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Patriarchi e profeti

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    Capitolo 49: Le ultime parole di Giosuè

    Finite le guerre di conquista, Giosuè si ritirò in un luogo tranquillo nella sua casa a Timnath-Serah; e “molto tempo dopo che l’Eterno ebbe dato requie a Israele, liberandolo da tutti i nemici, che lo circondavano, Giosuè... convocò tutti gli anziani, i capi, i giudici e gli ufficiali del popolo”. Giosuè 23:1, 2.PP 438.1

    Alcuni anni dopo l’insediamento d’Israele in Palestina gli stessi errori che avevano precedentemente provocato il castigo del popolo cominciavano a ripresentarsi. Giosuè, sentendosi indebolito dalla vecchiaia, e comprendendo che la sua missione stava per concludersi, temette per il futuro del suo popolo. Si rivolse allora ai capi israeliti che si erano riuniti intorno a quel vecchio condottiero, e con un interessamento più profondo di quello di un padre, disse: “Voi avete veduto tutto ciò che l’Eterno, il vostro Dio, ha fatto a tutte queste nazioni, cacciandole dinanzi a voi; poiché l’Eterno, il vostro Dio, è quegli che ha combattuto per voi”. Giosuè 23:3. Per quanto i cananei fossero stati soggiogati, occupavano ancora una vasta zona del paese promesso a Israele; per questo Giosuè esortò il suo popolo a non abbandonarsi a una vita facile e a non dimenticare che il Signore aveva ordinato di cacciare completamente queste nazioni idolatre.PP 438.2

    Gli israeliti si erano fermati troppo presto. Le tribù si erano separate occupando i loro possedimenti, l’esercito si era sciolto, e riprendere le ostilità sembrava un’impresa difficile e incerta. Ma Giosuè dichiarò: “L’Eterno, l’Iddio vostro, le disperderà Egli stesso dinanzi a voi e le scaccerà dinanzi a voi e voi prenderete possesso del loro paese, come l’Eterno, il vostro Dio, v’ha detto. Applicatevi dunque risolutamente ad osservare e a mettere in pratica tutto ciò che è scritto nel libro della legge di Mosè, senza sviarvene né a destra né a sinistra”. Giosuè 23:5, 6.PP 438.3

    Giosuè si rivolse agli israeliti affinché testimoniassero che per tutto il tempo in cui essi avevano adempiuto alle condizioni di Dio, Egli li aveva sempre benedetti con le sue promesse. “Riconoscete dunque con tutto il vostro cuore e con tutta l’anima vostra” disse Giosuè “che neppur una di tutte le buone parole che l’Eterno, il vostro Dio, ha pronunciate su voi, è caduta a terra”. Giosuè 23:14. Dichiarò poi che così come il Signore aveva mantenuto le sue promesse non avrebbe dimenticato le sue minacce. “E avverrà che, come ogni buona parola che l’Eterno, il vostro Dio, vi aveva detta si è compiuta per voi, così l’Eterno adempirà a vostro danno tutte le sue parole di minaccia... Se trasgredite il patto che l’Eterno il vostro Dio v’ha imposto... l’ira dell’Eterno s’accenderà contro di voi, e voi perirete presto, scomparendo dal buon paese ch’Egli v’ha dato”. Giosuè 23:15, 16.PP 438.4

    Sono molti coloro che si lasciano cullare dal pensiero ingannevole, suggerito da Satana, secondo cui l’amore che Dio nutre per il suo popolo sarebbe così grande da scusare i loro peccati e le sue minacce pur avendo una loro logica nel suo governo morale non si adempiranno mai letteralmente. Dio ha sempre trattato le sue creature con giustizia, rivelando la vera natura del peccato e dimostrando che esso porta sicuramente alla miseria e alla morte. Il perdono incondizionato non è mai esistito e mai esisterà perché esso implicherebbe l’abbandono della giustizia, vero fondamento del governo di Dio, che getterebbe nella costernazione i mondi che sono rimasti puri. Dio ha lealmente indicato le conseguenze del peccato, se non fosse così come potrebbero adempiersi le sue promesse? Una bontà che esclude la giustizia, non è più bontà, ma debolezza.PP 439.1

    Dio è l’autore della vita, e sin dall’inizio le sue leggi avevano lo scopo di perpetuarla. Ma il peccato, infrangendo l’ordine che Dio aveva costituito, provocò la discordia. Finché il peccato esisterà, la sofferenza e la morte saranno inevitabili. L’uomo può cercare di sfuggire al suo terribile destino, solo perché il Redentore ha sopportato per lui la maledizione del peccato.PP 439.2

    Prima che Giosuè morisse i capi e i rappresentanti del popolo, dietro suo invito si riunirono rapidamente a Sichem. In tutto il paese nessun luogo era così legato a sacri ricordi, per il patto che Dio aveva stipulato con Abramo e Giacobbe e per i solenni giuramenti del popolo quando stava per entrare in Canaan. Gli israeliti si riunirono in presenza del loro capo, ormai vicino alla morte, davanti alle montagne di Ebal e Gherizim, già testimoni di un patto che ora erano chiamati a rinnovare. Numerose erano le prove dell’azione di Dio in loro favore: Egli aveva dato agli israeliti una terra che non avevano lavorato, città che non avevano edificato, vigne e oliveti che non avevano piantato. Giosuè ricordò ancora una volta la storia d’Israele, rievocando le meraviglie che Dio aveva compiuto per loro, affinché tutti potessero comprendere l’amore e la misericordia divina, e servirlo “con integrità e fedeltà”.PP 439.3

    Per l’occasione, Giosuè ordinò che l’arca fosse portata da Sciloh. In un momento così solenne Giosuè voleva che questo simbolo della presenza di Dio impressionasse profondamente il popolo. Dopo aver sottolineato quanto Dio si fosse dimostrato buono con Israele, li chiamò nel nome dell’Eterno a scegliere chi avrebbero voluto servire. Alcuni, segretamente, praticavano l’idolatria, e Giosuè voleva che decidessero di bandire quel peccato da Israele. “Se vi par mal fatto servire all’Eterno” disse “scegliete oggi a chi volete servire”. Giosuè 24:15. Giosuè voleva che servissero Dio spontaneamente e non perché erano obbligati. L’amore per il Signore è il vero fondamento della religione. Servire Dio, sperando solo di ottenere una ricompensa o evitare una punizione, non ha nessun valore. L’apostasia dichiarata non offende Dio più dell’ipocrisia e di un culto formale.PP 439.4

    L’anziano condottiero esortò gli israeliti a valutare tutti gli elementi presentati. Se ritenevano sbagliato servire l’Eterno, fonte di ogni bene, in quel giorno avrebbero dovuto dirlo. Dovevano scegliere chi servire: o gli dèi che “i loro padri servirono di là dal fiume” e che Abramo fu chiamato ad abbandonare, o “gli dei degli Amorei”, del paese in cui abitavano, e quindi vivere come le nazioni idolatre e corrotte che li circondavano. Quelle erano parole di aspro rimprovero per Israele. Gli dèi degli amorei non erano riusciti a proteggere i loro adoratori. Quel popolo malvagio era stato distrutto per i propri peccati abominevoli e degradanti, e il loro magnifico paese era stato dato al popolo di Dio. Che follia per Israele scegliere quelle divinità per il cui culto gli amorei erano stati distrutti! “Quanto a me e alla casa mia” disse Giosuè “serviremo all’Eterno”. Giosuè 24:15. Quel santo zelo che animava profondamente il loro capo contagiò il popolo e i suoi appelli suscitarono una risposta decisa: “Lungi da noi l’abbandonare l’Eterno per servire ad altri dei”. Giosuè 24:16.PP 440.1

    “Voi non potrete servire all’Eterno” disse Giosuè “perch’Egli è un Dio santo... Egli non perdonerà le vostre trasgressioni e i vostri peccati”. Giosuè 24:19. Come presupposto di una vera riforma, il popolo doveva rendersi conto di essere incapace di ubbidire a Dio con le proprie forze. Gli israeliti sarebbero stati condannati senza possibilità di scampo dalla legge che avevano trasgredito. Finché avessero confidato nelle loro forze e nella loro giustizia non avrebbero potuto ottenere il perdono dei loro peccati. Non potendo soddisfare la legge perfetta di Dio, la richiesta di servirlo sarebbe stata inutile. Solo la fede in Cristo avrebbe assicurato loro il perdono dei peccati e donato loro la forza per ubbidire alla legge divina. Se volevano essere accettati da Dio dovevano smettere di contare sulle loro possibilità per raggiungere la salvezza e affidarsi completamente ai meriti del Salvatore promesso.PP 440.2

    Giosuè invitò i suoi uditori a riflettere bene sulle loro parole, e a non pronunciare promesse che non sarebbero stati in grado di mantenere; ma gli israeliti ripeterono con maggiore serietà: “...No! No! Noi serviremo l’Eterno”. Giosuè 24:21. L’assemblea accettò di ribadire ancora una volta di aver scelto di seguire l’Eterno, e ripeté il giuramento di fedeltà: “...L’Eterno, il nostro Dio, è quello che serviremo, e alla sua voce ubbidiremo”. “Così Giosuè fermò in quel giorno un patto col popolo, e gli diede delle leggi e delle prescrizioni a Sichem”. Giosuè 24:24, 25. Dopo aver registrato questo patto solenne pose quello scritto accanto all’arca insieme al libro della legge. E come memoriale eresse un pilastro, dicendo: “‘Ecco, questa pietra sarà una testimonianza contro di noi; perch’essa ha udito tutte le parole che l’Eterno ci ha dette; essa servirà quindi da testimonio contro di voi, affinché non rinneghiate il vostro Dio’. Poi Giosuè rimandò il popolo, ognuno alla sua eredità”. Giosuè 24:27, 28.PP 440.3

    La missione di Giosuè era conclusa. Egli aveva seguito completamente la volontà del Signore tanto che la Parola di Dio lo definisce “servo dell’Eterno”. La testimonianza più nobile del suo carattere, della sua capacità come guida politica, è la fedeltà della generazione che beneficiò della sua opera: “Israele servì all’Eterno durante tutta la vita di Giosuè e durante tutta la vita degli anziani che sopravvissero a Giosuè”. Giosuè 24:31.PP 441.1

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