Loading...
Larger font
Smaller font
Copy
Print
Contents

Patriarchi e profeti

 - Contents
  • Results
  • Related
  • Featured
No results found for: "undefined".
  • Weighted Relevancy
  • Content Sequence
  • Relevancy
  • Earliest First
  • Latest First
    Larger font
    Smaller font
    Copy
    Print
    Contents

    Introduzione

    Questo libro tratta soggetti della storia biblica, che non sono nuovi in sé, ma vengono presentati per sottolinearne significati particolari, rivelando le cause di certe azioni, mostrando l’importanza di determinati gesti e mettendo in luce alcuni aspetti che sono appena accennati nella Bibbia. Le scene presentate hanno quindi una vivacità e un’importanza che tendono a creare impressioni diverse e durature. Sul racconto biblico viene proiettata una nuova luce per rivelare più chiaramente il carattere e gli obiettivi di Dio; per manifestare gli inganni di Satana e il modo in cui la sua potenza sarà definitivamente sconfitta; per sottolineare la debolezza dell’uomo e mostrare come la grazia di Dio gli abbia permesso di vincere la battaglia contro il male. Ciò si armonizza con l’obiettivo di Dio che desidera rivelare agli uomini le verità della sua Parola. Il mezzo, tramite il quale queste rivelazioni sono state date, è considerato — se in sintonia con le Scritture — uno dei metodi che Dio utilizza ancora per dare consigli ai suoi figli.PP 13.1

    Anche se oggi non c’è più la possibilità di avere un dialogo diretto come “in principio”, quando l’uomo nella sua santità e innocenza riceveva istruzioni dal Creatore stesso, tuttavia non è stato lasciato senza una guida divina perché Dio gli ha accordato lo Spirito Santo, quale suo rappresentante. L’apostolo Paolo dichiara che “essere stati illuminati” è un privilegio dei discepoli del Cristo che sono stati “illuminati” essendo stati “...fatti partecipi dello Spirito Santo”. Ebrei 10:32; 6:4. Anche Giovanni dice: “Quanto a voi, avete l’unzione del Santo”. 1 Giovanni 2:20.PP 13.2

    Il Cristo, mentre stava per lasciare i discepoli, promise loro di inviare lo Spirito Santo, come consolatore, che li avrebbe guidati in tutta la verità. Cfr. Giovanni 14:16, 26.PP 13.3

    Per dimostrare come questa promessa si sia adempiuta, l’apostolo Paolo, in due lettere, dichiara esplicitamente che certi doni sono stati accordati alla chiesa per la sua edificazione e come guida negli ultimi tempi. Cfr. 1 Corinzi 12; Efesini 4:8-13; Matteo 28:20. Un certo numero di profezie, chiare ed esplicite, dichiarano inoltre che proprio negli ultimi tempi vi sarà una particolare effusione dello Spirito Santo e la chiesa, prima dell’apparizione del Cristo, riceverà “la testimonianza di Gesù” che “è lo spirito della profezia”. Cfr. Atti 2:17-20, 39; 1 Corinzi 1:7; Apocalisse 12:17; 19:10. In questi avvenimenti scorgiamo una prova dell’interesse e dell’amore di Dio per il suo popolo; grazie alla presenza dello Spirito Santo, come consolatore, maestro e guida, non solo tramite il suo influsso costante ma anche con i suoi interventi straordinari, la chiesa potrà affrontare le prove degli ultimi tempi, più che in qualsiasi altro momento della sua esistenza.PP 13.4

    Le Scritture evidenziano vari modi tramite i quali lo Spirito Santo avrebbe operato nei cuori e nelle menti degli uomini per illuminarli nella giusta comprensione e guidarli. Tra questi c’erano i sogni e le visioni con cui Dio avrebbe continuato a comunicare con i figli degli uomini. Ecco la sua promessa: “...Ascoltate ora le mie parole; se v’è tra voi alcun profeta, io, l’Eterno, mi faccio conoscere a lui in visione, parlo con lui in sogno”. Numeri 12:6.PP 14.1

    Fu così che venne concessa a Balaam la conoscenza della volontà di Dio. Infatti egli afferma: “...Così dice Balaam, figliuolo di Beor; così dice l’uomo che ha l’occhio aperto, così dice colui che ode le parole di Dio, che conosce la scienza dell’Altissimo, che contempla la visione dell’Onnipotente, colui che si prostra e a cui s’aprono gli occhi”. Numeri 24:15, 16.PP 14.2

    È molto importante studiare le Scritture per comprendere la portata dell’opera che Dio affida allo Spirito affinché si manifesti nella chiesa durante il periodo di prova degli ultimi tempi.PP 14.3

    Dio, dopo aver predisposto, il piano della salvezza, poteva ancora, attraverso l’opera del Figlio e dei suoi angeli comunicare con gli uomini nonostante la separazione creata dal peccato. A volte aveva parlato loro a tu per tu, come con Mosè, ma molto spesso si era servito di sogni e visioni. Esempi di questo tipo risultano dagli scritti sacri, in tutte le epoche. Enoc, il settimo d’Adamo, profetizzò il ritorno del Cristo in potenza e gloria, dicendo: “Ecco, il Signore è venuto con le sue sante miriadi”. Giuda 14. “Degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo”. 2 Pietro 1:21.PP 14.4

    Se talvolta l’opera dello Spirito di profezia non si è manifestata a causa della mancanza di spiritualità del popolo, essa ha tuttavia caratterizzato i grandi momenti di crisi nell’esperienza della chiesa e i periodi che hanno testimoniato il passaggio dall’antico al nuovo patto. Quando giunse il tempo dell’incarnazione del Cristo, il padre di Giovanni Battista ricevette lo Spirito Santo e profetizzò. Cfr. Luca 1:67. A Simeone fu rivelato che non avrebbe visto la morte se prima non avesse incontrato il Signore; e quando Gesù fu portato al tempio dai suoi genitori per la circoncisione Simeone, guidato dallo Spirito, lo prese fra le braccia e lo benedisse profetizzando di lui. Anna, una profetessa, giunta in quello stesso momento parlò di lui a tutti coloro che cercavano la salvezza a Gerusalemme. Cfr. Luca 2:26, 36.PP 14.5

    La presenza dello Spirito Santo, che doveva accompagnare la proclamazione del messaggio del Vangelo da parte dei discepoli del Cristo, fu annunciata con queste parole: “E, dopo questo, avverrà che io spanderò il mio spirito sopra ogni carne, e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profetizzeranno, i vostri vecchi avranno dei sogni, i vostri giovani avranno delle visioni; e anche sui servi e sulle serve, spanderò in quei giorni il mio spirito. E farò dei prodigi nei cieli e sulla terra: sangue, fuoco e colonne di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue prima che venga il grande e terribile giorno dell’Eterno”. Gioele 2:28-31.PP 15.1

    Pietro, il giorno della Pentecoste, citò questa profezia per spiegare la meravigliosa esperienza che aveva vissuto. Lingue di fuoco si erano posate su ognuno dei discepoli, che grazie all’influsso dello Spirito Santo parlavano in altre lingue. Quando coloro che li deridevano li accusarono di ubriachezza, Pietro rispose: “...Costoro non sono ebbri, come voi supponete, poiché non è che la terza ora del giorno: ma questo è quel che fu detto per mezzo del profeta Gioele”, quindi citò sostanzialmente la suddetta profezia di Gioele, aggiungendo le parole “negli ultimi giorni” al posto di “dopo questo” e dicendo: “E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito...”. Atti 2:15-17.PP 15.2

    Evidentemente solo in quel giorno cominciava ad adempiersi quella parte della profezia che riguardava la discesa dello Spirito Santo; poiché a quel tempo non vi erano anziani che avessero sogni, né giovani che avessero visioni e profetizzassero, né prodigi di fuoco e colonne di fumo che apparissero, né sole che si mutasse in tenebre, né luna che si trasformasse in sangue, ma ciò che testimoniavano era l’adempimento della profezia di Gioele. È evidente, inoltre, che questa parte della profezia, riguardante la discesa dello Spirito, non si poteva esaurire in un’unica manifestazione, poiché la profezia copre tutto il periodo che va da quei giorni alla venuta del Signore.PP 15.3

    Il giorno della Pentecoste rappresentava il compimento di altre profezie oltre quella di Gioele. Si adempivano le parole stesse del Cristo. Nel suo ultimo discorso ai discepoli, prima della sua crocifissione, disse loro: “E io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro Consolatore... lo Spirito della verità”. Giovanni 14:16, 17. “Ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, Egli v’insegnerà ogni cosa”. Giovanni 14:26. “Ma quando sarà venuto lui, lo Spirito della verità, Egli vi guiderà in tutta la verità”. Giovanni 16:13. Dopo la risurrezione il Cristo disse ai discepoli: “Ecco io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza”. Luca 24:49.PP 15.4

    Nel giorno della Pentecoste ai discepoli venne accordata la potenza di Dio. Ma anche questa promessa del Cristo, come quella di Gioele, non fu limitata a quell’occasione, perché pronunciò la stessa promessa, con altre parole, assicurandoli che sarebbe rimasto sempre con loro, sino alla fine del mondo. Cfr. Matteo 28:20. Marco spiega in che modo e in che senso il Signore sarebbe rimasto con loro: “E quelli se ne andarono a predicare dappertutto, operando il Signore con essi e confermando la Parola coi segni che l’accompagnavano”. Matteo 16:20. Pietro, nel giorno della Pentecoste, confermò la continuità dell’opera dello Spirito di cui essi avevano testimoniato. Quando gli ebrei, profondamente scossi, dissero agli apostoli: “Che dobbiam fare?” Pietro rispose: “Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figliuoli, e per tutti quelli che son lontani, per quanti il Signor Iddio nostro ne chiamerà”. Atti 2:37-39. Naturalmente tutto ciò rappresenta l’opera dello Spirito Santo nella chiesa, anche nelle sue manifestazioni particolari, relative al futuro, fino a quando la misericordia inviterà gli uomini ad accettare l’amore del Cristo che perdona.PP 16.1

    Paolo, ventotto anni più tardi, nella sua lettera ai Corinzi, propose alla chiesa la questione dicendo: “Circa i doni spirituali, fratelli, non voglio che siate in ignoranza”. 1 Corinzi 12:1. Egli considera questo soggetto così importante da ritenere di doverlo far comprendere alla chiesa cristiana. Paolo, dopo aver affermato che lo Spirito si manifesta in vari modi, spiega quali siano queste diversità introducendo l’immagine del corpo umano, con le sue varie membra, per dimostrare come la chiesa sia costituita da varie funzioni e doni. E come il corpo ha varie membra, ciascuna con un compito particolare, e tutte cooperano insieme per lo stesso fine formando un tutto armonioso, così lo Spirito deve operare nella chiesa, attraverso vari canali, per costituire un perfetto corpo spirituale. L’apostolo continua con queste parole: “E Dio ha costituito nella Chiesa primieramente degli apostoli; in secondo luogo dei profeti; in terzo luogo de’ dottori; poi, i miracoli; poi i doni di guarigione, le assistenze, i doni di governo, la diversità delle lingue”. 1 Corinzi 12:28.PP 16.2

    La dichiarazione secondo cui Dio, nella chiesa, ha affidato vari incarichi, implica qualcosa di più che lasciare lo spazio ai doni dello Spirito qualora le circostanze siano favorevoli. Significa piuttosto che i doni devono costantemente far parte della struttura spirituale della chiesa e, qualora non fossero utilizzati, la chiesa si troverà nella condizione di un corpo umano, le cui membra, in seguito a malattie o incidenti, diventano mutilate o impotenti. Questi doni, presenti nella chiesa, devono rimanervi fino a quando saranno formalmente rimossi e oggi non vi sono indicazioni che facciano pensare che siano mai stati ritirati.PP 16.3

    Cinque anni più tardi lo stesso apostolo scrive agli Efesini, in relazione a questi doni, dichiarando esplicitamente la loro azione e dimostrando così, indirettamente, che devono continuare a sussistere fino al compimento del loro obiettivo. “Egli è per questo che è detto: Salito in alto, egli ha menato in cattività un gran numero di prigioni ed ha fatto dei doni agli uomini... Ed è lui che ha dato gli uni come apostoli, gli altri come profeti; gli altri, come evangelisti; gli altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministero, per la edificazione del corpo di Cristo, finché tutti siano arrivati all’unità della fede e della piena conoscenza del Figliuol di Dio, allo stato d’uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo”. Efesini 4:8, 11-13.PP 17.1

    La chiesa non ha raggiunto, nel periodo apostolico, l’unità prevista; anzi, subito dopo questo periodo, le tenebre della grande apostasia spirituale cominciarono a opprimerla; certamente durante questo periodo di decadenza, la perfezione del Cristo e l’unità della fede, non si realizzarono. E tutto ciò non si verificherà fino a quando l’ultimo messaggio di grazia non avrà coinvolto gente di ogni tipo, di ogni classe sociale, di ogni organizzazione, un popolo che ha accettato tutto il messaggio del Vangelo ed è pronto per la venuta del Figlio dell’uomo. Indubbiamente, se ci sarà un tempo in cui la chiesa, nella sua esperienza, avrà bisogno di conforto, guida, incoraggiamento e protezione, sarà proprio negli ultimi tempi, quando le potenze del male, grazie all’esperienza e agli sviluppi della loro opera, cercheranno di ingannare, se possibile, anche gli eletti. Le particolari profezie relative alla discesa dello Spirito Santo negli ultimi tempi, per il bene della chiesa, sono quindi molto utili.PP 17.2

    In realtà, nella letteratura cristiana moderna, i doni dello Spirito sono presentati come se si riferissero unicamente al periodo apostolico, quasi fossero stati dati semplicemente per favorire la diffusione del messaggio del Vangelo. Una volta affermato che i doni non sono più necessari, essi saranno destinati a scomparire ben presto dalla chiesa. L’apostolo Paolo, però, avverte i cristiani del suo tempo che il “mistero dell’empietà” è già all’opera e, che dopo la sua partenza, si sarebbero insinuati fra loro “dei lupi rapaci che non avrebbero risparmiato il gregge” e sarebbero sorti uomini che avrebbero insegnato cose perverse presentandosi come discepoli. Cfr. Atti 20:29, 30. Non è quindi possibile che i doni affidati alla chiesa per proteggerla proprio da questi pericoli, avessero già concluso la loro funzione in quel tempo, dal momento che la loro presenza e il loro aiuto saranno più necessari negli ultimi tempi, che all’epoca degli apostoli.PP 17.3

    Nella lettera di Paolo ai Corinzi, troviamo un’altra dichiarazione che mostra come il noto concetto dell’azione temporanea dei doni non possa essere esatto. Si tratta del contrasto fra lo stato attuale imperfetto e la condizione gloriosa e immortale che il cristiano raggiungerà. Cfr. 1 Corinzi 13. Egli dice: “Poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo; ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito”. 1 Corinzi 13:9, 10. Illustra questa condizione attuale paragonandola al periodo dell’infanzia con le sue debolezze e immaturità di pensiero e azione; mentre lo stato perfetto si manifesta nella condizione di uomo maturo, con la sua visione più chiara: la forza. Egli pone i doni fra gli elementi necessari per il nostro tempo, le cui condizioni sono imperfette perché quando verrà la perfezione essi non saranno più necessari. “Ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò appieno, come anche sono stato appieno conosciuto”. 1 Corinzi 12. Poi elenca i requisiti necessari per la vita eterna, che sussisteranno sempre: fede, speranza e carità o amore “ma la più grande di esse è la carità”.PP 18.1

    Questo concetto è spiegato al versetto 8: “La carità non verrà mai meno”, cioè la carità, la grazia divina dell’amore, durerà eternamente. Essa è il coronamento glorioso della condizione futura, immortale dell’uomo, ma “quanto alle profezie, esse verranno abolite”. Verrà quindi il momento in cui le profezie non saranno più necessarie e il dono della profezia, come aiuto per la chiesa, non sarà più esercitato; “quanto alle lingue, esse cesseranno”, significa che il dono delle lingue non sarà più utile; “quanto alla conoscenza essa verrà abolita” si riferisce alla conoscenza non in astratto, ma come dono speciale dello Spirito, che sarà inutile grazie alla conoscenza perfetta di cui disporremo nel regno eterno.PP 18.2

    Se sosteniamo quindi che i doni siano cessati con l’era apostolica, perché non più necessari, noi stessi ammettiamo che la posizione della chiesa nell’età apostolica era debole, infantile e che tutto era visto come in uno specchio, in modo oscuro. L’era successiva, epoca in cui si sarebbero presentati dei “lupi rapaci” — che non avrebbero risparmiato il gregge — e uomini che avrebbero insegnato cose perverse facendo proseliti, sarebbe stata invece un’epoca di conoscenza perfetta, in cui ciò che era parziale, infantile e oscuro sarebbe finito. I doni cesseranno solo quando si raggiungerà una condizione perfetta e il raggiungimento di questo stato li renderà inutili. Ma nessuno può sostenere che il livello di spiritualità dell’era apostolica fosse inferiore a quello di altre epoche successive. Se i doni erano necessari a quel tempo, certamente lo sono anche oggi.PP 18.3

    Fra quelli che l’apostolo, nelle sue lettere ai Corinzi e agli Efesini, elenca come “doni” offerti alla chiesa, troviamo “pastori”, “dottori”, “governi” che ancora sono riconosciuti ovunque nella chiesa. Perché, allora, non ci sarebbero gli altri, compresa la fede, la guarigione, la profezia? Chi può dire quali doni siano stati “aboliti” nella chiesa, quando all’inizio erano stati tutti ugualmente “accordati”?PP 19.1

    Il testo di Apocalisse 12:17 viene citato come profezia che ripristina i doni negli ultimi tempi. Un’analisi di questa testimonianza confermerà tale concetto. Il testo parla del rimanente della progenie della donna; poiché essa è simbolo della chiesa, la sua progenie sarà rappresentata dai singoli membri che la compongono nelle varie epoche. Il “rimanente” della sua progenie sarà l’ultima generazione di cristiani, o coloro che vivranno sulla terra al momento del ritorno del Cristo. Il testo dichiara inoltre che questo gruppo “serba i comandamenti di Dio e ritiene la testimonianza di Gesù” e la “testimonianza di Gesù”, come viene spiegato nel capitolo 19:10 è “lo spirito della profezia”, che va inteso come il “dono di profezia” elencato fra i doni. Cfr. 1 Corinzi 12:9, 10.PP 19.2

    La presenza dei doni nella chiesa non implica che ogni individuo debba necessariamente possederne qualcuno. A questo proposito l’apostolo dice: “Tutti sono eglino apostoli? Son forse tutti profeti? Son forse tutti dottori?” 1 Corinzi 12:29. La risposta implicita è no; non tutti lo sono, ma i doni sono suddivisi fra i membri come Dio vuole. Cfr. 1 Corinzi 12:7, 11. Tuttavia è detto che questi doni sono stati “costituiti nella chiesa” e se un dono è concesso a un membro di chiesa, si può dire che quel dono è “nella chiesa” o che la chiesa “lo possiede”. Così l’ultima generazione dovrà avere, e certamente avrà, la testimonianza di Gesù, o il dono di profezia.PP 19.3

    Un altro testo della Bibbia, scritto con evidente riferimento agli ultimi giorni, sottolinea chiaramente lo stesso concetto. Cfr. 1 Tessalonicesi 5. L’apostolo inizia il capitolo con queste parole: “Or quanto ai tempi ed ai momenti, fratelli, non avete bisogno che vi se ne scriva, perché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come viene un ladro nella notte”. 1 Tessalonicesi 5:1. E aggiunge: “Ma voi, fratelli, non siate nelle tenebre, sì che quel giorno abbia a cogliervi a guisa di ladro”. 1 Tessalonicesi 5:4. Poi trasmette loro diversi avvertimenti in vista di quell’evento, tra cui: “Non spegnete lo Spirito; non disprezzate le profezie; ma esaminate ogni cosa e ritenete il bene”. E si augura che proprio coloro che avevano a che fare con il “profetizzare” potessero essere preservati, irreprensibili, fino alla “venuta del Signore”. 1 Tessalonicesi 5:19-21, 23.PP 19.4

    Sulla base di queste dichiarazioni, non siamo forse autorizzati a credere che il dono dello Spirito di profezia si manifesterà nella chiesa degli ultimi tempi e che grazie a esso la conoscenza aumenterà e saranno concesse ulteriori indicazioni riguardanti il tempo della fine?PP 20.1

    Tutto deve essere valutato secondo il consiglio dell’apostolo: “...Esaminate ogni cosa e ritenete il bene”, tutti devono essere messi alla prova secondo il criterio del Salvatore “...li riconoscerete dai loro frutti”. Matteo 7:16. Richiamiamo queste affermazioni a sostegno di ciò che viene considerata una manifestazione del dono di profezia e raccomandiamo questo volume all’attenzione di quanti credono che la Bibbia sia la Parola di Dio e la chiesa sia il corpo di cui il Cristo è il capo.PP 20.2

    U. Smith

    Larger font
    Smaller font
    Copy
    Print
    Contents