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Gli uomini che vinsero un impero

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    Capitolo 2: La preparazione dei dodici

    Per la realizzazione della sua missione, Cristo non si servì né degli uomini colti ed eloquenti del sinedrio giudaico, né della potenza di Roma. Per proclamare le verità che avrebbero scosso il mondo, Cristo tralasciò i maestri giudei pieni di autosufficienza per scegliere degli uomini umili e illetterati. Il Maestro si proponeva di prepararli ed educarli a essere delle guide della sua chiesa in modo da poter a loro volta istruire gli altri per inviarli a recare il messaggio evangelico. Il successo della loro missione sarebbe stato attribuito alla potenza dello Spirito Santo. Non sarebbero quindi state la potenza o la saggezza umana a permettere la proclamazione del Vangelo, ma la potenza di Dio.UVI 12.1

    Per tre anni e mezzo i discepoli furono istruiti dal più grande Insegnante che il mondo abbia mai conosciuto, il quale vivendo in contatto con loro, li preparò al servizio divino. Giorno dopo giorno camminavano e vivevano con lui, ascoltavano le parole di incoraggiamento che lui rivolgeva agli stanchi e agli oppressi, vedevano la manifestazione della sua potenza in favore degli afflitti e dei malati. A volte Egli si sedeva tra loro sulle pendici di un monte per insegnare; altre volte, camminando per strada o lungo il mare, rivelava i misteri del regno di Dio. Dovunque vi fossero cuori recettivi al messaggio divino, Egli rivelava le verità relative alla salvezza; non ordinava ai discepoli di fare questo o quello, ma diceva loro: “Seguitemi”. Li portava con sé durante i suoi viaggi per le città e le campagne in modo che potessero vedere come Egli insegnava alla gente. Durante questo pellegrinaggio da un posto all’altro condividevano con lui il suo pasto frugale, qualche volta soffrivano la fame e spesso la stanchezza. Per le strade, lungo le rive del lago, nella solitudine del deserto, in ogni momento della vita erano con lui.UVI 12.2

    La consacrazione dei dodici segnò il primo passo dell’organizzazione della chiesa che dopo l’ascensione di Gesù avrebbe portato avanti la sua missione sulla terra. Di questa chiamata, la Scrittura dice: “Poi Gesù sali sul monte e chiamò a sé quei ch’Egli stesso volle, ed essi andarono a lui. E ne costituì dodici per tenerli con sé e per mandarli a predicare”. Marco 3:13-15 (Luzzi).UVI 12.3

    Contempliamo questa scena commovente. Il Sovrano dei cieli circondato dai dodici da lui scelti per essere consacrati per la sua opera: strumenti deboli destinati attraverso la sua Parola e lo Spirito a rendere la salvezza accessibile a tutti.UVI 12.4

    Fu con sentimenti di gioia che Dio insieme agli angeli contemplò tale scena. Il Padre sapeva che la luce celeste avrebbe brillato attraverso questi uomini, che le parole pronunciate da loro, testimoni di suo Figlio, sarebbero risuonate di generazione in generazione sino alla fine dei tempi.UVI 13.1

    Come testimoni di Cristo, i discepoli dovevano annunciare al mondo ciò che avevano visto e udito di lui. A parte Cristo nessun uomo era stato mai chiamato a un compito così importante: collaborare con Dio per la salvezza degli uomini. Come ai tempi dell’Antico Testamento i dodici patriarchi rappresentavano Israele, così i dodici apostoli rappresentavano la chiesa evangelica.UVI 13.2

    Durante la sua missione terrena, Cristo iniziò a demolire il muro che separava i Gentili dai giudei predicando la salvezza universale. Pur essendo giudeo evitava di seguire le abitudini farisaiche e si univa ai disprezzati samaritani. Gesù dormì sotto i loro tetti, mangiò alle loro tavole e insegnò nelle loro strade.UVI 13.3

    Un profondo desiderio del Salvatore era quello di insegnare ai suoi discepoli che il muro di separazione eretto tra Israele e le altre nazioni doveva essere abbattuto. “I Gentili sono eredi con noi... e con noi partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante l’Evangelo”. Efesini 3:6 (Luzzi). Tale verità venne parzialmente rivelata quando Egli ricompensò la fede del centurione di Capernaum, come anche quando predicò il Vangelo agli abitanti di Sicar. Il Salvatore fu ancora più esplicito quando in Fenicia guarì la figlia della cananea. I discepoli poterono così meglio comprendere che tra coloro che erano da molti considerati indegni di salvezza, ve ne erano alcuni desiderosi di ricevere la luce della verità.UVI 13.4

    Cristo cercò quindi di far comprendere ai discepoli che il regno di Dio non aveva un confine territoriale, né era appannaggio di una casta o di un gruppo aristocratico; occorreva recarsi in tutte le nazioni per far conoscere l’amore del Salvatore. Ci volle però del tempo affinché fosse ben chiaro che “da un solo uomo Dio ha fatto discendere tutti i popoli, e li ha fatti abitare su tutta la terra. Ha stabilito per loro i periodi delle stagioni e i confini dei territori da loro abitati. Dio ha fatto tutto questo perché gli uomini lo cerchino e si sforzino di trovarlo, anche a tentoni, per poterlo incontrare. In realtà Dio non è lontano da ciascuno di noi”. Atti 17:26, 27.UVI 13.5

    Indubbiamente il fatto che i primi discepoli avessero dei caratteri differenti rappresentava un certo vantaggio nell’adempimento di una missione che riguardava tutti gli uomini. Nonostante le differenze, naturali o acquisite, con i modi di vita che caratterizzavano le diverse popolazioni di allora, era necessario che essi raggiungessero un’unità di pensiero e di azione. Raggiungere questa unità era un obiettivo essenziale per Cristo, e per questo occorreva che prima essi fossero uniti a lui. Fu questo un obiettivo molto sentito da Cristo, come traspare da questa preghiera che rivolse al Padre: “Che siano tutti uno; che come tu, o Padre, sei in me, ed io sono in te, anch’essi siano in noi... affinché il mondo conosca che tu m’hai mandato, e che li ami come hai amato me”. Giovanni 17:21, 23 (Luzzi). Cristo chiedeva costantemente in preghiera che essi potessero essere santificati attraverso la verità, e pregava con fiducia, perché sapeva che un decreto dell’Onnipotente era stato emanato prima della creazione del mondo. Sapeva anche che il Vangelo del Regno sarebbe stato predicato a tutti i popoli, che la verità sorretta dallo Spirito Santo avrebbe vinto la battaglia contro il male, e che lo stendardo insanguinato sarebbe un giorno sventolato in segno di trionfo davanti ai seguaci del Salvatore.UVI 13.6

    Quando il ministero di Cristo volse al termine, prima di lasciare i suoi discepoli, Egli cercò di incoraggiarli in modo da prepararli a lavorare senza la sua guida personale. Presentò loro il futuro in maniera chiara senza ingannarli con false speranze. Gesù sapeva che si sarebbe separato da loro e che essi si sarebbero trovati come pecore in mezzo a lupi, che avrebbero sofferto la persecuzione, che sarebbero stati cacciati dalle sinagoghe e anche gettati in prigione. Alcuni di loro sarebbero stati uccisi perché avevano testimoniato della messianicità del Cristo. Parlando del loro futuro, Gesù li informò chiaramente delle difficoltà che avrebbero dovuto affrontare. Nel momento della prova, il ricordo delle sue parole e la fiducia che nutrivano in lui come Redentore li avrebbero rincuorati.UVI 14.1

    Rivolse loro anche parole di speranza e di incoraggiamento. “Non siate tristi — disse — abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio c’è molto posto. Altrimenti ve lo avrei detto. Io vado a prepararvi un posto. E se vado ve lo preparo, tornerò e vi prenderò con me. Cosi anche voi sarete dove sono io. Voi sapete dove io vado e sapete anche la strada”. Giovanni 14:1-4. Sono venuto nel mondo per amor vostro e per voi ho compiuto la mia missione che continuerò per voi con serietà anche quando me ne sarò andato. Sono venuto al mondo per rivelare me stesso in modo che possiate credere, e ora vado dal Padre per collaborare con lui alla vostra salvezza.UVI 14.2

    “Ve lo assicuro: chi ha fede in me farà anche lui le opere che io faccio, e ne farà di più grandi, perché io ritorno al Padre”. Giovanni 11:12. Con ciò Cristo non intendeva dire che i suoi discepoli avrebbero compiuto azioni più importanti delle sue, ma che la loro opera avrebbe avuto un’estensione maggiore. Non si riferiva inoltre ai soli miracoli, ma a tutto ciò che sarebbe stato compiuto con l’influsso dello Spirito Santo. “Quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre — disse — lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati meco fin dal principio”. Giovanni 15:26, 27 (Luzzi).UVI 14.3

    Queste parole si adempirono in modo prodigioso quando, dopo la discesa dello Spirito Santo, i discepoli furono talmente colmi di amore per Colui che era morto per loro, da intenerire con le loro parole e le loro preghiere coloro che li ascoltavano. Migliaia di persone si convertirono per aver sentito parlare degli uomini diretti dalla potenza dello Spirito.UVI 15.1

    Come rappresentanti di Cristo, gli apostoli avrebbero destato una notevole impressione sulla gente. Il fatto di essere uomini di umile estrazione, invece di diminuire il loro ascendente, l’avrebbe aumentato, perché il pensiero dei loro ascoltatori sarebbe andato al Salvatore il quale, pur senza farsi vedere, operava ancora con loro. Lo straordinario insegnamento degli apostoli, i loro inviti al coraggio e alla fiducia, avrebbero garantito che tutto ciò che facevano dipendeva dalla potenza di Cristo e non dalle loro capacità. La loro umiltà avrebbe testimoniato del fatto che Colui che i giudei avevano crocifisso era il Principe della vita, il figlio del Dio vivente, perchè solo nel suo nome si potevano compiere le opere che i discepoli avevano fatto.UVI 15.2

    Nell’ultimo colloquio intrattenuto coi discepoli, la notte precedente la crocifissione, il Salvatore non fece riferimento alle sofferenze che avrebbe patito, non parlò dell’umiliazione che lo attendeva, ma attirò la loro attenzione su ciò che avrebbe rafforzato la loro fede, invitandoli a soffermarsi sulla gioia che precede la vittoria. Gioì per la consapevolezza di poter fare per i suoi seguaci più di quanto aveva promesso, per l’amore e la pietà che avrebbe infuso nei loro animi, per il fatto che avrebbe dato all’uomo un carattere simile al suo. La diffusione della verità che aveva insegnato ai suoi discepoli sarebbe progredita, raccogliendo un successo dopo l’altro.UVI 15.3

    “Vi ho detto tutto questo — disse — perché troviate in me la pace. Nel mondo avrete dolori; coraggio, però! Io ho vinto il mondo”. Giovanni 16:33. La fede aveva preservato il Cristo dal fallimento e dallo scoraggiamento; il suo desiderio era che i suoi discepoli manifestassero nella loro opera la sua stessa fede e costanza. Erano chiamati a operare come lui e a ricevere da lui la forza. Con la sua grazia avrebbero potuto superare ostacoli apparentemente impossibili senza disperarsi e continuando sempre a contare sul suo soccorso.UVI 15.4

    Cristo voleva formare delle persone che fossero in grado di continuare la sua opera su questa terra. In questo modo Egli completava la missione che gli era stata affidata. Ecco alcune sue parole: “Tutto ciò che è mio appartiene a te, e ciò che è tuo appartiene a me, e la mia gloria si manifesta in loro. Io non sono più nel mondo, loro invece sì. Io ritorno a te. Padre santo, conserva uniti a te quelli che mi hai affidati, perché siano una cosa sola come noi. Io non prego soltanto per questi miei discepoli, ma prego anche per altri, per quelli che crederanno in me dopo aver ascoltato la loro parola. Fa’ che siano tutti una cosa sola: come tu, Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano in noi... io unito a loro e tu unito a me. Così potranno essere perfetti nell’unità, e il mondo potrà capire che tu mi hai mandato, e che li hai amati come hai amato me”. Giovanni 17:10, 11, 20-23.UVI 16.1

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