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Gli uomini che vinsero un impero

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    Capitolo 37: L’ultimo viaggio di Paolo a Gerusalemme

    Paolo desiderava grandemente raggiungere Gerusalemme prima della Pasqua perché così avrebbe avuto l’opportunità di incontrare molte di quelle persone provenienti da tutte le parti del mondo, che avrebbero partecipato alla festa. Egli aveva sempre sperato di poter essere in qualche modo uno strumento per rimuovere il pregiudizio dei suoi increduli connazionali, così che essi potessero essere guidati ad accettare la preziosa luce del Vangelo. Inoltre desiderava incontrare la chiesa di Gerusalemme per dare loro i doni che le chiese dei Gentili avevano mandato per i poveri della Giudea. Con questa visita sperava di contribuire al miglioramento delle relazioni esistenti tra i giudei e i Gentili convertiti alla fede.UVI 244.1

    Completato il suo lavoro a Corinto, l’apostolo decise di imbarcarsi per raggiungere direttamente uno dei porti sulla costa della Palestina. Tutti i preparativi erano stati completati, ed egli stava per salire a bordo della nave, quando gli fu riferito che i giudei avevano preparato un complotto per ucciderlo. Nel passato questi oppositori della fede non erano mai riusciti a mettere fine all’opera di Paolo.UVI 244.2

    Il successo ottenuto dalla predicazione del Vangelo aizzò nuovamente l’ira dei giudei. Da ogni angolo giungevano notizie della diffusione della nuova dottrina, tramite la quale i giudei erano liberati dall’obbligo di osservare i riti della legge cerimoniale e i Gentili erano ammessi agli identici privilegi dei giudei, come figli di Abramo. Paolo, nella sua predicazione a Corinto, presentò gli stessi argomenti di cui scrisse così efficacemente nelle sue epistole. La sua enfatica dichiarazione: “Non c’è Greco e Giudeo, circoncisione e incirconcisione” fu considerata dai suoi nemici come un’audace bestemmia. Essi decisero che la sua voce doveva essere messa a tacere. Colossesi 3:11.UVI 244.3

    Ricevuto l’avvertimento del complotto, Paolo decise di fare il viaggio passando attraverso la Macedonia. Il suo progetto di raggiungere Gerusalemme in tempo per i servizi della Pasqua dovette essere abbandonato, ed egli sperò di potere essere là per la Pentecoste.UVI 244.4

    Paolo e Luca furono accompagnati da “Sòpatro di Berea, figlio di Pirro, e i Tessalonicesi Aristarco e Secondo, e Gaio di Derba e Timoteo, e della provincia d’Asia Tichico e Trofimo”. Atti 20:4 (Luzzi). Paolo aveva con sé una grossa somma di denaro proveniente dalle chiese dei Gentili, che si prefiggeva di consegnare ai fratelli responsabili dell’opera in Giudea. Per questo egli provvide affinché questi fratelli, rappresentanti le varie chiese che avevano contribuito, lo accompagnassero a Gerusalemme.UVI 244.5

    Paolo rimase a Filippi per celebrare la Pasqua. Solo Luca rimase con lui, gli altri membri del gruppo si recarono a Troas, e lo aspettarono là. I filippesi erano i convertiti più amorevoli e sinceri di Paolo; e durante gli otto giorni della festa egli gioì della loro pacifica e allegra comunione.UVI 245.1

    Imbarcatisi a Filippi, Paolo e Luca, cinque giorni dopo raggiunsero i loro compagni a Troas. Essi rimasero per sette giorni con i credenti di quel luogo.UVI 245.2

    L’ultima sera del suo soggiorno, i fratelli si riunirono “per rompere il pane”. Il fatto che il loro amato insegnante stesse per partire, aveva attirato un gruppo di persone più numeroso del solito. Essi si riunirono in una stanza al terzo piano. Là, Paolo, nel fervore del suo affetto e della sua premura per loro, predicò fino alla mezzanotte.UVI 245.3

    Sul davanzale di una delle finestre aperte stava seduto un giovane di nome Eutico. Egli si addormentò in questa pericolosa posizione e cadde nel cortile sottostante. Questo fatto allarmò e confuse i presenti. Il giovane fu raccolto morto e molti lo circondarono piangendo e lamentandosi. Ma Paolo, passando attraverso il gruppo spaventato, abbracciò il giovane e innalzò un’ardente preghiera affinché Dio gli ridesse la vita. La sua supplica fu accolta. La voce dell’apostolo, innalzatasi al di sopra dei lamenti, disse: “Non fate tanto strepito, perché l’anima sua è in lui”. I credenti ritornarono con gioia a riunirsi nella stanza superiore. Essi parteciparono alla Cena del Signore, e poi Paolo continò a parlare “sino all’alba”. Atti 20:8-11 (Luzzi).UVI 245.4

    La nave sulla quale l’apostolo e i suoi compagni dovevano continuare il loro viaggio stava per salpare, e i fratelli si affrettarono a salire a bordo. Paolo, comunque, scelse di fare il tragitto tra Troas e Asso per terra ferma, e di incontrare i suoi compagni in quest’ultima città. Questa circostanza gli assicurò un breve periodo di meditazione e di preghiera. Le difficoltà e i pericoli connessi con la sua prossima visita a Gerusalemme, l’attitudine della chiesa di questa città verso di lui e la sua opera, come pure la condizione delle chiese e gli interessi dell’opera del Vangelo, furono i pensieri che occuparono la sua mente. Egli approfittò di questa speciale opportunità per chiedere a Dio forza e guida.UVI 245.5

    Mentre i viaggiatori navigavano a sud di Asso, passarono la città di Efeso, che per lungo tempo era stata la scena degli sforzi di Paolo. L’apostolo aveva grandemente desiderato di visitare la chiesa di questa città perché aveva importanti istruzioni e consigli da dare. Ma dopo avere riflettuto egli decise di proseguire il viaggio perché desiderava trovarsi, “se gli fosse possibile, a Gerusalemme il giorno della Pentecoste”. Atti 20:16 (Luzzi). Comunque, arrivato a Mileto, a circa trenta miglia da Efeso, egli seppe che sarebbe stato possibile comunicare con la chiesa, prima che la nave salpasse. Perciò, mandò immediatamente un messaggio agli anziani, esortandoli ad affrettarsi a Mileto, affinché potesse vederli prima di continuare il viaggio.UVI 245.6

    Essi vennero, in risposta alla sua chiamata, ed egli rivolse loro forti e toccanti parole di ammonizione e commiato. “Voi sapete — egli disse — in qual maniera, dal primo giorno che entrai nell’Asia, io mi son sempre comportato con voi, servendo al Signore con ogni umiltà e con lacrime, fra le prove venutemi dalle insidie dei Giudei; come io non mi son tratto indietro dall’annunziarvi e dall’insegnarvi in pubblico e per le case, cosa alcuna di quelle che vi fossero utili, scongiurando Giudei e Greci a ravvedersi dinanzi a Dio e a credere nel Signor nostro Gesù Cristo”. Atti 20:18-21 (Luzzi).UVI 246.1

    Paolo aveva sempre esaltato la legge divina. A lui fu mostrato che la legge non ha il potere di salvare gli uomini dalla condanna relativa alla loro disubbidienza. Coloro che hanno errato devono pentirsi dei propri peccati e umiliarsi dinanzi a Dio, poiché trasgredendo la legge sono incorsi nella sua giusta ira. Essi devono anche avere fede nel sangue di Cristo come loro unico mezzo di perdono. Il Figlio di Dio è morto sacrificandosi al posto loro, ed è asceso al cielo per stare dinanzi al Padre come loro difensore. Per mezzo del pentimento e della fede, essi possono essere liberati dalla condanna del peccato; inoltre la grazia di Cristo può renderli capaci di ubbidire alla legge di Dio.UVI 246.2

    “Ed ora, ecco, — continuò Paolo — vincolato nel mio spirito, io vo’ a Gerusalemme, non sapendo le cose che quivi mi avverranno; salvo che lo Spirito Santo mi attesta in ogni città che legami e afflizioni m’aspettano. Ma io non fo alcun conto della vita, quasi mi fosse cara, pur di compiere il mio corso e il ministerio che ho ricevuto dal Signor Gesù, che è di testimoniare dell’Evangelo della grazia di Dio. Ed ora, ecco, io so che voi tutti fra i quali sono passato predicando il Regno, non vedrete più la mia faccia”. Atti 20:22-25 (Luzzi).UVI 246.3

    Paolo non aveva programmato di dare questa testimonianza, e mentre parlava, lo Spirito d’ispirazione discese su di lui, confermando i timori che questo sarebbe stato l’ultimo suo incontro con i fratelli di Efeso.UVI 246.4

    “Perciò io vi protesto quest’oggi che son netto del sangue di tutti; perché io non mi son tratto indietro dall’annunziarvi tutto il consiglio di Dio”. Atti 20:26, 27 (Luzzi). Nessun timore di offendere, nessun desiderio di amicizia o di applauso, potevano indurre Paolo a trattenere le parole che Dio gli aveva dato per la loro istruzione, per il loro avvertimento o per la loro correzione. Oggi, Dio richiede dai suoi servitori una maggiore dose di audacia nella predicazione della Parola e nella pratica dei suoi precetti. Il ministro di Cristo non deve presentare alla gente solo le verità più piacevoli, tralasciando quelle che possono causare sofferenza. Egli dovrebbe sorvegliare con profonda sollecitudine lo sviluppo del carattere. Se vede che qualcuno del suo gregge sta vivendo nel peccato, come un fedele pastore, egli deve dargli l’istruzione della Parola di Dio che è applicabile al suo caso. Se egli permette che essi confidino in se stessi e vivano senza avvertimento, sarà ritenuto responsabile per le loro anime. Il pastore che adempie il suo alto mandato deve dare alla sua gente una istruzione adeguata su ogni punto della fede cristiana, mostrando loro cosa essi devono essere per poter superare il giudizio di Dio. Solo chi è un fedele insegnante della verità, al termine della sua opera, potrà dire con Paolo: “Son netto del sangue di tutti”. Atti 20:26 (Luzzi).UVI 246.5

    “Badate a voi stessi — l’apostolo ammonì i suoi fratelli — e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, la quale egli ha acquistata col proprio sangue”. Atti 20:28 (Luzzi). Se i ministri del Vangelo tenessero sempre in mente il fatto che stanno trattando con coloro che sono stati acquistati dal sangue di Cristo, si renderebbero maggiormente conto dell’importanza della loro opera. Essi devono badare a se stessi e al loro gregge. Il loro esempio deve illustrare e rafforzare il loro insegnamento. Come insegnanti della via della vita, non dovrebbero dare occasione che la verità venga diffamata. Come rappresentanti di Cristo, devono salvaguardare l’onore del suo nome. Con la loro devozione, la purezza della loro vita, la loro buona conversazione, essi devono dimostrarsi degni della loro santa chiamata.UVI 247.1

    I pericoli che avrebbero assalito la chiesa di Efeso furono rivelati all’apostolo. “Io so — egli disse — che dopo la mia partenza entreranno fra voi de’ lupi rapaci, i quali non risparmieranno il gregge; e di fra voi stessi sorgeranno uomini che insegneranno cose perverse per trarre i discepoli dietro a sé”. Paolo tremò per la chiesa quando, guardando nel futuro, vide gli attacchi che essa avrebbe subìto, sia dall’esterno che dall’interno. Con solenne ardore egli esortò i suoi fratelli a custodire con ogni cura la loro sacra fede. Come esempio, egli indicò i suoi instancabili sforzi fra loro. “Perciò vegliate, ricordandovi che per lo spazio di tre anni, notte e giorno, non ho cessato d’ammonire ciascuno con lacrime”. Atti 20:29-31 (Luzzi).UVI 247.2

    “E ora — egli continuò — io vi raccomando a Dio e alla parola della sua grazia; a lui che può edificarvi e darvi l’eredità con tutti i santificati. Io non ho bramato né l’argento, né l’oro, né il vestito d’alcuno”. Alcuni dei fratelli di Efeso erano ricchi, ma Paolo non aveva mai cercato benefìci personali da loro. Non faceva parte del suo messaggio richiamare l’attenzione sulle sue necessità. “Queste mani — dichiarò — hanno provveduto ai bisogni miei e di coloro che eran meco”. Durante i suoi faticosi sforzi e gli estesi viaggi per la causa di Cristo, egli fu capace, non solo di provvedere alle proprie necessità, ma di risparmiare qualcosa per sostenere i suoi compagni di lavoro e per alleviare i poveri bisognosi. Riuscì a fare questo solo per mezzo di un’incessante diligenza e di una rigida economia. Con ragione egli poté indicare se stesso come esempio, quando disse: “In ogni cosa vi ho mostrato ch’egli è con l’affaticarsi così, che bisogna venire in aiuto ai deboli, e ricordarsi delle parole del Signor Gesù, il quale disse egli stesso: Più felice cosa è il dare che il ricevere.UVI 248.1

    “Quando ebbe dette queste cose, si pose in ginocchio e pregò con tutti loro. E si fece da tutti un gran piangere; e gettatisi al collo di Paolo, lo baciavano, dolenti sopra tutto per la parola che avea detta, che non vedrebbero più la sua faccia. E l’accompagnarono alla nave”. Atti 20:32-37 (Luzzi).UVI 248.2

    Da Mileto i viaggiatori salparono “e per diritto corso” giunsero “a Cos, e il giorno seguente a Rodi, e di là a Patara”, sulla costa sud-ovest dell’Asia Minore, dove, “trovata una nave che passava in Fenicia” salirono a bordo e presero il largo. Approdati a Tiro, dove la nave fu vuotata del suo carico, essi trovarono alcuni discepoli, con i quali rimasero per sette giorni. Lo Spirito Santo avvertì questi credenti dei pericoli che attendevano Paolo in Gerusalemme e quindi lo esortarono a “non mettere piede a Gerusalemme”. Atti 21:1-4 (Luzzi). Ma l’apostolo non permise che il timore dell’afflizione e dell’imprigionamento lo facesse desistere dal suo piano.UVI 248.3

    Al termine della settimana trascorsa a Tiro, tutti i fratelli compresi le mogli e i bambini, andarono con Paolo alla nave. Prima di salire a bordo, si inginocchiarono tutti sulla spiaggia e pregarono gli uni per gli altri.UVI 248.4

    Proseguendo il loro viaggio verso sud, i viaggiatori arrivarono a Cesarea, “ed entrati in casa di Filippo l’evangelista, ch’era uno dei sette”, dimorarono con lui. Atti 21:8 (Luzzi). Qui Paolo trascorse alcuni giorni felici e tranquilli: l’ultima perfetta libertà che egli avrebbe ricordato per un lungo tempo.UVI 248.5

    Durante il soggiorno di Paolo a Cesarea, “scese dalla Giudea un certo profeta, di nome Agabo, il quale venuto da noi — dice Luca -, prese la cintura di Paolo, se ne legò i piedi e le mani, e disse: Questo dice lo Spirito Santo: Così legheranno i Giudei a Gerusalemme l’uomo di cui è questa cintura, e lo metteranno nelle mani dei Gentili.UVI 249.1

    “Quando udimmo queste cose, tanto noi che quei del luogo lo pregavamo di non salire a Gerusalemme”. Ma Paolo non si sarebbe scostato dal sentiero del dovere. Egli avrebbe seguito Cristo anche se fosse stato imprigionato e ucciso. “Che fate voi, piangendo e spezzandomi il cuore? — egli esclamò — Poiché io son pronto non solo ad esser legato, ma anche a morire a Gerusalemme per il nome del Signor Gesù”. Vedendo che essi gli causavano dolore senza poter cambiare i suoi piani, i fratelli cessarono di importunarlo, dicendo soltanto: “Sia fatta la volontà del Signore”. Atti 21:10-14 (Luzzi).UVI 249.2

    Il breve soggiorno a Cesarea giunse presto al termine. Paolo e i suoi compagni, accompagnati da alcuni dei fratelli, si avviarono verso Gerusalemme, con i cuori profondamente turbati dal presentimento del male che li aspettava.UVI 249.3

    Mai prima d’ora l’apostolo si era avvicinato a Gerusalemme con un cuore così triste. Egli sapeva che avrebbe trovato pochi amici e molti nemici. Era vicino alla città che aveva rigettato e ucciso il Figlio di Dio e sulla quale pendeva la minaccia dell’ira divina. Ricordando quanto amaro era stato il suo pregiudizio contro i seguaci di Cristo, sentiva una profonda pietà per i suoi sviati connazionali. E tuttavia si rendeva conto del fatto che non avrebbe potuto far molto per aiutarli! La stessa rabbia cieca che una volta aveva bruciato nel suo cuore, ora stava ardendo con indicibile potenza nei cuori di tutta la nazione. Paolo era divenuto l’oggetto del loro odio e del loro risentimento.UVI 249.4

    Non poteva contare neppure sulla simpatia e sul sostegno dei suoi fratelli nella fede. I giudei inconvertiti che avevano seguito da vicino ogni suo passo, avevano fatto circolare con rapidità a Gerusalemme i più sfavorevoli rapporti sul suo conto e sulla sua opera, sia personalmente che per lettera. Addirittura alcuni degli apostoli e degli anziani, avevano considerato veritieri questi rapporti, e non avevano tentato di opporsi alle accuse contenute in essi e nemmeno desideravano chiarire questi malintesi direttamente con lui.UVI 249.5

    Anche se le circostanze erano scoraggianti, Egli confidò che la Voce che aveva parlato al suo cuore, avrebbe parlato ai cuori dei suoi connazionali. Il Maestro, che i suoi fratelli amavano e servivano, avrebbe unito i loro cuori al suo nell’opera del Vangelo.UVI 249.6

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