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Parole di vita

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    La chiesa di oggi

    La parabola dei vignaiuoli non si applica solamente al popolo ebraico ma contiene una lezione anche per noi. Dio ha elargito alla sua chiesa odierna grandi benedizioni e privilegi e si attende risultati corrispondenti.PV 203.4

    Siamo stati riscattati ad un alto prezzo, e solo se teniamo presente la grandezza di questo riscatto possiamo farci un’idea dei suoi risultati. Su questa terra, bagnata dalle lagrime e dal sangue del Figlio di Dio, devono crescere i preziosi frutti del paradiso e la vita dei figli di Dio deve esprimere, in modo sublime e glorioso, le verità della sua Parola. Grazie al suo popolo Cristo vuole manifestare il proprio carattere ed i principi del suo regno.PV 203.5

    Per intralciare l’opera di Dio Satana cerca continuamente di indurre gli uomini ad accettare i suoi principi. Egli rappresenta il popolo eletto come una folla di persone smarrite e sedotte, e, da accusatore dei fratelli, si scaglia proprio contro coloro che si sono consacrati alla causa della giustizia. Dio desidera invece smentire le accuse di Satana mettendo in evidenza, tramite il suo popolo, i risultati dell’obbedienza ai sani principi.PV 204.1

    Questi principi devono manifestarsi nella vita di ogni cristiano, nella famiglia, nella chiesa e in ogni istituzione consacrata al servizio di Dio: siano tutti un simbolo di ciò che si può fare nel mondo, una dimostrazione della potenza salvifica delle verità evangeliche, uno strumento per la realizzazione del grande piano che Dio ha concepito a favore della stirpe umana.PV 204.2

    I capi ebraici erano fieri del loro splendido tempio e degli imponenti riti del culto, ma la giustizia, la misericordia e l’amor di Dio erano inesistenti. La gloria del tempio e lo splendore delle cerimonie non costituivano un titolo di raccomandazione sufficiente dinanzi a Dio; essi non offrivano quello che il Signore apprezza, cioè uno spirito umile e contrito. Quando si dimenticano i principi essenziali del regno di Dio, aumentano le cerimonie stravaganti. Quando si trascura la formazione del carattere e mancano i valori interiori, quando si perde di vista la semplicità e la pietà, l’orgoglio e l’ostentazione esigono chiese grandiose, splendidi ornamenti e liturgie imponenti. Ma tutto questo non onora Dio, Egli non accetta una religione alla moda fatta di cerimonie, apparenza e ostentazione. Questo tipo di culto religioso non trova eco nei messaggeri celesti.PV 204.3

    La vera chiesa invece è preziosa agli occhi di Dio, non perché abbia dei pregi evidenti, quanto per la sincera pietà che la distingue dal mondo. Egli l’apprezza sempre più nella misura in cui i membri crescono nella conoscenza di Cristo e progrediscono nella propria esperienza spirituale.PV 204.4

    Cristo attende vivamente di cogliere i frutti della sua vigna, santità ed altruismo, cerca in noi l’amore e la bontà. Nessuna opera d’arte può reggere al confronto con la bellezza di carattere che deve rivelarsi nel seguaci di Cristo. Il credente vive in un’atmosfera di grazia, lo Spirito Santo agisce sui suoi pensieri e sentimenti facendo di lui un portatore di vita che Dio può benedire.PV 204.5

    Una chiesa può essere la più povera della terra e non avere nulla che attiri gli sguardi, ma se i membri sono rivestiti del carattere di Cristo saranno inondati dalla sua gioia. Gli angeli parteciperanno al loro culto e tutti eleveranno un canto di lode e gratitudine a Dio come una dolce oblazione.PV 205.1

    Il Signore desidera che raccontiamo agli altri della sua bontà e potenza. Le nostre espressioni di lode e di riconoscenza lo onorano: “Chi mi offre il sacrificio della lode mi glorifica”. Salmi 50:23. Durante il pellegrinaggio nel deserto Israele lodava Dio con inni sacri, e ci fu chi musicò le promesse e i comandamenti divini che venivano poi cantati durante tutto il viaggio. E anche successivamente, quando gli Israeliti celebravano in Canaan le loro festività religiose, rievocavano i grandi miracoli del Signore con accenti di lode e di gratitudine. Dio desiderava che lo lodassero in tutta la loro vita affinché la sua via fosse conosciuta sulla terra, e la sua salvezza fra tutte le genti. Cfr. Salmi 67:2.PV 205.2

    Così dovrebbe essere anche oggi che i popoli del mondo adorano tanti falsi déi. È nostro compito distoglierli dalla loro via sbagliata, non imprecando contro i loro idoli, ma offrendo qualcosa di migliore, facendogli conoscere la bontà di Dio: “Voi me ne siete testimoni, dice l’Eterno: Io sono Iddio”. Isaia 43:12.PV 205.3

    Il Signore vorrebbe che apprezzassimo il grande piano di redenzione ed il privilegio di essere suoi figli, e che gli fossimo grati e obbedienti. Egli desidera che iniziamo una vita nuova e che lo serviamo quotidianamente con gioia; si attende vivamente che il nostro cuore trabocchi di gratitudine per il fatto che il nostro nome è scritto nel libro della vita dell’Agnello e perché possiamo affidare tutte le nostre ansie a lui che si prende cura di noi. Egli ci invita a rallegrarci perché siamo la sua eredità, perché la giustizia di Cristo rivestirà di bianco i santi e ci arride la beata speranza che il Salvatore ritornerà presto.PV 205.4

    Lodare Dio con tutto il cuore e sinceramente è importante come pregare. Bisogna dimostrare al mondo e a tutti gli esseri celesti quanto apprezziamo il meraviglioso amore di Dio per l’umanità caduta e che ci aspettiamo da lui benedizioni sempre maggiori. Dobbiamo far conoscere più che mai la nostra preziosa esperienza cristiana. Dopo una speciale effusione dello Spirito Santo, la nostra gioia nel Signore si moltiplicherebbe e avremmo più successo al suo servizio se proclamassimo agli altri la sua bontà e le meraviglie che Egli opera a favore dei suoi figli.PV 206.1

    Questi esercizi spirituali bloccano la potenza di Satana, bandiscono lo spirito di malcontento e di mormorio e fanno perdere terreno al tentatore. Essi contribuiscono inoltre alla formazione del carattere necessario per vivere nelle dimore celesti.PV 206.2

    Una testimonianza simile non rimarrà senza effetto sugli altri, anzi non esiste un metodo più efficace per guadagnare anime a Cristo!PV 206.3

    Lodiamo Dio con un servizio pratico, facendo tutto quel che dipende da noi per contribuire alla gloria del suo nome. Egli ci elargisce i suoi doni affinché li trasmettiamo agli altri e facciamo conoscere il suo carattere al mondo. Le offerte e i sacrifici costituivano una parte essenziale del culto ebraico. Gli Israeliti venivano ammaestrati a consacrare al culto del santuario la decima parte delle loro entrate, come pure a presentare offerte per i peccati, volontarie e di ringraziamento. In questo modo si provvedeva a sostenere il ministero evangelico, e Dio oggi non si aspetta da noi meno che dal suo popolo di allora. Bisogna promuovere la grande opera di salvezza delle anime, e la decima, i doni e le offerte servono proprio a questo. Il Signore vuole che si sovvenga così ai bisogni del ministero evangelico. Egli reclama la decima come sua proprietà e noi dovremmo sempre considerarla una riserva sacra da riporre nel suo tesoro per finanziare la sua causa. Dio ci chiede anche offerte volontarie, di ringraziamento e di gratitudine, perché solo così è possibile annunciare l’Evangelo fino ai più remoti confini della terra.PV 206.4

    Il servizio che dobbiamo a Dio richiede un impegno personale. Dobbiamo collaborare con lui per la salvezza del mondo. Il mandato di Cristo: “Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura” (Marco 16:15), è rivolto a tutti i suoi seguaci. Tutti coloro che sono chiamati a vivere in Cristo hanno anche il compito di lavorare per la redenzione del prossimo. Il loro cuore deve palpitare all’unisono con quello di Gesù e manifestare il medesimo anelito che sentiva lui. Non tutti possono occupare lo stesso incarico nell’opera di Dio, ma c’è posto e lavoro per tutti.PV 206.5

    Anticamente, Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè nella sua saggezza e umiltà, e Giosué con le sue molteplici capacità, furono chiamati al servizio di Dio. Ma c’era anche bisogno della musica di Maria, del coraggio e della pietà di Deborah, dell’affetto filiale di Ruth, dell’obbedienza e fedeltà di Samuele, dell’incrollabile coscienza di Elia, della dolce influenza di Eliseo. Così anche oggi tutti coloro che hanno ricevuto le benedizioni di Dio sono chiamati a consacrarsi al suo servizio attivo, impiegando ogni talento al progresso del suo regno e alla gloria del suo nome.PV 207.1

    Tutti quelli che hanno accettato Cristo come Salvatore personale devono dimostrare nella propria vita la verità dell’Evangelo e la sua potenza salutare. Dio non pretende nulla da noi senza darci nel contempo gli strumenti per agire. Con la grazia di Cristo potremo realizzare tutto ciò che Dio richiede, cioè rivelare come suo popolo tutte le ricchezze celesti. Gesù dice: “In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, e così sarete miei discepoli”. Giovanni 15:8.PV 207.2

    La terra intera è la vigna del Signore. Sebbene sia ora in mano all’usurpatore, essa appartiene a Dio che l’ha creata e redenta. Per lei Cristo ha consumato il suo sacrificio: “Poiché Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo”. Giovanni 3:16. Tramite questo dono l’umanità riceve tutti gli altri, quotidianamente il mondo intero riceve benedizioni da Dio. Il sole e la pioggia, ogni foglia, fiore e frutto sono la prova della pazienza e del grande amore di Dio per un mondo ingrato.PV 207.3

    E noi che cosa restituiamo al grande Dispensatore di tutti questi beni? Come reagiamo alle sue richieste? A chi le folle consacrano la propria vita? Al culto del dio mammona, alle ricchezze, alla posizione, al piacere! Ammassano beni derubando non solo gli altri uomini, ma Dio stesso. Usano i doni divini per soddisfare i propri interessi egoistici; tutto quello che possono arraffare deve servire la loro bramosia e sete di divertimenti.PV 207.4

    Il peccato del mondo d’oggi è lo stesso che provocò la rovina d’Israele: l’ingratitudine per Dio, il disprezzo delle sue benedizioni e l’abuso dei suoi doni. Questo peccato scatenò l’ira divina contro Israele e segnerà anche il destino della società contemporanea.PV 208.1

    Dal Monte degli Ulivi Gesù contemplava Gerusalemme con gli occhi pieni di lagrime, ma non piangeva solo per la città eletta, bensì per il giudizio che si abbatterà sul mondo intero.PV 208.2

    “Oh se tu pure avessi conosciuto in questo giorno quel ch’è per la tua pace! Ma ora è nascosto agli occhi tuoi”. Luca 19:42.PV 208.3

    “In questo giorno”. La storia umana volge alla conclusione, e il tempo di grazia e dei privilegi è quasi finito. Già si avvicina la tempesta del giudizio e quanti respingono la grazia divina saranno presto travolti da una repentina ed irreparabile rovina.PV 208.4

    Eppure il mondo dorme e l’umanità ignora il momento della propria visitazione!PV 208.5

    Dove si trova la chiesa in questo momento di crisi? I suoi membri corrispondono alle richieste divine? Assolvono il mandato di far conoscere il suo carattere al mondo? Richiamano l’attenzione dell’umanità su quest’ultimo messaggio di grazia e di avvertimento?PV 208.6

    Gli uomini sono in pericolo e le folle periscono, ma come son pochi i seguaci di Gesù che si sentono responsabili per loro! C’è in gioco il destino del mondo intero, ma anche questo preoccupa ben poco quanti pretendono di credere nella più grande verità mai rivelata agli esseri mortali. Gli manca quell’amore che ha indotto Cristo ad abbandonare la dimora celeste per rivestire l’umanità, per essere uomo vicino agli uomini e attrarre l’umanità verso la divinità. Il popolo di Dio è come preso da un torpore, da una paralisi spirituale che gli impedisce di riconoscere i doveri dell’ora presente.PV 208.7

    Insediandosi in Canaan gli Israeliti non realizzarono il piano divino di occupare tutto il paese. Dopo una conquista parziale si accinsero a godere i frutti delle vittorie. La loro incredulità e l’amore della comodità li spinsero a concentrarsi nelle zone conquistate piuttosto che ad attaccare territori nuovi. Cosi cominciarono ad allontanarsi da Dio. Venendo meno alloro compito di effettuare il disegno celeste, impedirono che Dio gli riversasse le benedizioni promesse. La chiesa odierna non commette il medesimo errore? Mentre il mondo intero ha un disperato bisogno dell’Evangelo, i sedicenti cristiani si raccolgono là dove possono godere tranquillamente i privilegi dell’Evangelo. Non sentono la necessità di occupare nuovi territori, di annunciare il messaggio della salvezza in paesi lontani, rifiutano in sostanza di assolvere il mandato di Cristo: “Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura”. Marco 16:15. Sono forse meno colpevoli degli Israeliti del passato?PV 208.8

    Quanti si dicono discepoli di Cristo sono messi alla prova di fronte a tutto l’universo celeste. La loro mancanza di zelo ed i deboli sforzi intrapresi al servizio di Dio mettono a nudo la loro infedeltà. Se si impegnassero al massimo delle loro capacità non avrebbero da temere alcuna sentenza di condanna, e se partecipassero all’opera con anima e cuore potrebbero fare molto di più. Essi sanno benissimo, come del resto anche il mondo, di aver perduto in gran parte lo spirito di sacrificio e di rinuncia. Accanto al nome di molti di loro un giorno si troveranno scritte queste parole nei libri celesti: Ha preso soltanto, non ha dato nulla. Molti che si professano cristiani oscurano la bellezza, velano la gloria, disonorano il nome di Cristo!PV 209.1

    Molti sono iscritti nei registri di chiesa ma non si fanno guidare da Cristo, non seguono le sue norme né lo servono. In realtà soggiacciono al dominio di Satana e, non facendo nulla di veramente buono, provocano danni incalcolabili: la loro influenza non conduce gli altri alla vita ma alla morte...PV 209.2

    Il Signore chiede: “Non li punirei io per queste cose?” Geremia 5:9. Per non aver realizzato i piani divini, gli Israeliti furono accantonati e Dio rivolse il suo appello ad altri popoli. Ma se anche questi si dimostrano infedeli, Egli non respingerà anche loro?PV 209.3

    Nella parabola della vigna Cristo dichiara colpevoli i vignaiuoli perché si erano rifiutati di rendere al proprietario i frutti della sua terra. In Israele, furono i sacerdoti e rabbini che, portando il popolo fuori strada, defraudando Dio del culto dovuto, furono loro a distogliere tutto il paese da Cristo.PV 209.4

    Gesù sottolineò che la legge divina, libera dalle tradizioni umane, costituisce il grande parametro dell’obbedienza, e questo scatenò l’ostilità dei rabbini che avevano elevato le teorie umane al di sopra della Parola di Dio e distolto la gente dalla sua legge. Non intendevano affatto sopprimere i loro comandamenti umani per obbedire a quelli della Sacra Scrittura. Nemmeno per amore della verità erano disposti a rinunciare all’orgoglio della ragione e al plauso degli uomini. Quando Cristo presentò a tutti le richieste divine, i sacerdoti e gli anziani gli contestarono il diritto di intromettersi fra loro ed il popolo. Non accettavano i suoi moniti e rimproveri e cominciarono addirtitura ad aizzare il popolo contro di Lui con l’intento di eliminarlo.PV 210.1

    Era colpa loro se Cristo non fu accolto come Messia, con tutte le conseguenze che questo comportò. Il grave peccato e la rovina di tutto un popolo erano da imputare proprio ai capi religiosi.PV 210.2

    Oggi non sono all’opera le medesime forze? Molti operai della vigna del Signore non seguono anche ai nostri giorni la stessa strada dei capi ebraici? Non sono molti maestri religiosi a stornare i fedeli dalle chiare norme della Parole di Dio? Non sono loro che invece di insegnargli l’obbedienza alla legge di Dio, li educano alla trasgressione? Da quanti pulpiti, nelle varie chiese, predicano che la legge divina non sarebbe più vincolante! Mettono in primo piano tradizioni, norme e costumi umani, utilizzano i doni ricevuti da Dio per alimentare l’orgoglio ed il compiacimento di sé ma ignorano semplicemente le sue richieste!PV 210.3

    Accantonando la legge divina gli uomini non sanno quello che fanno. Questa legge è il riflesso del suo carattere e incarna i princìpi del suo regno, e chi rifiuta tali principi ostruisce da solo il canale delle benedizioni divine.PV 210.4

    Solo obbedendo ai comandamenti di Dio Israele avrebbe visto realizzarsi le gloriose prospettive che aveva dinanzi, e, allo stesso modo, anche noi: solo sul sentiero dell’ubbidienza troveremo la medesima nobiltà di carattere, la medesima abbondanza di benedizioni nel corpo, nell’anima e nello spirito, in casa e nei campi, nella vita presente e in quella futura.PV 210.5

    Nel regno spirituale come in quello naturale l’obbedienza alle leggi di Dio è la condizione per portare frutto. Chi insegna ad ignorare i Comandamenti divini impedisce agli altri di portar frutto alla gloria di Dio ed è colpevole personalmente in quanto rifiuta al Signore i frutti della sua vigna.PV 211.1

    I messaggeri di Dio vengono a noi su incarico del Maestro e ci chiedono, come faceva Gesù, di prestare ascolto alla Parola del Signore. Ci fanno notare che Egli ha diritto ai frutti della vigna, frutti di amore, umiltà e sacrificio. Ma molti vignaiuoli d’oggi non si indignano come i capi ebraici di una volta? Quando c’è chi proclama chiaramente le esigenze della legge divina, questi teologi e dottori non usano similmente il loro ascendente sulla gente per indurla a respingere quelle esigenze? Dio definisce questo tipo di persone servi infedeli.PV 211.2

    Il monito che Dio rivolse all’Israele antico dovrebbero far meditare anche la chiesa di oggi. Il Signore dice di quel popolo: “Scrivessi pur per lui le mie leggi a miriadi, sarebbero considerate come cosa che non lo concerne”. Osea 8:12. E ad ogni sacerdote e dottore della legge dice: “Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza. Poiché tu hai sdegnata la conoscenza, anch’io sdegnerò d’averti per sacerdote; giacché tu hai dimenticata la legge del tuo Dio, anch’io dimenticherò i tuoi figliuoli”. Osea 4:6.PV 211.3

    Questi moniti divini rimarranno inascoltati? Le occasioni di servirlo passeranno inutilmente? Lo scherno del mondo, l’orgoglio intellettuale, l’adattamento alle tradizioni ed ai costumi umani impediranno ai discepoli di Cristo di servirlo veramente? Respingeranno la Parola di Dio come i capi ebraici respinsero Cristo? Le conseguenze del peccato d’Israele sono sotto i nostri occhi. La chiesa d’oggi terrà conto di questo avvertimento?PV 211.4

    “E se pure alcuni de’ rami sono stati troncati, e tu, che sei olivastro, sei stato innestato in luogo loro e sei divenuto partecipe della radice e della grassezza dell’ulivo non t’insuperbire... sono stati troncati per la loro incredulità, e tu sussisti per la fede; non t’insuperbire, ma temi. Perché se Dio non ha risparmiato i rami naturali, non risparmierà neppur te”. Romani 11:17-21.PV 211.5

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