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Profeti e re

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    Origine e composizione di profeti e re

    Studi recenti hanno rivelato che in un certo senso Ellen G. White non fu l’unica autrice di Profeti e Re. Anche altri contribuirono alla stesura finale del libro, sia pure sotto la supervisione della scrittrice americana. Il motivo è semplice. Profeti e Re fu pubblicato nel 1916, cioè un anno dopo la morte di Ellen G. White. Inoltre da alcune testimonianze del tempo risulta che nei suoi ultimi anni di vita l’anziana scrittrice non era più in grado di proporre un’opera così impegnativa come quella che abbiamo oggi sotto gli occhi.23Cfr. S.N. Haskell a W.C. White, 27 November 1918. Forse per questo motivo il 27 dicembre 1907 la sua segretaria, C.C. Crisler, scrisse una lettera importante a uno dei leader della Chiesa Avventista, W.W. Prescott,24Prescott, oltre a ricoprire incarichi di responsabilità nella chiesa, era anche uno studioso che aveva già collaborato alla stesura e alla revisione di opere di Ellen G. White come La speranza dell’uomo e Il gran conflitto. chiedendogli di assumersi un incarico molto delicato: prendere in considerazione gli articoli scritti in precedenza dalla stessa Ellen G. White — relativi al periodo storico dell’esilio e del ritorno di Israele da Babilonia — e riproporli in un unico volume. I lettori si aspettavano infatti la parte conclusiva del ciclo dedicato alla “storia della salvezza”, ormai quasi completo grazie alle opere Patriarchi e profeti, La speranza dell’uomo, e Il gran conflitto. La Crisler chiese chiaramente una selezione critica per “eliminare quelle parti che possono fare più male che bene”.25Lettera di C.C. Crisler a W.W. Prescott, 27 dicembre 1907. In modo particolare dal contesto della lettera si percepisce la preoccupazione di non suscitare controversie e polemiche a causa di interpretazioni in contrasto con le opinioni degli storici e degli esegeti più autorevoli del tempo.PR 13.1

    Per realizzare ciò, Prescott — o chi al suo posto ebbe questo incarico — utilizzò, parafrasandoli, diversi estratti da libri di Ellen G. White. quali Christ’s Object Lessons: “The Lord’s Vineyard” (Le parabole di Gesù Cristo), Spiritual Gifts vol. 4, Fundamental of Education, Education (Principi di educazione cristiana), Testimonies, vol. 3 e 5, The Desire of Ages, Toughts from the Mount of Blessings (Con Gesù sul monte delle beatitudini), The Ministry of Healing (Sulle orme del gran medico) oltre ad articoli tratti dalla rivista della denominazione Review and Herald.26Did the Prophet see Kings? A paper by Walter Rea, 8.PR 13.2

    Contrariamente a quello che alcuni critici sostengono, Ellen G. White è stata in grado di seguire la compilazione di Profeti e Re quasi fino alla fine della sua vita. Lo confermano alcuni resoconti dei colloqui che C.C. Crisler ebbe con Ellen G. White, proprio a proposito del processo redazionale. Nel colloquio del 22 luglio 1914, la Crisler riferisce di aver “presentato a Ellen G. White i punti principali del capitolo su Eliseo, ‘La purificazione delle acque’ e quelli relativi alla ‘Liberazione dall’Assiria’. Ellen G. White — scrive la Crisler — ha espresso grande soddisfazione quando ha saputo che questi capitoli erano stati quasi ultimati. Ha anche detto di avere la speranza di poter riacquistare le forze per esaminarli un’ultima volta, affinché il lavoro possa essere pronto per la stampa”.27Did the Prophet see Kings? A paper by Walter Rea, 11.PR 14.1

    Questi colloqui mostrano tuttavia la fiducia di cui godevano la Crisler e i suoi collaboratori. In uno dei suoi resoconti ella riferisce che la sera del 27 luglio parlò a lungo con Ellen G. White sulle profezie di Isaia che — scrive la segretaria — “noi speravamo di includere nel capitolo sulle ‘Visioni della gloria futura’ insieme ad altro materiale. La sorella White si è detta compiaciuta del fatto che avessimo fatto ricorso alla Parola di Dio per una buona parte di questo capitolo; (...) io ho presentato il progetto su come trattare le parti relative ai profeti Geremia ed Ezechiele. Ho citato dettagliatamente la chiamata di Geremia e anche quella di Ezechiele. (...) Ella ha espresso la speranza che avremmo sottolineato gli aspetti più significativi”.28Did the Prophet see Kings? A paper by Walter Rea, 11.PR 14.2

    Anche da questi brevi estratti risulta evidente l’importanza delle citazioni bibliche per la struttura stessa dell’opera. Ciò è ovvio per un libro che si occupa della storia d’Israele, e tuttavia in Profeti e Re il numero dei testi biblici è particolarmente rilevante, con oltre duemila citazioni.PR 14.3

    Infine, per concludere questo breve esame sull’origine della composizione di Profeti e Re, occorre menzionare l’influsso esercitato da alcuni commentari del XIX secolo sulla stesura finale del libro. Tra questi ricordiamo Night Scenes in the Bible di Daniel March (1868-1870), Elijah the Tishbite di F.W. Krummacher (1848), Elisha the Prophet di A. Edersheim (1882), e The Great Teacher di J. Harris (1836). Si tratta di libri particolarmente cari a Prescott ma già utilizzati in precedenza dalla stessa Ellen G. White, che spesso ne aveva fatto uso parafrasando lunghi periodi e inserendoli nei propri libri. Studiosi americani, quali Walter Rea e Fred Veltman, hanno dimostrato la notevole dipendenza di diversi libri di Ellen G. White con questi e altri testi.29Cfr. “The Desire of Ages Project, the data”, in Ministry Magazine, Ottobre 1990; “Convert to Scholar, an Odyssey in Humility”, in Spectrum, volume 21, numero 5, Dicembre 1991; Walter Rea, The White Lie, M & R Publications. Arthur L. White, nipote di Ellen G. White, e membro del “White Estate”, ha spiegato che sua nonna ricorreva a fonti diverse per la redazione dei suoi libri. “Ella vide gli eventi accadere, quelli che avevano un significato particolare nella storia della contesa [fra il bene e il male]. I dettagli minori e i riferimenti accidentali non essenziali al racconto erano meno importanti. Alcune di queste informazioni furono attinte dagli scritti sacri, altre da fonti di informazione di carattere generale come degli storici attendibili” Arthur L. White, “The propher bears testimony”, in Adventist Review, 19 gennaio 1978, 7. Anche nel caso di Profeti e Re studi recenti hanno evidenziato numerose parafrasi di brani tratti dai libri suddetti.30Cfr. “Sample comparison in Prophets and Kings”, appendice in Did the Prophet see Kings? di Walter Rea. Il fatto che Ellen G. White utilizzasse pensieri altrui senza citare le fonti le ha attirato recentemente l’accusa di plagio.31Accusa dalla quale per altro è stata scagionata da uno studio legale specializzato in questioni di copyright. Cfr. “Ellen White’s Use of Sources”, in Adventist Review, 17 settembre 1981, 3ss. Occorre però ricordare che a quei tempi negli Usa il problema legale del “copyright” di fatto non esisteva32Per esempio, gli editori americani pubblicarono i libri di Charles Dickens senza dover pagare un solo centesimo allo scrittore inglese. Cfr. “Ellen G. White and the charge of plagiarism” in Desmond Ford, Daniele 8:14, The Day of Atonement and the Investigative Judgement, Euangellion Press. e anche sul piano morale esso era scarsamente sentito, specie negli ambienti non accademici.33Gli esempi che si potrebbero fare sono molto numerosi. Rimandiamo all’articolo di Olson, “The Ethics of Nineteenth-Century Literary Borrowing”, citato per esteso in Desmond Ford, Op. Cit.PR 14.4

    Profeti e Re ha avuto un ruolo importante nell’ispirare fiducia in Dio, rivolgendosi a uomini e donne di tutti i continenti. Oggi, come ieri, si tratta di un libro che offre al lettore moltissimi spunti di riflessione etica e spirituale, anche se, ovviamente, non può essere proposto come un testo infallibile di esegesi biblica.34Cfr. “The Bible Conference of 1919”, in Spectrum 10/1. Nel corso di questo confronto tra i più importanti teologi avventisti del tempo, così si espresse H.C. Lacey: “Nella nostra valutazione degli scritti di Ellen White, non è più importante per noi la luce spirituale che essi spandono nei nostri cuori e nelle nostre vite, piuttosto che l’accuratezza intellettuale su questioni storiche e teologiche? Non dovremmo considerare quegli scritti come la voce dello Spirito nei nostri cuori, invece di considerarli come la voce di un maestro per le nostre teste? E la prova della loro ispirazione non risiede forse nel loro valore spiritualepiuttosto che nella loro accuratezza storica?” La risposta di A. G. Daniells, a quel tempo presidente della Conferenza Generale (il massimo organo rappresentativo nella Chiesa Avventista del 7° Giorno), fu la seguente: “Si, penso di sì” La sua originalità risiede nell’effetto finale che produce sul lettore, che vi scorge un grande affresco biblico. In esso le storie di uomini e donne di migliaia di anni fa acquistano lo spessore della vita reale, senza artifici o forzature che a volte allontanano il credente dalla Bibbia. Al contrario, questo e altri testi di Ellen White producono l’effetto opposto, quello di ricondurre il lettore alla Bibbia. In questo senso si può parlare a pieno titolo di ispirazione, perché lo stesso Spirito che ha operato nei profeti è quello che spinge il credente verso la Bibbia. Né deve trarre in inganno il processo faticoso della composizione di Profeti e Re, specialmente se pensiamo che Matteo e Luca usarono approssimativamente il 99% del materiale del Vangelo di Marco, e che il libro dell’Apocalisse contiene circa 500 allusioni a scritti precedenti.35Un altro esempio in questo senso è il libro biblico dei Proverbi, che attinge molti dei suoi insegnamenti dalla sapienza mediorientale del tempo, come testimoniano le numerose analogie con il testo egiziano L’insegnamento di Amenemope. Cfr. D. Winton Thomas (ed.), Documents from Old Testament Times, Harper Torchbooks. Quel che conta, evidentemente, è il risultato finale. È ovvio che il concetto di ispirazione va considerato alla luce della realtà umana, tenendo conto della complessità del fenomeno e senza lasciarsi andare a ipotesi o teorie semplificatorie.PR 15.1

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