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Parole di vita

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    La resa del conti

    “Or dopo molto tempo, ecco il padrone di que’ servitori a fare i conti con loro”. Matteo 25:19. Quando il Signore chiamerà i servi a render conto, esaminerà il frutto di ogni talento e la resa manifesterà il carattere di ogni operaio.PV 249.5

    Coloro che avevano ricevuto l’uno cinque e l’altro due talenti li restituiscono al padrone con il relativo guadagno, ma senza rivendicare alcun merito. I talenti erano stati loro affidati solo in prestito, e senza questo capitale non avrebbero potuto ricavare alcun interesse. Hanno piena coscienza di aver fatto solo il proprio dovere. Il capitale era del Signore, perciò anche gli interessi. Se il Salvatore non gli avesse dimostrato la sua grazia ed il suo amore, avrebbero fatto fallimento per l’eternità.PV 250.1

    Nondimeno quando il Padrone riprende i talenti elogia e ricompensa i servi come se il merito fosse tutto loro. È visibilmente lieto e soddisfatto e si compiace di benedirli e approvarli. Premia ogni loro servizio e sacrificio, non perché gli debba nulla, ma perché il suo cuore trabocca di bontà e carità.PV 250.2

    “Va bene, buono e fedel servitore;”, esclama, “sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore”. Matteo 25:21.PV 250.3

    È la fedeltà e la lealtà a Dio, un servizio d’amore, che Dio gradisce e approva. Ogni impulso dello Spirito Santo, che spinge gli uomini al bene e verso Dio, è registrato nei libri celesti. Nel giorno del giudizio tutti gli operai che sono stati uno strumento nelle sue mani saranno lodati.PV 250.4

    Gioiranno col Signore quando vedranno nel suo regno coloro che sono stati redenti tramite loro, e godranno il privilegio di partecipare alla sua opera lassù essendosi preparati già qui a tale compito. Quello che saremo un giorno nel cielo è un riflesso di ciò che siamo ora nel carattere e nel modo di agire. Cristo ha detto di sé: “Il Figliuol dell’uomo non è venuto per esser servito ma per servire”. Matteo 20:28. L’opera che ha compiuto in terra è la stessa che compie nei cieli, e se abbiamo collaborato con Cristo quaggiù, la nostra ricompensa sarà una maggiore capacità di lavoro e il privilegio di collaborare con lui nel mondo avvenire.PV 250.5

    “Poi, accostatosi anche quello che aveva ricevuto un talento solo, disse: Signore, io sapevo che tu sei uomo duro, che mieti dove non hai seminato, e raccogli dove non hai sparso; ebbi paura, e andai a nascondere il tuo talento sottoterra; eccoti il tuo”. Matteo 25:24, 25.PV 250.6

    Ecco come gli uomini cercano di scusarsi quando hanno trascurato i doni di Dio! Giudicano Dio un inesorabile tiranno pronto a scoprire in loro il minimo errore per punirli duramente. L’accusano di pretendere cose che non ha mai dato e di voler raccogliere senza aver seminato...PV 251.1

    Numerosi sono coloro che, fra sé e sé, accusano Dio di essere un padrone duro perché esige i loro beni ed il loro servizio, ma che cosa possiamo dare a Dio che non sia in realtà già suo? “Giacché tutto viene da te;”, esclamava il re Davide, “e noi t’abbiam dato quello che dalla tua mano abbiam ricevuto”. 1 Cronache 29:14. Tutte le cose appartengono a Dio, perché le ha create e redente, tutti i beni di questa vita e di quella avvenire che possiamo godere recano l’impronta della croce del Calvario. Perciò l’accusa che Dio sia un padrone duro e raccolga dove non ha seminato è priva di ogni fondamento.PV 251.2

    Per quanto il rimprovero del servo infedele sia ingiusto, il padrone non lo confuta, anzi lo coglie sul suo stesso terreno per dimostrare che il suo modo di agire è iniscusabile. Non erano mancati al servo mezzi e modi per far fruttare il talento a favore del proprietario che replicò: “Dovevi dunque portare il mio danaro dai banchieri; e al mio ritorno, avrei ritirato il mio con interesse”. Matteo 25:27.PV 251.3

    Il nostro Padre celeste non richiede da noi né più né meno di quanto siamo in grado di fare secondo le capacità che ci ha dato. Non ci grava di un fardello che non possiamo portare: “Poiché egli conosce la nostra natura; egli si ricorda che siam polvere”. Salmi 103:14. Tutto ciò che esige da noi possiamo anche farlo con la sua grazia.PV 251.4

    “A chi molto è stato dato, molto sarà ridomandato”. Luca 12:48. Ognuno di noi sarà responsabile personalmente di aver fatto sia pure una virgola in meno di quanto avrebbe potuto fare. Il Signore misura esattamente la nostra possibilità di lavoro e terrà conto delle doti che abbiamo sfruttato come di quelle che abbiamo lasciato inutilizzate. Egli ci riterrà responsabili di tutto ciò che avremmo potuto guadagnare col giusto uso dei nostri talenti e ci giudicherà secondo quello che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto perché non abbiamo impiegato i nostri doni alla gloria di Dio. Anche se questo non comprometterà la salvezza della nostra anima, nell’eternità ci renderemo conto dei risultati della nostra trascuratezza. Tutto il sapere e l’abilità che non abbiamo acquisito per pigrizia sarà una perdita eterna e definitiva.PV 251.5

    Quando invece ci consacriamo pienamente a Dio e nel lavoro seguiamo le sue istruzioni, assumerà lui la responsabilità della riuscita. Non dovremo preoccuparci o dubitare del successo dei nostri sforzi sinceri, e ancor meno dobbiamo temere l’insuccesso, essendo chiamati a collaborare con colui che non conosce il fallimento.PV 252.1

    Non parliamo sempre della nostra debolezza e incapacità, e una dimostrazione di sfiducia in Dio una negazione della sua Parola. Quando mormoriamo per il nostro fardello o rifiutiamo le responsabilità che Egli vorrebbe affidarci, stiamo virtualmente affermando che è un padrone duro e che pretende da noi cose che non siamo in grado di fare.PV 252.2

    Facilmente si scambia l’atteggiamento del servo indolente per umiltà, ma la vera umiltà è ben diversa, non ha niente a che fare con la ristrettezza mentale, la mancanza di aspirazioni e di coraggio nella vita e il rifiuto delle responsabilità per paura dell’insuccesso. L’umiltà autentica realizza i piani di Dio confidando nella sua forza.PV 252.3

    Dio si serve di chi vuole e a volte sceglie proprio gli strumenti più umili per compiere le sue opere più grandiose, per rivelare la sua potenza attraverso la debolezza umana. Secondo le nostre convinzioni noi riteniamo una cosa grande e l’altra piccola, ma Dio adotta una misura diversa. Non pensiamo che ciò che è grande per noi lo sia anche per lui e viceversa. Non sta a noi giudicare il valore dei nostri talenti né sceglierci il compito da soli. Bisogna piuttosto accettare il fardello che Dio ci dà e portarlo alla sua gloria. Quando abbiamo bisogno di riposo andiamo a lui. Qualunque sia la nostra attività, onoreremo Dio solo servendolo con gioia e sincerità. Egli si compiace quando disimpegniamo lietamente i nostri doveri, con la grata consapevolezza di essere ritenuti degni di collaborare con lui.PV 252.4

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