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Gli uomini che vinsero un impero

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    Capitolo 57: Il mistero svelato

    Ai tempi degli apostoli i credenti cristiani erano pieni di zelo ed entusiasmo. Essi lavorarono così instacabilmente per il loro Maestro che riuscirono in poco tempo, nonostante la feroce opposizione, ad annunciare il Vangelo del regno in tutte le regioni del mondo allora abitato. Lo zelo dimostrato, in questo periodo, dai seguaci di Gesù è stato trascritto dalla penna ispirata per incoraggiare i credenti di ogni tempo. Queste sono le parole che il fedele e verace testimone dichiarò a proposito della chiesa di Efeso, simbolo della chiesa cristiana in età apostolica.UVI 363.1

    “Io conosco le tue opere e la tua fatica e la tua costanza e che non puoi sopportare i malvagi e hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli e non lo sono, e li hai trovati mendaci: e hai costanza e hai sopportato molte cose per amor del mio nome, e non ti sei stancato”. Apocalisse 2:2, 3 (Luzzi).UVI 363.2

    All’inizio l’esperienza della chiesa di Efeso fu caratterizzata dalla semplicità e dal fervore. I credenti si impegnavano con tutte le loro forze di ubbidire alla volontà di Dio. La loro vita rivelava uno zelante e sincero amore per Cristo. Essi gioivano nel fare la volontà di Dio dal momento che il Salvatore era presente nei loro cuori. Il loro amore per il Redentore li spingeva a una incessante opera di evangelizzazione. Non pensavano di tenere per sé il prezioso tesoro della grazia di Cristo. Essi capivano l’importanza della loro chiamata e comprendevano il messaggio che caratterizzava la loro testimonianza: “Pace in terra, agli uomini di buona volontà”. Il loro desiderio era portare la buona notizia della salvezza alle remote parti della terra. E il mondo riconosceva che erano stati con Gesù. Uomini peccatori, penitenti, perdonati, purificati e santificati venivano portati in comunione con Dio mediante il suo Figlio.UVI 363.3

    I membri della chiesa erano uniti nel sentimento e nell’azione. L’amore per Cristo era la catena d’oro che li teneva uniti. Essi si sforzavano di conoscere il Signore sempre più perfettamente e nella loro vita veniva rivelata la gioia e la pace di Cristo. Visitavano gli orfani e le vedove nella loro afflizione, e si mantenevano netti dalla contaminazione del mondo, comprendendo che non facendo questo sarebbero stati in contraddizione con la loro professione e avrebbero rinnegato il loro Redentore.UVI 363.4

    Il lavoro fu portato avanti in ogni città. Furono convertite delle persone, le quali a loro volta trasmisero ad altri l’inestimabile tesoro che avevano ricevuto. Essi non avrebbero avuto posa fino a quando la luce che illuminava le loro menti non avrebbe brillato sugli altri. Molti pagani furono portati a conoscenza delle ragioni della speranza cristiana. Ardenti appelli personali furono fatti agli erranti, agli emarginati e a coloro che, sebbene professassero di conoscere la verità, erano più amanti del piacere che di Dio.UVI 364.1

    Dopo qualche tempo però lo zelo dei credenti iniziò ad attenuarsi, e il loro amore per Dio e per il prossimo diminuì. L’indifferenza penetrò nella chiesa. Alcuni dimenticarono in quale meravigliosa maniera avevano ricevuto la verità. Gli araldi della verità vennero meno. Alcuni degli operai più giovani, che avrebbero potuto condividere i fardelli di questi pionieri, preparandosi così a essere dei saggi dirigenti, persero il loro entusiasmo per la verità. La loro mente si fece adescare dalle nuove idee. Molti di loro tentarono di introdurre delle dottrine più piacevoli anche se non erano in armonia con i fondamentali princìpi del Vangelo. Nella loro cecità spirituale e nella loro propria vanità, non compresero che queste sofisticherie avrebbero indotto molti credenti a dubitare delle esperienze del passato. La loro diffusione avrebbe generato confusione e incredulità.UVI 364.2

    Quando queste false dottrine furono propagate, sorsero dei dissensi e molti furono sviati dal contemplare Gesù come l’inalienabile punto di riferimento della loro fede. La discussione su irrilevanti punti di dottrina, e l’ascolto di piacevoli favole inventate dagli uomini, occuparono quel tempo che avrebbe dovuto essere speso per la proclamazione del Vangelo. Le masse che avrebbero potuto essere convinte e convertite da una fedele presentazione della verità, furono lasciate inavvertite. La pietà si raffreddò e sembrò che Satana fosse in procinto di ottenere la supremazia su quelli che si consideravano seguaci di Cristo.UVI 364.3

    Fu proprio in questo periodo di crisi della storia della chiesa che Giovanni fu condannato all’esilio. Mai come prima la chiesa aveva bisogno della sua voce. Quasi tutti i suoi colleghi nel ministero avevano sofferto il martirio. Il rimanente dei credenti stava affrontando una spietata opposizione. In tutta apparenza sembrava che ben presto sarebbe giunto il giorno in cui i nemici della chiesa di Cristo avrebbero trionfato.UVI 364.4

    L’invisibile mano del Signore stava agendo nell’oscurità. Nella provvidenza di Dio, Giovanni fu portato là dove Cristo poteva dargli una meravigliosa rivelazione del suo carattere e della verità divina che avrebbe illuminato le chiese circa il loro stato.UVI 364.5

    Nel bandire Giovanni, i nemici della verità avevano sperato di zittire per sempre la voce di questo fedele testimone di Dio. Ma a Patmos il discepolo ricevette un messaggio che avrebbe esercitato un costante influsso rafforzando la chiesa sino alla fine dei tempi. Coloro che esiliarono Giovanni, sebbene non liberati dalla responsabilità del loro riprovevole atto, divennero degli strumenti nelle mani di Dio per portare avanti i suoi piani. Il loro sforzo di estinguere la luce avvantaggiò la causa di Cristo.UVI 364.6

    Il Signore della gloria apparì di sabato all’apostolo in esilio. A Patmos, Giovanni santificò il sabato come quando stava predicando alla gente nelle città della Giudea. Si appropriò delle preziose promesse che erano state date circa quel giorno.“Fui rapito in ispirito nel giorno del Signore — scrive Giovanni — e udii dietro a me una gran voce, come d’una tromba, che diceva: Quel che tu vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese... E io mi voltai per vedere la voce che mi parlava; e come mi fui voltato, vidi sette candelabri d’oro; e in mezzo ai candelabri Uno somigliante a un figliuol d’uomo”. Apocalisse 1:10-13 (Luzzi).UVI 365.1

    Questo discepolo fu molto favorito. Egli aveva visto il suo Maestro nel Getsemane, con il volto segnato da gocce di sangue per l’agonia, e “tanto era disfatto il suo sembiante sì da non parer più uomo, e il suo aspetto sì da non parer più un figliuol d’uomo”. Isaia 52:14 (Luzzi). Lo aveva visto nelle mani dei soldati romani, coperto da un vecchio manto color porpora e incoronato di spine. Lo aveva visto appeso sulla croce del Calvario, esposto allo scherno e al crudele abuso dei carnefici. E ora, ancora una volta, a Giovanni era stato concesso il privilegio di contemplare il suo Signore. Ma quanto diverso era l’aspetto del Maestro! Egli non era più un uomo di dolore, disprezzato e umiliato dagli uomini. La sua figura era luminosa come un astro del cielo. “Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come candida lana, come neve; e i suoi occhi... come una fiamma di fuoco; e i suoi piedi... simili a terso rame, arroventato in una fornace”. Apocalisse 1:14, 15 (Luzzi). La sua voce era come la musica di molte acque. Il suo volto brillava come il sole. Nella sua mano teneva sette stelle, e dalla sua bocca usciva una spada affilata a due tagli, emblema della potenza della sua parola. Patmos era tutta illuminata dalla gloria del Salvatore risorto.UVI 365.2

    “E quando l’ebbi veduto — scrive Giovanni — caddi ai suoi piedi come morto; ed egli mise la sua man destra su di me, dicendo: Non temere”. Apocalisse 1:17 (Luzzi).UVI 365.3

    Giovanni fu fortificato dall’incontro con il suo glorioso Signore. Poi, davanti alla sua vista furono presentate le glorie del cielo. Gli fu permesso di vedere il trono di Dio e di guardare al di là dei conflitti terreni per contemplare la grande moltitudine di redenti vestiti di bianco. Udì la musica degli angeli del cielo e i canti trionfanti di coloro che avevano vinto, a motivo del sangue dell’Agnello e della loro testimonianza. Nelle visioni ricevute gli fu rivelata, con scene di sensazionale interesse, l’esperienza del popolo di Dio e la storia della chiesa sino al tempo della fine. Gli furono presentati, in figure e simboli, soggetti di grande importanza. Giovanni doveva scriverli affinché il popolo di Dio dei suoi giorni e delle età future potesse comprendere lo svolgersi dei conflitti e dei pericoli che sarebbero sopraggiunti.UVI 365.4

    Questa rivelazione fu data per la guida e il conforto della chiesa cristiana di tutti i secoli. Nonostante ciò alcuni studiosi hanno dichiarato che questo libro è sigillato e i suoi segreti non si possono spiegare. Perciò molti hanno tralasciato questo scritto profetico, rifiutando di dedicare tempo e studio ai suoi misteri. Ma Dio non vuole che il suo popolo lo consideri in questo modo. Esso è la “rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli ha data per mostrare ai suoi servitori le cose che debbono avvenire in breve... Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e serbano le cose che sono scritte in essa, poiché il tempo è vicino!” Apocalisse 1:1, 3 (Luzzi). Io lo dichiaro a ognuno che ode le parole della profezia di questo libro: Se alcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali le piaghe descritte in questo libro; e se alcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Iddio gli torrà la sua parte dell’albero della vita e della città santa, delle cose scritte in questo libro. Colui che attesta queste cose, dice: Sì vengo tosto!” Apocalisse 22:18-20 (Luzzi).UVI 366.1

    Nell’Apocalisse sono rivelati i segreti propositi di Dio. Apocalisse significa rivelazione, e come si può notare il nome dato a questo scritto contraddice l’affermazione che esso è un libro sigillato. Una rivelazione è qualcosa di rivelato. Il Signore stesso rivelò ai suoi servitori i misteri che esso contiene e ordinò loro di rivelare a tutti il suo contenuto. Le sue verità sono indirizzate a quelli che vivono negli ultimi giorni della storia umana, come pure a quelli che vissero al tempo di Giovanni. Alcune delle scene descritte in questa profezia appartengono al passato, altre stanno avvenendo ora, altre ci mostrano la fine del grande conflitto tra le potenze delle tenebre e il Principe del cielo, e altre rivelano i trionfi e le gioie dei rendenti nella nuova terra.UVI 366.2

    Nessuno pensi che, a motivo dell’apparente incomprensibilità dei simboli dell’Apocalisse, non ha senso investigare questo libro per conoscere il significato della verità che contiene. Colui che ha rivelato questi misteri a Giovanni darà al diligente ricercatore della verità un’idea di ciò che accade nel cielo. Le menti che sono disposte a ricevere la verità saranno rese capaci di comprendere i suoi insegnamenti, e sarà loro elargita la benedizione promessa a quelli che “ascoltano le parole di questa profezia e serbano le cose che sono scritte in essa”UVI 366.3

    Nell’Apocalisse tutti i libri della Bibbia si incontrano e si completano. Qui c’è il completamento del libro di Daniele. Giovanni, l’autore dell’Apocalisse scrive il significato delle profezie di Daniele. Il libro che fu sigillato non è l’Apocalisse, ma la porzione della profezia di Daniele concernente gli ultimi giorni. L’angelo comandò: “Daniele, tieni nascoste queste parole, e sigilla il libro sino al tempo della fine”. Daniele 12:4 (Luzzi).UVI 367.1

    Cristo stesso ordinò all’apostolo di scrivere quello che gli veniva rivelato.“Quel che tu vedi, scrivilo in un libro — Egli disse — e mandalo alle sette chiese: a Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatiri, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea... Io sono il primo e l’ultimo, e il Vivente; e fui morto, ma ecco son vivente per i secoli dei secoli... Scrivi dunque le cose che hai vedute, quelle che sono e quelle che devono avvenire in appresso, il mistero delle sette stelle che hai vedute nella mia destra, e dei sette candelabri d’oro. Le sette stelle sono gli angeli delle sette chiese, e i sette candelabri sono le sette chiese”. Apocalisse 1:11, 18-20 (Luzzi).UVI 367.2

    I nomi delle sette chiese rappresentano i differenti periodi della chiesa nell’èra cristiana. Il numero sette indica completezza e mostra che i messaggi si estendono alla fine del mondo, mentre i simboli usati rivelano la condizione della chiesa nei differenti periodi della storia umana.UVI 367.3

    Cristo è descritto come Uno che cammina in mezzo ai candelabri d’oro. Questa immagine presenta la sua relazione con le chiese. Egli è in costante comunione con il suo popolo. Conosce la loro vera condizione. Osserva le loro azioni, la loro pietà, la loro devozione. Egli è il Sommo Sacerdote e il Mediatore nel santuario celeste, tuttavia è presentato come uno che cammina avanti e indietro in mezzo alle sue chiese sulla terra. Con attenzione e instancabile vigilanza, Egli controlla che le sentinelle facciano il loro dovere avvertendo la gente del pericolo incombente. Se i candelabri fossero lasciati alla sola cura umana, le vacillanti fiammelle si affievolirebbero e morirebbero. Ma Cristo è il vero guardiano nella casa di Dio, il vero custode del tempio. La sua continua cura e la sua grazia sostenitrice sono la sorgente della vita e della verità che illumina la mente umana.UVI 367.4

    Cristo è presentato come Uno che tiene sette stelle nella sua mano destra. Questo ci assicura del fatto che nessuna chiesa fedele al suo mandato dovrà temere di essere distrutta, perché neppure una stella che ha la protezione dell’Onnipotente potrà essere strappata dalla mano di Cristo.UVI 367.5

    “Queste cose dice colui che tiene le sette stelle nella sua destra”. Apocalisse 2:1 (Luzzi). Queste parole sono rivolte ai conduttori della chiesa, ai quali Dio ha affidato pesanti responsabilità. I ministri di Dio dovrebbero rivelare, con il loro esempio di servizio, l’amore di Cristo. Le stelle del cielo sono poste sotto il suo controllo. Lui le fa brillare, guida e dirige i loro movimenti. Se non lo facesse, la loro luminosità degraderebbe fino a scomparire. I suoi ministri si trovano in questa stessa condizione. Essi non sono che strumenti nelle sue mani; e tutto il bene che compiono è compiuto per mezzo della sua potenza. La sua luce deve splendere attraverso il loro servizio. Il Salvatore è l’origine di ogni loro successo. Se essi guarderanno a Gesù come Egli stesso guardò al Padre, saranno resi capaci di portare a termine la sua opera. Se accetteranno di dipendere da Dio, Egli farà di loro dei canali che riflettono la sua gloria nel mondo.UVI 368.1

    Fin dagli inizi della storia della chiesa il mistero dell’iniquità, predetto dall’apostolo Paolo, svolse la sua devastante opera. I falsi dottori, dei quali Pietro aveva parlato nei suoi scritti, diffusero le loro eresie e molti furono ingannati dalle loro false dottrine. Alcuni sotto la prova vacillarono e furono tentati di rinunciare alla fede. Quando a Giovanni fu data questa rivelazione, molti avevano perso il loro primo amore per la verità del Vangelo. Dio nella sua bontà, non lasciò che la chiesa continuasse in quello stato di peccato. In un messaggio di infinita tenerezza Egli rivelò loro il suo amore e il suo desiderio che ritornassero a fare opere degne dell’eternità.“Ricordati dunque donde sei caduto — supplicò — e ravvediti, e fa’ le opere di prima”. Apocalisse 2:5 (Luzzi).UVI 368.2

    La chiesa era difettosa e aveva bisogno di essere rimproverata e castigata per la sua negligenza. Così Giovanni fu ispirato a scrivere messaggi di avvertimento, di riprensione e di esortazione a quelli che, trascurando i fondamentali princìpi del Vangelo, stavano mettendo in pericolo la loro speranza di salvezza. Ma le parole di rimprovero che Dio decide di rivolgere alle sue creature, sono sempre pronunciate con tenero amore e con la promessa di pace per ogni credente che cerca di rimediare alla sua insufficienza.“Ecco, io sto alla porta e picchio — dichiara il Signore — se uno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli meco”. Apocalisse 3:20 (Luzzi).UVI 368.3

    E per tutti quelli che nella furia dei conflitti avrebbero preservato la fede in Dio, al profeta furono rivolte parole di elogio aggiungendovi alcune promesse: “Io conosco le tue opere. Ecco, io ti ho posta dinanzi una porta aperta, che nessuno può chiudere, perché pur avendo poca forza, hai serbata la mia parola, e non hai rinnegato il mio nome... Perché tu hai serbata la parola della mia costanza, anch’io ti guarderò dall’ora del cimento che ha da venire su tutto il mondo, per mettere alla prova quelli che abitano sulla terra”. Al credente fu raccomandato: “Sii vigilante e rafferma il resto che sta per morire... Io vengo tosto; tieni fermamente quello che hai, affinché nessuno ti tolga la tua corona”. Apocalisse 3:8, 10, 2, 11 (Luzzi).UVI 368.4

    Mediante un uomo che si dichiarava essere un “fratello e partecipe con voi della tribolazione”, Cristo rivelò alla sua chiesa le cose che doveva soffrire per amor suo. Guardando attraverso i lunghi secoli di oscurità e di superstizione, l’anziano esiliato vide il grande numero di credenti che avrebbero dovuto subire il martirio per amore della verità. Un particolare lo rassicurò: Colui che aveva sostenuto i suoi primi testimoni non avrebbe abbandonato i suoi fedeli seguaci durante i secoli di persecuzione che sarebbero sopraggiunti prima della fine del mondo.“Non temere quel che avrai da soffrire — affermò il Signore — ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, perché siate provati: e avrete una tribolazione... Sii fedele fino alla morte, e io ti darò la corona della vita”. Apocalisse 2:10 (Luzzi).UVI 369.1

    Giovanni udì la promessa del Signore, rivolta a tutti i fedeli che avrebbero dovuto lottare contro il male: “A chi vince io darò a mangiare dell’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio”. “Chi vince sarà così vestito di vesti bianche, ed io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, e confesserò il suo nome nel cospetto del Padre e nel cospetto dei suoi angeli... A chi vince io darò di seder meco sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi son posto a sedere col Padre mio sul suo trono”. Apocalisse 2:7; 3:5, 21 (Luzzi).UVI 369.2

    Giovanni vide la misericordia, la tenerezza e l’amore di Dio mescolarsi con la santità, la giustizia e la sua potenza. Egli vide che i peccatori trovavano in lui un buon Padre. Non avevano più paura anche se erano coscienti dei loro peccati. E contemplando oltre la fine del grande conflitto, egli vide in Sion “quelli che aveano ottenuta vittoria... i quali stavano in piè sul mare di vetro avendo delle arpe di Dio. E cantavano il cantico di Mosè, servitore di Dio, e il cantico dell’Agnello”. Apocalisse 15:2, 3 (Luzzi).UVI 369.3

    Il Salvatore è presentato a Giovanni attraverso due simboli: il “Leone... della tribù di Giuda” e “un Agnello... che pareva essere stato immolato”. Apocalisse 5:5, 6 (Luzzi). Questi simboli rappresentano l’unione dell’onnipotente forza con l’infinito amore. Il Leone di Giuda, così terribile per coloro che rigettano la sua grazia, sarà l’Agnello di Dio per gli ubbidienti e i fedeli. La colonna di fuoco che parla di terrore e di ira ai trasgressori della legge divina, è un segno di luce, grazia e salvezza per quelli che hanno osservato i suoi comandamenti. Il braccio potente ad annientare i ribelli sarà potente nel liberare coloro che credono alle sue promesse. A queste persone è offerta la salvezza. Egli “manderà i suoi angeli con gran suono di tromba a radunare i suoi eletti dai quattro venti, dall’un capo all’altro de’ cieli”. Matteo 24:31 (Luzzi).UVI 369.4

    In confronto al grande numero degli abitanti della terra, il popolo di Dio sarà, come è sempre stato, un piccolo gregge. Pertanto, se esso resterà fedele ai princìpi della verità così come sono rivelati nella sua Parola, Dio sarà sempre pronto a proteggerlo con il suo ampio scudo. Egli vincerà ogni opposizione per dimostrare la forza del suo popolo. Quando il suono dell’ultima tromba penetrerà la dimora dei morti e i giusti risorgeranno trionfanti esclamando: “O morte, dov’è la tua vittoria? O morte, dov’è il tuo dardo?”, insieme a Dio, a Cristo, agli angeli e ai fedeli di ogni tempo, i figli di Dio saranno di gran lunga una maggioranza. 1 Corinzi 15:55.UVI 370.1

    I veri discepoli di Cristo lo seguono attraverso duri conflitti, costante abnegazione e amare delusioni; tutto questo insegna loro la colpevolezza e i danni del peccato, portandoli a odiare ciò che esso rappresenta. La loro adesione alle sofferenze di Cristo li renderà partecipi della sua gloria. In una santa visione il profeta vide il trionfo finale della chiesa di Dio. Egli scrive:UVI 370.2

    “Vidi come un mare di vetro e di fuoco e quelli che aveano ottenuta vittoria... i quali stavano in piè sul mare di vetro avendo delle arpe di Dio. E cantavano il cantico di Mosè, servitore di Dio, e il cantico dell’Agnello, dicendo: Grandi e meravigliose sono le tue opere, o Signore Iddio onnipotente; giuste e veraci sono le tue vie, o Re delle nazioni”. Apocalisse 15:2, 3 (Luzzi).UVI 370.3

    “Poi vidi, ed ecco l’Agnello che stava in pie’ sul monte Sion, e con lui erano centoquarantattromila persone che aveano il suo nome e il nome di suo Padre scritto sulle loro fronti”. Apocalisse 14:1 (Luzzi). Queste persone si sono consacrate a Dio durante la loro esistenza terrena, lo hanno servito con l’intelletto e con il cuore; e ora Egli può porre il suo nome sulle loro fronti.“Ed essi regneranno nei secoli dei secoli”. Apocalisse 22:5 (Luzzi). Non vagano qui e là elemosinando un posto. Essi appartengono al gruppo di coloro ai quali Cristo dice: “Venite, voi, i benedetti del Padre mio; eredate il regno che v’è stato preparato sin dalla fondazione del mondo”. Egli li accoglie come suoi figli, dicendo: “Entra nella gioia del tuo Signore”. Matteo 25:34, 21 (Luzzi).UVI 370.4

    “Essi son quelli che seguono l’Agnello dovunque vada. Essi sono stati riscattati di fra gli uomini per esser primizie a Dio e all’Agnello”. Apocalisse 14:4 (Luzzi). Il profeta li vede in visione sul monte Sion, equipaggiati per un santo servizio, vestiti di lino bainco, che è la giustizia dei santi. Ma tutti quelli che seguono l’Agnello in cielo devono prima averlo seguito sulla terra, non malvolentieri o capricciosamente, ma in fiduciosa, amorevole e spontanea ubbidienza, come il gregge segue il pastore.UVI 371.1

    “E la voce che udii era come il suono prodotto da arpisti che suonano le loro arpe. E cantavano un cantico nuovo davanti al trono... e nessuno poteva imparare il cantico se non quei centoquarantaquattromila, i quali sono stati riscattati dalla terra... E nella bocca loro non è stata trovata menzogna: sono irreprensibili”. Apocalisse 14:2-5 (Luzzi).UVI 371.2

    “E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere giù dal cielo d’appresso a Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo... Il suo luminare era simile a una pietra preziosissima, a guisa d’una pietra di diaspro cristallino. Avea un muro grande ed alto; avea dodici porte, e alle porte dodici angeli, e sulle porte erano scritti dei nomi, che sono quelli delle dodici tribù dei figliuoli d’Israele... E le dodici porte eran dodici perle, e ognuna delle porte era fatta d’una perla; e la piazza della città era d’oro puro simile a vetro trasparente. E non vidi in essa alcun tempio, perché il Signore Iddio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio”. Apocalisse 21:2, 11, 12, 21, 22 (Luzzi).UVI 371.3

    “E non ci sarà più alcuna cosa maledetta; e in essa sarà il trono di Dio e dell’Agnello; i suoi servitori gli serviranno ed essi vedranno la sua faccia e avranno in fronte il suo nome. E non ci sarà più notte; ed essi non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché li illuminerà il Signore Iddio”. Apocalisse 22:3-5 (Luzzi).UVI 371.4

    “Poi mi mostrò il fiume dell’acqua della vita, limpido come cristallo, che procedeva dal trono di Dio e dell’ Agnello. In mezzo alla piazza della città e d’ambo i lati del fiume stava l’albero della vita che dà dodici raccolti, e porta il suo frutto ogni mese; e le foglie dell’albero sono per la guarigione delle nazioni... Beati coloro che lavano le loro vesti per aver diritto all’albero della vita e per entrare per le porte nella città!” Apocalisse 22:1, 2, 14 (Luzzi).UVI 371.5

    E udii una gran voce dal trono che diceva: Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini; ed Egli abiterà con loro, ed essi saranno suoi popoli, e Dio stesso sarà con loro e sarà loro Dio”. Apocalisse 21:3 (Luzzi).UVI 371.6

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