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Gli uomini che vinsero un impero

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    Capitolo 28: Giorni di fatica e di prova

    Efeso fu il centro dell’opera di Paolo per più di tre anni. Qui, fu fondata una fiorente chiesa, e da questa città il Vangelo si diffuse attraverso la provincia dell’Asia, sia tra i giudei che tra i Gentili.UVI 183.1

    L’apostolo contemplava ormai da tempo un altro viaggio missionario. Egli “si mise in animo d’andare a Gerusalemme, passando per la Macedonia e l’Acaia. Dopo che sarò stato là- diceva — bisogna ch’io veda anche Roma”. Atti 19:21 (Luzzi). In accordo con questo piano, Paolo mandò “in Macedonia due di quelli che lo aiutavano, Timoteo ed Erasto”. Atti 19:22 (Luzzi). Ma, vedendo che l’opera in Efeso richiedeva ancora la sua presenza, decise di rimanere lì fino a dopo la Pentecoste. Ben presto, comunque, accadde un evento che affrettò la sua partenza.UVI 183.2

    A Efeso, una volta all’anno, venivano tenute speciali cerimonie tenute in onore della dea Diana. Queste attraevano un gran numero di persone provenienti da tutte le parti della provincia. La festa si distingueva per la magnificenza dei suoi paramenti e per la solennità dei suoi riti. A quel tempo molte prove si erano riversate su coloro che avevano accettato di recente la nuova fede. Il gruppo di credenti che s’incontrava nella scuola di Tiranno, non s’intonava col clima di quella festa. Esso fu fatto oggetto di una grande qualità di insulti, sberleffi e rimproveri. L’opera di Paolo aveva dato un terribile colpo al culto pagano e di conseguenza ci fu un sensibile calo di presenze alla festa nazionale, come pure una diminuzione dell’entusiasmo degli adoratori. L’influsso dei suoi insegnamenti si era esteso al di fuori della comunità cristiana. Molti che non avevano apertamente accettato le nuove dottrine, furono così bene illuminati da perdere tutta la fiducia che riponevano nei loro dèi pagani.UVI 183.3

    Esisteva un’altra ragione di insoddisfazione. A Efeso era sorto un esteso e vantaggioso commercio artigianale che riguardava la vendita di reliquie e di oggetti raffiguranti il tempio e la dea Diana. Coloro che erano coinvolti in questo tipo di commercio scoprirono che i loro guadagni diminuivano; tutti all’unanimità attribuirono questo scomodo cambiamento all’opera di Paolo.UVI 183.4

    Demetrio, un orefice di reliquie in argento, riunì tutti quelli che lavoravano in questo commercio, e disse loro: “Uomini, voi sapete che dall’esercizio di quest’arte viene la nostra prosperità. E voi vedete e udite che questo Paolo ha persuaso e sviato gran moltitudine non solo in Efeso, ma quasi in tutta l’Asia, dicendo che quelli fatti con le mani non sono dèi. E non solo v’è pericolo che questo ramo della nostra arte cada in discredito, ma che anche il tempio della gran dea Diana sia reputato per nulla, e che sia perfino spogliata della sua maestà colei, che tutta l’Asia e il mondo adorano”. Queste parole accesero le passioni dei presenti. “Accesi di sdegno si misero a gridare: Grande è la Diana degli Efesini!” Atti 19:25-28 (Luzzi).UVI 184.1

    Un resoconto di questo discorso circolò rapidamente. “E tutta la città fu ripiena di confusione”. Atti 19:29 (Luzzi). Si cercò Paolo ma non fu trovato. I suoi fratelli, ricevuto questo indizio, lo affrettarono a lasciare quel posto. Dio aveva inviato degli angeli per proteggere l’apostolo; per lui non era ancora giunto il tempo di morire come martire.UVI 184.2

    Non avendo trovato l’odiato apostolo, la folla prese “Gaio e Aristarco, Macedoni, compagni di viaggio di Paolo — e con essi -, si precipitarono tutti d’accordo verso il teatro”. Atti 19:29 (Luzzi).UVI 184.3

    Il nascondiglio di Paolo non era molto distante per cui venne subito a sapere del pericolo che incombeva sui suoi amati fratelli. Egli pensò dii fu recarsi immediatamente al teatro per parlare ai rivoltosi. Era pronto a rischiare la propria vita. “Ma i discepoli non glielo permisero”. Atti 19:30 (Luzzi). Gaio e Aristarco non erano la preda che la gente cercava, infatti presto appresero che non era stato fatto loro alcun serio danno. Ma se si fosse visto il pallido e preoccupato volto dell’apostolo, nella folla si sarebbero accese le peggiori passioni, e per lui non ci sarebbe stata possibilità di salvare la propria vita.UVI 184.4

    Paolo era ancora ansioso di difendere la verità di fronte alla moltitudine ma alla fine fu trattenuto da un messaggio di avvertimento giuntogli dal teatro. “Alcuni de’ magistrati dell’Asia che gli erano amici, mandarono a pregarlo che non s’arrischiasse a venire nel teatro”. Atti 19:31 (Luzzi).UVI 184.5

    Il tumulto nel teatro aumentava di continuo. “Gli uni... gridavano una cosa, e gli altri un’altra; perché l’assemblea era una confusione; e i più non sapevano per qual cagione si fossero raunati”. Atti 19:32 (Luzzi). Il fatto che Paolo e alcuni dei suoi compagni erano di estrazione ebrea, rese i giudei ansiosi di mostrare chiaramente che non erano simpatizzanti dell’apostolo, né della sua opera. Perciò essi fecero avanzare uno di loro perché presentasse la faccenda al popolo. L’oratore scelto fu Alessandro, uno degli artigiani, un ramaio. Paolo in seguito dichiarò che costui gli fece del gran male. 2 Timoteo 4:14. Alessandro era un uomo di notevole abilità e impiegò tutte le sue energie per dirigere l’ira della gente esclusivamente contro Paolo e i suoi compagni. Ma la folla, vedendo che Alessandro era un giudeo, non si fidò. “Tutti, ad una voce, per circa due ore, si posero a gridare: Grande è la Diana degli Efesini!” Atti 19:34 (Luzzi).UVI 184.6

    Alla fine, esausti, questi cessarono di gridare e ci fu un momentaneo silenzio. Allora il cancelliere della città attrasse l’attenzione della folla, e data la sua posizione, gli fu concessa la parola. Egli affrontò la folla sul suo stesso terreno e spiegò che quel tumulto era immotivato. Appellandosi al loro buon senso, disse: “Uomini di Efeso, chi è che non sappia che la città degli Efesini è la guardiana del tempio della gran Diana e dell’immagine caduta da Giove? Essendo dunque queste cose fuori di contestazione, voi dovete acquetarvi e non far nulla di precipitato; poiché avete menato qua questi uomini, i quali non sono né sacrileghi, né bestemmiatori della nostra dea. Se dunque Demetrio e gli artigiani che son con lui hanno qualcosa contro qualcuno, ci sono i tribunali, e ci sono i proconsoli; si facciano citare gli uni e gli altri. Se poi volete ottenere qualcosa intorno ad altri affari, la questione si risolverà in un’assemblea legale. Perché noi siamo in pericolo d’essere accusati di sedizione per la raunata d’oggi, non essendovi ragione alcuna con la quale noi possiamo giustificare questo assembramento. E dette queste cose, sciolse l’adunanza”. Atti 19:35-41 (Luzzi).UVI 185.1

    Demetrio, nel suo discorso, aveva detto: “V’è pericolo che questo ramo della nostra arte cada in discredito”. Atti 19:27 (Luzzi). Queste parole rivelano la vera causa del tumulto a Efeso, e anche il motivo della persecuzione che seguì gli apostoli nella loro missione. Demetrio e i suoi compagni artigiani videro che il loro commercio di idoli era messo in pericolo dagli insegnamenti e dalla diffusione del Vangelo. I sacerdoti pagani e gli artigiani rischiavano di perdere il loro guadagno; e per questa ragione si rivoltarono contro Paolo tessendo le trame di una delle più aspre opposizioni.UVI 185.2

    La posizione assunta dal cancelliere e dagli alti funzionari della città aveva sancito davanti al popolo l’innocenza di Paolo. Questa fu un’altra vittoria della cristianità sull’errore e sulla superstizione. Dio si era servito di un grande magistrato per rivendicare l’innocenza del suo apostolo e per bloccare il tumulto. Il cuore di Paolo fu colmo di gratitudine per Dio, perché la sua vita era stata preservata e perché la cristianità non era stata disonorata dal tumulto a Efeso.UVI 185.3

    “Or dopo che fu cessato il tumulto, Paolo, fatti chiamare i discepoli ed esortatili, li abbracciò e partì per andare in Macedonia”. Atti 20:1 (Luzzi). In questo viaggio lo accompagnarono due fedeli fratelli di Efeso: Tichico e Trofimo.UVI 185.4

    L’opera di Paolo a Efeso era terminata. Il suo ministero in quella città era stato caratterizzato da un incessante lavoro accompagnato da numerose prove e da una grande angoscia. Egli aveva insegnato in pubblico e di casa in casa, istruendo e avvertendo con molte lacrime. Era stato continuamente ostacolato dai giudei, che non persero alcuna opportunità per aizzare la gente contro di lui.UVI 186.1

    Paolo portò con sé un pesante fardello per tutte le chiese: combattendo contro l’opposizione, lavorando con instancabile zelo per far avanzare l’opera del Vangelo, e proteggendo gli interessi di una chiesa ancora giovane nella fede.UVI 186.2

    Da alcune chiese che Paolo aveva fondato giunsero notizie di apostasia che provocarono in lui un grande dispiacere. Temette che i suoi sforzi nei loro confronti fossero stati vani. E quando venne a sapere quali erano stati i metodi impiegati per contraffare la sua opera, egli spese molte notti insonni, in preghiera e in riflessione. Quando ne ebbe l’opportunità e quando il bisogno lo richiese, l’apostolo scrisse alle chiese, indirizzando loro parole di riprensione, consiglio, ammonizione e incoraggiamento. In queste lettere egli non si soffermò sulle sue tribolazioni. Questo fatto però non ci impedisce di intendere in alcuni passi accenni alle sofferenze che sopportò per causa di Cristo. Per amore dell’Evangelo subì frustate e imprigionamento, freddo, fame e sete, pericoli per terra e per mare, nelle città e nel deserto, dai suoi concittadini, dai pagani e dai falsi fratelli. Egli fu “diffamato”, “ingiuriato”, reso “come il rifiuto di tutti”, “perplesso”, “perseguitato”, “afflitto in ogni maniera”, “ogni momento in pericolo”, sempre esposto “alla morte per amore di Gesù”. 1 Corinzi 4:12, 13; 15:30; 2 Corinzi 4:8, 9; 7:5 (Luzzi).UVI 186.3

    L’intrepido apostolo perse quasi il coraggio in mezzo al costante uragano di opposizione, al clamore degli avversari e all’abbandono degli amici. Ma egli volse lo sguardo al Calvario e con nuovo ardore continuò a diffondere la conoscenza di Colui che era stato crocifisso. Paolo percorse il sentiero bagnato di sangue che Cristo aveva tracciato davanti a lui. Egli non si sarebbe esentato dalla lotta fino al giorno in cui non avrebbe riposto la sua armatura ai piedi del Salvatore.UVI 186.4

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