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Parole di vita

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    Capitolo 15: La speranza della vita

    Quando “i pubblicani e i peccatori” si raccoglievano intorno a Gesù, i rabbini manifestavano apertamente la loro indignazione esclamando: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”.PV 122.1

    Insinuavano cioé che Cristo amasse la compagnia di individui peccatori e corrotti e che fosse insensibile alla loro malvagità. Gli scribi erano rimasti delusi da Gesù. Come mai lui che pretendeva di avere un carattere così elevato non li frequentava, adottando anche i loro metodi nell’ammaestrare gli altri? Perché andava in giro cosi modestamente, lavorando tra gente di qualunque classe sociale? Se fosse stato un vero profeta, pensavano, si sarebbe inteso benissimo con loro, trattando invece pubblicani e peccatori con l’indifferenza che meritavano. Questi guardiani della società si irritavano che Gesù, con il quale erano in continuo contrasto, ma la cui purezza di vita li spaventava e nel contempo costituiva un rimprovero per loro, manifestasse evidente simpatia per quegli emarginati. Non approvavano i suoi metodi. Personalmente si ritenevano colti, raffinati ed eminentemente religiosi, ma l’esempio di Cristo smascherava il loro egoismo.PV 122.2

    Li irritava inoltre il fatto che, proprio quelli che mostravano profondo disprezzo per i rabbini e che non avevano mai frequentato le sinagoghe, si accalcassero intorno a Gesù per ascoltare, rapiti ed attenti, le sue parole. Di fronte alla purezza di Cristo scribi e Farisei si sentivano perduti e condannati, ma come si spiegava che i pubblicani ed i peccatori fossero tanto attratti da lui?PV 122.3

    Senza rendersene conto loro stessi l’avevano spiegato osservando con disprezzo: “Costui accoglie i peccatori”. Molti andavano a Gesù perché sentivano, alla sua presenza, che c’era anche per loro la speranza di uscire dall’abisso del peccato. Mentre i Farisei avevano in serbo per loro solo disprezzo e condanna, Cristo li accoglieva come figli di Dio che si erano allontanati dalla casa paterna, ma che il Padre non aveva dimenticati. Proprio perché si trovavano in quello stato di miseria e di peccato avevano maggiormente bisogno della sua compassione. Quanto più si erano allontanati da lui, tanto maggiore era il suo desiderio e più grande il suo sacrificio per salvarli.PV 122.4

    I maestri d’Israele avrebbero potuto apprendere tutto questo dagli scritti sacri di cui andavano fieri in qualità di custodi ed interpreti. Dopo il suo peccato mortale, non aveva scritto Davide stesso: “Io vo errando come pecora smarrita; cerca il tuo servitore”? Salmi 119:176. Non aveva messo in evidenza l’amore divino anche Michea quando esclamava: “Qual Dio è come te, che perdoni l’iniquità e passi sopra alla trasgressione del residuo della tua eredità? Egli non serba l’ira sua in perpetuo, perché si compiace d’usar misericordia”? Michea 7:18.PV 123.1

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