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Parole di vita

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    Capitolo 24: Di fronte al tribunale supremo

    La parabola dell’abito nuziale contiene una lezione di estrema importanza: le nozze rappresentano l’unione di Dio con gli uomini e l’abito è un simbolo del carattere che devono possedere tutti coloro che vorrebbero partecipare alla festa.PV 213.1

    Anche questa parabola, come quella del gran convito, illustra il rifiuto dell’invito evangelico da parte degli Ebrei e il conseguente appello di grazia rivolto ai Gentili, ma essa dà più rilievo al contegno offensivo degli ospiti invitati inizialmente e alla loro dura punizione. L’invito proviene dal re, cioè da qualcuno che è investito dell’autorità di impartire ordini. È un grande onore che tuttavia nessuno sa apprezzare. Gli invitati ignorano l’autorità del re. Mentre nell’altra parabola essi rispondono all’invito con indifferenza, in questa addirittura ricevono gli emissari con scherno e disprezzo e alla fine li uccidono!PV 213.2

    Vedendo il suo invito respinto, il padrone di casa aveva dichiarato che nessuno degli invitati sarebbe stato più suo ospite; ma chi offende il re deve attendersi una punizione più grave: egli “s’adirò, e mandò le sue truppe a sterminare quegli omicidi e ad ardere la loro città”. Matteo 22:7.PV 213.3

    In ambedue le parabole gli ospiti si presentano infine alla festa, ma la seconda fa capire che prima devono prepararsi, e chi non lo fa viene buttato fuori: “Or il re, entrato per vedere quelli che erano a tavola, notò quivi un uomo che non vestiva l’abito di nozze. E gli disse: Amico, come sei entrato qua senza aver un abito di nozze? E colui ebbe la bocca chiusa. Allora il re disse ai servitori: Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori. Ivi sarà il pianto e lo stridor de’ denti”. Matteo 22:11-13.PV 213.4

    Erano stati i discepoli di Cristo ad invitare alla festa. Il Signore aveva inviato prima i dodici e successivamente i settanta ad annunciare che il regno dei cieli era alle porte. Dovevano invitare gli uomini al pentimento e a credere nell’Evangelo, ma il loro appello rimase inascoltato e gli invitati non si presentarono, perciò il re mandò un’altra volta i servi a dire: “Ecco, io ho preparato il mio pranzo; i miei buoi ed i miei animali ingrassati sono ammazzati, e tutto è pronto; venite alle nozze”. Matteo 22:4. Fu questo il messaggio recato agli Ebrei dopo la crocifissione di Cristo, ma quello che si vantava di essere il popolo eletto di Dio, respinse l’Evangelo che gli era stato annunciato con la potenza dello Spirito Santo. Molti lo fecero con il più profondo disprezzo, altri addirittura, di fronte all’offerta di salvezza e perdono per aver respinto il Signore della gloria, si infuriarono al punto da scagliarsi letteralmente sui portatori del messaggio: “E vi fu in quel tempo una gran persecuzione contro la chiesa in Gerusalemme”. Atti 8:1. Molti uomini e donne furono gettati in prigione e alcuni dei messaggeri del Signore, come Stefano e Giacomo, furono perfino messi a morte.PV 213.5

    Cosi gli Israeliti segnarono definitivamente il loro rifiuto della grazia di Dio, e Cristo predisse in questa parabola con quali conseguenze: “Allora il re... mandò le sue truppe a sterminare quegli omicidi e ad ardere la loro città”. Questo giudizio si abbatté sugli Ebrei al momento della distruzione di Gerusalemme e della loro diaspora in tutto il mondo.PV 214.1

    Il terzo invito alla festa rappresenta la proclamazione dell’Evangelo fatta ai pagani. Il re disse: “Le nozze, sì, sono pronte; ma gl’invitati non ne erano degni. Andate dunque sui crocicchi delle strade e chiamate alle nozze quanti troverete”. Matteo 22:8, 9.PV 214.2

    “E quei servitori, usciti per le strade, raunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni”. Matteo 22:10. Era una compagnia molto eterogenea e alcuni non mostravano per il padrone più rispetto di quelli che avevano risposto negativamente. I primi invitati pensavano di non poter rinunciare a certi vantaggi mondani solo per partecipare al banchetto del re, e fra chi aveva accettato, c’era chi lo faceva per puro tornaconto, per mangiare a sazietà ma non per onorare il re.PV 214.3

    Quando questi venne a vedere i convitati, si manifestò il vero carattere di tutti. Aveva fatto dono ad ognuno di un abito da festa e indossandolo gli ospiti dimostravano di avere rispetto per l’organizzatore della festa. Ma c’era un individuo in abiti comuni. Non si era preoccupato di prepararsi nel modo richiesto disdegnando il prezioso abito del re. Era un atto offensivo nei confronti del suo signore, perciò non poté replicare niente quando il re gli chiese: “Amico, come sei entrato qua senza aver un abito di nozze?” Si era condannato da solo: “Allora il re disse ai servitori: Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori”.PV 214.4

    L’esame che il re fa degli ospiti presenti alla festa rappresenta l’opera del giudizio. Gli invitati al banchetto evangelico sono coloro che professano di servire Dio e i cui nomi sono scritti nel libro della vita. Ma non tutti sono veri cristiani. Prima che sia elargita la ricompensa finale bisogna accertare chi è veramente degno di partecipare all’eredità dei giusti. Questo accertamento deve avvenire prima del ritorno di Cristo sulle nuvole del cielo, perché allora Egli verrà “per rendere a ciascuno secondo l’opera sua”. Apocalisse 22:12. Prima che Egli ritorni, quindi, dovrà manifestarsi chiaramente il carattere e l’opera di ogni individuo e in conseguenza anche il discepolo di Cristo riceverà la sua ricompensa.PV 215.1

    Mentre gli uomini vivono e si agitano sulla terra, in cielo ha luogo il giudizio investigativo. Dio passa in rassegna ed esamina la vita dei suoi seguaci secondo quanto sta scritto nei libri celesti e decide poi della loro sorte in base ai loro atti.PV 215.2

    L’abito di nozze della parabola rappresenta il carattere puro e immacolato che deve distinguere i veri seguaci di Cristo. Alla chiesa “è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro”, “senza macchia, senza ruga o cosa alcuna simile”. “Il lino fino son le opere giuste dei santi”. Apocalisse 19:8; Efesini 5:27. La giustizia di Cristo, cioè il suo carattere perfetto, è trasmessa per fede a tutti coloro che lo accettano quale loro Salvatore personale.PV 215.3

    I nostri progenitori indossarono questo abito bianco di innocenza quando Dio li insediò nel giardino d’Eden. Là vivevano in piena sintonia con la volontà divina e amavano il Padre celeste con tutto il cuore. Una luce bella e soave, la luce di Dio, avvolgeva la santa coppia. Questo manto luminoso era un simbolo della loro innocenza e avrebbe continuato a rivestirli se fossero rimasti fedeli a Dio. Ma il peccato li separò da Dio e la luce che li circondava svanì. Vergognandosi della loro nudità cercarono di sostituire l’abito celeste coprendosi con un intreccio di foglie di fico.PV 215.4

    Sin dai giorni di Adamo ed Eva i trasgressori della legge divina fanno altrettanto: intrecciano foglie di fico per nascondere la propria nudità, le conseguenze del proprio peccato. Indossano abiti fatti di propria mano, cioè vogliono occultare i peccati commessi con le loro opere buone per farsi accettare nuovamente da Dio.PV 216.1

    Tentano un’impresa impossibile: nessuna invenzione umana può sostituire l’abito d’innocenza ormai perduto. Coloro che parteciperanno un giorno al banchetto nuziale di Cristo e degli angeli non indosseranno alcun intreccio di foglie di fico, nessun vestito comune.PV 216.2

    Solo l’abito preparatoci da Cristo potrà farci comparire alla presenza di Dio, un abito — quello della sua giustizia — che Egli vuole dare a chiunque si pente e crede: “Io ti consiglio di comprare da me... delle vesti bianche affinché tu ti vesta e non apparisca la vergogna della tua nudità”. Apocalisse 3:18.PV 216.3

    Quest’abito, tessuto sui telai celesti, non contiene un solo filo di preparazione umana. Cristo, pur essendosi rivestito di umanità, manifestò un carattere perfetto che ora offre a noi, dato che “tutta la nostra giustizia” è “come un abito lordato”. Isaia 64:6. Tutto quello che sappiamo fare con le nostre forze è segnato dal peccato, ma il Figlio di Dio “è stato manifestato per togliere i peccati; e in lui non c’è peccato”. Il peccato è definito “la violazione della legge”. 1 Giovanni 3:5, 4. Ma Cristo obbedì a tutte le condizioni della legge e poteva dire di sé: “Dio mio, io prendo piacere a far la tua volontà, e la tua legge è dentro al mio cuore”. Salmi 40:8. Mentre era in terra ebbe a dire ai suoi discepoli: “Io ho osservato i comandamenti del Padre mio”. Giovanni 15:10. Con la sua perfetta obbedienza ha dimostrato che chiunque può obbedire ai comandamenti divini. Quando ci sottomettiamo a Cristo il nostro cuore, la volontà, il pensiero, tutto palpita all’unisono con lui; la sua vita diventa la nostra vita. Ecco che cosa significa rivestirsi della sua giustizia! E allora, esaminandoci, il Signore non vedrà l’intreccio di foglie di fico o l’informe nudità del peccato, bensì il suo stesso manto di giustizia che è perfetta obbedienza alla legge dell’Eterno.PV 216.4

    Il re controlla attentamente i convenuti ed accetta solo quelli che, obbedendo alle sue richieste, avevano indossato l’abito nuziale. Altrettanto accade con gli invitati alla festa evangelica: il gran Re esamina ognuno singolarmente accogliendo solo chi ha indossato l’abito della giustizia di Cristo.PV 217.1

    Operare secondo giustizia significa fare quel che è giusto. Ognuno sarà giudicato in base ai suoi atti, che sono il riflesso del suo carattere. Le nostre opere dimostreranno se la nostra fede è genuina.PV 217.2

    Non basta credere che Gesù non sia un’impostore e la religione biblica una favola abilmente inventata. Possiamo anche credere che solo Cristo può salvare l’umanità, ma questo non significa ancora che abbiamo fatto di lui — in fede — il nostro Salvatore personale. Non è sufficiente credere alla teoria della verità, professare la propria fede in Cristo ed essere iscritti nei registri di chiesa: “Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Lui, ed Egli in esso. E da questo conosciamo ch’Egli dimora in noi: dallo Spirito ch’Egli ci ha dato”. “E da questo sappiamo che l’abbiam conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti”. 1 Giovanni 3:24; 1 Giovanni 2:3. Ecco la prova di una vera conversione! A niente serve la nostra professione di fede se non riveliamo Cristo con opere di giustizia.PV 217.3

    La verità deve essere profondamente radicata nel cuore, deve plasmare pensieri, sentimenti e tutto il carattere. Bisogna mettere in pratica la Parola di Dio, fin nei minimi particolari, nella vita di ogni giorno.PV 217.4

    Chi partecipa della natura divina si conformerà alla grande norma della giustizia che è la santa legge di Dio. È con questo metro che Egli misura le azioni umane e sarà questo il banco di prova di ogni carattere in sede di giudizio.PV 217.5

    Molti sostengono che Cristo abbia abrogato la legge con la sua morte, ma così essi lo mettono in contraddizione con le sue stesse parole: “Non pensate ch’io sia venuto per abolire la legge od i profeti ... finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà”. Matteo 5:17, 18. Cristo è morto sulla croce proprio per espiare le trasgressioni degli uomini. Questo non sarebbe stato necessario se fosse stato possibile mutare o abolire la legge. In tutta la sua vita terrena Egli ha esaltato la legge e con la sua morte l’ha confermata. Ha dato la vita non per abbattere la legge divina o per sminuirne le esigenze, ma per soddisfare la giustizia e dimostrare che questa legge è immutabile per sempre.PV 217.6

    Satana sosteneva che per l’uomo è impossibile osservare i comandamenti divini, e questo è vero, se contiamo solo sulle nostre forze. Ma Cristo si è fatto uomo per dimostrarci, con la sua obbedienza esemplare, che nell’unione dell’umano col divino l’ubbidienza a tutti i precetti divini è possibile.PV 218.1

    “A tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figliuoli di Dio; a quelli, cioè, che credono nel suo nome”. Giovanni 1:12. Questa forza non è di origine umana, proviene da Dio. Chi accetta Cristo riceve anche la forza di vivere la sua vita.PV 218.2

    Dio esige la perfezione dai suoi figli. La legge riflette il suo carattere ed è il modello di ogni carattere umano. Questo modello è presentato a tutti affinché non ci siano dubbi sul tipo di persone che Dio gradisce nel suo regno. Cristo conformò pienamente la sua vita terrena alla legge divina e chi si dice figlio di Dio osserverà quindi i comandamenti di Dio come lui. Il Signore potrà allora manifestargli fiducia e accoglierlo nel novero della famiglia celeste. Rivestito del glorioso abito della giustizia di Cristo, riceverà un posto alla tavola regale e potrà unirsi alla folla dei redenti che hanno lavato le proprie vesti nel sangue di Cristo.PV 218.3

    L’individuo che si presentò al convito senza abito di nozze rappresenta molti contemporanei che si dicono cristiani e rivendicano i benefici e privilegi evangelici ma non ritengono necessario cambiare carattere. Non si sono mai pentiti veramente dei propri peccati né hanno coscienza del loro bisogno di Cristo o di esercitare la fede in lui. Non hanno vinto la loro tendenza al male, ereditaria o acquisita, eppure sono più che soddisfatti di sé e confidano nei propri meriti piuttosto che in Cristo. Hanno ascoltato l’invito evangelico e si presentano al banchetto, ma senza essersi rivestiti della giustizia di Cristo.PV 218.4

    Molti che si professano cristiani sono in realtà dei semplici moralisti Essi rifiutano l’unico dono che potrebbe fare di loro i degni rappresentanti di Cristo nel mondo. Ignorano l’opera dello Spirito Santo e non mettono in pratica la Parola. A malapena si riescono a riconoscere nella loro vita i principi celesti che distinguono i cristiani dai non cristiani. I seguaci di Cristo non sono più un popolo speciale e separato. I confini sono diventati fluidi e vaghi. Sempre più i cosiddetti cristiani si adattano alle esigenze del mondo, ai suoi usi e costumi, ai suoi principi egoistici. Calpestando la legge divina la chiesa si è sempre più adeguata al mondo, mentre doveva essere il mondo a ritornare alla chiesa rispettando i santi comandamenti. Giorno dopo giorno la chiesa continua a convertirsi al mondo!PV 218.5

    Questi sedicenti cristiani sperano di essere salvati dalla morte di Cristo ma rifiutano nello stesso tempo di vivere sacrificandosi come lui, parlano tanto della libera grazia e si danno volentieri una parvenza di giustizia nella speranza di nascondere i propri difetti di carattere, ma tutto questo non gli servirà a niente nel giorno del giudizio!PV 219.1

    La giustizia di Cristo non coprirà un solo peccato che abbiamo accarezzato. Se qualcuno si dà un’apparenza di rispettabilità, pur violando la legge dentro di sé, la società potrà ritenerlo un uomo di retti principi, ma la legge di Dio svela i segreti del cuore e giudica ogni atto secondo i moventi. Solo ciò che è conforme ai principi della legge di Dio potrà superare il giudizio.PV 219.2

    Dio è amore e ce lo ha dimostrato donandoci Gesù. Quando “ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16), non ha rifiutato nulla a coloro che ha riscattato. Ci ha donato tutta la forza del cielo per non farci abbattere o vincere dal nostro grande avversario. Ma Dio non si lascia trascinare dal suo amore a scusare il peccato: non lo ha fatto con Adamo o Caino e non lo farà con nessun altro. Non si farà complice dei nostri peccati né tollererà i nostri difetti di carattere. Egli si attende piuttosto che trionfiamo nel suo nome!PV 219.3

    Chi rifiuta il dono della giustizia di Cristo respinge quegli attributi di carattere che ne farebbero un figlio o una figlia di Dio. Respinge l’unica possibilità che lo renderebbe degno di partecipare alle nozze.PV 219.4

    Quando il re della parabola chiese: “Amico, come sei entrato qua senza aver un abito da nozze?”, l’interpellato non seppe cosa rispondere e così sarà anche nel gran giorno del giudizio. Molti oggi hanno sempre una scusa pronta per i loro difetti di carattere, ma in quel giorno non ne troveranno.PV 220.1

    Le chiese cristiane dei nostri giorni godono i più alti privilegi e il Signore si rivela agli uomini in una luce sempre crescente. I privilegi che godiamo noi sono di gran lunga superiori a quelli dell’antico popolo di Dio. Oggi possediamo non solo la chiara luce data ad Israele, ma anche più prove della grande opera di salvezza che Cristo ha compiuto per noi. Quello che per gli Ebrei rimaneva un simbolo, per noi è realtà. Loro possedevano il Vecchio Testamento, noi abbiamo quello e anche il Nuovo, e con esso la certezza che il Salvatore è venuto nel mondo ed è stato crocifisso, è risuscitato dai morti e dal sepolcro di Giuseppe proclama: “lo son la risurrezione e la vita”. Giovanni 11:25. Grazie alla conoscenza che acquisiamo di Cristo e del suo amore, il suo regno prende corpo in mezzo a noi. Egli si rivela a noi nei sermoni e negli inni e il banchetto spirituale apre generosamente le porte dinanzi a noi. L’abito di nozze, acquistato a caro prezzo, viene offerto gratuitamente a tutti. I messaggeri del Signore ci presentano la giustizia di Cristo, la giustificazione per fede, le splendide promesse della Parola di Dio, il libero accesso al Padre tramite Cristo, la consolazione dello Spirito Santo e la ferma promessa che un giorno riceveremo la vita eterna nel regno di Dio: che cosa avrebbe potuto fare di più colui che ha preparato il grande convito, il banchetto celeste?PV 220.2

    In cielo gli angeli ministratori esclamano: Abbiamo assolto il nostro compito e respinto le schiere degli angeli maligni. Abbiamo trasmesso agli uomini luce e chiarezza e gli abbiamo ricordato l’amore di Dio manifestato in Gesù. Abbiamo richiamato la loro attenzione sulla croce di Cristo facendogli prendere coscienza che è stato il peccato ad averlo portato sulla croce. Si sono convinti dei propri peccati ed hanno riconosciuto la via da seguire verso la conversione. Hanno sentito la potenza dell’Evangelo e l’amore di Dio gli ha toccato il cuore. Hanno contemplato la bellezza del carattere di Cristo, ma per la maggior parte di loro è stato tutto inutile. Non vogliono rinunciare alle loro abitudini e ai loro difetti, non intendono deporre gli abiti comuni della terra per indossare quelli celesti. Hanno votato il cuore all’avidità e amano il mondo più di Dio.PV 220.3

    Il giorno della decisione finale sarà grave e solenne. In una visione profetica così lo descrive l’apostolo Giovanni: “Poi vidi un gran trono bianco e Colui che vi sedeva sopra, dalla cui presenza fuggirono terra e cielo; e non fu più trovato posto per loro. E vidi i morti, grandi e piccoli, che stavan ritti davanti al trono; ed i libri furono aperti; e un altro libro fu aperto, che è il libro della vita; e i morti furon giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le opere loro”. Apocalisse 20:11, 12.PV 221.1

    Come sarà triste la visione del passato nel giorno in cui gli uomini si troveranno di fronte all’eternità! Allora vedranno la propria vita esattamente come si è svolta, riconosceranno che i piaceri, le ricchezze e gli onori del mondo non contano nulla e che ha valore proprio quella giustizia che hanno respinto. Si renderanno conto fino a che punto si sono lasciati influenzare dalle seduzioni sataniche e che gli abiti da loro preferiti rappresentano l’insegna della loro fedeltà al maligno. Allora toccheranno con mano le conseguenze della loro scelta e capiranno che cosa significhi violare i comandamenti di Dio.PV 221.2

    Non ci sarà un altro periodo di grazia per prepararsi per l’eternità: è in questa vita che dobbiamo rivestire l’abito della giustizia di Cristo, solo qui possiamo sviluppare un carattere degno per entrare un giorno nelle dimore che Cristo è andato a preparare per coloro che osservano i suoi comandamenti.PV 221.3

    Il tempo di grazia sta per concludersi rapidamente e la fine è prossima, perciò Gesù ci avverte: “Badate a voi stessi, che talora i vostri cuori non siano aggravati da crapula, da ubriachezza e dalle ansiose sollecitudini di questa vita, e che quel giorno non vi venga addosso all’improvviso come un laccio”. Luca 21:34. Guardiamo di non farci cogliere impreparati e senza l’abito di nozze al convito del Re!PV 221.4

    “Perché, nell’ora che non pensate, il Figliuol dell’uomo verrà”. “Beato colui che veglia e serba le sue vesti onde non cammini ignudo e non si veggano le sue vergogne”. Matteo 24:44; Apocalisse 16:15.PV 221.5

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