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Profeti e re

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    Capitolo 6: La divisione del regno

    “Quando morì, fu sepolto nella Città di Davide. Dopo di lui regnò suo figlio Roboamo”. 1 Re 11:43.PR 56.1

    Poco dopo la sua ascesa al trono, Roboamo si recò a Sichem dove pensava di essere proclamato re da tutte le tribù. Cfr. 2 Cronache 10:1.PR 56.2

    Tra i presenti vi era Geroboamo, figlio di Nebat, quello stesso Geroboamo che durante il regno di Salomone era conosciuto come “uomo forte e valoroso” e a cui il profeta Achia di Silo aveva rivolto il sorprendente avvertimento: “...Toglierò il regno a Salomone e darò a te dieci tribù!” 1 Re 11:31.PR 56.3

    Tramite il suo messaggero, il Signore aveva chiaramente annunciato a Geroboamo la necessità di dividere il regno “...perché Salomone mi ha abbandonato e ha adorato divinità di altri popoli... Salomone non è stato fedele, non ha fatto la mia volontà, non ha messo in pratica le mie leggi e i miei comandamenti, come invece aveva fatto suo padre Davide”. 1 Re 11:33.PR 56.4

    Più tardi, Geroboamo ricevette delle istruzioni che gli indicavano che il regno non sarebbe stato diviso prima della fine del regno di Salomone. Cfr. 1 Re 11:34, 35.PR 56.5

    Sebbene Salomone avesse desiderato preparare Roboamo, suo legittimo successore, ad affrontare con saggezza i momenti difficili predetti dal profeta di Dio, non era mai stato in grado di esercitare su di lui un influsso determinante per orientarlo verso il bene. La sua educazione era stata trascurata fin dalla più tenera infanzia. Sua madre, un’ammonita, gli aveva trasmesso un carattere instabile. Talvolta si impegnava a servire Dio e ne derivava una certa prosperità, ma mancava di costanza e finiva per cedere agli influssi negativi che lo avevano condizionato fin da piccolo. Gli errori commessi da Roboamo e la sua apostasia ci dimostrano quali terribili conseguenze scaturirono dall’unione di Salomone con donne idolatre.PR 56.6

    Le tribù d’Israele avevano subito gravi torti da parte del loro precedente sovrano. Le stravaganze del regno di Salomone, durante la sua apostasia, avevano spinto il re a tassare pesantemente il popolo e a pretendere fedeltà assoluta. Prima di procedere all’incoronazione del nuovo sovrano i rappresentanti delle varie tribù decisero di verificare se il figlio di Salomone desiderasse diminuire il loro carico tributario. “Poi, tutti insieme, andarono a parlare a Roboamo e gli dissero: ‘Tuo padre Salomone ci ha imposto un giogo molto pesante. Se tu alleggerirai le dure condizioni che tuo padre ci ha imposto e ci lascerai più liberi, noi ti serviremo’”. 1 Re 12:3, 4.PR 56.7

    Roboamo volle consultare i suoi consiglieri prima di dar loro una risposta e disse: “Ritornate da me dopodomani” e il popolo se ne andò. “Il re Roboamo consultò gli anziani che erano stati a servizio di suo padre Salomone quand’era ancora vivo: — Che cosa mi consigliate di rispondere al popolo? Essi gli suggerirono: — Se adesso ti mostri pronto a servire il popolo, se accogli le sue richieste e dai una risposta favorevole, sarai sempre ubbidito”. 1 Re 12:5-7.PR 57.1

    Insoddisfatto di questa risposta, Roboamo si rivolse ai giovani che erano cresciuti con lui e chiese loro: “Il popolo mi ha chiesto di alleggerire il giogo imposto da mio padre Salomone. Come devo comportarmi?” 1 Re 12:9. I giovani suggerirono di trattare con durezza i sudditi e di far loro comprendere fin dall’inizio che egli non avrebbe tollerato ingerenze nei suoi affari personali.PR 57.2

    Lusingato dalla prospettiva di poter esercitare un potere assoluto, Roboamo decise di non tener conto del consiglio degli anziani e di scegliere i più giovani come suoi consiglieri. Così avvenne che nel giorno stabilito, quando “Geroboamo e tutto il popolo andarono dal re Roboamo” per udire la sua risposta in merito alla politica che intendeva seguire, Roboamo rispose duramente al popolo dicendo: “Mio padre vi ha imposto un duro dominio, ma io lo renderò ancor più duro. Mio padre vi ha puniti a frustate, ma io userò fruste con punte di ferro!” 1 Re 12:13, 14.PR 57.3

    Se Roboamo e i suoi inesperti consiglieri avessero compreso la volontà di Dio nei confronti di Israele avrebbero preso in considerazione le rivendicazioni del popolo che auspicava una riforma nell’amministrazione del paese. Ma in occasione dell’incontro di Sichem non compresero le profonde motivazioni della necessità di questa riforma e in tal modo persero il loro ascendente su buona parte del popolo. La loro decisione di perpetuare e appesantire il giogo imposto da Salomone era in contrasto con il piano di Dio e fece nascere negli israeliti seri dubbi sulla sincerità delle loro motivazioni. Volendo esercitare il potere in modo insensato, il re e i suoi consiglieri dimostrarono di essere spinti dall’orgoglio e dal dispotismo.PR 57.4

    Il Signore non permise a Roboamo di realizzare il suo programma politico. Migliaia di sudditi appartenenti alle tribù d’Israele, indignati dall’oppressione esercitata da Salomone, erano decisi a ribellarsi contro la casa di Davide. Cfr. 1 Re 12:16.PR 57.5

    “Gli Israeliti capirono che il re non dava loro retta. Allora gli risposero: ‘Non abbiamo niente da spartire con la famiglia di Davide, non abbiamo nulla a che fare con questo figlio di Iesse. Gente d’Israele, torniamo alle nostre tende. E tu discendente di Davide, occupati del tuo regno!’. Così gli Israeliti si separarono da Roboamo”. 1 Re 12:16.PR 58.1

    La ferita aperta dal duro discorso di Roboamo risultò profonda. Da allora le dodici tribù d’Israele furono divise: le tribù di Giuda e di Beniamino, che formavano il regno di Giuda, rimasero sotto la sovranità di Roboamo, mentre le dieci tribù del nord formarono un governo indipendente noto come “regno d’Israele” con Geroboamo come sovrano. Si adempì così la profezia dello scisma del regno: “Tutto questo era stato predisposto dal Signore”. 1 Re 12:15.PR 58.2

    Quando Roboamo vide le dieci tribù distaccarsi dal suo regno fece il possibile per risolvere il problema. Incaricò uno degli uomini più influenti del suo regno, Adoram, che era preposto ai tributi, di intervenire nei confronti dei ribelli. Ma i suoi tentativi di riconciliazione non ebbero successo e in quell’occasione il popolo rivelò chiaramente l’ostilità che nutriva per Roboamo: “Essi, però, lo uccisero a sassate”. Resosi conto della gravità della situazione “Roboamo saltò sul suo carro e fuggì a Gerusalemme”. 1 Re 12:18. Radunò tutta la casa di Giuda e la tribù di Beniamino, centottantamila uomini, guerrieri scelti, per combattere contro la casa d’Israele e riprendere il potere. Ma la parola di Dio fu così rivolta a Semaia, uomo di Dio: “Così dice il Signore: Non andate a far guerra agli Israeliti, vostri fratelli. Ognuno se ne torni a casa sua, perché ho voluto io questa situazione”. Gli abitanti di Giuda ubbidirono all’ordine del Signore e rinunciarono a combattere. 1 Re 12:21-24.PR 58.3

    Per tre anni Roboamo fece tesoro dell’amara esperienza vissuta salendo sul trono e il suo regno prosperò (cfr. 2 Cronache 11:5, 11, 12), ma il segreto della prosperità di Giuda e di Beniamino, durante i primi anni del regno di Roboamo, non dipendeva dalle scelte fatte. Le tribù di Giuda e di Beniamino si svilupparono perché riconobbero Dio come loro sovrano supremo. Molti uomini fedeli a Dio, provenienti dalle tribù del nord, chiesero di abitare in questo regno. Cfr. 2 Cronache 11:16, 17.PR 58.4

    Pur avendo l’opportunità di riscattare ampiamente i suoi errori passati e di rinsaldare la fiducia nella sua capacità di governare con diligenza, il successore di Salomone, come ci riporta il triste racconto biblico, non riuscì a esercitare un benefico influsso sul popolo affinché restasse fedele all’Eterno. Nonostante fosse per natura caparbio, presuntuoso e volitivo, oltre che incline all’idolatria, avendo fiducia in Dio avrebbe potuto rafforzare il suo carattere e la sua fede e adempiere così le esigenze divine. Invece, col passare degli anni, si gloriava sempre più del suo potere come sovrano e delle fortezze da lui costruite. A poco a poco cedette alle sue tendenze ereditate e finì col cadere nell’idolatria. “Quando Roboamo ebbe consolidato il suo regno e si sentì sicuro di sé, si allontanò dalla legge del Signore e tutto il popolo lo imitò”. 2 Cronache 12:1.PR 58.5

    Queste parole sono significative: “E tutto il popolo lo imitò”! Il popolo che Dio aveva scelto perché fosse un esempio per le nazioni vicine si stava allontanando da quella fonte che gli avrebbe assicurato la potenza. Cercava di imitare quelle nazioni che avrebbe dovuto influenzare: sia con Salomone sia con Roboamo il cattivo esempio sviò molti. Anche oggi, in misura maggiore o minore, si ripete la stessa esperienza: l’influsso esercitato da chi si comporta male non è limitato alla persona responsabile. Nessuno vive per se stesso, nessuno soffre da solo per le conseguenze del suo errore. Ogni vita è una luce che illumina e rallegra anche quella degli altri oppure esercita un influsso negativo e deprimente che può portare alla disperazione e alla morte. Possiamo guidare gli altri verso la felicità e la vita eterna oppure trascinarli verso la disperazione e la morte eterna. Se con le nostre azioni contribuiamo ad aggravare la propensione al male di quanti vivono intorno a noi, ne diventiamo responsabili insieme a loro.PR 59.1

    Dio non lasciò impunita l’apostasia del sovrano di Giuda. “In conseguenza di questa ribellione al Signore nel quinto anno del regno di Roboamo, il re d’Egitto, Sisach, marciò contro Gerusalemme... Conquistò le città fortificate del territorio di Giuda e giunse alle porte di Gerusalemme... Il profeta Semaia si presentò loro e disse: ‘Ecco che cosa dice il Signore: Voi avete abbandonato me e ora io ho abbandonato voi in mano di Sisach’”. 2 Cronache 12:2-5.PR 59.2

    Il popolo non si era ancora allontanato da Dio al punto da disprezzare i suoi giudizi. In seguito all’invasione di Sisach e alle perdite subite riconobbe l’intervento di Dio e per un po’ di tempo confessò le proprie responsabilità affermando: “Il Signore ha ragione!” 2 Cronache 12:6; cfr. 12:7-12.PR 59.3

    Superato questo momento difficile, quando la nazione ritrovò la prosperità, molti dimenticarono i loro timori e ricominciarono a celebrare riti idolatri. Fra questi vi era lo stesso Roboamo. Sebbene umiliato dalle prove che aveva dovuto affrontare, non seppe trarre profitto da questa svolta che avrebbe potuto essere decisiva per la sua vita. Dimenticò la lezione che il Signore aveva cercato di impartirgli e ricadde nei peccati che avevano provocato i giudizi divini nei confronti della nazione. Dopo alcuni anni in cui il re “si comportò male perché non si impegnò a seguire in tutto il Signore... Roboamo fu sepolto nella città di Davide. Dopo di lui regnò suo figlio Abia”. 2 Cronache 12:14, 16.PR 59.4

    Con la divisione del territorio, all’inizio del regno di Roboamo, la gloria d’Israele iniziò a declinare e non ritrovò più il suo splendore originario. Nei secoli seguenti, il trono di Davide fu anche occupato da uomini moralmente degni e lungimiranti. Le benedizioni destinate agli abitanti di Giuda si estesero alle nazioni vicine, il nome dell’Eterno fu esaltato al di sopra di ogni falso dio e la sua legge fu onorata. Ci furono anche profeti potenti che sostennero l’autorità dei governanti e incoraggiarono il popolo a rimanere fedele al Signore. Ma il seme del male, che già stava germogliando quando Roboamo salì sul trono, non fu mai del tutto estirpato, e in alcune occasioni il popolo, un tempo favorito da Dio, scese così in basso da diventare lo zimbello dei pagani.PR 59.5

    Nonostante la perversità di coloro che praticavano l’idoltria, Dio nella sua misericordia fece il possibile per salvare il regno, già diviso, dalla rovina totale. Con il passare del tempo sembrava che la realizzazione del piano di Dio per Israele fosse ostacolata dalle macchinazioni di uomini ispirati da Satana, ma Dio avrebbe continuato a manifestare la sua misericordia tramite l’esilio e la successiva restaurazione della nazione eletta.PR 60.1

    La divisione del regno fu solo l’inizio di una storia meravigliosa che rivelò la grande pazienza di Dio e la sua tenera misericordia. Il popolo affrontò molte prove a causa della sua tendenza al male, ereditaria o acquisita. Il Signore cercava di purificarlo per farne una nazione particolare, zelante nelle buone opere. Alla fine esso fu costretto a riconoscere: “Nessuno è come te, Signore! Tu sei grande, grande e potente è il tuo nome! Chi non ti renderà onore, re delle nazioni?... Non c’è nessuno come te in tutti i regni, tra tutti i saggi delle nazioni... tu, Signore, sei il vero Dio, sei tu il Dio vivente, tu sei re per sempre”. Geremia 10:6, 7, 10.PR 60.2

    Coloro che adoravano gli idoli compresero che i falsi dei non sono in grado di offrire la salvezza “...i vostri dei non hanno fatto il cielo e la terra. Perciò dovranno scomparire dalla faccia della terra, da ogni regione che è sotto il cielo”. Geremia 10:11. Soltanto coloro che rimangono fedeli al Dio vivente, Creatore e Signore di tutte le cose, troveranno pace e riposo.PR 60.3

    Giuda e Israele, mortificati e pentiti, rinnovarono il loro voto di fedeltà nei confronti del Signore, il Dio dei loro padri: “...Il Signore li farà sparire, quando se li troverà davanti. Il Dio di Giacobbe non è come quelli! Egli ha fatto ogni cosa, e ha scelto Israele come suo popolo. Il suo nome è: il Signore dell’universo”. Geremia 10:15, 16; cfr. 10:12-14.PR 60.4

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