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Patriarchi e profeti

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    Capitolo 47: L’alleanza con i gabaoniti

    Gli israeliti lasciarono Sichem per dirigersi verso l’accampamento di Ghilgal dove furono subito raggiunti da una strana delegazione che chiese di stipulare un patto con loro. Questi ambasciatori dissero di provenire da un paese lontano, come il loro aspetto apparentemente confermava. I loro vestiti erano vecchi e consumati, i sandali rappezzati, le provviste stantie e gli otri nei quali avevano messo il vino spaccati e rattoppati, come se fossero stati frettolosamente riparati durante il viaggio. Dissero di essere venuti per stipulare un’alleanza con Israele, per aver sentito raccontare nella loro patria lontana — che dichiaravano essere al di là della Palestina — le meraviglie che Dio aveva compiuto per il suo popolo. Essendo stato chiaramente proibito agli ebrei di allearsi con popolazioni pagane cananee, i loro capi dubitavano che quegli stranieri avessero detto la verità; ma quando chiesero: “Forse voi abitate in mezzo a noi” (Giosuè 9:7) i messaggeri risposero a Giosuè: “Noi siam tuoi servi”. Giosuè 9:8. Poi quando Giosuè chiese loro esplicitamente: “Chi siete e donde venite?” (Giosuè 9:8), ripeterono quanto avevano appena detto, e per dimostrare la loro sincerità aggiunsero: “Ecco il nostro pane; lo prendemmo caldo dalle nostre case, come provvista, il giorno che partimmo per venire da voi, ed ora eccolo duro e sbriciolato; e questi sono gli otri da vino che empimmo tutti nuovi, ed eccoli rotti; e questi i nostri abiti e i nostri calzari, che si sono logorati per la gran lunghezza del viaggio”. Giosuè 9:12, 13.PP 423.1

    Gli israeliti si lasciarono convincere da questa richiesta e non chiesero consiglio all’Eterno. “E Giosuè fece pace con loro e fermò con loro un patto, per il quale avrebbe lasciato loro la vita; e i capi della raunanza lo giuraron loro”. Giosuè 9:15. Il trattato fu stipulato, ma tre giorni dopo si scoprì la verità. “...Seppero che quelli eran loro vicini e abitavano in mezzo a loro”. Giosuè 9:16. Dopo essersi resi conto che era impossibile resistere agli ebrei, i gabaoniti, per salvare la loro vita, erano ricorsi allo strattagemma.PP 423.2

    Quando gli israeliti capirono di essere stati ingannati, provarono una profonda indignazione, che divenne ancora maggiore quando dopo tre giorni di viaggio raggiunsero le città dei gabaoniti, situate nella zona centrale del paese. “...Tutta la raunanza mormorò contro i capi” (Giosuè 9:18), ma essi rifiutarono di infrangere il patto, anche se era stato stipulato con frode, perché dissero: “Noi abbiamo giurato loro nel nome dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele”. Giosuè 9:19. E “i figliuoli d’Israele non li uccisero”. Gli israeliti risparmiarono loro la vita, ma senza violare l’ordine divino di distruggere i cananei idolatri, perché i gabaoniti si erano impegnati a rinunciare alle loro divinità e a offrire il culto all’Eterno. Quello degli israeliti era stato quindi un giuramento che non li costringeva a commettere nessun peccato; per questo, pur essendo stato sancito con l’inganno, il patto non doveva essere annullato.PP 423.3

    Un impegno che non costringa a compiere il male, deve essere sempre considerato sacro. L’inviolabilità di un giuramento o di un impegno non può essere intaccata da interessi egoistici, dall’idea di trarne profitto o dalla vendetta. “Le labbra bugiarde sono un abominio per l’Eterno”. Proverbi 12:22. “Salirà al monte dell’Eterno” e “potrà stare nel luogo suo santo” colui che avendo “giurato, foss’anche a suo danno, non muta”. Salmi 24:3; 15:4.PP 424.1

    I gabaoniti vennero risparmiati, ma avrebbero lavorato nel santuario per svolgere i lavori più pesanti. Giosuè “li destinò ad essere spaccalegna e acquaioli per la raunanza e per l’altare dell’Eterno”. Giosuè 9:27. Queste condizioni furono accettate dai gabaoniti con gratitudine: consci di essere colpevoli, erano felici di continuare a vivere anche in una situazione molto umile. “Ed ora eccoci qui nelle tue mani” dissero a Giosuè “trattaci come ti par che sia bene e giusto di fare”. Giosuè 9:25. Così, per secoli, i discendenti di questi uomini lavorarono per il santuario.PP 424.2

    Il territorio dei gabaoniti comprendeva quattro città. A capo del popolo non c’era un re, ma anziani o senatori. Gabaon, la città più importante, “era una città grande, come una delle città reali... e tutti gli uomini suoi erano valorosi”. Giosuè 10:2. Il fatto che gli abitanti di una città così potente fossero ricorsi a un espediente così umiliante per salvare la loro vita, indica chiaramente quale fosse il terrore che gli israeliti incutevano negli abitanti di Canaan.PP 424.3

    Per i gabaoniti sarebbe stato ben più vantaggioso agire onestamente nei confronti d’Israele sottomettendosi all’Eterno, perché così, oltre ad avere salva la vita, avrebbero evitato il disonore e la schiavitù, frutti del loro inganno. Dio aveva detto che tutti coloro che avrebbero rinunciato al paganesimo, unendosi a Israele, avrebbero condiviso le benedizioni del patto e sarebbero stati ben accetti anche se stranieri e, tranne alcune eccezioni, questi uomini poterono godere degli stessi privilegi e favori degli israeliti; il Signore infatti aveva detto: “Quando qualche forestiero soggiornerà con voi nel nostro paese, non gli farete torto. Il forestiero che soggiorna tra voi, lo tratterete come colui ch’è nato tra voi; tu l’amerai come te stesso”. Levitico 19:33, 34. Poi, a proposito della Pasqua e dell’offerta dei sacrifici: “Vi sarà una sola legge per tutta l’assemblea e per lo straniero che soggiorna tra voi... come siete voi, così sarà lo straniero davanti all’Eterno”. Numeri 15:15.PP 424.4

    Se non fossero ricorsi all’inganno, i gabaoniti avrebbero avuto gli stessi diritti d’Israele. Ma ora quegli abitanti di una “città reale” in cui “tutti gli uomini suoi erano valorosi” diventando per generazioni spaccalegna e portatori d’acqua, avrebbero subìto una grande umiliazione. Coloro che per ingannare si erano vestiti da poveri ora venivano umiliati dal giogo di una schiavitù perpetua. Nel corso dei secoli la loro condizione di servi avrebbe testimoniato l’avversione di Dio per la falsità.PP 425.1

    La sottomissione di Gabaon gettò i re cananei nella costernazione. Presero subito provvedimenti per vendicare coloro che avevano fatto la pace con gli invasori. Guidati da Adoni-Tsedek, re di Gerusalemme, cinque re cananei si allearono muovendo rapidamente contro Gabaon. I gabaoniti, non avendo organizzato la difesa, mandarono questo messaggio a Giosuè che si trovava a Ghilgal: “...Non negare ai tuoi servi il tuo aiuto, affrettati a salire da noi, liberaci, soccorrici, perché tutti i re degli Amorei che abitano la contrada montuosa, si son raunati contro di noi”. Giosuè 10:6. In realtà il pericolo, oltre a minacciare gli abitanti di Gabaon, incombeva su Israele, perché quella città controllava il passaggio dalla Palestina centrale a quella meridionale, e se si voleva conquistare il paese, doveva essere conservata.PP 425.2

    Giosuè fece subito i preparativi per difendere Gabaon, ma gli assediati temevano che per il loro inganno precedente, Giosuè non li avrebbe aiutati. Egli invece si sentiva in obbligo di proteggere i gabaoniti, perché si erano sottomessi a Israele e avevano accettato di adorare Dio. Questa volta, però, non si mosse senza aver prima ricevuto l’approvazione divina. Il Signore lo incoraggiò a intraprendere l’impresa, dandogli questo messaggio: “Non li temere, perché io li ho dati in poter tuo; nessun di loro potrà starti a fronte”. Giosuè 10:8. “E Giosuè salì da Ghilgai, con tutta la gente di guerra e con tutti gli uomini segnalati per valore”. Giosuè 10:7.PP 425.3

    Il mattino, dopo aver marciato tutta la notte, si diresse con il suo esercito davanti a Gabaon. Quando Giosuè li assalì, i prìncipi confederati avevano appena disposto i loro eserciti intorno alla città e l’attacco si risolse in una grave disfatta per gli assedianti. Quell’immenso esercito in rotta fu inseguito da Giosuè fino a Beth-Horon, sulle montagne, e dopo aver raggiunto la cima, i fuggiaschi si precipitarono per la discesa dell’altro versante dove furono colpiti da un’eccezionale grandinata.PP 425.4

    “...L’Eterno fe’ cadere su loro delle grosse pietre... quelli che morirono per le pietre della grandinata furon più numerosi di quelli che i figliuoli d’Israele uccisero con la spada”. Giosuè 10:11.PP 426.1

    Mentre gli amorei continuavano la loro fuga precipitosa per trovare rifugio nelle roccaforti delle montagne, Giosuè, guardando la cresta dei monti, vide che il giorno sarebbe stato troppo breve per completare l’inseguimento. Se i nemici non fossero stati messi completamente in rotta, si sarebbero radunati per attaccare nuovamente.PP 426.2

    “Allora Giosuè parlò all’Eterno... e disse in presenza d’Israele: Sole, fermati su Gabaon, e tu, luna, sulla valle d’Aialon. E il sole si fermò, e la luna rimase al suo luogo, finché la nazione non fosse vendicata de’ suoi nemici... E il sole si fermò in mezzo al cielo e non s’affrettò a tramontare per quasi un giorno intero”. Giosuè 10:12.PP 426.3

    Prima che calassero le ombre della sera, la promessa fatta da Dio a Giosuè era diventata realtà. Tutto l’esercito nemico era nelle sue mani. Gli eventi di quel giorno durarono così a lungo da essere ricordati così da Israele: “E mai, né prima né poi, s’è dato un giorno simile a quello, nel quale l’Eterno abbia esaudito la voce d’un uomo; poiché l’Eterno combatteva per Israele”. Giosuè 10:14. “Il sole e la luna si fermano nella loro dimora; si cammina alla luce delle tue saette, al lampeggiare della tua lancia sfolgorante. Tu percorri la terra nella tua indignazione, tu schiacci le nazioni nella tua ira. Tu esci per salvare il tuo popolo”. Abacuc 3:11-13.PP 426.4

    La preghiera di Giosuè, ispirata dallo Spirito, costituiva un’altra prova della potenza del Dio d’Israele. Non era una richiesta suggerita da presunzione, perché il Signore aveva promesso di sgominare i nemici d’Israele. Giosuè tuttavia si era impegnato come se il successo dipendesse solamente dall’esercito d’Israele; aveva fatto tutto ciò che la forza umana poteva compiere, ma poi aveva implorato con fede l’aiuto divino. Il segreto del successo sta nell’unire l’impegno umano alla potenza divina. Coloro che raggiungono i migliori risultati sono quelli che fanno assegnamento solo sulla forza dell’Altissimo.PP 426.5

    L’uomo che ordinò: “Sole, fermati su Gabaon, e tu, luna, sulla valle d’Aialon”, è l’uomo che per ore si era prostrato a terra nell’accampamento di Ghilgal. Gli uomini di preghiera sono uomini di potenza.PP 426.6

    Questo grandioso miracolo attesta che la natura è sotto il controllo del Creatore. Satana cerca di nascondere all’uomo l’azione divina nel mondo fisico, l’opera incessante del Creatore. Il miracolo di Gabaon costituisce un ammonimento per tutti coloro che sostengono che la natura è al di sopra del Dio della natura. A un suo cenno, Dio raccoglie le forze della natura per travolgere la potenza dei suoi nemici “fuoco e gragnuola, nevi e vapori, vento impetuoso” (Salmi 148:8) sono ai suoi ordini. Quando i pagani amorei cercarono di resistere ai propositi divini, intervenne Dio, facendo “cader dal cielo... delle grosse pietre” sui nemici d’Israele. Sappiamo di una battaglia più vasta che si verificherà nei momenti conclusivi della storia della terra, quando l’Eterno aprirà il suo arsenale, manifestando la propria indignazione. Cfr. Geremia 50:25. “Sei tu entrato nei depositi della neve” chiede “li hai visti i depositi della grandine ch’io tengo in serbo per i tempi della distretta, pel giorno della battaglia e della guerra?” Giobbe 38:22, 23. Il profeta descrive nell’Apocalisse la distruzione che si verificherà quando “una gran voce uscirà dal tempio” annunciando: “È fatto... e cadrà dal cielo sugli uomini una gragnuola del peso di circa un talento”. Apocalisse 16:17, 21.PP 426.7

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