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Gli uomini che vinsero un impero

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    Capitolo 24: Corinto

    Durante il primo secolo dell’èra cristiana, Corinto era una delle città principali non solo della Grecia, ma del mondo. Greci, giudei, romani e viandanti provenienti da ogni luogo affollavano le sue strade cercando di procurarsi affari e piacere. Essa era un grande centro commerciale ed era situata in un luogo di facile accesso a tutte le regioni dell’impero romano. Era dunque una città che offriva grandi opportunità alla testimonianza della verità.UVI 152.1

    Tra i giudei che risiedevano in Corinto c’erano Aquila e Priscilla, i quali in seguito si distinsero come ferventi operai di Cristo. Avendo conosciuto il carattere di queste persone, Paolo “dimorava con loro”. Atti 18:3 (Luzzi).UVI 152.2

    All’inizio dei suoi sforzi evangelistici in questa città di grande traffico, Paolo vedeva in ogni angolo seri ostacoli al progresso dell’opera. I cittadini erano quasi tutti dediti all’idolatria. Venere era la divinità favorita; il suo culto comprendeva riti e cerimonie che offendevano il comune senso del pudore. I corinzi erano diventati famosi tra i pagani per la loro grossolana immoralità. Sembrava che essi avessero pochi interessi oltre ai piaceri e alla gioia passeggeri.UVI 152.3

    Nella predicazione del Vangelo a Corinto, l’apostolo seguì un metodo differente da quello che aveva seguito ad Atene. In quest’ultimo posto, aveva cercato di adattare il proprio stile al carattere del suo uditorio: abbinando logica con logica, scienza con scienza, filosofia con filosofia. Quando ripensò a questa esperienza, Paolo si rese conto che il suo insegnamento ad Atene aveva prodotto soltanto pochi frutti, così decise di seguire un differente piano di lavoro in Corinto. Per poter attirare l’attenzione di quella gente noncurante e indifferente, egli si propose di evitare argomenti e discussioni elaborate, “di non saper altro... fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso”. La sua predicazione non sarebbe consistita “in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza”. 1 Corinzi 2:2, 4 (Luzzi).UVI 152.4

    Gesù, che Paolo stava per presentare come il Messia ai greci di Corinto, era un giudeo di umili origini, cresciuto in un paese proverbiale per la sua malvagità. Egli era stato rigettato dalla sua nazione e alla fine crocifisso come un malfattore. I greci credevano nella necessità di elevare la razza umana ma consideravano lo studio della filosofia e della scienza il solo mezzo per ottenere vera elevazione e onore. Poteva Paolo convincerli che la fede nella potenza di questo sconosciuto giudeo avrebbe innalzato e nobilitato ogni qualità dell’essere umano?UVI 152.5

    Nel nostro tempo la croce del Calvario è oggetto della venerazione di molte persone. Le scene della crocifissione vengono spesso connesse a un’atmosfera di santità e devozione. Ma ai giorni di Paolo, la croce era riguardata con sentimenti di repulsione e orrore. Proclamare come salvatore della razza umana uno che era stato crocifisso, avrebbe naturalmente provocato derisione e opposizione.UVI 153.1

    Paolo sapeva bene come il suo messaggio sarebbe stato considerato sia dai giudei che dai greci di Corinto. “Noi predichiamo Cristo crocifisso — egli ammise — che per i Giudei è scandalo e per i Gentili, pazzia”. 1 Corinzi 1:23 (Luzzi). Tra i suoi ascoltatori giudei ce ne sarebbero stati molti che si sarebbero irritati a motivo del messaggio che Paolo stava per proclamare. I greci avrebbero definito folli le sue parole. Egli sarebbe stato considerato uomo di scarsa intelligenza per aver tentato di mostrare come la croce poteva essere connessa con l’elevazione della razza umana o con la salvezza dell’umanità.UVI 153.2

    Per Paolo la croce era un oggetto di supremo interesse. Da quando era stato indotto ad abbandonare la persecuzione contro i seguaci del A quel tempo Paolo aveva ricevuto una rivelazione dell’infinito amore di Dio, manifestato nella morte di Cristo, e una meravigliosa trasformazione aveva preso atto nella sua vita, armonizzando tutti i suoi piani e i suoi ideali con la volontà di Dio. Da quel momento, egli era diventato un nuovo uomo in Cristo. Paolo capì per esperienza personale che quando un peccatore contempla l’amore del Padre, come è rivelato nel sacrificio del Figlio, e si sottomette all’influsso divino, realizza un cambiamento del cuore. In questo modo Cristo può diventare la cosa più importante nell’esistenza di ogni uomo.UVI 153.3

    Al tempo della sua conversione, Paolo fu ispirato con l’ardente desiderio di aiutare i suoi simili a riconoscere Gesù di Nazareth come il Figlio dell’Iddio vivente, come Colui che è capace di trasformare e salvare ogni uomo. Da allora la sua vita era stata totalmente dedicata alla testimonianza dell’amore e della potenza di Gesù crocifisso. Nel suo grande cuore c’era simpatia per gli appartenenti di ogni ceto sociale. “Io son debitore — Paolo dichiarò — tanto ai Greci quanto ai Barbari, tanto ai savî quanto agli ignoranti”. Romani 1:14 (Luzzi). L’amore per il Signore della gloria, che egli aveva accanitamente perseguitato, accanendosi contro i suoi santi, era il principio base della sua condotta, e la sua potente motivazione. Se mai egli avesse vacillato nell’adempimento del suo dovere, uno sguardo alla croce e al meraviglioso amore da essa rivelato, sarebbero stati sufficienti a costringerlo a fare dei piani e ad agire con spirito di abnegazione.UVI 153.4

    Contempla l’apostolo che predica nella sinagoga a Corinto, che ragiona sugli scritti di Mosè e dei profeti e che annuncia ai suoi ascoltatori l’avvento del Messia promesso. Ascolta come egli spiega l’opera del Redentore, del suo ministero come Sommo sacerdote dell’umanità! Egli doveva espiare, mediante il sacrificio della propria vita, il peccato una volta per tutte, per poi intraprendere il suo ministero nel santuario celeste! Paolo fece comprendere ai suoi ascoltatori che il Messia di cui essi aspettavano l’avvento era già venuto. La sua morte era l’antitipo di tutte le offerte sacrificali, il suo ministero nel santuario celeste era già stato raffigurato e spiegato dal ministero del sacerdozio ebraico.UVI 154.1

    Paolo testimoniò “ai Giudei che Gesù era il Cristo”. Atti 18:5 (Luzzi). Con le scritture dell’Antico Testamento, egli dimostrò che secondo le profezie e l’attesa universale dei giudei, il Messia doveva essere della discendenza di Abramo e di Davide. Poi, tracciò la discendenza di Gesù dal patriarca Abramo attraverso il regale salmista. Egli lesse la testimonianza dei profeti circa il carattere e l’opera del Messia promesso e circa l’accoglienza e il trattamento che doveva ricevere sulla terra. Poi mostrò che tutte queste predizioni erano state adempiute nella vita, nel ministero, e nella morte di Gesù di Nazareth.UVI 154.2

    Paolo spiegò che Cristo era venuto per offrire la salvezza prima di tutto alla nazione che stava aspettando la venuta del Messia per la consumazione e la gloria della sua stessa esistenza. Questa nazione aveva rigettato Colui che avrebbe dato per loro la vita e aveva scelto un’altra guida, il cui potere sarebbe stato vinto dalla morte. Egli si sforzò di far comprendere ai suoi ascoltatori che solo il pentimento poteva salvare la nazione ebrea dall’imminente rovina. Rivelò la loro ignoranza circa il significato di quelle Scritture che erano il loro supremo vanto e gloria. Li rimproverò inoltre per la loro mondanità, per il loro amore per la posizione, per i titoli e per l’esibizione, e per il loro incontrollato egoismo.UVI 154.3

    Paolo, sospinto dallo Spirito, riferì la storia della sua miracolosa conversione e confermò la sua fede nelle scritture dell’Antico Testamento: esse erano state pienamente adempiute in Gesù di Nazareth. Le sue parole furono pronunciate con solenne fervore e i suoi ascoltatori non poterono non accorgersi che egli amava con tutto il cuore il Salvatore crocifisso e risorto. Essi videro che la sua mente era centrata in Cristo, che la sua intera vita era legata al suo Signore. Le sue parole furono così tanto impressionanti che solo quelli che avevano l’animo pieno di odio contro la religione cristiana riuscirono a rimanere indifferenti.UVI 154.4

    Ma i giudei di Corinto chiusero gli occhi per non vedere l’evidenza che l’apostolo aveva così chiaramente presentata e si rifiutarono di ascoltare i suoi appelli. Lo stesso spirito che li aveva spinti a rigettare Cristo, riempì i loro cuori di rabbia e di furia contro il suo servitore. Se Dio non lo avesse protetto in maniera speciale, perché egli potesse continuare a portare l’Evangelo ai Gentili, essi lo avrebbero ucciso.UVI 155.1

    Quando i giudei si opposero e bestemmiarono, Paolo “scosse le sue vesti e disse loro: Il vostro sangue ricada sul vostro capo; io ne son netto; da ora innanzi andrò ai Gentili. E partitosi di là, entrò, in casa d’un tale, chiamato Tizio Giusto, il quale temeva Iddio, ed aveva la casa contigua alla sinagoga”. Atti 18:6, 7 (Luzzi).UVI 155.2

    Sila e Timoteo intanto erano venuti dalla Macedonia per aiutare Paolo, e insieme lavorare per i Gentili. Ai pagani, come ai giudei, l’apostolo e i suoi compagni predicarono Cristo come il Salvatore dell’umanità caduta. Evitando elaborati e sofisticati ragionamenti, i messaggeri della croce persistettero sugli attributi del Creatore del mondo, il supremo Governatore dell’universo. Con i cuori colmi dell’amore di Dio e del suo Figlio, essi pregarono i pagani di accettare l’infinito sacrificio compiuto in favore dell’uomo peccatore. Loro sapevano che se coloro che brancolavano nell’oscurità del paganesimo avessero potuto contemplare la luce emanata dalla croce del Calvario, sarebbero stati attirati al Redentore. “Io, quando sarò innalzato dalla terra — il Salvatore aveva detto -, trarrò tutti a me”. Giovanni 12:32 (Luzzi).UVI 155.3

    Sila e Timoteo intanto erano venuti dalla Macedonia per aiutare Paolo, e insieme lavorare per i Gentili. Ai pagani, come ai giudei, l’apostolo e i suoi compagni predicarono Cristo come il Salvatore dell’umanità caduta. Evitando elaborati e sofisticati ragionamenti, i messaggeri della croce persistettero sugli attributi del Creatore del mondo, il supremo Governatore dell’universo. Con i cuori colmi dell’amore di Dio e del suo Figlio, essi pregarono i pagani di accettare l’infinito sacrificio compiuto in favore dell’uomo peccatore. Loro sapevano che se coloro che brancolavano nell’oscurità del paganesimo avessero potuto contemplare la luce emanata dalla croce del Calvario, sarebbero stati attirati al Redentore. “Io, quando sarò innalzato dalla terra — il Salvatore aveva detto -, trarrò tutti a me”. Giovanni 12:32 (Luzzi).UVI 155.4

    Gli operai del Vangelo lavorando in Corinto compresero il terribile pericolo che minacciava le anime per cui si davano da fare. Fu con un grande senso di responsabilità che presentarono la verità che è in Gesù. Il loro messaggio fu chiaro e deciso: essi posero in rilievo l’importanza vitale che rivestiva una sua eventuale accettazione. E l’Evangelo fu rivelato non solo dalle loro parole ma anche dalla loro vita quotidiana. Gli angeli cooperarono con loro, e la grazia e la potenza di Dio fu manifestata nella conversione di molti. “E Crispo, il capo della sinagoga, credette nel Signore con tutta la sua casa; e molti dei Corinzî, udendo Paolo, credevano, ed erano battezzati”. Atti 18:8 (Luzzi).UVI 155.5

    L’odio con il quale i giudei avevano sempre guardato gli apostoli fu ora intensificato. La conversione e il battesimo di Crispo ebbero l’effetto di esasperare invece che convincere questi testardi oppositori. Essi non poterono presentare argomenti per contrastare la predicazione di Paolo, per questo ricorsero all’inganno e li attaccarono profanando il Vangelo e bestemmiando con malignità, il nome di Gesù. Nella loro cieca rabbia, nessuna parola era troppo amara, nessun mezzo troppo basso, purché servisse al loro scopo. Non potendo negare che Cristo aveva compiuto miracoli, essi dichiararono che li aveva compiuti mediante la potenza di Satana. Inoltre, affermarono sfacciatamente che le meravigliose opere di Paolo erano compiute usufruendo quella stessa potenza.UVI 156.1

    Sebbene Paolo avesse un certo successo in Corinto, tuttavia la malvagità che egli vide in quella corrotta città quasi lo scoraggiò. La depravazione che aveva denunciato fra i Gentili, l’opposizione, e gli insulti che ricevette dai giudei, provocarono in lui una grande angoscia di spirito. Egli dubitò di poter costruire una chiesa con il materiale umano che c’era in quel posto.UVI 156.2

    Mentre Paolo si preparava a lasciare quella città per un campo più promettente, e cercava ardentemente di capire il proprio dovere, il Signore gli apparve in visione, e disse: “Non temere, ma parla e non tacere; perché io son teco, e nessuno metterà le mani su te per farti del male; poiché io ho un gran popolo in questa città”. Atti 18:9, 10 (Luzzi). Paolo comprese che queste parole garantivano che il Signore avrebbe moltiplicato il seme sparso, se avesse ubbidito alla sua volontà e fosse rimasto a Corinto. Tale fatto lo incoraggiò a continuare con zelo e perseveranza il suo lavoro in quella città.UVI 156.3

    Gli sforzi dell’apostolo non furono limitati alla predicazione pubblica; ce n’erano molti che non si sarebbero potuti raggiungere in quel modo. Egli spese molto tempo lavorando di casa in casa, divenendo così familiare con le abitudini delle famiglie. Visitò gli ammalati e i sofferenti, confortò gli afflitti, e rialzò l’oppresso. In tutto ciò che disse e fece, egli glorificò il nome di Gesù. Lavorò “con debolezza, e con timore, e con gran tremore”. 1 Corinzi 2:3 (Luzzi). Egli gemeva al pensiero che il suo insegnamento rivelasse l’immagine umana invece di quella divina.UVI 156.4

    “Nondimeno fra quelli che son maturi — Paolo dichiarò in seguito — noi esponiamo una sapienza, una sapienza però non di questo secolo né de’ principi di questo secolo che stan per essere annientati, ma esponiamo la sapienza di Dio misteriosa ed occulta che Dio avea innanzi i secoli predestinata a nostra gloria e che nessuno de’ principi di questo mondo ha conosciuta; perché, se l’avessero conosciuta non avrebbero crocifisso il Signor della gloria. Ma, com’è scritto: le cose che occhio non ha vedute, e che orecchio non ha udite e che non son salite in cuor d’uomo, son quelle che Dio ha preparato per coloro che l’amano. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; perché lo Spirito investiga ogni cosa, anche le cose profonde di Dio. Infatti, chi fra gli uomini, conosce le cose dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? E così nessuno conosce le cose di Dio, se non lo Spirito di Dio.UVI 157.1

    “Or noi abbiam ricevuto non lo spirito del mondo, ma lo Spirito che vien da Dio, affinché conosciamo le cose che ci sono state donate da Dio; e noi ne parliamo non con le parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnante dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali”. 1 Corinzi 2:6-13 (Luzzi).UVI 157.2

    Paolo comprese che la sua forza non proveniva da se stesso ma dalla presenza dello Spirito Santo che riempiva il suo cuore di un influsso salvifico e che assoggettava ogni suo pensiero a Cristo. Parlando di questa condizione, egli disse: “Portiam sempre nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo”. 2 Corinzi 4:10 (Luzzi). Cristo fu la principale figura dell’insegnamento paoliono. “Non son più io che vivo — egli dichiarò — ma è Cristo che vive in me”. Galati 2:20 (Luzzi). Il suo io era nascosto, mentre Cristo era rivelato e innalzato.UVI 157.3

    Paolo fu un eloquente oratore. Prima della sua conversione aveva spesso cercato di impressionare i suoi ascoltatori con l’esibizione della sua arte oratoria. Ma ora abbandonò tutto questo. Invece di indulgere in descrizioni poetiche e in rappresentazioni dettate dall’immaginazione che potevano soddisfare i sensi e provocare meraviglia ma che non avrebbero toccato l’esperienza quotidiana, Paolo si sforzò di usare un linguaggio semplice che potesse far penetrare nei cuori le verità di vitale importanza. Tali rappresentazioni della verità possono anche provocare sentimenti di estasi, ma spesso le verità presentate in questo modo non giovano a fortificare e preparare il credente per le lotte della vita. I bisogni immediati, le prove presenti, le lotte dell’anima devono essere affrontati con una istruzione appropriata che prepari alla pratica dei fondamentali princìpi del cristianesimo.UVI 157.4

    L’opera di Paolo in Corinto non rimase senza frutti. Molti abbandonarono il culto degli idoli per servire l’Iddio vivente e si costituì una grande chiesa sotto lo stendardo di Cristo. Alcuni fra i Gentili più dissoluti divennero esempi viventi di come la grazia di Dio e il sangue di Cristo siano efficaci nel purificare l’animo dal peccato.UVI 157.5

    Il crescente successo che Paolo ebbe nel presentare Cristo, spinse i giudei increduli a una sempre maggiore opposizione. Essi si unirono in gruppo e “tutti d’accordo, si levaron contro Paolo, e lo menarono dinanzi al tribunale” di Gallione, in quel periodo proconsole d’Acacia. I giudei si aspettavano che le autorità si affiancassero a loro, come era successo in precedenti occasioni. E con grida e con voci rabbiose presentarono la loro accusa contro l’apostolo, dicendo: “Costui va persuadendo gli uomini ad adorare Iddio in modo contrario alla legge”. Atti 18:12, 13 (Luzzi).UVI 158.1

    La religione ebraica era sotto la protezione romana e gli accusatori di Paolo pensarono che se avessero potuto accusarlo di violazione delle leggi della loro religione, egli sarebbe stato molto probabilmente consegnato nelle loro mani perché si procedesse al suo processo e alla sua condanna. Così pensavano di poterlo eliminare una volta per tutte. Ma Gallione era un uomo integro e si rifiutò di diventare la marionetta di quei gloriosi e intriganti giudei. Disgustato dal loro bigottismo e autogiustificazione, egli non prese atto dell’accusa. Mentre Paolo si preparava a parlare in sua difesa, Gallione gli disse che non sarebbe stato necessario. Poi, voltatosi verso gli accusatori, affermò: “Se si trattasse di qualche ingiustizia o di qualche mala azione, o Giudei, io vi ascolterei pazientemente, come ragion vuole. Ma se si tratta di questioni intorno a parole, a nomi, e alla vostra legge, provvedeteci voi; io non voglio esser giudice di codeste cose. E li mandò via dal tribunale”. Atti 18:14-16 (Luzzi).UVI 158.2

    Entrambi, giudei e greci, avevano aspettato ansiosamente la decisione di Gallione. Quando egli chiuse il caso, non considerandolo di pubblico interesse, essi capirono che era tempo di ritirarsi. Rabbia e confusione dominavano gli animi dei giudei. La decisione del proconsole aprì gli occhi della folla che era stata incitata dai giudei. Per la prima volta nel viaggio missionario di Paolo in Europa, la folla fu dalla sua parte. Sotto gli stessi occhi del proconsole, e senza essere da lui interferiti, circondarono il più prominente degli accusatori dell’apostolo. “Allora tutti, afferrato Sostène, il capo della sinagoga, lo battevano davanti al tribunale. E Gallione non si curava affatto di queste cose”. Atti 18:17 (Luzzi). Così il cristianesimo ottenne una significativa vittoria.UVI 158.3

    “Quanto a Paolo, ei rimase ancora molti giorni a Corinto”. Atti 18:18 (Luzzi). Se l’apostolo, in questo momento, fosse stato costretto a lasciare Corinto, i convertiti alla fede di Gesù sarebbero stati messi in una posizione pericolosa. I giudei avrebbero tentato di approfittare del vantaggio ottenuto per eliminare i cristiani in quella regione.UVI 158.4

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