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Gli uomini che vinsero un impero

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    Capitolo 16: Il vangelo in Antiochia

    In seguito alla persecuzione, i discepoli si allontanarono da Gerusalemme, e il Vangelo fu diffuso rapidamente nelle regioni situate ai confini della Palestina. Molti piccoli gruppi di credenti diventarono in poco tempo delle chiese influenti. Alcuni dei discepoli “passarono fino in Fenicia, in Cipro e in Antiochia”. Atti 11:19 (Luzzi). I loro sforzi evangelistici erano solitamente limitati ai giudei e agli ellenisti: di quest’ultimi esistevano grandi colonie in quasi tutte le città del mondo allora abitato.UVI 97.1

    Tra i luoghi che accolsero con gioia il Vangelo, c’era Antiochia, a quel tempo città della Siria. Si trattava di un centro popoloso dedito al commercio. Le sue vie erano frequentate da gente di varie nazionalità. Oltretutto Antiochia era famosa per le comodità e il piacere che offriva. La sua posizione era invidiabile: a questo vantaggio si sommavano il clima salutare, i bei dintorni, la ricchezza e la cultura raffinata dei suoi abitanti. Al tempo degli apostoli, essa era conosciuta come una città dedita al vizio e all’immoralità spinta fino ai peggiori eccessi.UVI 97.2

    Il Vangelo fu pubblicamente predicato in Antiochia da alcuni discepoli provenienti da Cipro e Cirene, i quali andavano “annunziando il Signor Gesù”. Atti 11:20 (Luzzi). “E la mano del Signore era con loro: e gran numero di gente, avendo creduto, si convertì al Signore”. Atti 11:21 (Luzzi).UVI 97.3

    “E la notizia del fatto venne agli orecchi della chiesa ch’era in Gerusalemme: onde mandarono Barnaba fino ad Antiochia”. Atti 11:22 (Luzzi). Al suo arrivo in questo campo di lavoro, Barnaba scoprì che l’opera stava già avanzando per grazia divina e si “rallegrò, e li esortò tutti ad attenersi al Signore con fermo proponimento di cuore”. Atti 11:23 (Luzzi).UVI 97.4

    Gli sforzi di Barnaba in Antiochia furono benedetti oltremodo. Molte anime furono aggiunte al numero dei credenti. Come l’opera si sviluppava, Barnaba sentì l’esigenza di un collaboratore che lo aiutasse a sfruttare meglio l’opportunità offerta dal Signore; per questo si recò a Tarso e cercò Paolo il quale, dopo aver lasciato Gerusalemme, era andato “nelle contrade della Siria e della Cilicia” per predicare “la fede che altra volta cercava di distruggere”. Galati 1:21, 23 (Luzzi). Barnaba riuscì a trovare Paolo e lo persuase a collaborare alla realizzazione del suo progetto.UVI 97.5

    Nell’affollata città di Antiochia, Paolo trovò un eccellente campo di lavoro. La sua educazione, la sua saggezza e il suo zelo esercitarono un potente influsso sugli abitanti e sui frequentatori di quella erudita città. Egli dimostrò di essere l’aiuto adatto di cui Barnaba aveva bisogno. Per un anno i due discepoli lavorarono insieme testimoniando fedelmente e conducendo molti alla conoscenza di Gesù di Nazareth, il Redentore del mondo.UVI 98.1

    Fu in Antiochia che per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani. Questo nome fu dato loro perché Cristo era il principale soggetto della loro predicazione, dei loro insegnamenti, e delle loro conversazioni. Di continuo i credenti raccontavano gli episodi accaduti durante i giorni del suo ministero terreno, quando i suoi apostoli erano benedetti dalla sua personale presenza. Non si stancavano mai di ricordare i suoi insegnamenti e i miracoli di guarigione che il Maestro aveva compiuto. Essi parlavano della sua agonia nel giardino, del tradimento, del processo, dell’esecuzione, della tolleranza e umiltà con le quali Gesù sopportò l’ingiuria e la tortura dei suoi nemici, e dell’immensa pietà con la quale Egli pregò per quelli che lo perseguitavano. Nel raccontare queste cose manifestavano apertamente la gioia che ispirava loro la figura del Maestro. Essi attiravano l’attenzione dei loro uditori sulla sua risurrezione e ascensione, sull’opera che stava svolgendo nel cielo come mediatore dell’uomo caduto. I pagani giustamente li chiamavano cristiani, poiché essi predicavano Cristo e pregavano Dio nel suo nome.UVI 98.2

    Fu Dio che diede loro il nome di cristiani. Questo è un nome regale, dato a tutti quelli che si uniscono a Cristo. Circa questo nome Giacomo, più tardi, affermò: “Non son forse i ricchi quelli che vi opprimono e che vi traggono ai tribunali? Non sono essi quelli che bestemmiano il buon nome che è stato invocato su di voi?” Giacomo 2:6, 7 (Luzzi). E Pietro dichiarò: “Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi! perché lo Spirito di Dio riposa su voi... Ma se uno patisce come cristiano, non se ne vergogni, ma glorifichi Iddio portando questo nome”. 1 Pietro 4:14, 16 (Luzzi).UVI 98.3

    I credenti di Antiochia compresero che Dio desiderava infondere nel loro animo “il volere e l’operare, per la sua benevolenza”. Filippesi 2:13 (Luzzi). E pur vivendo in mezzo a gente che sembrava avere poco interesse per le cose di valore eterno, essi cercarono di attirare l’attenzione delle persone oneste, dando una buona testimonianza di Colui che amavano e servivano. Nel loro umile ministero, impararono ad attendere che la potenza dello Spirito Santo rendesse efficace la parola della vita. E così, in ogni particolare circostanza testimoniavano della loro fede in Cristo.UVI 98.4

    L’esempio dei seguaci di Cristo in Antiochia dovrebbe ispirare ogni credente che vive oggi nelle grandi città. È nei piani di Dio che operai scelti e consacrati lavorino in importanti centri urbani per condurre delle nuove iniziative evangelistiche. Egli però desidera che i membri di chiesa che vivono in queste città si mettano anche loro all’opera affinché molte più persone conoscano Cristo. Ci sono ricche benedizioni in serbo per coloro che si sottomettono completamente alla chiamata di Dio. Come questi operai si impegneranno per conquistare delle anime a Cristo, scopriranno che molte persone sono pronte a rispondere positivamente ai loro appelli. Senza questi sforzi personali non sarebbe possibile raggiungerle.UVI 99.1

    Oggi, l’opera di Dio su queste terra ha bisogno di rappresentanti che pratichino l’insegnamento della Bibbia. Da soli, i pastori consacrati non riuscirebbero ad assolvere l’impegno di avvertire la gente che abita le città. Dio sta chiamando non solo pastori ma anche dottori, infermieri, colportori e lettori biblici. Egli desidera che dei laici capaci e consacrati, con una conoscenza diretta della Parola di Dio e della potenza della sua grazia, cerchino di avvertire la gente che abita le città. Il tempo trascorre rapidamente e molto resta ancora da fare. Ogni agente deve essere messo al lavoro per creare nuove opportunità di testimonianza.UVI 99.2

    Lavorando in Antiochia, insieme a Barnaba, Paolo si convinse che il Signore lo aveva chiamato a svolgere un’opera speciale in favore del mondo pagano. Al tempo della sua conversione, il Signore aveva dichiarato che Paolo doveva essere destinato a predicare ai Gentili, “per aprire i loro occhi, per farli passare dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana al servizio di Dio. Quelli che crederanno in me riceveranno il perdono dei loro peccati e faranno parte del mio popolo santo”. Atti 26:18. Inoltre il Signore comunicò ad Anania quale doveva essere il compito di Paolo nella chiesa: “Egli è uno strumento che ho eletto per portare il mio nome davanti ai Gentili, ed ai re, ed ai figliuoli d’Israele”. Atti 9:15 (Luzzi). E Paolo stesso, più tardi, mentre pregava nel tempio di Gerusalemme, fu visitato da un angelo celeste, che gli ordinò: “Va’, perché io ti manderò lontano, ai Gentili”. Atti 22:21 (Luzzi).UVI 99.3

    Così il Signore diede a Paolo il compito di evangelizzare il mondo pagano. Per prepararlo a questo vasto e difficile lavoro, Dio si rivelò facendogli contemplare la bellezza e la gloria del suo regno celeste. A lui fu affidato il compito di far conoscere agli uomini quel “mistero” che per lungo tempo era rimasto nascosto. Romani 16:25. “Il qual mistero, nelle altre età, non fu dato a conoscere ai figliuoli degli uomini nel modo che ora, per mezzo dello Spirito, è stato rivelato ai santi apostoli e profeti di Lui; vale a dire, che i Gentili sono eredi con noi, membra con noi d’un medesimo corpo e con noi partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante l’Evangelo — dichiara Paolo — del quale io sono stato fatto ministro, in virtù del dono della grazia di Dio largitami secondo la virtù della sua potenza. A me, dico, che son da meno del minimo di tutti i santi, è stata data questa grazia di recare ai Gentili il buon annunzio delle non investigabili ricchezze di Cristo, e di manifestare a tutti quale sia il piano seguito da Dio riguardo al mistero che è stato fin dalle più remote età nascosto in Dio, il Creatore di tutte le cose affinchè nel tempo presente, ai principati e alle potestà, ne’ luoghi celesti, sia data a conoscere, per mezzo della Chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio, conforme al proponimento eterno ch’Egli ha mandato ad effetto nel nostro Signore, Cristo Gesù”. Efesini 3:5-11 (Luzzi).UVI 99.4

    Dio benedisse abbondantemente gli sforzi di Paolo e Barnaba durante l’anno che rimasero con i credenti di Antiochia. Ma entrambi non erano stati ufficialmente consacrati al ministero evangelistico. Ora, era giunto il momento in cui Dio li avrebbe incaricati formalmente di portare avanti una difficile impresa missionaria, per la quale avrebbero avuto bisogno di quei vantaggi che si potevano ottenere mediante la collaborazione della chiesa.UVI 100.1

    “Nella chiesa d’Antiochia v’eran dei profeti e dei dottori: Barnaba, Simeone chiamato Niger, Lucio di Cirene, Manaen, fratello di latte di Erode il tetrarca e Saulo. E mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: “Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati”. Atti 13:1, 2 (Luzzi). Prima di essere inviati al mondo pagano come missionari, gli apostoli furono solennemente consacrati a Dio mediante il digiuno, la preghiera e l’imposizione delle mani. Questo rito conferiva loro piena autorità ecclesiastica: essi erano autorizzati non solo a insegnare la verità, ma anche a compiere il rito del battesimo e a organizzare nuove chiese.UVI 100.2

    La chiesa cristiana entrava ora in una importante èra. L’opera di evangelizzazione tra i Gentili doveva essere eseguita con vigore. La chiesa ne sarebbe uscita rafforzata. Molte persone avrebbero scelto di appartenere al Maestro. Gli apostoli che erano stati consacrati a dirigere questa impresa, sarebbero stati esposti al sospetto, al pregiudizio e alla gelosia. I loro insegnamenti circa la demolizione del “muro di separazione” che aveva per lungo tempo separato i giudei dai Gentili, avrebbe naturalmente attirato su loro l’accusa di eresia. La loro autorità di ministri del Vangelo sarebbe stata messa in questione da molti credenti giudei. Dio previde le difficoltà che i suoi servitori avrebbero dovuto affrontare, e per non rendere la loro impresa impossibile, istruì la chiesa, mediante una rivelazione, di destinarli pubblicamente a quel compito. La loro ordinazione fu un riconoscimento pubblico del fatto che Dio li aveva chiamati ad annunciare il Vangelo ai Gentili.UVI 100.3

    Entrambi, Paolo e Barnaba, avevano già ricevuto la chiamata da Dio stesso, e il rito dell’imposizione delle mani non aggiungeva nulla alla grazia e alla qualificazione che avevano ricevuto dal cielo. Esso era una forma di riconoscimento della designazione a una particolare responsabilità e dell’autorizzazione a svolgere quel dato compito. Mediante questo rito la chiesa confermava ciò che Dio aveva già deciso.UVI 101.1

    Questo rito aveva una certa importanza per i giudei. Quando un padre ebreo benediceva i suoi figli, egli posava con cura le sue mani sulle loro teste. Quando un animale veniva dedicato al sacrificio, un sacerdote posava le mani sulla testa della vittima. E quando i ministri della chiesa di Antiochia posarono le loro mani su Paolo e Barnaba, essi, mediante quel gesto, chiesero a Dio di riversare le sue benedizioni sugli apostoli scelti, per il particolare lavoro al quale erano stati assegnati.UVI 101.2

    In seguito, questo rito di consacrazione mediante l’imposizione delle mani subì un grande abuso. Si modificò il significato con l’idea che l’ordinato ricevesse immediatamente la potenza che lo qualificava per assolvere qualsiasi compito nella chiesa. Ma nel racconto della consacrazione di questi due apostoli per un compito particolare, non è scritto che il solo rito di imporre le mani avesse infuso in loro qualche speciale virtù. C’è semplicemente scritto della loro ordinazione e dell’orientamento che essa dette al loro futuro lavoro.1Ellen White pone giustamente in evidenza l’esigenza di un ritorno alle origini della tradizione ebraico-cristiana. Nell’Antico Testamento l’unzione dell’uomo di Dio aveva un significato profetico. Cfr. 1 Samuele 16:1-13. Dio sceglieva un uomo per assolvere un determinato compito ancor prima che fosse unto e consacrato. Ciò vuol dire che in sé la cerimonia non ha una qualche virtù sacramentale (lo stesso dicasi per il battesimo). Essa è solo un segno che deve essere confermato dall’azione dello Spirito Santo (ndr).UVI 101.3

    Il fatto che lo Spirito Santo abbia separato Paolo e Barnaba per uno specifico servizio, mostra chiaramente che il Signore opera mediante agenti scelti nella sua chiesa organizzata. Anni addietro, il Signore rivelò a Paolo i piani che lo riguardavano. Immediatamente Paolo fu messo in contatto con i membri della chiesa di Damasco. La chiesa non fu lasciata all’oscuro circa l’esperienza personale di quel fariseo convertito. Nel momento stabilito da Dio, lo Spirito Santo rese ancora testimonianza del fatto che Paolo era un agente scelto per portare il Vangelo ai Gentili, e affidò alla chiesa il compito di ordinarlo insieme al suo compagno Barnaba. E mentre i dirigenti della chiesa di Antiochia “celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati”. Atti 13:2 (Luzzi).UVI 101.4

    Dio ha fatto della sua chiesa su questa terra un canale di luce mediante il quale comunica la sua volontà agli uomini. Egli non dà ai suoi fedeli un’esperienza che è indipendente o contraria all’esperienza della chiesa stessa. Egli dà a un solo uomo la conoscenza del suo volere per l’intera chiesa, mentre la chiesa stessa, il corpo di Cristo, è lasciata all’oscuro. Nella sua provvidenza, Dio pone i suoi servitori in stretta connessione con la sua chiesa, in modo che essi confidino meno in se stessi e più in coloro che Egli ha scelto per dirigere l’avanzamento della sua opera.UVI 102.1

    Ci sono sempre state nella chiesa persone inclini a essere indipendenti. Queste persone sembrano non capire che uno spirito di indipendenza spinge l’uomo ad avere troppa fiducia nelle proprie capacità, e a confidare nel proprio giudizio piuttosto che rispettare, il consiglio e il giudizio dei fratelli, specialmente di quelli che hanno ricevuto da Dio la responsabilità di dirigere il suo popolo. Dio ha conferito alla sua chiesa speciale autorità e potenza, e nessuno che la disprezza o che fa l’indifferente sarà giustificato per aver disprezzato la voce di Dio.UVI 102.2

    Quelli che sono inclini a considerarsi infallibili nei loro giudizi sono esposti a un grave pericolo. Gli sforzi di Satana sono studiati per riuscire a separare queste persone da quelli che sono canali di luce, con i quali Dio cerca di costruire ed estendere la sua opera su questa terra. Non rispettare o disprezzare coloro a cui il Signore ha assegnato la direzione dell’opera di evangelizzazione significa rigettare gli strumenti che Egli ha ordinato per assistere, incoraggiare e rafforzare il suo popolo. Qualsiasi operaio di Dio che pensi di poter oltrepassare i dirigenti e che ritenga che la luce deve giungere a lui direttamente da Dio, si espone all’inganno del nemico, che intende sopraffarlo. Il Signore nella sua saggezza ha stabilito che ci sia una stretta relazione tra tutti i credenti, realizzando una sempre più stretta unità di intenti tra gli individui e le comunità locali. Solo così gli agenti umani saranno in grado di cooperare con quelli divini. Ogni agente umano deve essere sottomesso allo Spirito Santo. Tutti i credenti devono essere uniti e ben organizzati per saper dare al mondo la buona notizia della grazia di Dio.UVI 102.3

    Paolo considerò l’occasione della sua ufficiale ordinazione come il punto di partenza di un nuovo e importante periodo del suo ministero. Egli, in seguito, datò l’inizio del suo apostolato nella chiesa cristiana, riferendosi proprio a quell’occasione.UVI 102.4

    Mentre la luce del Vangelo illuminava Antiochia, a Gerusalemme gli apostoli continuavano a svolgere un importante lavoro. Ogni anno, durante il periodo delle festività, molti giudei espatriati ritornavano a Gerusalemme per adorare nel tempio. Alcuni di questi pellegrini erano uomini di grande pietà e zelanti studiosi delle profezie. Essi attendevano trepidamente l’avvento del promesso Messia, la speranza d’Israele. Mentre Gerusalemme era affollata di stranieri, gli apostoli predicarono Cristo con sconcertante coraggio, sebbene sapessero che così facendo mettevano la loro vita in costante pericolo. Lo Spirito di Dio benedisse il loro lavoro, e molti si convertirono alla fede. Questi nuovi convertiti, quando ritornarono alle loro case nelle varie parti del mondo, diffusero il seme della verità tra tutte le nazioni, senza escludere nessun ceto sociale.UVI 103.1

    Tra gli apostoli che si dedicarono a questo lavoro si distinguevano Pietro, Giacomo, e Giovanni. Questi ultimi erano convinti del fatto che Dio li avesse assegnati alla predicazione del Cristo tra gli abitanti della Palestina. Essi lavorarono fedelmente, testimoniando delle cose che avevano viste e udite, e appellandosi alla “parola profetica”, nel tentativo di persuadere “la casa d’Israele” che Dio aveva stabilito come Signore e Messia lo stesso Gesù che i giudei avevano crocifisso. 2 Pietro 1:19; Atti 2:36.UVI 103.2

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