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La speranza dell’uomo

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    Capitolo 87: “Al Padre mio e Padre vostro”

    Era giunto per Gesù il momento di salire al Padre. Come un conquistatore divino, stava per tornare nelle corti del cielo con i trofei della vittoria. Prima di morire aveva detto al Padre: “Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuto l’opera che tu m’hai data a fare”. Giovanni 17:4. Dopo la risurrezione rimase ancora un po’ sulla terra affinché i discepoli si familiarizzassero con il loro Salvatore risuscitato e glorificato. Ora era pronto per la partenza. Aveva dimostrato di essere un Salvatore vivente. I discepoli non dovevano più collegarlo al pensiero della tomba, ma vederlo glorificato di fronte all’universo.SU 636.1

    Per l’ascensione Gesù scelse un luogo che aveva spesso santificato con la sua presenza. Non scelse il monte di Sion dove sorgeva la città di Davide, non il monte Moriah dove sorgeva il tempio. In quei luoghi il Cristo era stato beffeggiato e respinto, e tutte le manifestazioni della sua misericordia avevano urtato contro cuori duri come la roccia. Di là Gesù, stanco e addolorato, si era recato sul monte degli Ulivi per trovarvi riposo. Come la santa Shekinah, allontanandosi dal primo tempio si era fermata sul monte a oriente, quasi esitasse ad abbandonare la città eletta, così il Cristo si era fermato sul monte degli Ulivi, e con animo addolorato aveva guardato Gerusalemme. I boschi e le valli della montagna erano stati consacrati dalle sue preghiere e dalle sue lacrime, e avevano riecheggiato dei canti di trionfo della moltitudine che lo proclamava re. Sui suoi pendii, a Betania, vi era la casa di Lazzaro. Ai suoi piedi, nel giardino del Getsemani, Gesù aveva pregato e lottato da solo. Da quel monte Egli doveva ascendere al cielo. Su quello stesso monte i suoi piedi si poseranno quando tornerà. Egli apparirà allora non come uomo di dolore, ma come re glorioso e trionfante, si ergerà sul monte degli Ulivi, mentre gli alleluia degli ebrei e gli osanna dei Gentili formeranno un concerto di lodi, e le voci della folla dei redenti esclameranno: “Incoronatelo Signore di tutti!”SU 636.2

    Gesù si diresse con gli undici verso la montagna. Molti si stupivano scorgendo quel piccolo gruppo di persone che usciva dalla porta di Gerusalemme, guidato da colui che poche settimane prima i capi avevano condannato e crocifisso. I discepoli non sapevano che quello sarebbe stato l’ultimo incontro con il Maestro. Gesù ripeté loro i suoi ultimi insegnamenti. Quando si avvicinarono al Getsemani Egli tacque, affinché potessero ricordarsi delle ultime lezioni che aveva impartito loro nella notte della sua grande agonia. Guardò ancora una volta la vite di cui si era servito per illustrare l’unione della chiesa con se stesso e con il Padre, e ripeté ancora quelle verità che aveva rivelato loro. Tutto, intorno a lui, ricordava il suo amore e la loro ingratitudine. Persino i discepoli, così cari al suo cuore, nell’ora dell’umiliazione lo avevano disonorato e abbandonato.SU 636.3

    Gesù aveva trascorso trentatré anni in questo mondo; vi aveva sopportato beffe, insulti e inganni; era stato rigettato e crocifisso. Ora, mentre stava per ascendere al trono della sua gloria, riconsiderando l’ingratitudine del popolo che era venuto a salvare, lo avrebbe forse privato della sua simpatia e del suo amore? Avrebbe concentrato tutto il suo affetto unicamente su quel regno dove è apprezzato e dove gli angeli senza peccato sono pronti a fare la sua volontà? No, a coloro che ama e che lascia sulla terra fa questa promessa: “Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente”. Matteo 28:20.SU 637.1

    Giunto sul monte degli Ulivi, Gesù condusse i suoi discepoli oltre la cima, vicino a Betania. Là si fermò, e i discepoli gli si strinsero attorno. Sembrava che dei raggi di luce si sprigionassero dalla sua persona mentre Egli li guardava con affetto. Le ultime parole che uscirono dalle sue labbra non furono di rimprovero per le loro colpe e i loro difetti, ma espressero il suo amore più tenero. Con le mani tese, come per benedirli e assicurarli della sua cura e della sua protezione, lentamente si staccò da loro, assunto in cielo da una potenza più forte dell’attrazione terrestre. Mentre spariva ai loro sguardi, i discepoli intimoriti videro per l’ultima volta, con occhi pieni di stupore, il loro Signore che ascendeva al cielo. Una nuvola lo nascondeva al loro sguardo e mentre una schiera di angeli lo accoglieva, giungevano alle loro orecchie le sue parole: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente”. Nello stesso istante udirono la melodia dolce e gioiosa del coro degli angeli.SU 637.2

    Mentre i discepoli guardavano ancora stupiti verso il cielo, udirono delle voci melodiose. Scorsero due angeli che rivolsero loro questo messaggio: “Uomini Galilei, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù che è stato tolto da voi ed assunto in cielo, verrà nella medesima maniera che l’avete veduto andare in cielo”. Atti 1:11.SU 637.3

    Quegli angeli facevano parte della schiera che in una nuvola splendente aveva scortato Gesù fino alla dimora celeste. Erano i due angeli più potenti della schiera angelica; erano stati accanto alla tomba del Cristo al momento della sua risurrezione, e lo avevano seguito durante la sua vita terrena. Tutto il cielo aveva atteso impaziente la fine della sua permanenza in un mondo contaminato dal peccato. Era giunto il tempo in cui l’universo avrebbe accolto il suo Re. I due angeli certamente desideravano unirsi alla schiera che accolse Gesù, ma spinti da simpatia e amore per coloro che erano rimasti, si trattennero per confortarli. “Non sono eglino tutti spiriti ministratori, mandati a servire a pro di quelli che hanno da eredare la salvezza?” Ebrei 1:14.SU 637.4

    Il Cristo è asceso al cielo in forma umana. I discepoli lo hanno visto mentre la nuvola lo accoglieva. Quello stesso Gesù che aveva camminato, conversato, pregato con loro; che aveva spezzato il pane con loro; che era stato in barca con loro sul lago; che proprio quel giorno era salito con loro sul monte degli Ulivi: quello stesso Gesù era asceso per sedersi sul trono del Padre. Gli angeli avevano assicurato che colui che avevano visto salire in cielo, sarebbe ritornato nello stesso modo. Egli verrà “colle nuvole; ed ogni occhio lo vedrà”. Apocalisse 1:7. “Il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno”. 1 Tessalonicesi 4:16. “Quando il Figliuol dell’uomo sarà venuto nella sua gloria, avendo seco tutti gli angeli, allora sederà sul trono della sua gloria”. Matteo 25:31. Così si adempirà la promessa fatta dal Signore ai suoi discepoli: “Quando sarò andato e v’avrò preparato un luogo, tornerò, e v’accoglierò presso di me, affinché dove son io, siate anche voi”. Giovanni 14:3. I discepoli possono dunque rallegrarsi nella speranza del ritorno del loro Signore!SU 638.1

    Quando i discepoli tornarono a Gerusalemme, la gente li guardava con stupore. Si riteneva che dopo il processo e la crocifissione del Cristo, sarebbero apparsi abbattuti e vergognosi. I loro nemici si aspettavano di vedere sui loro volti un’espressione di amarezza e sconfitta; invece vi era in loro solo gioia e trionfo. I loro volti risplendevano di una felicità non terrena. Anziché rammaricarsi delle speranze deluse, non facevano che lodare e ringraziare Dio, raccontavano con gioia la storia meravigliosa della risurrezione del Cristo e della sua ascesa al cielo e molti accettarono quella testimonianza.SU 638.2

    I discepoli non avevano più nessun timore per l’avvenire. Sapevano che Gesù era in cielo e che potevano contare sul suo amore. Sicuri di avere un amico sul trono di Dio, presentavano le loro richieste al Padre nel nome di Gesù. Con rispetto si inginocchiavano in preghiera ripetendo la promessa: “Quel che chiederete al Padre, Egli ve lo darà nel nome mio. Fino ad ora non avete chiesto nulla nel nome mio; chiedete e riceverete, affinché la vostra allegrezza sia completa”. Giovanni 16:23, 24. Stesero sempre più in alto la mano della fede, confidando su questa promessa: “Cristo Gesù è quel che è morto; e, più che questo, è risuscitato; ed è alla destra di Dio; ed anche intercede per noi”. Romani 8:34. La Pentecoste portò loro la pienezza della gioia con la presenza del Consolatore, proprio come il Cristo aveva promesso.SU 638.3

    Tutto il cielo attende il Salvatore per dargli il benvenuto in cielo. Egli sale per primo, seguito dalla folla dei prigionieri liberati con la sua risurrezione. L’esercito del cielo attende quel lieto corteo con grida, esclamazioni di gioia e canti.SU 639.1

    Mentre si avvicina alla città di Dio, la scorta degli angeli rivolge questo invito: “O porte, alzate i vostri capi; e voi, porte eterne, alzatevi; e il Re di gloria entrerà”. Liete le sentinelle rispondono: “Chi è questo Re di gloria?” Non lo ignorano, ma vogliono ascoltare la risposta traboccante di lode: “È l’Eterno, forte e potente, l’Eterno potente in battaglia. O porte, alzate i vostri capi; alzatevi, o porte eterne, e il Re di gloria entrerà”.SU 639.2

    Gli angeli chiedono ancora una volta: “Chi è questo Re di gloria?”, perché non si stancano mai di udire la lode del suo nome. Gli angeli di scorta ripetono: “È l’Eterno degli eserciti; Egli è il Re di gloria”. Salmi 24:7-10. Allora la porta della città di Dio si apre e le schiere angeliche entrano in mezzo a un’esplosione di armonie trionfanti.SU 639.3

    C’è il trono circondato dall’arco della promessa. Ci sono i cherubini e i serafini. Sono tutti riuniti: i capi delle schiere angeliche, i figli di Dio, i rappresentanti dei mondi non caduti. Il consiglio del cielo, di fronte al quale Satana aveva accusato Dio e suo Figlio, i rappresentanti di quei regni incontaminati sui quali Satana aveva sperato di stabilire il suo dominio, tutti acclamano il Redentore. Sono ansiosi di celebrare il suo trionfo e glorificare il loro Re.SU 639.4

    Gesù fa cenno di aspettare; non può ancora ricevere la corona della gloria e l’abito regale. Si avvicina al Padre, mostra il capo ferito, il fianco trafitto, i piedi forati, le mani che portano i segni dei chiodi. Presenta anche le prove del suo trionfo, il covone delle primizie, coloro che sono risuscitati con lui e che rappresentano la grande folla che uscirà dalla tomba al suo ritorno. Si accosta al Padre, che si rallegra ed esulta ogni volta che un peccatore si ravvede. Prima della fondazione del mondo, il Padre e il Figlio avevano concepito un piano di salvezza per redimere l’uomo qualora fosse diventato vittima di Satana. Il Cristo sarebbe stato il Salvatore dell’umanità: Gesù aveva adempiuto il suo impegno. Sulla croce, rivolgendosi al Padre aveva esclamato: “È compiuto!” Il piano della salvezza era stato pienamente realizzato. Gesù ora può dichiarare: “Padre, tutto è compiuto! Io ho fatto la tua volontà, ho completato l’opera della redenzione”. Se la tua giustizia ha ottenuto soddisfazione, “io voglio che dove son io, siano meco anche quelli che tu m’hai dati”. Giovanni 17:24.SU 639.5

    Allora la voce di Dio proclama che la giustizia ha ottenuto soddisfazione. Satana è stato vinto. Coloro che sulla terra si affaticano e lottano sono accettati “nell’amato suo”. Efesini 1:6. Essi vengono dichiarati giusti di fronte agli angeli e ai rappresentanti dei mondi non caduti. Dov’è il Cristo, là sarà anche la sua chiesa. “La benignità e la verità si sono incontrate, la giustizia e la pace si sono baciate”. Salmi 85:10.SU 640.1

    Il Padre accoglie il Figlio, e viene dato l’ordine: “Tutti gli angeli di Dio l’adorino!” Ebrei 1:6.SU 640.2

    Con gioia indicibile, domini, principati e potestà riconoscono la supremazia del Principe della vita. Le schiere angeliche gli si prostrano davanti, mentre nelle corti del cielo risuona il lieto canto: “Degno è l’Agnello che è stato immolato di ricever la potenza e le ricchezze e la sapienza e la forza e l’onore e la gloria e la benedizione”. Apocalisse 5:12.SU 640.3

    Canti di trionfo si intrecciano con la musica delle arpe: tutto il cielo freme di esultanza e lode. L’amore ha vinto. Colui che era perduto è stato ritrovato. Il cielo proclama con accenti entusiasti: “A colui che siede sul trono e all’Agnello sia la benedizione e l’onore e la gloria e l’imperio, nei secoli dei secoli”. Apocalisse 5:13.SU 640.4

    Lo spettacolo della gioia del cielo fa scendere fino a noi sulla terra l’eco delle meravigliose parole del Cristo: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, all’Iddio mio e Iddio vostro”. Giovanni 20:17. La famiglia del cielo e quella della terra ne formano ora una sola. Il Signore è asceso per noi e vive per noi. “Ond’è che può anche salvar appieno quelli che per mezzo di lui s’accostano a Dio, vivendo Egli sempre per intercedere per loro”. Ebrei 7:25.SU 640.5

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