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Parole di vita

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    Capitolo 23: Un messaggio alla chiesa d’oggi

    Il popolo ebraico

    Nella parabola dei due figli Cristo aveva fatto rilevare ai rabbini ebraici l’importanza dell’obbedienza. Nella successiva parabola della vigna Egli sottolineò le ricche benedizioni che Israele aveva ricevuto ed il diritto di Dio di attendersi obbedienza. Gli prospettò il glorioso piano divino che avrebbero potuto realizzare se fossero stati fedeli. Sollevando il velo che nasconde il futuro preannunciò però anche che tutto il popolo avrebbe perduto questi benefici e sarebbe andato incontro alla rovina se fosse venuto meno al suo dovere.PV 194.1

    “V’era un padron di casa”, raccontò Cristo, “il quale piantò una vigna e le fece attorno una siepe, e vi scavò un luogo da spremer l’uva, e vi edificò una torre; poi l’allogò a de’ lavoratori, e se n’andò in viaggio”. Matteo 21:33.PV 194.2

    Anche il profeta Isaia utilizza in questi termini l’immagine della vigna: “Io vo’ cantare per il mio benamato il cantico dell’amico mio circa la sua vigna. Il mio benamato aveva una vigna sopra una fertile collina. La dissodò, ne tolse via le pietre, vi piantò delle viti di scelta, vi fabbricò in mezzo una torre, e vi scavò uno strettoio. Ei s’aspettava ch’essa gli facesse dell’uva”. Isaia 5:1, 2.PV 194.3

    Il vignaiuolo sceglie un appezzamento di terra in un zona deserta, lo recinta, lo ripulisce, lo ara e vi pianta delle viti selezionate. Dato che il terreno ora è molto migliore di quello incolto, si attende che le sue cure e fatiche siano ricompensate da un abbondante raccolto. Così anche Dio aveva scelto un popolo che Cristo doveva educare ed istruire. Il profeta dice: “Or la vigna dell’Eterno degli eserciti è la casa d’Israele, e gli uomini di Giuda son la piantagione ch’era la sua delizia”. Isaia 5:7. Dio aveva concesso grandi privilegi a questo popolo e l’aveva benedetto riccamente, perciò si aspettava dei frutti: esso doveva rivelare i princìpi del suo regno e rappresentare il carattere di Dio in mezzo ad un mondo decaduto e perverso.PV 194.4

    Essendo la vigna del Signore, doveva portare frutti ben diversi dalle vigne dei pagani. Questi idolatri si erano votati anima e corpo al peccato: violenza e criminalità, avidità, oppressione e vizi erano all’ordine del giorno, e il frutto di tanta corruzione non poteva che essere ingiustizia, degradazione e miseria. I frutti della vigna del Signore dovevano essere esattamente il contrario di tutto questo.PV 195.1

    Israele aveva il privilegio di rappresentare il carattere divino come era stato rivelato a Mosè. Quando questi aveva implorato: “Fammi vedere la tua gloria!”, l’Eterno gli aveva risposto: “Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà”. Esodo 33:18, 19. “E l’Eterno passò davanti a lui, e gridò: ‘L’Eterno! L’Eterno! L’Iddio misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in benignità e fedeltà, che conserva la sua benignità fino alla millesima generazione, che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato”. Esodo 34:6, 7. Ecco i frutti che Dio desiderava dal suo popolo! Con la purezza del carattere, la santità di vita, la misericordia, la carità e la simpatia per gli altri dovevano dimostrare che “la legge dell’Eterno è perfetta, ella ristora l’anima”. Salmi 19:7.PV 195.2

    Tramite gli Ebrei Dio voleva benedire riccamente tutto il popolo e far giungere la sua luce in tutta la terra. Immersi nella corruzione, i pagani avevano perduto la conoscenza di Dio, tuttavia nella sua misericordia Egli non li aveva annientati, anzi voleva dar loro l’occasione di conoscerlo tramite la sua chiesa. Grazie all’esempio del suo popolo Egli contava di restaurare la propria immagine morale nell’uomo.PV 195.3

    Fu per realizzare questo piano che Dio invitò Abramo ad abbandonare i parenti idolatrici e a stabilirsi nel paese di Canaan. “Io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione”. Genesi 12:2.PV 195.4

    Dio condusse in Egitto i discendenti di Abramo — Giacobbe e i suoi figli — affinché manifestassero di fronte a quel popolo grande ma corrotto i principi del regno di Dio. Con la sua integrità ed il suo meraviglioso contributo alla salvezza di tutti gli Egiziani, Giuseppe ci ha lasciato un’immagine della vita di Cristo. Similmente anche Mosè e tanti altri furono fedeli testimoni di Dio.PV 195.5

    Traendo Israele fuori dall’Egitto il Signore manifestò ancora una volta la sua potenza e misericordia. I miracoli che operò per liberarlo dalla schiavitù e il modo di trattarlo durante le sue peregrinazioni nel deserto, non dovevano servire solo a suo beneficio esclusivo, ma dovevano trasmettere una lezione anche ai paesi circostanti. Il Signore si rivelò un Dio superiore ad ogni autorità e grandezza umana. I segni e i miracoli compiuti a favore del suo popolo dimostrarono il suo potere sulla natura e sui massimi esponenti di coloro che adoravano la natura. Dio punì l’orgoglioso Egitto come punirà tutta la terra degli ultimi giorni. Il grande “Io sono” liberò il suo popolo col fuoco e la tempesta, col terremoto e la morte, lo trasse fuori dal paese della schiavitù “attraverso questo grande e temibile deserto, pieno di serpenti ardenti e di scorpioni, terra arida, senza acqua”. Egli “ha fatto sgorgare... dell’acqua dalla durissima rupe” e “dette loro frumento del cielo”. Deuteronomio 8:15; Salmi 78:24. “Poiché”, diceva Mosè, “la parte dell’Eterno è il suo popolo, Giacobbe è la porzione della sua eredità. Egli lo trovò in una terra deserta, in una solitudine piena d’urli e di desolazione. Egli lo circondò, ne prese cura, lo custodi come la pupilla dell’occhio suo. Pari all’aquila che desta la sua nidiata, si libra a volo sopra i suoi piccini, spiega le sue ali, li prende e li porta sulle penne. L’Eterno solo l’ha condotto, e nessun dio straniero era con lui”. Deuteronomio 32:9-12. Così l’Onnipotente l’ha attratto a sé, per farlo dimorare all’ombra delle sue ali.PV 196.1

    Fu Cristo a condurre gli Israeliti durante il pellegrinaggio nel deserto: avvolto di giorno nella colonna di nuvole e di notte nella colonna di fuoco, li guidava, li proteggeva dai pericoli del deserto e li introdusse nella terra promessa. Di fronte a tutti i popoli che non credevano in lui ne fece un tesoro prezioso, la vigna dell’Eterno.PV 196.2

    A questo popolo Dio affidò i suoi oracoli. Esso fu come circondato dal recinto della legge divina con i suoi eterni principi di verità, giustizia e purezza. L’obbedienza a questi principi sarebbe stata la sua protezione impedendogli di abbandonarsi ad abitudini e peccati che avrebbero segnato la sua sicura fine. E come la torre si ergeva in mezzo alla vigna, così Dio fece costruire il suo sacro tempio al centro del paese.PV 196.3

    Come Cristo era stato col popolo d’Israele nel deserto, rimaneva ancora il suo maestro e la sua guida spirituale. Nel tabernacolo come nel tempio, la sua gloria si manifestava nella santa shekinah al di sopra del propiziatorio. Egli non cessava di dispensare agli Israeliti la ricchezza della sua pazienza e del suo amore.PV 197.1

    Dio desiderava essere lodato e glorificato dal suo popolo. Gli aveva elargito ogni vantaggio spirituale senza negargli nulla di ciò che potesse aiutarlo a sviluppare un carattere degno di rappresentare il Signore.PV 197.2

    Se avesse obbedito alla sua legge, Dio gli avrebbe concesso un tale benessere da stupire tutti gli altri popoli. Il Signore, che poteva benissimo elargirgli saggezza e talento in ogni arte, voleva rimanere il suo maestro e affinare il suo carattere tramite i comandamenti. Se avesse ubbidito Egli l’avrebbe preservato dalle malattie che tormentavano gli altri popoli e gli avrebbe donato grandi capacità intellettuali. La sua prosperità doveva manifestare la gloria, la maestà e la potenza di Dio. Doveva costituire un regno di sacerdoti e di principi. Dio l’aveva dotato di ogni strumento per farne il più grande popolo della terra.PV 197.3

    Per bocca di Mosè Cristo gli aveva illustrato più che chiaramente il piano divino e le condizioni del suo benessere: “Poiché tu sei un popolo consacrato all’Eterno, ch’è l’Iddio tuo; l’Eterno, l’Iddio tuo, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra... Riconosci dunque che l’Eterno, l’Iddio tuo, è Dio: l’Iddio fedele, che mantiene il suo patto e la sua benignità fino alla millesima generazione a quelli che l’amano e osservano i suoi comandamenti... Osserva dunque i comandamenti, le leggi e le prescrizioni che oggi ti do, mettendoli in pratica. E avverrà che, per aver voi dato ascolto a queste prescrizioni e per averle osservate e messe in pratica, il vostro Dio, l’Eterno, vi manterrà il patto e la benignità che promise con giuramento ai vostri padri. Egli t’amerà, ti benedirà, ti moltiplicherà, benedirà il frutto del tuo seno e il frutto del tuo suolo: il tuo frumento, il tuo mosto e il tuo olio, il figliare delle tue vacche e delle tue pecore, nel paese che giurò ai tuoi padri di darti. Tu sarai benedetto più di tutti i popoli... L’Eterno allontanerà da te ogni malattia, e non manderà su te alcun di quei morbi funesti d’Egitto che ben conoscesti”. Deuteronomio 7:6, 9, 11-15.PV 197.4

    Dio gli promise il miglior frumento ed il miglior miele, una lunga vita e la rivelazione della via della salvezza.PV 198.1

    Per la loro disubbidienza Adamo ed Eva avevano perduto il giardino d’Eden e tutta la terra era maledetta a causa del peccato, ma se gli Israeliti avessero seguito le istruzioni divine, la loro terra avrebbe ritrovato la precedente fertilità e bellezza. Dio stesso li istruì sulla coltivazione del terreno e loro dovevano collaborare con lui in quest’opera di bonifica e di risanamento. Cosi tutto il paese, sotto la guida divina, avrebbe fornito una lezione pratica di verità spirituali: come la terra produce i suoi tesori in obbedienza alle leggi naturali, così gli uomini riflettono gli attributi del carattere di Dio in obbedienza alla sua legge morale. I pagani stessi dovevano riconoscere la superiorità di coloro che servono e adorano il Dio vivente.PV 198.2

    “Ecco”, esclamò Mosè, “io vi ho insegnato leggi e prescrizioni, come l’Eterno, l’Iddio mio, mi ha ordinato, affinché le mettiate in pratica nel paese nel quale state per entrare per prenderne possesso. Li osserverete dunque e li metterete in pratica; poiché quella sarà la vostra sapienza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: ‘Questa grande nazione è il solo popolo savio e intelligente!’. Qual è difatti la gran nazione alla quale la divinità sia così vicina come l’Eterno, l’Iddio nostro, è vicino a noi ogni volta che l’invochiamo? E qual è la gran nazione che abbia delle leggi e delle prescrizioni giuste com’è tutta questa legge ch’io vi espongo quest’oggi?” Deuteronomio 4:5-8.PV 198.3

    I figli d’Israele dovevano occupare tutto il territorio che Dio aveva loro assegnato scacciando tutti quei popoli che rifiutavano di adorarlo e servirlo. Ma Dio desiderava che gli uomini imparassero ad amarlo grazie alla manifestazione vivente del suo carattere rivelato dal suo popolo. L’invito evangelico doveva essere annunciato al mondo intero. Il culto dei sacrifici si proponeva di esaltare Cristo di fronte a tutti i popoli e chiunque avesse guardato a lui sarebbe stato salvato. Chi abbandonava l’idolatria per adorare il vero Dio — come Rahab la Cananea e Ruth la moabita — doveva unirsi al popolo eletto. Così Israele piano piano doveva crescere e allargare i suoi confini fino ad abbracciare tutta la terra.PV 198.4

    Dio desiderava stabilire il suo regno di misericordia su tutti i popoli e riempire la terra di pace e di gioia. Egli ha creato l’uomo per la felicità e il suo più ardente desiderio è di inondare i cuori della pace celeste. Egli vuole che ogni famiglia terrena sia l’immagine della grande famiglia celeste.PV 199.1

    Ma Israele non realizzò il piano divino e il Signore dovette dichiarare: “Eppure, io t’avevo piantato come una nobile vigna tutta del miglior ceppo; come dunque mi ti sei mutata in rampolli degenerati di una vigna straniera? ”. Geremia 2:21. “Israele è stato una vigna deserta...” Osea 10:1 (Diodati). “Or dunque, o abitanti di Gerusalemme e voi uomini di Giuda, giudicate voi fra me e la mia vigna! Che più si sarebbe potuto fare alla mia vigna di quello che io ho fatto per essa? Perché, mentr’io m’aspettavo che facesse dell’uva, ha essa fatto delle lambrusche? Ebbene, ora io vi farò conoscere quel che sto per fare alla mia vigna: ne torrò via la siepe e vi pascoleranno le bestie; ne abbatterò il muro di cinta e sarà calpestata. Ne farò un deserto; non sarà più né potata né zappata, vi cresceranno i rovi e le spine; e darò ordine alle nuvole che su lei non lascino cader pioggia... ei s’era aspettato rettitudine, ed ecco spargimento di sangue; giustizia, ed ecco grida d’angoscia!” Isaia 5:3-7.PV 199.2

    Tramite Mosè il Signore aveva messo in guardia il suo popolo dalle conseguenze dell’infedeltà: violando il patto che aveva stabilito col Signore avrebbe interrotto da solo ogni collegamento col Creatore — fonte della vita —, e avrebbe perduto le sue benedizioni. “Guardati bene”, aveva avvertito Mosè, “dal dimenticare il tuo Dio, l’Eterno, al punto da non osservare i suoi comandamenti, le sue prescrizioni e le sue leggi che oggi ti do; onde non avvenga, dopo che avrai mangiato a sazietà ed avrai edificato e abitato delle belle case, dopo che avrai veduto il tuo grosso e il tuo minuto bestiame moltiplicare, accrescersi il tuo argento e il tuo oro, ed abbondare ogni cosa tua, che il tuo cuore s’innalzi e tu dimentichi il tuo Dio... Guardati dunque dal dire in cuor tuo: ’La mia forza e la potenza della mia mano m’hanno acquistato queste ricchezze’... Ma se avvenga che tu dimentichi il tuo Dio, l’Eterno, e vada dietro ad altri dèi e li serva e ti prostri davanti a loro, io vi dichiaro quest’oggi solennemente che certo perirete. Perirete come le nazioni che l’Eterno fa perire davanti a voi, perché non avrete dato ascolto alla voce dell’Eterno, dell’Iddio vostro”. Deuteronomio 8:11-14, 17, 19, 20.PV 199.3

    Questo avvertimento fu inutile e gli Israeliti dimenticarono l’Eterno e il grande privilegio di rappresentarlo di fronte all’umanità. Le benedizioni ricevute non arrecarono alcun beneficio al mondo, ma servirono solo ad esaltare se stessi. Negarono il servizio richiesto da Dio e la guida religiosa e l’esempio dovuti al prossimo. Come gli antidiluviani, non nutrivano che pensieri e disegni malvagi ed empi. Avevano ridotto le cose sacre ad una farsa esclamando “Questo è il tempio dell’Eterno, il tempio dell’Eterno, il tempio dell’Eterno!” (Geremia 7:4), mentre nel contempo davano una falsa idea del carattere di Dio, disonoravano il suo nome e profanavano il suo santuario.PV 200.1

    I vignaiuoli ai quali il Signore aveva affidato la responsabilità della sua vigna non si dimostrarono degni della fiducia riposta in loro. Avrebbero dovuto essere i sacerdoti e maestri del popolo, ma si rivelarono infedeli in quanto non annunciarono agli altri la bontà e la misericordia di Dio e il suo diritto al loro amore e al loro servizio. Questi vignaiuoli cercavano solo la propria gloria, volevano godere per sé soltanto i frutti della vigna e richiamare su di sé l’omaggio e l’attenzione.PV 200.2

    Il peccato dei capi d’Israele era diverso da quello del peccatore comune perché avevano degli obblighi particolari di fronte a Dio. Essi si erano impegnati ad insegnare secondo un “così dice il Signore” e ad obbedire rigorosamente nella vita pratica, e invece travisavano le Scritture e addossavano gravi pesi sugli altri imponendo delle cerimonie per ogni aspetto della vita. Non potendo osservare tutte le norme stabilite dai rabbini la gente viveva in continua inquietudine, e vedendo che era impossibile osservare i comandamenti stabiliti dagli uomini, finiva per non prendere sul serio anche i comandamenti di Dio.PV 200.3

    Il Signore aveva insegnato ad Israele che il proprietario della vigna era lui e che tutti i beni di cui il popolo disponeva gli erano stati affidati perché li usasse alla sua gloria. Ma i sacerdoti e rabbini non disimpegnavano il loro dovere sacro con la consapevolezza di amministrare i beni divini. Utilizzavano sistematicamente per il proprio tornaconto le capacità ed i mezzi che il Signore aveva affidato loro per l’avanzamento della sua opera. A causa della loro avidità ed ambizione gli stessi pagani li disprezzavano e finirono per crearsi una falsa idea del carattere di Dio e delle leggi del suo regno.PV 200.4

    Con cuore paterno Dio sopportò il suo popolo, cercando di riportarlo sulla retta via ora con benedizioni ora con minacce e punizioni. Gli faceva notare i suoi peccati attendendo con pazienza che li riconoscesse. Inviava profeti e messaggeri per ricordare i suoi diritti ai vignaiuoli, ma invece di accoglierli affettuosamente, li trattavano da nemici, li perseguitavano e li uccidevano. Dio inviò altri messi, ma anche loro subirono il medesimo trattamento dei primi, con la differenza che i vignaiuoli manifestavano un odio ancora più violento.PV 201.1

    Alla fine Dio fece un ultimo tentativo, inviò il proprio Figlio pensando: “Avranno rispetto al mio figliuolo”. Matteo 21:37. Ma la resistenza aveva imbaldanzito e reso senza scrupoli i vignaiuoli, che si dissero l’un l’altro: “Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e facciam nostra la sua eredità”. Matteo 21:38. La vigna rimarrà a noi e faremo col raccolto quello che ci piace!PV 201.2

    I dirigenti ebraici non amavano Dio, perciò si allontanarono da lui rifiutando ogni tentativo di conciliazione. Cristo, l’amato figlio di Dio, venne per far valere i diritti del proprietario sulla vigna, ma i vignaiuoli esclamarono con aperto disprezzo: “Non vogliamo che costui regni su di noi”. Luca 19:14. Erano invidiosi del carattere immacolato di Cristo e, vedendo che il suo modo di ammaestrare il popolo era ben superiore al loro, temevano il suo successo. Inoltre Egli li censurava, metteva a nudo la loro ipocrisia e faceva capire chiaramente dove sarebbero andati a finire persistendo nel loro atteggiamento. Proprio questo li mandava su tutte le furie. Fremevano di fronte a quei rimproveri che non potevano controbattere e odiavano l’alto ideale di giustizia che Cristo gli presentava continuamente. Rendendosi conto che il suo insegnamento metteva a nudo il loro egoismo decisero di ucciderlo. Non potevano sopportare il suo esempio di autentica pietà e di nobile spiritualità evidenti in tutto ciò che faceva. La sua vita intera costituiva un rimprovero per il loro egoismo, e quando infine giunse la prova decisiva, nella quale si trattava di obbedire e conseguire la vita eterna o disobbedire e ricevere la morte eterna, finirono per respingere il Santo d’Israele. Di fronte alla scelta tra Cristo e Barabba gridarono: “Liberaci Barabba!” Luca 23:18. E quando Pilato chiese: “Che farò dunque di Gesù detto Cristo?” essi gridarono selvaggiamente: “Sia crocifisso”. Matteo 27:22. “Pilato disse loro: Crocifiggerò io il vostro Re? I capi sacerdoti risposero: Noi non abbiamo altro re che Cesare”. Giovanni 19:15. Quando Pilato, lavandosi le mani, disse: “Io sono innocente del sangue di questo giusto”, i sacerdoti si unirono alla plebe ignorante urlando: “Il suo sangue sia sopra noi e sopra i nostri figliuoli”. Matteo 27:24, 25.PV 201.3

    Ecco la scelta dei capi ebraici! Questa scelta fu registrata nel libro che Giovanni vide in mano a colui che sedeva sul trono e che nessuno poteva aprire, e si ripresenterà dinanzi a loro nel giorno che quel libro sarà aperto dal Leone della tribù di Giuda.PV 202.1

    I Giudei si lusingavano all’idea di essere i beniamini del cielo e pensavano di dover occupare sempre un’alta posizione come chiesa di Dio. Erano fieri di essere discendenti di Abramo e ritenevano la loro prosperità cosi sicura che nulla al mondo potesse cambiare alcunché. Ma la loro infedeltà era in procinto di scatenare la condanna del cielo e di separarli da Dio.PV 202.2

    Dopo aver illustrato, in questa parabola della vigna, con quale atto i sacerdoti avrebbero colmato la misura della loro malvagità, Cristo chiese direttamente: “Quando dunque sarà venuto il padron della vigna, che farà egli a que’ lavoratori?” I sacerdoti avevano seguito il racconto con vivo interesse, ma senza rendersi conto che si riferiva proprio a loro, perciò risposero ad una voce con il popolo: “Li farà perir malamente, codesti scellerati, e allogherà la vigna ad altri lavoratori, i quali gliene renderanno il frutto a suo tempo”. Matteo 21:40, 41.PV 202.3

    Senza avvedersene avevano pronunciato la propria condanna. Gesù li fissò con un sguardo penetrante ed essi intuirono che Egli poteva leggere nel loro cuore. Emanava uno splendore divino e una potenza inequivocabile. Riconoscendo nei vignaiuoli il ritratto di se stessi esclamarono: “Così non sia!” Luca 20:16.PV 202.4

    Con triste solennità Cristo chiese: “Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che gli edificatori hanno riprovata è quella ch’è divenuta pietra angolare; ciò è stato fatto dal Signore, ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri? Perciò io vi dico che il Regno di Dio vi sarà tolto, e sarà dato ad una gente che ne faccia i frutti. E chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; ed ella stritolerà colui sul quale cadrà”. Matteo 21:42-44.PV 203.1

    Cristo avrebbe risparmiato questa sentenza ai Giudei se lo avessero accettato, ma l’invidia e la gelosia li avevano resi implacabili. Rimasero fermamente decisi a non riconoscere il Messia in Gesù di Nazareth e respinsero così la luce del mondo: da quel momento in poi la loro vita fu avvolta dalle più fitte tenebre ed il giudizio predetto alla fine si abbatté sul popolo ebraico. Il loro odio feroce fu la loro rovina e nel loro cieco furore finirono per dilaniarsi reciprocamente. La loro arroganza ribelle e ostinata scatenò l’ira dei conquistatori romani, Gerusalemme fu distrutta, il tempio raso al suolo e quel luogo fu arato come un campo. I Giudei furono massacrati nelle forme più terribili e a milioni furono venduti schiavi in terra pagana.PV 203.2

    Come popolo nella sua totalità gli Ebrei non realizzarono il piano divino, perciò la vigna gli fu tolta. I privilegi di cui avevano abusato e l’opera che non avevano preso sul serio furono affidati ad altri. PV 203.3

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