.SU 568.2

    Guardando l’Agnello di Dio ferito e umiliato, gli ebrei avevano gridato: “Il suo sangue sia sopra noi e sopra i nostri figliuoli”. Quella dichiarazione terribile giunse fino al trono di Dio; quella sentenza che le loro labbra avevano pronunciato fu scritta in cielo; quella richiesta venne esaudita: il sangue del figlio di Dio fu sui loro figli, sui figli dei loro figli, come una maledizione perpetua.SU 568.3

    In maniera terribile essa si attuò nella distruzione di Gerusalemme; e nei secoli successivi la condizione della nazione ebraica non sarebbe stata meno spaventosa: un tralcio separato dalla vite, un ramo morto e senza frutti, destinato a essere raccolto e bruciato. Da un paese all’altro, per tutto il mondo, nel corso dei secoli, morto per i propri errori e i propri peccati.SU 568.4

    In modo ancora più terribile quella richiesta si adempirà nel gran giorno del giudizio. Allora il Cristo apparirà di nuovo sulla terra, e gli uomini lo vedranno, non più come un prigioniero circondato da una folla rabbiosa, ma come il Re dei cieli. Il Cristo verrà nella sua gloria, nella gloria di suo Padre e dei santi angeli. Miriadi e miriadi di angeli, figli di Dio, belli e trionfanti, splendenti di benevolenza e gloria, saranno al suo seguito. Si siederà sul trono della sua gloria e davanti a lui si riuniranno tutte le nazioni. Allora ogni occhio lo vedrà, anche coloro che lo hanno trafitto. Al posto della corona di spine porterà una corona di gloria e indosserà vesti bianchissime di “un tal candore che niun lavator di panni sulla terra può dare”. Marco 9:3. “Sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: Re dei re, Signor dei signori”. Apocalisse 19:16.SU 568.5

    Saranno presenti coloro che lo beffeggiarono e lo ferirono. I sacerdoti e i capi rivedranno la scena del tribunale, e ogni particolare si ripresenterà alla loro mente come scritto in caratteri di fuoco. Allora coloro che dissero: “Il suo sangue sia sopra noi e sopra i nostri figliuoli”, vedranno esaudita la loro preghiera. Allora tutto il mondo se ne renderà conto e capirà. Sapranno contro chi, come esseri deboli e finiti, hanno combattuto. Nella loro agonia e nel loro spavento grideranno alle montagne e alle rocce: “Cadeteci addosso e nascondeteci dal cospetto di Colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello; perché è venuto il gran giorno della sua ira, e chi può reggere in pié?” Apocalisse 6:16, 17.SU 569.1

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