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La speranza dell’uomo

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    Capitolo 31: Il sermone sul monte

    Raramente Gesù ammaestrava i discepoli da soli. Egli non voleva rivolgersi solo a coloro che già conoscevano la via della vita, ma preferiva parlare alle folle che vivevano nell’ignoranza e nell’errore, affinché la verità penetrasse anche nelle menti più ottenebrate. Egli era la verità e rivolgeva parole di avvertimento, esortazione e incoraggiamento a tutti coloro che accorrevano a lui.SU 217.1

    Il sermone sul monte, benché rivolto in primo luogo ai discepoli, fu pronunciato davanti a una grande folla. Dopo la scelta dei dodici, Gesù andò con loro sulla riva del mare dove la gente era affluita sin dalle prime ore del mattino. Le persone erano giunte non solo dalle città galilee, ma anche dalla Giudea e dalla stessa Gerusalemme, dalla Perea, dalla Decapoli, dall’Idumea, regione situata all’estremo sud della Giudea, da Tiro e Sidone, città fenice della costa del Mediterraneo: “una gran folla, udendo quante cose egli facea, venne a lui” (Marco 3:8); “eran venuti per udirlo e per esser guariti delle loro infermità... perché usciva da lui una virtù che sanava tutti”. Luca 6:18, 19.SU 217.2

    La spiaggia era troppo stretta perché tutti, anche stando in piedi, potessero raccogliersi intorno a lui e udire la sua voce. Gesù li condusse allora sul fianco del monte. Giunti in un ampio spazio pianeggiante, dove poteva trovare posto il numeroso uditorio, egli sedette sull’erba, imitato subito dai discepoli e dalla folla.SU 217.3

    I discepoli erano sempre vicini a Gesù. Sebbene la gente si accalcasse intorno al Maestro, essi volevano restargli vicino per non perdere una sola parola. Volevano comprendere bene le verità che più tardi avrebbero divulgato in tutti paesi, per tutti i secoli.SU 217.4

    Sentendo che qualcosa di straordinario stava per accadere, si strinsero ancora di più intorno al loro Maestro. Speravano che il regno sarebbe stato presto stabilito e arguivano dagli eventi del mattino che il Maestro ne avrebbe parlato. Anche la folla, con il cuore ricolmo di visioni di glorie future, aspettava ansiosa e sui volti si leggeva una viva curiosità. C’erano degli scribi e dei farisei che attendevano con impazienza il giorno in cui avrebbero potuto dominare sugli odiati romani e godere delle ricchezze e della gloria del grande impero. I contadini e i pescatori speravano di udire che i loro miseri tuguri, il loro cibo scarso e la loro dura fatica si sarebbero presto mutati in sontuosi palazzi e in una vita agiata. Speravano che il Cristo avrebbe offerto loro, al posto dell’unico rozzo drappo che serviva da vestito di giorno e da coperta di notte, le ricchezze e le costose vesti dei conquistatori. Tutti i cuori trasalivano d’orgoglio al pensiero che Israele, l’eletto del Signore, sarebbe stato onorato davanti alle nazioni e che Gerusalemme sarebbe diventata la capitale di un regno universale.SU 217.5

    Il Cristo deluse queste speranze di grandezza terrena. Nel sermone sul monte cercò di eliminare quelle idee che erano frutto di un falso insegnamento e far conoscere ai suoi uditori la natura esatta del suo regno. Ma non attaccò direttamente gli errori del popolo. Vedendo la miseria causata dal peccato, non si soffermò su di essa; parlò invece di cose infinitamente migliori di quelle conosciute. Non polemizzò contro le idee correnti sul regno di Dio, ma parlò delle condizioni per entrarvi, lasciando che ognuno ne deducesse la natura. Le verità enunciate in quell’occasione sono per noi tanto importanti quanto lo erano per la folla che le udiva. Anche noi abbiamo bisogno di imparare i princìpi fondamentali del regno di Dio.SU 218.1

    Le prime parole di Gesù furono parole di benedizione. Beati coloro che sono consapevoli della loro povertà spirituale e sentono il bisogno di una redenzione. Il Vangelo deve essere predicato ai poveri, agli umili e ai contriti, non agli orgogliosi che presumono di essere ricchi e di non aver bisogno di nulla. Un’unica fonte è stata aperta in favore dei peccatori, una fonte accessibile solo ai poveri di spirito.SU 218.2

    Gli orgogliosi fanno di tutto per guadagnare la salvezza, ma solo la giustizia del Cristo consente di ottenerla. La salvezza di un uomo non può avvenire prima che questi, convinto della sua debolezza e privo di ogni fiducia in sé, si sia sottomesso volontariamente a Dio. Solo allora potrà ricevere il dono che Dio vuole elargirgli.SU 218.3

    Quando un uomo avverte i propri limiti ed esigenze, nulla gli viene rifiutato, e può accedere a colui che possiede ogni pienezza: “così parla Colui che è l’Alto, l’eccelso, che abita l’eternità, e che ha nome ‘il Santo’: Io dimoro nel luogo alto e santo, ma son con colui ch’è contrito ed umile di spirito, per ravvivare lo spirito degli umili, per ravvivare il cuore dei contriti”. Isaia 57:15.SU 218.4

    “Beati quelli che fanno cordoglio, perché essi saranno consolati”. Matteo 5:4. Il Cristo non vuole dire che le lacrime siano in sé sufficienti per cancellare il peccato e che un’umiltà volontaria sia meritoria. Il pianto di cui parla il Maestro non è quello della malinconia e del lamento. Pur addolorandoci per i nostri peccati, dobbiamo rallegrarci per il prezioso privilegio di essere figli di Dio.SU 218.5

    Spesso ci affliggiamo per gli spiacevoli effetti delle nostre cattive azioni, ma questo non è pentimento. Solo l’azione dello Spirito Santo fa provare un sincero dolore per il peccato. Lo Spirito rivela l’ingratitudine del cuore che ha trascurato il Salvatore e lo ha fatto soffrire, e lo conduce pentito ai piedi della croce. Ogni peccato fa soffrire Gesù. Quando pensiamo a colui che abbiamo trafitto, allora piangiamo sui nostri peccati. Queste lacrime manifestano la decisione dell’abbandono del peccato.SU 219.1

    Gli altri possono considerarle come un segno di debolezza; in realtà esse uniscono l’uomo pentito con l’Infinito, mediante un legame che non può essere infranto. Esse dimostrano che gli angeli di Dio elargiscono nuovamente quelle grazie che la durezza del cuore e la trasgressione le avevano fatto perdere. Le lacrime di chi si è pentito sono come le gocce di pioggia che precedono lo sfolgorio del sole della santità. Questo dolore è preludio di una gioia che sarà per lo spirito una fonte di vita. “Soltanto riconosci la tua iniquità: tu sei stata infedele all’Eterno, al tuo Dio... io non vi mostrerò un viso accigliato, giacché io son misericordioso, dice l’Eterno”. Geremia 3:13, 12. Il Signore ha deciso di concedere “a quelli che fanno cordoglio in Sion, un diadema in luogo di cenere, l’olio della gioia in luogo di duolo, il manto della lode in luogo d’uno spirito abbattuto”. Isaia 61:3.SU 219.2

    C’è consolazione per coloro che piangono nella prova e nel dolore. L’amarezza dell’afflizione e dell’umiliazione è preferibile all’indulgenza verso il peccato. Mediante l’afflizione Dio ci fa conoscere meglio i difetti del nostro carattere affinché, per la sua grazia, possiamo vincerli. Le prove ci rivelano gli aspetti nascosti della nostra vita e ci fanno comprendere se siamo disposti ad accettare i rimproveri e i consigli di Dio. Quando la prova giunge, non dobbiamo crucciarci, mormorare o ribellarci cercando di sfuggire. Dobbiamo piuttosto umiliarci davanti a Dio. Le vie del Signore sembrano oscure e tristi alla nostra natura umana. In realtà esse sono vie di misericordia che conducono alla salvezza. Elia non sapeva quello che diceva quando nel deserto dichiarava di essere stanco e chiedeva di morire. Il Signore nella sua misericordia non ascoltò la sua richiesta. Elia doveva compiere ancora una grande opera; non doveva morire, vittima dello scoraggiamento e della solitudine nel deserto, ma salire nella gloria, scortato dai carri degli angeli, fino al trono di Dio.SU 219.3

    Dio dice dell’afflitto: “Io ho vedute le sue vie, e lo guarirò; lo guiderò, e ridarò le mie consolazioni a lui e a quelli dei suoi che sono afflitti” (Isaia 57:18); “io muterò il loro lutto in gioia, li consolerò, li rallegrerò liberandoli del loro dolore”. Geremia 31:13.SU 219.4

    “Beati i mansueti”. Matteo 5:5. Le difficoltà che incontriamo possono essere alleviate da quella mansuetudine che ha caratterizzato il Cristo. Se possediamo l’umiltà del Maestro, non diamo importanza al disprezzo, ai rimproveri, ai fastidi a cui possiamo essere esposti ogni giorno. Questi contrasti non ci amareggiano più. La padronanza di sé è, in un cristiano, la maggiore prova della nobiltà del carattere. Colui che di fronte alle ingiurie e ai maltrattamenti perde la calma e la fiducia, impedisce a Dio di rivelare in lui la sua perfezione. L’umiltà è la forza che assicura la vittoria ai discepoli del Cristo; è il segno che essi sono in comunione con il cielo.SU 220.1

    “Sì, eccelso è l’Eterno, eppure ha riguardo agli umili”. Salmi 138:6. Dio considera con tenerezza coloro che possiedono il carattere dolce e mansueto di Gesù. Sebbene disprezzati dal mondo, hanno un grande valore agli occhi di Dio. Nel regno dei cieli potranno entrare non soltanto i savi, i grandi, i benefattori, i collaboratori zelanti e instancabili, ma anche i poveri di spirito che desiderano ardentemente la presenza del Cristo in loro e gli umili di cuore il cui supremo desiderio è compiere la volontà di Dio. Per loro la porta d’ingresso sarà spalancata. Essi saranno fra coloro che hanno lavato e imbiancato le loro vesti nel sangue dell’Agnello: “Perciò son davanti al trono di Dio, e gli servono giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono spiegherà su loro la sua tenda”. Apocalisse 7:15.SU 220.2

    “Beati quelli che sono affamati ed assetati della giustizia”. Matteo 5:6. La coscienza della propria indegnità fa provare fame e sete di giustizia; un tale desiderio non rimarrà inappagato. Quelli che accolgono Gesù nel loro cuore conosceranno tutto il suo amore. Coloro che aspirano ad assomigliare a Dio nel carattere saranno appagati. Lo Spirito Santo non lascia mai senza aiuto chi si rivolge a Gesù e gli offre tutti i doni del Cristo. Se gli sguardi restano sempre fissi su di lui, l’opera dello Spirito continuerà fino alla piena riproduzione della sua immagine. L’amore sensibilizzerà l’animo e lo renderà capace dei più alti ideali e della conoscenza delle realtà divine, in modo che non le manchi nessun attributo di perfezione. “Beati quelli che sono affamati ed assetati della giustizia, perché essi saranno saziati”.SU 220.3

    Il misericordioso otterrà misericordia e il puro di cuore vedrà Dio. Ogni pensiero impuro contamina l’anima, indebolisce il senso morale, cancella l’azione dello Spirito Santo, offusca la visione spirituale e impedisce di contemplare Dio. Il Signore può e vuole accordare il perdono al peccatore che si pente; ma l’anima, sebbene perdonata, resta debole. Colui che vuole discernere le verità spirituali deve eliminare ogni pensiero o parola impura.SU 220.4

    Le parole del Cristo vanno oltre la sensualità, oltre la liberazione dalle contaminazioni cerimoniali tanto scrupolosamente evitate dagli ebrei. L’egoismo ci impedisce di contemplare Dio. L’egoista immagina Dio come un essere simile a sé. Solo rinunciando a questa immagine si può comprendere colui che è amore. Solo il cuore disinteressato, lo spirito umile e fiducioso può vedere in Dio il Padre “Misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in benignità e fedeltà”. Esodo 34:6.SU 221.1

    “Beati quelli che s’adoperano alla pace”. Matteo 5:9. La pace del Cristo nasce dalla verità. Questa pace è armonia con Dio. Il mondo è nemico della legge di Dio; i peccatori sono nemici del loro Creatore e quindi nemici fra loro. Ma il salmista dichiara: “Gran pace hanno quelli che amano la tua legge, e non c’è nulla che possa farli cadere”. Salmi 119:165. Gli uomini non sono capaci di creare la pace. I piani umani che mirano al miglioramento e al progresso dei singoli e della società non riusciranno a stabilire la pace, perché non cambiano il cuore. La grazia del Cristo è la sola potenza capace di produrre e di mantenere la pace. Quando essa si stabilisce nel cuore, ne scaccia le passioni che producono contese e dispute. “Nel luogo del pruno s’eleverà il cipresso, nel luogo del rovo crescerà il mirto”. Isaia 55:13. “Il deserto e la terra arida si rallegreranno”. Isaia 35:1.SU 221.2

    La folla si stupiva per quegli insegnamenti, così diversi da quelli uditi fino ad allora e tanto diversi dal comportamento dei farisei. Si pensava che la felicità consistesse nel possesso dei beni terreni e che si dovessero desiderare intensamente la fama e gli onori. Si desiderava moltissimo essere chiamati “Rabbi”, essere lodati per la propria sapienza e religiosità, e si faceva sfoggio pubblico delle proprie virtù. Ma davanti a quella grande folla, Gesù disse che i guadagni e gli onori terreni erano le sole ricompense che questi uomini avrebbero ricevute. Egli parlava con sicurezza, e le sue parole erano convincenti. La folla rimase silenziosa, pervasa da un sentimento di timore. Si interrogavano incerti con lo sguardo. Chi si sarebbe salvato se quegli insegnamenti erano veri? Molti si convinsero che quell’insigne Maestro fosse animato dallo Spirito di Dio e che il suo messaggio venisse dal cielo.SU 221.3

    Dopo aver parlato della vera felicità e di come può essere conquistata, Gesù spiegò ai discepoli qual era il loro dovere come maestri scelti da Dio per condurre gli uomini nei sentieri della giustizia e della vita eterna. Sapeva che avrebbero provato delusioni e scoraggiamento, che avrebbero incontrato un’opposizione accanita, che sarebbero stati insultati e che la loro testimonianza sarebbe stata respinta. Sapeva pure che quegli uomini umili, così attenti alle sue parole, avrebbero subìto, nell’adempiere la loro missione, calunnie, torture, imprigionamento e persino la morte. Perciò parlò della beatitudine nella persecuzione.SU 221.4

    “Beati i perseguitati per cagion di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. Beati voi, quando v’oltraggeranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro a voi ogni sorta di male per cagion mia. Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande ne’ cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi”. Matteo 5:10-12.SU 222.1

    Il mondo ama il peccato e odia la giustizia. Per questa ragione fu così ostile a Gesù. Tutti coloro che respingono il suo amore infinito, considerano il cristianesimo come un fattore di disordine. Il messaggio del Cristo sottolinea i loro peccati e la necessità di una riforma. Coloro che cedono all’influsso dello Spirito Santo lottano con se stessi, mentre quelli che restano attaccati al peccato entrano in guerra con la verità e con i suoi rappresentanti.SU 222.2

    Così inizia la lotta, e i discepoli del Cristo vengono accusati di essere fomentatori di disordini. Sono oggetto di odio da parte del mondo perché figli di Dio. In questo modo partecipano alle sofferenze del Cristo e seguono l’esempio del migliore degli uomini. Perciò, davanti alla persecuzione non dovrebbero provar dolore, ma piuttosto gioia. Le più grandi prove sono gli strumenti di Dio per il loro perfezionamento spirituale. Ogni lotta ha il suo posto nella grande battaglia per la giustizia e accresce la gioia del trionfo finale. Avendo questa visione, la prova della fede e della pazienza non sarà più temuta o evitata, ma accettata con gioia. I figli di Dio, animati dal desiderio di assolvere il loro dovere verso il mondo e ricevere l’approvazione di Dio, svolgeranno il loro compito senza curarsi né dell’opposizione, né del favore degli uomini.SU 222.3

    “Voi siete il sale della terra”. Matteo 5:13. Gesù voleva dire che non ci si deve separare dal mondo per sfuggire alla persecuzione, ma che si deve, al contrario, vivere fra gli uomini affinché l’amore divino sia un sale che preservi il mondo della corruzione.SU 222.4

    I cuori che rispondono all’influsso dello Spirito Santo sono gli strumenti attraverso i quali Dio accorda le sue benedizioni. Se i figli di Dio fossero tolti dalla terra e lo Spirito divino venisse ritirato, il mondo si troverebbe nella desolazione e nella distruzione, frutti del dominio di Satana. Benché i malvagi non lo sappiano, devono persino la benedizione della vita alla presenza del popolo di Dio nel mondo, popolo che disprezzano e opprimono. I cristiani solo di nome sono come il sale che ha perso il sapore. Non esercitano un influsso benefico e sono, anzi, peggiori degli increduli perché falsano il concetto di Dio.SU 222.5

    “Voi siete la luce del mondo”. Matteo 5:14. Gli ebrei si attribuivano il monopolio della salvezza, ma il Cristo disse loro che la salvezza è come la luce del sole: appartiene a tutto il mondo. La religione della Bibbia non può restare chiusa tra le copertine di un libro, o le mura di una chiesa. Non può essere indossata occasionalmente e poi messa da parte, secondo le nostre comodità. Deve, invece, santificare la vita quotidiana e manifestarsi in ogni attività economica e in tutte le relazioni sociali.SU 223.1

    Il carattere non si manifesta solo nei nostri atteggiamenti esteriori, ma scaturisce dall’intimo. Se vogliamo condurre altri sulla via della giustizia, bisogna che i princìpi della giustizia siano saldi nei nostri cuori. La professione di fede può esprimere la teoria della religione, ma solo una spiritualità vissuta diffonde la verità. I mezzi attraverso i quali la luce viene comunicata al mondo sono: una vita coerente, una condotta santa, un’assoluta integrità, uno spirito attivo e benevolo, un esempio di pietà.SU 223.2

    Gesù non si era soffermato sui singoli precetti della legge, non volle però lasciare ai suoi uditori l’impressione che ne avesse trascurato il valore. Sapeva che delle spie erano in mezzo alla folla, pronte a servirsi di ogni pretesto contro di lui. Sapeva che la mente di molti suoi ascoltatori era piena di pregiudizi, ma non disse nulla che potesse indebolire la loro fede nella religione e nelle istituzioni presentate attraverso Mosè. Il Cristo stesso era l’autore della legge morale e di quella cerimoniale, e non era certo venuto per distruggere la fiducia nei suoi stessi precetti. Proprio a causa del suo grande rispetto per la legge e i profeti, volle abbattere il muro delle tradizioni con cui gli ebrei l’avevano soffocata. Egli confutò le loro false interpretazioni della legge e avvertì i suoi discepoli del rischio di trascurare le verità vitali affidate agli ebrei.SU 223.3

    I farisei si vantavano della loro ubbidienza alla legge, ma praticavano così poco i suoi princìpi che consideravano eresie le parole del Salvatore. Quando il Maestro cercava di eliminare i detriti sotto i quali avevano nascosto la verità, essi pensavano che volesse cancellare la verità stessa. E mormoravano fra loro che Gesù disprezzava la legge. Egli, continuando il suo sermone, rispose alla loro obiezione.SU 223.4

    “Non pensate ch’io sia venuto per abolire la legge od i profeti; io son venuto non per abolire ma per compire”. Matteo 5:17. Con queste parole Gesù confutava le accuse dei farisei. Era venuto nel mondo per rivendicare i sacri diritti di quella legge che lo accusavano di violare. Se fosse stato possibile modificare o abolire la legge, non ci sarebbe stato bisogno che il Cristo subisse le conseguenze delle nostre trasgressioni. Egli è venuto per spiegare la relazione che esiste tra la legge e l’uomo e per adempierne i precetti con una vita di ubbidienza.SU 223.5

    La legge di Dio è una manifestazione del suo amore per gli uomini. Egli ci rivela i princìpi della giustizia per evitarci i danni della trasgressione. La legge esprime il pensiero di Dio. Quando noi la riceviamo in Cristo, essa conquista il nostro pensiero. Ci innalza al di sopra dei desideri e delle tendenze della nostra natura, al di sopra delle tentazioni del peccato. Dio vuole che siamo felici, e ci ha dato i precetti della sua legge perché ubbidendo ad essi proviamo gioia. Gli angeli alla nascita di Gesù cantavano: “Gloria a Dio ne’ luoghi altissimi, pace in terra fra gli uomini ch’Egli gradisce”. Luca 2:14. Essi enunciavano i princìpi di quella legge che era venuto a celebrare e a glorificare.SU 224.1

    Promulgando la legge al Sinai, Dio fece conoscere agli uomini la santità del suo carattere affinché potessero rendersi conto dei loro limiti. La legge fu data per convincerli di peccato e far sentire loro il desiderio di un Salvatore. Questo è il risultato che si ottiene quando i suoi princìpi vengono impressi nel cuore dallo Spirito Santo. Quest’opera deve continuare. Nella vita di Gesù i princìpi della legge sono manifesti. Quando lo Spirito di Dio tocca i cuori e la luce del Cristo rivela agli uomini la necessità del suo sacrificio purificatore e della sua giustizia, la legge è ancora un mezzo per condurre a lui, per essere giustificati per fede. “La legge dell’Eterno è perfetta, ella ristora l’anima”. Salmi 19:7.SU 224.2

    Gesù ha detto: “Finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà, che tutto non sia adempiuto”. Matteo 5:18. Il sole che brilla nei cieli e la terra su cui viviamo sono i testimoni di Dio che la sua legge è immutabile ed eterna. Anche se essi sparissero, i precetti divini sussisterebbero.SU 224.3

    “Più facile è che passino cielo e terra, che un apice solo della legge cada”. Luca 16:17. Tutto il servizio simbolico che annunciava Gesù come l’Agnello di Dio doveva cessare alla sua morte; ma i precetti del Decalogo sono immutabili come il trono di Dio.SU 224.4

    Siccome “La legge dell’Eterno è perfetta” (Salmi 19:7), ogni sua modificazione è un errore. Il Cristo condanna tutti coloro che trasgrediscono i comandamenti di Dio e insegnano agli altri a fare la stessa cosa. La vita di ubbidienza del Salvatore soddisfaceva le esigenze della legge, e dimostrò che questa ubbidienza produce un carattere eccellente. Tutti coloro che ubbidiscono come Egli ha fatto, testimoniano che “la legge è santa, e il comandamento è santo e giusto e buono”. Romani 7:12. Diversamente, tutti coloro che trasgrediscono i comandamenti di Dio rafforzano le pretese di Satana che la legge è ingiusta e che non può essere osservata. In tal modo assecondano gli inganni del grande avversario e contribuiscono a disonorare Dio. Essi sono figli di quell’empio che per primo si è ribellato contro la legge di Dio. Accettare queste persone in cielo significherebbe introdurvi elementi di discordia e ribellione e mettere a repentaglio il benessere dell’universo. Nessun uomo che di proposito trasgredisce un solo principio della legge entrerà nel regno dei cieli.SU 224.5

    I rabbini ritenevano che la loro giustizia fosse il passaporto per il cielo; Gesù disse che essa era insufficiente e che non sarebbe valsa a salvarli. La giustizia dei farisei si limitava alle cerimonie esteriori e a una conoscenza teorica della verità. I rabbini si ritenevano santi per quello che facevano per osservare la legge, ma con le loro opere avevano separato la giustizia dalla religione. Erano molto scrupolosi nell’osservanza dei riti, ma vivevano nell’immoralità e nella degradazione. Con la loro cosiddetta giustizia non sarebbero mai entrati nel regno dei cieli.SU 225.1

    Il più grande errore che gli uomini commisero al tempo del Cristo fu quello di pensare che bastasse una semplice adesione alla verità per ottenere la giustizia. L’esperienza dimostra che una conoscenza teorica della verità non è sufficiente per la salvezza dell’uomo e per portare frutti di giustizia. La conoscenza della definizione teologica della verità spesso si unisce a un sentimento di disprezzo per la verità autentica che opera nella vita. Le più fosche pagine della storia sono quelle che raccontano i crimini perpetrati dal fanatismo religioso. I farisei si vantavano di essere figli di Abramo e avere gli oracoli divini; ma questi privilegi non li preservavano dall’egoismo, dalla malizia, dall’avidità e dall’ipocrisia più vile. Credevano di essere le persone più religiose del mondo, ma la loro pretesa ortodossia li condusse a crocifiggere il Signore della gloria.SU 225.2

    Lo stesso pericolo esiste anche oggi. Molti si credono cristiani solo perché accettano la teologia del cristianesimo, ma non ne mettono in pratica le verità. Non credono in esse e non le amano; per questa ragione non ricevono la potenza e la grazia che scaturiscono dalla santificazione della verità. Si può professare di credere nella verità, ma se non si è sinceri, benevoli, pazienti, tolleranti, penetrati da pensieri positivi, si diventa una maledizione per sé e per il mondo.SU 225.3

    La giustizia insegnata dal Cristo consiste nel conformare il cuore e la vita alla volontà rivelata di Dio. I peccatori possono divenire giusti solo se hanno fede in Dio e mantengono con lui una comunione vivente. Allora la vera pietà eleverà i pensieri e purificherà la vita. Le forme esteriori della religione si accorderanno con la purezza interiore; le cerimonie richieste dal servizio di Dio cesseranno di essere prive di significato, come lo erano per i farisei ipocriti.SU 225.4

    Gesù considera poi ogni singolo comandamento e ne svela la profondità e l’ampiezza. Invece di sminuirli, ne mette in risalto i princìpi fondamentali e l’errore degli ebrei che si accontentavano di un’ubbidienza esteriore. Gesù afferma che un pensiero impuro o uno sguardo sensuale sono una trasgressione della legge divina. Chi diviene complice della più piccola ingiustizia viola la legge e degrada la sua natura morale. L’omicidio ha origine nell’animo. Colui che coltiva sentimenti di odio si incammina sulla via che conduce all’omicidio, e le sue offerte non sono accettate dall’Eterno.SU 226.1

    Gli ebrei erano vendicativi. L’odio per i romani ispirava loro aspri attacchi. Essi si rendevano graditi a Satana, manifestando il suo carattere, e si preparavano alle loro terribili azioni future. La religione dei farisei non era attraente per i Gentili. Gesù esorta a non nutrire nel cuore sentimenti di odio contro gli oppressori e a non accarezzare speranze di vendetta.SU 226.2

    C’è un’indignazione legittima anche per i discepoli di Gesù. Si tratta di un’ira che non è peccato, ma la manifestazione di una coscienza sensibile che reagisce quando vede che Dio è disonorato, che il suo servizio è screditato, che l’innocente è oppresso. Ma coloro che coltivano la collera e il risentimento ogni volta che si credono offesi, aprono il cuore a Satana. L’anima che vuole vivere in armonia con il cielo deve bandire dal cuore il rancore e l’acredine.SU 226.3

    Il Salvatore dice anche qualcosa di più. “Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull’altare, e quivi ti ricordi che il tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia quivi la tua offerta dinanzi all’altare, e va’ prima a riconciliarti col tuo fratello; e poi vieni ad offrir la tua offerta”. Matteo 5:23, 24. Molti partecipano con zelo ai servizi religiosi, nonostante i contrasti deplorevoli che li separano dai fratelli. Dio richiede che facciano tutto il possibile per ristabilire l’armonia. Il loro servizio può essere accettato solo a questa condizione. Gesù indica chiaramente qual è il dovere di ogni credente.SU 226.4

    Il Signore riversa su tutti le sue benedizioni. “Egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”. Matteo 5:45. “Egli è benigno verso gl’ingrati e malvagi”. Luca 6:35. Ci invita a essere simili a lui: “Benedite coloro che vi maledicono; fate bene a coloro che vi odiano” (Luca 6:28, 27, Diodati), “affinché siate figliuoli del Padre vostro che è nei cieli”. Matteo 5:45. Questi sono i princìpi della legge che è per tutti una fonte di vita.SU 226.5

    L’ideale di Dio per i suoi figli va al di là di quanto la mente umana possa concepire. “Voi dunque siate perfetti, com’è perfetto il Padre vostro celeste”. Matteo 5:48. Quest’esortazione contiene in sé una promessa: il piano della redenzione mira al nostro completo affrancamento dal potere di Satana. Il Cristo libera per sempre dal peccato l’uomo pentito. Egli è venuto per distruggere le opere del diavolo e concedere lo Spirito Santo a chiunque si pente, perché sia preservato dal peccato.SU 227.1

    Nessuna tentazione deve essere considerata come una scusa per il peccato. Satana esulta quando i discepoli del Cristo tentano di giustificare i loro difetti. Queste scuse conducono al peccato, ma il peccato resta inescusabile. Ogni figlio di Dio che si pente e crede può acquisire un carattere santo, una vita analoga a quella del Cristo.SU 227.2

    L’ideale del cristiano è avere un carattere simile a quello del Cristo. Come il Figlio dell’uomo è stato perfetto nella sua vita, così i suoi discepoli devono esserlo nella loro. Gesù in tutte le cose era simile ai suoi fratelli. Divenne un uomo come noi. Provò fame, sete e stanchezza. Ebbe bisogno di cibo e riposo. Condivise la sorte dell’uomo ma, nonostante ciò, fu l’irreprensibile Figlio di Dio manifestato in carne. Il suo carattere deve essere il nostro. Il Signore dice a tutti coloro che credono in lui: “Io abiterò in mezzo a loro e camminerò fra loro; e sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo”. 2 Corinzi 6:16.SU 227.3

    Il Cristo è la scala vista da Giacobbe, la cui base poggiava sulla terra e la cui cima giungeva sino alle porte del cielo, alla soglia della gloria. Se quella scala non poggiasse sulla terra, anche per un solo gradino, noi saremmo perduti. Ma il Cristo arriva accanto a noi, là dove siamo. Ha assunto la nostra natura e ha vinto affinché anche noi, prendendo la sua, possiamo vincere. Egli ha rivestito una carne “simile a carne di peccato” (Romani 8:3), ma ha vissuto una vita senza peccato. Ora con la sua divinità siede sul trono dei cieli, mentre con la sua umanità scende fino a noi. Egli ci esorta a raggiungere, mediante la fede in lui, la gloria del carattere di Dio. “Voi dunque siate perfetti, com’è perfetto il Padre vostro celeste”.SU 227.4

    Dopo aver mostrato la natura della giustizia che ha la sua fonte in Dio, Gesù enumera alcuni doveri pratici. Nelle elemosine, nelle preghiere e nei digiuni, nulla deve essere fatto per attirare l’attenzione o per ottenere lodi. Bisogna dare con spontaneità per aiutare il bisognoso che soffre. Nella preghiera occorre ricercare la comunione con Dio. Nel digiuno non si deve chinare il capo e nello stesso tempo nutrire sentimenti di egoismo. Il cuore dei farisei era un terreno sterile in cui non poteva germogliare nessun seme di vita divina. Solo colui che si consacra pienamente a Dio riesce a rendergli un culto accettevole. Mediante la comunione con Dio gli uomini divengono suoi collaboratori e riflettono il suo carattere nell’umanità.SU 227.5

    Il servizio reso con sincerità di cuore ha una grande ricompensa. “Il Padre tuo che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa”. Matteo 6:4. Il carattere si forma sotto l’influsso della grazia del Cristo. Lo spirito riacquista così la sua bellezza primitiva. Le doti del carattere del Cristo ci vengono trasmesse e l’immagine del divino ritrova il suo splendore. Gli uomini e le donne che camminano e lavorano con Dio emanano pace e vivono nell’atmosfera del cielo. Per loro il regno di Dio è già iniziato. Posseggono la gioia del Cristo, di chi è fonte di benedizione per l’umanità. Hanno ricevuto l’onore di servire il Maestro e lavorare nel suo nome.SU 228.1

    “Niuno può servire a due padroni”. Matteo 6:24. Non si può servire Dio con un cuore diviso. La religione della Bibbia non deve essere un influsso fra molti altri, ma l’influsso supremo. Non deve essere come un po’ di colore gettato qua e là sulla tela, ma deve abbracciare tutta la vita, come quando la tela viene immersa nel colore e tutte le fibre del tessuto si tingono di una tinta decisa e indelebile.SU 228.2

    “Se dunque l’occhio tuo è sano, tutto il tuo corpo sarà illuminato; ma se l’occhio tuo è viziato, tutto il tuo corpo sarà nelle tenebre”. Matteo 6:22, 23. La purezza e la fermezza sono le condizioni per ricevere la luce divina. Chi desidera conoscere la verità, deve essere disposto ad accettarla pienamente, senza compromessi con l’errore. Essere esitanti e negligenti di fronte alla verità significa scegliere le tenebre dell’errore e gli inganni di Satana.SU 228.3

    Gli espedienti del mondo e i fermi princìpi di giustizia non si possono mescolare come succede con i colori dell’arcobaleno. Fra loro l’Eterno ha tracciato una linea chiara e distinta. La vita del Cristo si distacca da quella di Satana, come il giorno dalla notte. Solo quelli che vivono la vita del Cristo sono suoi collaboratori. Se anche un solo peccato è accarezzato, se una sola cattiva abitudine viene mantenuta, tutto l’essere ne è contaminato e l’uomo diviene uno strumento di ingiustizia.SU 228.4

    Tutti quelli che sono al servizio di Dio devono confidare in lui. Il Cristo indicò gli uccelli del cielo, i fiori dei campi e invitò i suoi uditori a considerare quelle creature di Dio. Poi chiese loro: “Non siete voi assai più di loro?” Matteo 6:26. L’attenzione di Dio verso ogni sua creatura è proporzionata all’importanza che essa ha nella scala degli esseri da lui creati. Il passerotto è oggetto della provvidenza. Anche i fiori dei campi e l’erba dei prati godono della cura del nostro Padre. Il Creatore si è curato dei gigli della campagna e ha conferito loro più bellezza di quanta non ne avessero le vesti di Salomone. Quanto più si curerà dell’uomo che ha creato a sua immagine! Egli desidera che i suoi figli abbiano un carattere simile al suo. Come i raggi del sole suscitano nei fiori i loro vari e delicati colori, così Dio infonde nell’anima la bellezza del suo carattere.SU 228.5

    Tutti quelli che hanno scelto il regno del Cristo — regno di amore, giustizia e pace — e ne hanno fatto l’oggetto del loro principale interesse, sono collegati con il regno dei cieli e godono di ogni benedizione necessaria per questa vita. Nel libro della provvidenza divina c’è una pagina dedicata a ognuno di noi. In questa pagina è scritto tutto ciò che ci riguarda: perfino i capelli del nostro capo sono contati. I credenti sono sempre presenti nella mente di Dio.SU 229.1

    “Non siate dunque con ansietà solleciti del domani”. Matteo 6:34. Dobbiamo seguire il Cristo giorno dopo giorno. Dio non ci dà oggi l’aiuto che riguarda il domani; non dà in un solo giorno ai suoi figli tutte le istruzioni di cui avranno bisogno durante la loro vita. Dice loro solo ciò che possono ricordare e mettere in pratica. La forza e la sapienza comunicate sono sufficienti per le necessità presenti. “Che se alcuno di voi manca di sapienza, la chiegga a Dio che dona a tutti liberalmente senza rinfacciare, e gli sarà donata”. Giacomo 1:5.SU 229.2

    “Non giudicate acciocché non siate giudicati”. Matteo 7:1. Non vi stimate migliori degli altri e non diventate i loro giudici. Poiché non conosciamo i moventi delle azioni, non possiamo giudicare. Quando giudichiamo, condanniamo noi stessi perché diventiamo collaboratori di Satana, l’accusatore dei fratelli. Il Signore dice: “Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; provate voi stessi”. 2 Corinzi 13:5. Questo è il solo giudizio che dobbiamo pronunciare. “Se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati”. 1 Corinzi 11:31.SU 229.3

    L’albero buono dà frutti buoni. Se il frutto non ha un buon sapore e non è utile, l’albero è cattivo. Così il frutto che una vita produce rivela la condizione del cuore e la natura del carattere. Le buone opere compiute in vista della salvezza sono inutili, ma sono necessarie come prove della fede operante mediante l’amore.SU 229.4

    Sebbene la salvezza non ci sia concessa per i nostri meriti, essa sarà proporzionata all’opera compiuta tramite la grazia del Cristo.SU 229.5

    Il Cristo espose i princìpi del suo regno come una grande legge della vita. Perché le sue lezioni restassero meglio impresse, si servì infine di un’immagine. Disse che non bastava ascoltare le sue parole ma che bisognava, attraverso l’ubbidienza, farne il fondamento del proprio carattere. Chi costruisce su se stesso edifica sulla sabbia. L’edificio costruito su teorie e invenzioni umane cadrà, spazzato dai venti della prova e dalle tempeste della tentazione. Ma i princìpi divini rimarranno validi in eterno. Rivolse quindi ai suoi uditori l’invito ad accettare le sue parole e a costruire la casa della propria vita sul suo insegnamento.SU 229.6

    “Perciò chiunque ode queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato ad un uomo avveduto che ha edificata la sua casa sopra la roccia. E la pioggia è caduta, e son venuti i torrenti, e i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma ella non è caduta, perché era fondata sulla roccia”. Matteo 7:24, 25.SU 230.1

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