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Gli uomini che vinsero un impero

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    Capitolo 4: La Pentecoste

    Mentre i discepoli ritornavano dal monte degli Ulivi a Gerusalemme, la gente li osservava, aspettando di vedere sui loro volti espressioni di tristezza, confusione e sconfitta; invece vi videro gioia e trionfo. Ora, i discepoli non si lamentavano più per le speranze deluse. Avevano visto il Salvatore risorto e non avevano dimenticato le parole della promessa che Egli aveva pronunciato prima di separarsi.UVI 23.1

    Ubbidendo all’ordine di Cristo, essi aspettavano in Gerusalemme l’adempimento della promessa del Padre: la discesa dello Spirito. Non aspettavano oziando. Il Vangelo dice che “erano del continuo nel tempio, benedicendo Iddio”. Luca 24:53 (Luzzi). Si riunirono assieme anche per presentare le loro richieste al Padre, nel nome di Gesù. Essi sapevano di avere in cielo un Avvocato che ci rappresenta presso il trono di Dio. Con sacro timore, si inginocchiarono in preghiera, ripetendo con fiducia le parole “Quel che chiederete al Padre, Egli ve lo darà nel nome mio. Fino ad ora non avete chiesto nulla nel nome mio; chiedete e riceverete, affinché la vostra allegrezza sia completa”. Giovanni 16:23, 24 (Luzzi). In alto e sempre più in alto stesero le mani con la potente certezza che “Gesù Cristo è morto. Anzi Egli è risuscitato e ora si trova accanto a Dio, dove sostiene la nostra causa”. Romani 8:34.UVI 23.2

    Mentre i discepoli aspettavano l’adempimento della promessa, si umiliarono manifestando un sincero pentimento e confessando la loro incredulità. Essi si sforzavano di ricordare le parole che Cristo aveva pronunciato prima di morire. A mano a mano che i loro sforzi si moltiplicavano, il significato di quelle parole diventava più chiaro. Le verità che prima non ricordavano, ora ritornavano alla mente. Essi se le ripetevano l’un l’altro. Intanto si rimproveravano di non aver compreso il Salvatore. La sua meravigliosa vita, scena dopo scena, passò dinanzi a loro. Riflettendo sulla purezza e santità del suo esempio, si convinsero che nessuna fatica sarebbe stata troppo difficile, nessun sacrificio troppo grande, se avessero permesso di testimoniare con la loro vita dell’amorevole carattere di Cristo. Oh, se avessimo potuto rivivere i tre anni passati — essi pensavano — quanto differentemente ci saremmo comportati! Se avessero potuto rivedere il Maestro, con quanto fervore avrebbero cercato di dimostrargli il loro amore; quanto erano dispiaciuti per averlo addolorato con una parola o con un atto di incredulità! Ma i discepoli erano confortati al pensiero di essere stati perdonati. E decisero che, per quanto fosse loro possibile, avrebbero rimediato alla loro incredulità confessando coraggiosamente dinanzi al mondo la fedeltà a Gesù.UVI 23.3

    I discepoli pregarono con intenso fervore per essere resi idonei a incontrarsi con tutti gli uomini e per testimoniare nella loro vita quotidiana con parole che guidassero i peccatori a Cristo. Cancellando tutte le differenze, tutti i desideri di supremazia, essi si univano. Il loro rapporto con Dio si intensificava. Così facendo comprendevano quale privilegio avessero nel potersi associare così intimamente a Cristo, e si rammaricavano del fatto che spesso il loro comportamento aveva addolorato il Signore. Erano stati troppo lenti nel comprendere le lezioni che, per il loro bene, Egli aveva impartite.UVI 24.1

    Quei giorni di preparazione furono giorni di profondi esami di coscienza. I discepoli riconobbero il loro bisogno spirituale e supplicarono il Signore affinché con l’olio santo dello Spirito li rendesse idonei a lavorare per la salvezza del mondo. Essi non chiesero solamente benedizioni per se stessi. Si sentivano aggravati dalla responsabilità che comportava l’annuncio della salvezza. Comprendevano che l’Evangelo doveva essere predicato a tutto il mondo e chiedevano la potenza che Cristo aveva promesso.UVI 24.2

    Durante il periodo dei patriarchi, l’influsso dello Spirito Santo si era spesso rivelato in maniera notevole, ma mai nella sua pienezza. Ora, ubbidendo alle parole del Salvatore, i discepoli invocavano questo dono. Alle loro preghiere Cristo, in cielo, aggiungeva la sua personale intercessione. Egli chiedeva il dono dello Spirito per poterlo riversare sul suo popolo.UVI 24.3

    “E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano”. Atti 2:1, 2 (Luzzi).UVI 24.4

    Mentre i discepoli pregavano, lo Spirito si posò su loro con una pienezza che colmava ogni cuore. L’Essere Infinito rivelava con potenza Se stesso alla sua chiesa. Era come se per secoli questo influsso fosse stato trattenuto, e ora il cielo gioiva di poter riversare sulla chiesa le ricchezze dello Spirito. Sotto la guida dello Spirito, i discepoli pronunciarono parole di pentimento e confessione insieme a canti di lode per il perdono ricevuto. Si udivano parole di gratitudine e di profezia. Immersi nell’estasi di quegli istanti, i discepoli esclamavano: “In ciò si manifesta l’amore di Dio...” Essi si appropriarono del dono offerto loro. E cosa successe? La spada dello Spirito, affilata con potenza e contrassegnata dal bagliore del cielo, si fece strada fra l’incredulità degli uomini. Migliaia ne furono convertiti in un solo giorno.UVI 24.5

    “Ma io vi assicuro che per voi è meglio, se io me ne vado. Perché se non me ne vado non verrà a voi lo Spirito che vi difende. Invece se me ne vado, ve lo manderò... quando però verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà verso tutta la verità. Non vi dirà cose sue, ma quelle che avrà udito, e vi parlerà delle cose che verranno”. Giovanni 16:7, 13.UVI 25.1

    L’ascensione di Cristo era un segno. Essa indicava che presto i suoi seguaci avrebbero ricevuto la benedizione promessa. Per questo essi attendevano la sua manifestazione prima d’intraprendere la loro missione. Una volta arrivato nelle sedi celesti, Gesù fu posto sul trono e qui ricevette l’adorazione degli angeli. E quando questa cerimonia terminò, lo Spirito discese abbondantemente, e Cristo fu glorificato e ricevette gli stessi onori che aveva condiviso con il Padre sin dall’eternità. La discesa dello Spirito Santo nel giorno della Pentecoste, era un segno dell’approvazione divina che aveva caratterizzato la consacrazione del Cristo come Redentore dell’umanità. Secondo la sua promessa, Egli aveva mandato lo Spirito Santo sui suoi discepoli. Egli aveva ricevuto tutta l’autorità che competeva al suo ruolo di re e di sacerdote. Un’autorità che riguardava il cielo e la terra. Egli era il Messia che avrebbe diretto il suo popolo.UVI 25.2

    “E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro. E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi”. Atti 2:3, 4 (Luzzi). Lo Spirito Santo, sotto forma di” lingue di fuoco”, si posò su coloro che erano riuniti. Questo era il segno che il dono dello Spirito era stato riversato sui discepoli, dono che li avrebbe resi capaci di parlare in lingue a loro fino a quel momento sconosciute. L’apparenza del fuoco raffigurava il fervente zelo con il quale gli apostoli avrebbero lavorato, e la potenza che li avrebbe accompagnati nel loro lavoro.UVI 25.3

    “A Gerusalemme c’erano Ebrei, uomini molto religiosi, venuti da tutte le parti del mondo”. Atti 2:5. Durante il periodo della diaspora [dal 722 a. C. in poi, ndr], gli ebrei si erano sparsi in tutto il mondo allora abitato, e nel loro esilio avavano imparato a parlare varie lingue. Molti di loro erano venuti a Gerusalemme per partecipare alla celebrazione delle feste religiose tradizionali. Ogni lingua era rappresentata da coloro chr partecipavano a queste feste. La diversità di lingue sarebbe stato un grande ostacolo per la proclamazione del Vangelo; Dio perciò scelse un modo miracoloso per colmare la lacuna degli apostoli in questo ambito. Lo Spirito Santo fece per loro ciò che essi non avrebbero potuto compiere da soli iin tutta la vita. Ora potevano predicare le verità del Vangelo ovunque, parlando con precisione le stesse lingue di coloro ai quali testimoniavano. Questo dono miracoloso era la prova del fatto che la loro missione aveva ottenuto l’approvazione di Dio. Da allora in poi la lingua dei discepoli fu pura, semplice e corretta, sia che parlassero nella loro lingua nativa che in lingua straniera.UVI 25.4

    “Appena si sentì quel rumore, si radunò una gran folla, e non sapevano che cosa pensare. Ciascuno infatti li sentiva parlare nella propria lingua, per cui erano pieni di meraviglia e di stupore e dicevano: “Questi uomini che parlano sono tutti Galilei? Come mai allora li sentiamo parlare nella nostra lingua nativa?” Atti 2:6-8.UVI 26.1

    I sacerdoti e i capi del popolo erano molto irritati a motivo di questa meravigliosa manifestazione, ma non osavano maliziare sul fatto per paura di esporsi alla reazione del popolo. Essi avevano messo a morte il Nazareno, ma ora i suoi servitori, illetterati galilei, raccontavano in tutte le lingue parlate, la storia della sua vita e del suo ministero. I sacerdoti decisero così di rendere meno appariscente il miracolo compiuto dai discepoli presentandolo come una qualsiasi altra manifestazione naturale, e dichiarando che essi si erano ubriacati con il vino che era stato preparato per la festa. Alcuni tra i più ignoranti del popolo credettero a queste false insinuazioni, ma i più perspicaci capirono che si trattava di un inganno. Coloro che avevano assistito al miracolo testimoniarono di aver compreso il messaggio apostolico nella loro lingua nativa.UVI 26.2

    In risposta alle accuse dei sacerdoti, Pietro spiegò che questa manifestazione era il perfetto adempimento della profezia di Gioele, dove egli predisse che una tale potenza sarebbe venuta sugli uomini per renderli idonei a svolgere una speciale missione. “Uomini giudei, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, siavi noto questo, e prestate orecchio alle mie parole. Perché costoro non sono ebbri, come voi supponete, poiché non è che la terza ora del giorno: ma questo è quel che fu detto per mezzo del profeta Gioele: “E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spenderò del mio Spirito sopra ogni carne: e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno””. Atti 2:14-18 (Luzzi).UVI 26.3

    Con chiarezza e potenza Pietro testimoniò della morte e risurrezione di Cristo: “Uomini d’Israele, ascoltate ciò che sto per dire. Gesù di Nazareth era un uomo mandato da Dio per voi: Dio gli ha dato autorità con miracoli, con prodigi e con segni. è stato Dio stesso a compierli per mezzo di lui fra voi. E voi la sapete bene!... voi, con la complicità di uomini malvagi, lo avete ucciso inchiodandolo a una croce. Ma Dio l’ha fatto risorgere, liberandolo dal potere della morte. Era impossibile infatti che Gesù rimanesse schiavo della morte”. Atti 2:22-24.UVI 26.4

    Pietro non si riferì agli insegnamenti di Cristo per provare la sua posizione, perché sapeva quanto grande fosse il pregiudizio dei suoi ascoltatori: in tal caso le sue parole non avrebbero avuto nessun effetto. Invece, egli parlò di Davide, che era considerato dai giudei come un patriarca della nazione. “Un salmo di Davide infatti dice di lui: “Vedevo continuamente il Signore davanti a me: egli mi sostiene perché io non abbia a cadere. Per questo io sono pieno di gioia e posso cantare la mia felicità. Pur essendo mortale, vivrò nella speranza, perché tu non mi abbandonerai nel mondo dei morti e non permetterai che il tuo santo vada in corruzione. Tu mi hai mostrato i sentieri che portano alla vita...”UVI 27.1

    “Fratelli devo parlarvi molto chiaramente riguardo al nostro patriarca Davide. Egli è morto e fu seppellito, e la sua tomba si trova ancor oggi in mezzo a noi... Davide dunque vide in anticipo ciò che doveva accadere, e queste sue parole si riferiscono alla risurrezione del Messia: “Egli non è stato abbandonato nel mondo dei morti e il suo corpo non è andato in corruzione. Questo Gesù, Dio lo ha fatto risorgere, e noi tutti ne siamo testimoni””. Atti 2:25-32.UVI 27.2

    La scena suscita curiosità. Ed ecco la gente venire da tutte le direzioni per udire i discepoli testimoniare della verità che Gesù aveva insegnato loro. Un gran numero di persone affolla il tempio. I sacerdoti e i capi del popolo, con un ghigno di malignità che traspare dai loro volti, sono là tra la folla: i cuori ancora pieni di un invincibile odio per Cristo, le mani ancora sporche del sangue versato in occasione della crocifissione del Redentore del mondo. Essi pensano di trovare gli apostoli paralizzati dalla paura a motivo dell’oppressione e di quel recente omicidio. Invece i discepoli paiono privi di ogni timore. Lo Spirito Santo è su loro. Con forza proclamano la divinità di Gesù di Nazareth. Essi li sentono dichiarare che Colui che è stato recentemente umiliato, deriso, frustato da mani crudeli e crocifisso, è il Principe della vita, ora esaltato alla destra di Dio.UVI 27.3

    Alcuni di coloro che ascoltavano gli apostoli avevano avuto una parte attiva nella condanna e morte di Cristo. Le loro voci si erano unite alla folla che chiedeva la sua crocifissione. Quando Gesù e Barabba erano dinanzi a loro nell’aula del giudizio, e Pilato chiese: “Chi volete che vi liberi?”, essi risposero: “Non costui, ma Barabba!” Matteo 27:17; Giovanni 18:40 (Luzzi). Quando Pilato consegnò loro Cristo, dicendo: “Prendetelo voi e crocifiggetelo; perché io non trovo in lui alcuna colpa”. “Io sono innocente del sangue di questo giusto”; essi gridarono: “Il suo sangue sia sopra a noi e sopra i nostri figliuoli”. Giovanni 19:6; Matteo 27:24, 25 (Luzzi).UVI 27.4

    Ora loro udivano i discepoli dichiarare che era stato il Figlio di Dio a essere crocifisso. Sacerdoti e anziani tremavano. Un moto di sdegno percorse la folla. Molti furono presi da rimorso “e dissero a Pietro e agli altri apostoli: Fratelli, che dobbiam fare?” Atti 2:37 (Luzzi). Tra coloro che ascoltavano i discepoli c’erano giudei devoti e sinceri nella loro fede. La potenza che accompagnava le parole del predicatore li convinse che senza dubbio Gesù era il Messia.UVI 28.1

    E Pietro a loro: Ravvedetevi, e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remissione de’ vostri peccati e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà”. Atti 2:38, 39 (Luzzi).UVI 28.2

    Pietro fece comprendere a quelle persone che avevano rigettato Cristo perché erano stati ingannati dai sacerdoti e dagli anziani; e che se continuavano a rivolgersi a costoro per ricevere consiglio e per ricevere il Messia, non lo avrebbero mai trovato né accettato. Questi uomini potenti, sebbene facessero professione di carità, ricercavano in primo luogo le ricchezze e la gloria terrena. Non desideravano venire a Cristo per ricevere la luce della verità.UVI 28.3

    Sotto l’Influsso di questa celeste illuminazione, le Scritture che Cristo aveva spiegato ai discepoli acquistavano quella chiarezza e quella immediatezza che caratterizzano una completa rivelazione della verità. Il velo che non aveva permesso loro di vedere fino in fondo ciò che era stato abolito, era ora rimosso. In tal modo comprendevano qual era l’oggetto della missione di Cristo e la natura del suo regno. Potevano predicare con potenza l’opera del Salvatore. La dottrina della salvezza convinse molte persone. Le tradizioni e le superstizioni inculcate dai sacerdoti furono spazzate dalle loro menti. Questa azione purificatrice favoriva l’accettazione degli insegnamenti del Salvatore.UVI 28.4

    “Quelli dunque i quali accettarono la sua parola furon battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone”. Atti 2:41 (Luzzi).UVI 28.5

    I capi giudei avevano creduto che il lavoro del Cristo sarebbe finito con la sua morte. Nonostante questa loro aspettativa, essi non avevano potuto fare a meno di assistere alle meravigliose scene del giorno della Pentecoste. Essi si erano accorti che i discepoli erano ripieni di una potenza e di una energia fino allora sconosciute. La loro predicazione era confermata da segni e prodigi di ogni tipo. In Gerusalemme, la roccaforte del giudaismo, migliaia di persone avevano apertamente dichiarato la loro fede in Gesù di Nazareth, il Messia.UVI 28.6

    I discepoli stupivano e gioivano per la conversione di tutte quelle persone. Essi non riconoscevano questa meravigliosa mietitura come il risultato dei propri sforzi, bensì come il frutto di un lavoro altrui. Fin dalla caduta di Adamo, Cristo aveva affidate a uomini scelti il seme della sua Parola, perché fosse seminato nei cuori umani. Durante la sua vita, Egli aveva seminato il seme della verità e lo aveva innaffiato con il suo sangue. Le conversioni che avvennero nel giorno della Pentecoste erano il risultato di questa semina, erano dovute al lavoro di Cristo e rivelavano l’efficacia del suo insegnamento.UVI 29.1

    I discorsi dei soli apostoli, sebbene chiari e convincenti, non avrebbero rimosso il pregiudizio che era stato diffuso fra il popolo. Ma lo Spirito Santo aggiunse ai discorsi che già toccavano i cuori la potenza divina. Le parole degli apostoli erano come le frecce acuminate dell’Onnipresente, e convincevano gli uomini della terribile colpa di aver rigettato e crocifisso il Signore della gloria.UVI 29.2

    L’insegnamento di Cristo aveva a spinto i discepoli a ricercare il bisogno dello Spirito. Con l’insegnamento dello Spirito, essi ricevevano la qualificazione finale per poter compiere l’opera della loro vita. Non erano più limitati dalla loro scarsa educazione. Non erano più un’accozzaglia di individui in disaccordo e in perenne conflitto tra loro. Le loro speranze non erano più limitate a un ideale terreno. Essi avevano realizzato una perfetta unità: “Ogni giorno, tutti insieme, frequentavano il tempio. Spezzavano il pane nelle loro case e mangiavano con gioia e semplicità di cuore”. Atti 2:46. “La comunità dei credenti viveva unanime e concorde”. Atti 4:32. Cristo era l’oggetto preferito dei loro pensieri. Lo scopo che si erano prefissati era l’avanzamento del suo regno. La loro mente e il loro carattere si erano adeguati all’ideale proposto dal loro Maestro. Gli uomini” riconoscevano che erano stati con Gesù”. Atti 4:13 (Luzzi).UVI 29.3

    La Pentecoste portò loro l’illuminazione celeste. Le verità che non potevano comprendere mentre Gesù era con loro, ora erano capite. Con una fede e una certezza che non avevano mai conosciuto prima, accettavano gli insegnamenti delle Sacre Scritture. La divinità del Cristo non era più una questione di fede. Loro sapevano che, sebbene rivestito di umanità, Egli era senza dubbio il Messia, e raccontavano la loro esperienza al mondo convinti del fatto che Dio era in mezzo a loro.UVI 29.4

    Gli apostoli potevano pronunciare il nome di Gesù con certezza; non era forse lui il loro amico e fratello maggiore? La loro comunione con Cristo era tanto intensa da far sentire loro la vicinanza fisica del Maestro. Con quali parole ferventi essi esprimevano i loro pensieri mentre testimoniavano di lui! I loro sentimenti di amore per il prossimo erano così profondi da costringerli ad andare fino alle estremità della terra per testimoniare della potenza di Cristo. Essi volevano portare avanti, a ogni costo, il lavoro che Egli aveva iniziato. Riconoscevano la grandezza del loro debito verso Dio e la responsabilità della loro missione. Fortificati dalla potenza dello Spirito Santo, avanzavano pieni di zelo per estendere a tutto il mondo i trionfi della croce. Lo Spirito li animava e parlava attraverso loro. La pace di Cristo splendeva sui loro volti. Avevano dedicato la loro vita al suo servizio e il carattere testimoniava della loro consacrazione.UVI 29.5

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