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    Capitolo 3: Il primo passo: riconoscere i propri errori

    Non consideriamo il peccato come qualcosa di insignificante. Ogni gesto di trasgressione, noncuranza o rifiuto della grazia del Cristo, ha una ripercussione negativa su noi stessi; rende insensibili, indebolisce la volontà, diminuisce la capacità di comprensione. Oltre a essere meno propensi ad accettare lo Spirito Santo, la nostra sensibilità nel riconoscerne gli appelli si affievolisce.VM 23.1

    L’uomo come potrà essere considerato giusto da Dio? Il peccatore come può essere giustificato? Se soltanto tramite il Cristo è possibile riconciliarsi con Dio, raggiungere la santità, che cosa dobbiamo fare per rivolgerci a Gesù? Molti, convinti di essere peccatori, fanno la stessa domanda che pose la folla nel giorno della Pentecoste: “...Fratelli, che cosa dobbiamo fare?” Atti 2:37. Pietro allora rispose così: “Cambiate vita...” (Atti 2:38) e poco tempo dopo, in un’altra occasione, esortò: “Cambiate vita, dunque, e ritornate a Dio, perché Dio perdoni i vostri peccati!” Atti 3:19.VM 23.2

    Il pentimento deve implicare un profondo dolore per il peccato e il desiderio di rinunciarvi. Occorre riconoscerne la gravità e distaccarsene completamente se vogliamo davvero cambiare la nostra vita.VM 24.1

    Sono molti coloro che non riescono a comprendere il vero significato del pentimento; essi sono rattristati per il peccato commesso e, temendo le conseguenze del loro comportamento, si limitano a migliorare se stessi soltanto superficialmente. Questo non è il pentimento che la Bibbia ci insegna: queste persone sono più dispiaciute per le conseguenze dei loro errori, che per il peccato in sé. Quando Esaù si accorse di aver definitivamente perso il diritto di primogenitura, provò lo stesso timore. Questa fu anche l’esperienza di Balaam, che terrorizzato dall’angelo che gli stava davanti con la spada sguainata, per paura di perdere la vita, riconobbe la propria colpa; ma in seguito dimostrò di non essersi pentito sinceramente, di non provare avversione per il male e di non aver cambiato le proprie intenzioni.VM 24.2

    Dopo aver tradito il Signore, Giuda Iscariota esclamò: “Ho fatto male, ho tradito un innocente”. Matteo 27:4. Fu il terribile presentimento della condanna e l’angosciosa attesa del giudizio a strappare questa confessione alla coscienza colpevole di Giuda. Era terrorizzato soltanto per le conseguenze del proprio errore, ma in lui non si manifestò nessun dolore profondo e straziante per aver tradito il Figlio innocente di Dio. Quando il faraone d’Egitto fu colpito dai giudizi divini riconobbe il proprio peccato soltanto per evitare ulteriori castighi; infatti, appena le piaghe cessarono, ritornò a sfidare Dio. Tutti questi uomini non si preoccuparono per il peccato commesso, ma solo per le sue conseguenze.VM 24.3

    Quando il peccatore si dimostra sensibile allo Spirito di Dio, la sua coscienza si risveglia ed egli avverte la profondità e la sacralità della legge con la quale Dio governa il cielo e la terra. “La luce vera, colui che illumina ogni uomo...” (Giovanni 1:9) si diffonde nell’animo del peccatore rivelandone i segreti, convincendolo pienamente del proprio peccato. L’uomo teme allora di doversi presentare davanti a colui che conosce tutto, perché oltre a essere consapevole delle proprie colpe, si rende conto della giustizia dell’Eterno. Scoprendo l’amore di Dio scorgerà la bellezza della santità, proverà la gioia della purezza e un profondo desiderio di essere perdonato e di poter entrare in contatto con il cielo.VM 25.1

    La preghiera che Davide innalzò dopo aver commesso un grave errore, fa comprendere in che cosa consista il vero pentimento. Invece di cercare di attenuare la propria colpa o di evitare la condanna che lo minacciava, Davide comprese la gravità della propria trasgressione, riconobbe la sua immoralità, provò una vera avversione per il peccato. Non pregò soltanto per ottenere il perdono ma perché il suo cuore fosse purificato e implorò che gli fosse restituita la gioia della santità per poter vivere nuovamente in armonia e in comunione con Dio. Ecco le sue parole sincere: “Felice l’uomo al quale Dio ha perdonato la colpa e condonato il peccato. Felice l’uomo che ha il cuore libero da menzogna e che il Signore non accusa di peccato”. Salmi 32:1, 2. “Pietà di me, o Dio, nel tuo grande amore; nella tua misericordia cancella il mio errore. Lavami da ogni mia colpa, purificami dal mio peccato. Sono colpevole e lo riconosco, il mio peccato è sempre davanti a me. Contro te, e te solo, ho peccato; ho agito contro la tua volontà. Quando condanni, tu sei giusto, le tue sentenze sono limpide. Fin dalla nascita sono nella colpa, peccatore mi ha concepito mia madre. Ma tu vuoi trovare dentro di me verità, nel profondo del cuore mi insegni la sapienza. Purificami dal peccato e sarò puro, lavami e sarò più bianco della neve. Fa’ che io ritrovi la gioia della festa, si rallegri quest’uomo che hai schiacciato. Togli lo sguardo dai miei peccati, cancella ogni mia colpa. Crea in me, o Dio, un cuore puro; dammi uno spirito rinnovato e saldo. Non respingermi lontano da te, non privarmi del tuo spirito santo. Ridonami la gioia di chi è salvato, mi sostenga il tuo spirito generoso”. Salmi 51:3-14.VM 25.2

    L’uomo non può provare spontaneamente un simile pentimento, è il dono che il Cristo, asceso al cielo, offre agli uomini. Molti si sbagliano proprio su questo punto e quindi si privano di quell’aiuto che Gesù desidera offrire loro. Essi pensano che occorra pentirsi prima di rivolgersi al Cristo e che questo pentimento costituisca il presupposto per ottenere il perdono dei propri peccati. Ma se è vero che il pentimento precede il perdono, perché solo una persona profondamente addolorata può sentire il bisogno del Salvatore, è altrettanto vero che il peccatore non deve aspettare di ravvedersi prima di rivolgersi a Gesù, se non vuole che lo stesso pentimento gli impedisca di arrivare al Salvatore.VM 26.1

    La Bibbia non insegna che il peccatore deve pentirsi prima di accogliere l’invito del Cristo: “Venite con me... io vi farò riposare” (Matteo 11:28); è lui stesso a ispirare un pentimento sincero. L’apostolo Pietro lo affermò chiaramente quando parlando del Cristo, disse agli israeliti: “Dio lo ha innalzato accanto a sé, come nostro capo e Salvatore, per offrire al popolo d’Israele l’occasione di cambiar vita e di ricevere il perdono dei peccati”. Atti 5:31. Come nessuno può essere perdonato senza il Cristo, allo stesso modo se lo Spirito del Cristo non rende sensibile la coscienza, nessuno può pentirsi.VM 26.2

    Cristo ispira il bene e soltanto lui può inculcare nell’animo umano l’avversione per il male; quando aspiriamo alla verità e alla purezza, quando siamo convinti della nostra colpevolezza, possiamo essere sicuri che lo Spirito del Cristo agisce in noi.VM 27.1

    Gesù ha detto: “E quando sarò innalzato dalla terra, attirerò a me tutti gli uomini”. Giovanni 12:32. Il peccatore deve riconoscere Gesù come il Salvatore che muore per i peccati del mondo, contemplare l’Agnello di Dio immolato sul Calvario, per scorgere quell’amore divino che conduce al pentimento. Quando ci soffermiamo sull’amore illimitato che il Cristo ha dimostrato morendo sul Calvario, impressionati e commossi, ci pentiamo profondamente.VM 27.2

    È vero che talvolta alcuni, pur non essendo consapevoli di essere ispirati da Dio, rinunciano a certe loro abitudini perché si vergognano del proprio comportamento. Ogni sincero desiderio di fare il bene, di cambiare se stessi, è un effetto dell’azione del Cristo che agisce nell’uomo, sensibilizzandone la coscienza e migliorandone la condotta. Mentre Gesù ci invita a rivolgere la nostra attenzione alla tragedia della croce, provocata dai nostri peccati, la legge divina si impone alla coscienza rivelando la nostra malvagità e i nostri errori più nascosti. La consapevolezza della giustizia del Cristo porta allora a esclamare: “Perché chi commette peccato può essere salvato solo attraverso un sacrificio così grande? Era davvero necessario tanto amore, sofferenza, umiliazione, per liberarci dalla morte e permetterci di vivere eternamente?”.VM 27.3

    Se il peccatore non resiste a questo amore e accetta di essere guidato verso il Cristo, egli lo attirerà a sé, e rivelandogli il piano della salvezza, lo condurrà davanti alla croce pentito per i propri peccati che hanno fatto soffrire così tanto il Figlio di Dio.VM 28.1

    La stessa mente divina che guida la natura parla al cuore dell’uomo facendogli provare misteriosamente il bisogno di qualcosa che gli manca, che non può trovare intorno a sé e invitandolo a ricercare soltanto ciò che può renderlo sereno e puro: la grazia del Cristo. Il Salvatore cerca costantemente, e in molti modi, di liberare l’uomo da quelle passioni che non appagano, per offrirgli le sue benedizioni infinite. Il profeta, rivolgendosi a tutti coloro che cercano invano di dissetarsi alle “Cisterne screpolate” (cfr. Geremia 2:13) di questo mondo, dice: “Chi ha sete venga: chi vuole l’acqua che dà la vita ne beva gratuitamente!” Apocalisse 22:17.VM 28.2

    Se desiderate profondamente qualcosa di meglio di ciò che la società può offrire, riconoscete che in questo momento la voce di Dio vi sta parlando. Chiedetegli di sperimentare il vero pentimento, di poter comprendere l’amore e la purezza infiniti del Cristo. Il Salvatore, dimostrando durante la sua vita benevolenza e altruismo, ha perfettamente incarnato i principi della legge divina: l’amore nei confronti di Dio e dell’uomo. Nella misura in cui contempliamo il Salvatore e riceviamo da lui quella luce che illumina lo spirito, ci rendiamo conto dei nostri peccati.VM 28.3

    Come Nicodemo (cfr. Giovanni 3:1-20), possiamo illuderci di condurre una vita irreprensibile, di avere un buon carattere, o ritenere di non aver bisogno di umiliarci davanti a Dio come comuni peccatori; ma quando la luce del Cristo illumina il nostro spirito, scopriamo quanto siamo indegni, notiamo che siamo motivati da intenti egoistici che si oppongono a Dio e che tutto ciò influisce su ogni atto della nostra vita. Comprendiamo che la nostra giustizia assomiglia a un panno sporco, che il sacrificio del Cristo può purificarci dal peccato e rendere il nostro spirito simile al suo.VM 29.1

    Se un raggio della gloria di Dio, della purezza del Cristo, penetra nell’animo umano, mette dolorosamente in evidenza ogni elemento negativo, ogni deformazione e difetto di carattere, ne manifesta desideri illeciti, sentimenti di infedeltà, parole indegne.VM 29.2

    Colui che ha peccato, contemplando il carattere del Cristo, si umilierà profondamente, proverà disgusto di se stesso e comprenderà di aver cercato di annullare slealmente la legge di Dio.VM 29.3

    Quando il profeta Daniele, consapevole della propria debolezza e dei propri difetti, vide lo splendore che circondava l’angelo che gli era stato inviato, si sentì svenire. Parlando poi di questa esperienza, il profeta dirà: “Intanto le forze mi vennero meno, la mia faccia cambiò colore, divenni pallido e mi sentii svenire”. Daniele 10:8. Quando una persona ritrova questa sensibilità, odia il suo egoismo, il suo amor proprio e ricerca attraverso la giustizia di Gesù, quella purezza che le permette di vivere in armonia con la legge di Dio e il carattere del Cristo.VM 29.4

    L’apostolo Paolo ha affermato: “...mi consideravo giusto perché seguivo la legge in modo irreprensibile” (Filippesi 3:6); ma quando si rese conto del significato spirituale della legge, si riconobbe peccatore. In altre parole, quando l’apostolo valutava la sua vita sulla base dell’osservanza formale della legge, si riteneva immune dal peccato; ma quando considerava la portata di questa legge e si vedeva come Dio lo vedeva, confessava umilmente la propria colpa: “E io prima vivevo senza la legge, ma quando venne il comandamento, allora il peccato prese vita, e io morii...”. Romani 7:9, 10. Appena riuscì a comprendere la natura spirituale della legge, il peccato gli apparve orribile e perse la stima che aveva di sé.VM 30.1

    Per il Signore, come del resto anche per l’uomo, non tutti i peccati hanno la stessa importanza; per quanto alcuni errori possano apparire insignificanti all’imperfetta valutazione umana Dio, che giudica tutto equamente, non considera nessun peccato di scarsa rilevanza. Si disprezza l’ubriaco affermando che sarà escluso dal cielo, mentre troppo spesso non si biasima l’orgoglio, l’egoismo e l’avarizia. In realtà sono questi i peccati che offendono maggiormente Dio, perché essi negano l’amore che contraddistingue il suo carattere misericordioso e l’atmosfera che regna nei mondi che non conoscono la corruzione. Chi commette un peccato palese può provare vergogna e sentire il bisogno della grazia del Cristo, ma l’orgoglioso non prova questa necessità, è insensibile alle benedizioni infinite che il Cristo è venuto a offrire.VM 30.2

    Il povero pubblicano che in preghiera diceva: “O Dio, abbi pietà di me che sono un povero peccatore!” (Luca 18:13), si considerava e veniva considerato dagli altri, un uomo veramente malvagio; ma pur rendendosi conto del proprio stato, si presentò a Dio così com’era, per chiedere perdono, oppresso dal senso di colpa e dalla vergogna. In questo modo dimostrò di essere sensibile all’azione dello Spirito di Dio che lo liberò dal peccato. Al contrario il fariseo, con la sua preghiera, dimostrò di essere ipocrita, superbo e quindi insensibile all’influsso dello Spirito Santo. Era così lontano da Dio da non rendersi conto del contrasto che esisteva fra la propria condotta e la perfezione e la santità di Dio, e non sentendo il bisogno di nulla, non ricevette nulla.VM 31.1

    Se vi rendete conto di essere dei peccatori, non aspettate di diventare migliori. Moltissimi credono di non essere sufficientemente buoni per rivolgersi al Cristo. Ma chi può migliorare se stesso con le proprie forze? “Può un uomo di colore cambiare la sua pelle o un leopardo cancellare le sue macchie? Così i tuoi abitanti, abituati a comportarsi male, si illudono forse di poter fare qualcosa di buono?” Geremia 13:23. Solo Dio può aiutarci. Non dobbiamo cercare argomenti più persuasivi, opportunità migliori o raggiungere un carattere più santo, ma consapevoli della nostra impotenza, dobbiamo rivolgerci al Cristo così come siamo.VM 31.2

    Nessuno si inganni pensando che Dio salvi anche coloro che respingono la sua grazia perché egli è amore infinito. A chi sostiene che Dio sia troppo buono per condannare il peccatore, indicate il Calvario: solo la croce infatti fa comprendere l’enorme gravità del peccato. Il Cristo ha preso su di sé le colpe dei peccatori e ha sofferto al posto loro, perché non esiste nessun altro modo per salvare l’uomo. Senza questo sacrificio l’umanità non può assolutamente sottrarsi alla tirannia corruttrice del peccato, non può ristabilire nessun contatto con le creature celesti né vivere un’esperienza spirituale. L’amore, la sofferenza e la morte del Figlio di Dio attestano la terribile gravità del peccato e fanno comprendere che nessuno può evitarlo e sperare in una vita migliore se non si sottomette al Cristo.VM 31.3

    Coloro che non sono disposti a pentirsi, a volte si scusano parlando in questi termini di chi si professa cristiano: “Non siamo più cattivi di loro, né loro sono più cauti, equilibrati o generosi di noi; anzi, amano i piaceri e gli agi proprio come noi”. Così le colpe degli altri diventano scuse per i propri errori. Ma i peccati o i difetti altrui non hanno mai giustificato nessuno, perché il Signore non ci ha proposto un modello di vita imperfetto, ma ci ha donato suo Figlio che, vivendo su questa terra come un uomo, ci ha proposto un esempio di vita.VM 32.1

    Tutti coloro che si lamentano del cattivo comportamento dei presunti cristiani, dovrebbero condurre un vita esemplare, in quanto il loro alto concetto dell’ideale cristiano aggrava il loro peccato, perché essi conoscono il bene ma rifiutano di farlo.VM 32.2

    Rimandare è pericoloso. Ricercate subito il perdono dei peccati e la purezza che Gesù può dare, perché trascurando tutto ciò migliaia di persone hanno commesso un errore che implica conseguenze eterne. Non accettare subito l’appello dello Spirito di Dio, anche al di là di una valutazione sulla brevità e sull’incertezza della vita, è più pericoloso di quanto non si pensi: significa vivere nel peccato. Cedere anche a un piccolo peccato può avere conseguenze eterne, perché ciò che non controlliamo finirà per travolgerci.VM 32.3

    Adamo ed Eva pensavano che il fatto di mangiare il frutto proibito non avrebbe avuto le terribili conseguenze annunciate da Dio. In realtà, compiendo quel piccolo gesto, essi trasgredirono la santa e immutabile legge di Dio e il mondo fu devastato dalle conseguenze della morte e delle peggiori calamità.VM 33.1

    Da allora, nel corso dei secoli, dalla terra si eleva un lamento continuo e tutto il creato soffre a causa della disubbidienza dell’uomo, mentre il Calvario si erge come monumento del sacrificio supremo richiesto per cancellare la trasgressione della legge divina.VM 33.2

    Non consideriamo il peccato come qualcosa di insignificante. Ogni gesto di trasgressione, noncuranza o rifiuto della grazia del Cristo, ha una ripercussione negativa su noi stessi; rende insensibili, indebolisce la volontà, diminuisce la capacità di comprensione. Oltre a essere meno propensi ad accettare lo Spirito Santo, la nostra sensibilità nel riconoscerne gli appelli si affievolisce.VM 33.3

    Molti placano la propria coscienza pensando di poter cominciare a comportarsi correttamente quando vogliono, oppure di respingere gli appelli di Dio, decidendo di accoglierli in seguito. Ritengono che dopo essersi opposti allo Spirito della grazia ed essersi alleati a Satana possono, in un momento di crisi, cambiare la loro esistenza.VM 33.4

    In realtà non è così facile, perché l’esperienza e l’educazione di un’intera vita hanno talmente plasmato la loro persona, che difficilmente essi desiderano essere trasformati per diventare simile al Cristo.VM 33.5

    Anche un solo difetto di carattere, una sola passione a lungo accarezzata, rafforza l’avversione per Dio e può annullare tutta l’efficacia del messaggio del Vangelo. Colui che manifesta un forte scetticismo o un’assoluta indifferenza nei confronti della verità divina, mieterà ciò che ha seminato. In tutta la Bibbia, per coloro che giocano con il male, non c’è avvertimento più terribile di quello del saggio il quale afferma che il peccatore “... è prigioniero dei suoi stessi peccati”. Proverbi 5:22.VM 34.1

    Il Cristo è pronto a liberarci dal peccato, senza però forzarci. Ma se in seguito a una trasgressione continua, la nostra volontà è talmente indebolita dal male che non desideriamo più essere salvati e non accettiamo più la grazia divina, che cosa potrà fare Gesù per noi? Siamo la causa della nostra rovina perché abbiamo rifiutato l’amore di Dio. “Nell’ora della mia misericordia ti ho ascoltato nel giorno della salvezza...”. 2 Corinzi 6:2. “Oggi, se udite la voce di Dio, non indurite i vostri cuori”. Ebrei 3:8.VM 34.2

    “L’uomo guarda l’apparenza, ma il Signore guarda il cuore” (1 Samuele 16:7); un cuore che nasconde tanti inganni, agitato da emozioni contrastanti, dalla gioia e dal dolore, un cuore traviato e ribelle. Rivolgetevi a colui che ne conosce gli intenti, gli impulsi e presentatevi così come siete; e, come il salmista, esclamate: “Scrutami e conosci il mio cuore, o Dio. Mettimi alla prova e scopri i miei pensieri. Vedi se seguo la via del male e guidami sulla tua via di sempre”. Salmi 139:23, 24.VM 34.3

    Sono molti coloro che accettano una religione unicamente intellettuale, una pietà formale, senza purificare il loro spirito. È importante quindi ricordare questa preghiera: “Fa’ che io ritrovi la gioia della festa, si rallegri quest’uomo che hai schiacciato”. Salmi 51:10. Siate leali con voi stessi, impegnatevi con serietà e costanza come se ne andasse di mezzo la vostra stessa vita. È una questione che dovete regolare fra voi e Dio per l’eternità, ricordando che una semplice e vaga speranza può portare solo alla rovina.VM 34.4

    Studiate la Parola di Dio con spirito di preghiera; essa vi presenta, attraverso la legge di Dio e la vita del Cristo, i grandi principi della santificazione senza i quali “...nessuno di voi potrà vedere il Signore” (Ebrei 12:14); vi convince dei vostri peccati e rivela la via che porta alla salvezza. Ascoltate questa Parola, perché è Dio che parla al vostro cuore.VM 35.1

    Non dobbiamo scoraggiarci quando notiamo la gravità del peccato e ci rendiamo conto di ciò che siamo, perché il Cristo è venuto per salvare i peccatori. Non siamo noi che dobbiamo riconciliarci con Dio, perché egli “...ha riconciliato il mondo con sé per mezzo di Cristo...” (2 Corinzi 5:19), ha manifestato un amore meraviglioso e cerca di attirare a sé i suoi figli sbandati. Nessun genitore sa essere così paziente come Dio per le colpe e gli errori dei propri figli; nessuno potrebbe esortare con maggiore affetto il trasgressore, rivolgergli appelli talmente sublimi da non poter essere espressi con nessun linguaggio umano. Ogni promessa divina, ogni avvertimento, è l’espressione di un amore straordinario.VM 35.2

    Quando Satana vi suggerisce che siete peccatori, proverete sollievo se pensate al vostro Redentore, se parlate dei suoi meriti, se contemplate la sua luce e se, oltre a riconoscere il vostro peccato, dichiarerete al nemico che “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori” (1 Timoteo 1:15) e che voi potete essere salvati grazie al suo amore infinito.VM 35.3

    Gesù un giorno interrogò Simone, il fariseo, a proposito di due debitori: uno doveva al padrone una piccola quantità di denaro, mentre l’altro era debitore di una grossa somma, ma il padrone cancellò entrambi i crediti. Gesù gli chiese chi avrebbe amato di più il proprio padrone. Simone rispose: “Penso, quello che ha ricevuto un favore più grande”. Luca 7:43.VM 36.1

    Siamo dei peccatori, ma il Cristo è morto per perdonarci e i meriti del suo sacrificio sono tali da renderci giusti davanti al Padre. Coloro che sono stati maggiormente perdonati lo ameranno di più e si avvicineranno al suo trono per lodarlo per l’amore manifestato e per il suo grande sacrificio. Quando comprendiamo la profondità dell’amore di Dio, ci rendiamo conto della gravità del peccato, e quando consideriamo la lunghezza della fune che è stata calata dal cielo per noi, e percepiamo qualcosa della grandezza del sacrificio del Cristo in nostro favore, il nostro animo non può che essere pervaso dal pentimento e allo stesso tempo dalla riconoscenza.VM 36.2

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