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Patriarchi e profeti

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    Elementi profetici e linguaggio biblico

    Un particolare problema è posto dalla lettura che Ellen G. White fa della storia del peccato originale narrata in Genesi 2-3. Il testo biblico è già di per sé abbastanza estraneo alla sensibilità moderna. Leggere di alberi della vita e della conoscenza del bene e del male, di un serpente tentatore, di angeli posti a guardia del giardino perché l’uomo non si impadronisca permanentemente della nuova realtà conquistata, tutto questo sembra eredità di un mondo culturale passato più che di una verità divina. L’impressione si accentua ancora di più con la lettura delle pagine di Ellen G. White. Il testo biblico vi trova infatti una sua spiegazione attraverso ampliamenti che dovrebbero rendere più coerente e credibile il racconto, ma che rischiano di farlo apparire ancora più estraneo. Si pensi, per esempio, alla maledizione sul serpente condannato a strisciare sul suo ventre e a nutrirsi di polvere per tutta la vita. Cfr. Genesi 3:14. Una visione letteralista del testo fa subito nascere un problema. Se il serpente assume la sua attuale postura come conseguenza del peccato, com’era prima? La critica moderna spiega il testo vedendovi soltanto una eziologia, cioè un racconto inventato per spiegare una situazione attuale. La spiegazione di Ellen G. White parte invece dalla sua totale fiducia nel testo biblico che legge così come le si presenta: il serpente è un vero serpente e la maledizione di Dio cambia effettivamente il suo aspetto che assomigliava a quello di una bellissima farfalla. Il tutto è narrato in modo drammatico, ma sobrio e coerente. Non crede nei serpenti parlanti. Il serpente è per lei solo lo strumento di cui Satana, il vero tentatore, si serve per ingannare Eva. Facendo così si avvicina all’interpretazione fornitaci dall’Apocalisse secondo cui “il serpente antico... è chiamato Diavolo e Satana” (Genesi 12:9), ma non ne sfrutta tutte le possibilità simboliche. È evidente che il nostro modo di comprendere il testo di Ellen G. White dipenda da come comprendiamo il testo biblico. Se ci poniamo di fronte alla Genesi con gli occhi della White, allora la sua lettura è coerente e accettabile. Se invece giudichiamo che la Genesi debba essere letta con occhi diversi, lo stesso bisognerà fare con lei. Nell’ambito della Chiesa Avventista sono presenti entrambe le posizioni. Il testo biblico, può essere visto come autorevole rivelazione di una verità storica, ma che si esprime attraverso un genere letterario che non è quello della storia o della cronaca, ma della didattica. Allo stesso modo in cui le grandi visioni dell’Apocalisse hanno a che fare con una storia reale, ma esprimendola attraverso un genere letterario che deve essere compreso in base a regole proprie.PP 10.4

    Se si vuole mantenere intatto il valore teologico del testo della Genesi, su cui si fonda tutta la successiva teologia cristiana della salvezza, non si può svuotare il racconto del suo contenuto sostanziale, e cioè che ci sia stato un tempo in cui, ad opera di un tentatore, l’uomo abbia rotto il suo rapporto di amore e fiducia con Dio scatenando il disordine, la violenza, la sofferenza e la morte. L’albero della vita offerto all’uomo, corrisponde realmente a una situazione in cui l’uomo riceve da Dio una vita senza limiti, ma quest’albero non è altro che il simbolo della vita che ha in Dio stesso la sua origine e il suo datore. Cfr. Apocalisse 22:1. L’assunzione del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male corrisponde veramente a una prima dichiarazione di autonomia e autosufficienza da parte dell’uomo, ma per questo non c’è bisogno di credere nell’esistenza fisica di un albero. La Bibbia esprime una verità storica e spirituale attraverso il linguaggio che nasceva dal contesto culturale e religioso in cui fu scritta. In questo modo si evita di fare del racconto semplicemente un’espressione delle paure e delle speranze dell’uomo antico, ma si evita anche di farlo apparire tale all’uomo moderno.PP 11.1

    In questa prospettiva il testo di Ellen G. White perde il suo valore? Niente affatto. Bisogna soltanto fare una fatica in più per percepire all’interno della forma del suo scritto, come facciamo anche per la Bibbia, la sostanza del suo messaggio. Si tratta, in fondo, di applicare alle sue pagine gli stessi criteri che applichiamo alla Bibbia sul cui piano lei si mantiene. Le sue pagine conservano allora un significato altissimo, come testimonianza di una fede che ancora oggi ha molto da insegnarci.PP 12.1

    Come avviene per molte parti della Bibbia, soprattutto nei libri profetici di Daniele e Apocalisse, a cui Ellen G. White è molto vicina, la natura stessa delle visioni profetiche favorisce l’immagine al di sopra del discorso. Dio parla in questi libri attraverso delle scene mostrate ai suoi testimoni. Il profeta ce le racconta, ma sta anche a noi coglierne il significato. Come facciamo per le visioni dei libri profetici della Bibbia, senza svilirne il significato, così possiamo leggere, e non con meno amore, queste pagine particolari della signora Ellen G. White.PP 12.2

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