Loading...
Larger font
Smaller font
Copy
Print
Contents

La speranza dell’uomo

 - Contents
  • Results
  • Related
  • Featured
No results found for: "undefined".
  • Weighted Relevancy
  • Content Sequence
  • Relevancy
  • Earliest First
  • Latest First
    Larger font
    Smaller font
    Copy
    Print
    Contents

    Capitolo 17: Nicodemo

    Nicodemo, uomo di vasta cultura e doti non comuni, era un membro onorato del sinedrio e occupava un importante posto di fiducia nella nazione ebraica. Come molti altri, era stato scosso dall’insegnamento di Gesù. Benché ricco, colto e stimato, si sentiva stranamente attratto dall’umile nazareno. Gli insegnamenti di Gesù lo avevano profondamente colpito, per cui voleva conoscere meglio quelle verità straordinarie.SU 115.1

    L’autorità esercitata dal Cristo, al momento della purificazione del tempio, aveva attirato su di lui l’odio dei sacerdoti e della classe dirigente. Temevano la potenza di quello straniero. Non si doveva tollerare una così grande temerarietà da parte di quell’oscuro galileo, si doveva fermarla. Ma alcuni temevano di opporsi a colui che era guidato così chiaramente dallo Spirito di Dio. Si ricordavano dei tanti profeti uccisi per avere rimproverato i peccati dei capi d’Israele. Sapevano che la soggezione degli ebrei a una nazione pagana era il risultato del loro rifiuto ostinato degli avvertimenti inviati dal Signore. Temevano che i sacerdoti e i capi, complottando contro Gesù, seguissero le orme dei loro padri e attirassero nuove sciagure sulla nazione. Nicodemo condivideva questi sentimenti. In una riunione del Sinedrio, quando fu considerata l’opportunità di agire contro Gesù, egli consigliò cautela e moderazione. Disse che se Gesù aveva veramente un’autorità da parte di Dio, sarebbe stato pericoloso respingerne l’insegnamento. I sacerdoti non osarono opporsi al suo consiglio e per qualche tempo non presero alcun provvedimento.SU 115.2

    Fin da quando aveva ascoltato Gesù, Nicodemo si era messo a studiare con cura le profezie messianiche. Più studiava, più vedeva in Cristo colui che era stato promesso. Come molti altri israeliti, era addolorato per la profanazione del tempio. Era stato presente quando Gesù ne aveva scacciato i compratori e i venditori e aveva contemplato quella singolare manifestazione della potenza divina; aveva visto il Salvatore nell’atto di accogliere i poveri e di guarire gli ammalati; aveva osservato i loro occhi che brillavano di gioia e aveva udito le parole di lode. Non poteva quindi dubitare: Gesù di Nazaret era stato mandato da Dio.SU 115.3

    Desiderava tanto un colloquio con Gesù, ma non voleva che gli altri lo sapessero. Sarebbe stato umiliante per un ebreo del suo rango parlare con un maestro così poco conosciuto. Se il sinedrio fosse venuto a conoscenza di questa sua visita, lo avrebbe schernito e anche rimproverato. Decise così di andarlo a trovare di nascosto, con la scusa che se si fosse presentato a Gesù apertamente, il suo esempio sarebbe stato seguito. Si informò sul luogo solitario nel monte degli Ulivi dove il Maestro si ritirava e, giunta la notte, andò alla sua ricerca.SU 115.4

    Di fronte a Gesù, Nicodemo fu assalito da uno strano imbarazzo che cercò di dissimulare con un atteggiamento composto e dignitoso. Cominciò dicendo: “Maestro, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui”. Giovanni 3:2. Sperava di preparare la sua intervista parlando delle rare doti del Cristo come maestro e anche della sua potenza straordinaria manifestatasi nei miracoli. Le sue parole volevano essere un invito alla confidenza, ma in realtà esprimevano incredulità. Nicodemo non riconosceva Gesù come il Messia, ma soltanto come un maestro mandato da Dio.SU 116.1

    Invece di rispondere al saluto, Gesù fissò lo sguardo sul suo interlocutore, come se gli leggesse nell’intimo dell’animo. Vide che aveva sete di verità, comprese lo scopo della visita, e per rafforzare la convinzione che stava sorgendo nel suo animo gli disse con tono solenne e affabile: “In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio”. Giovanni 3:3.SU 116.2

    Nicodemo era venuto pensando di discutere, ma Gesù parlò subito chiaramente dei princìpi fondamentali della verità. Disse a Nicodemo che non aveva bisogno di conoscenza ma di rigenerazione spirituale. Doveva iniziare una nuova vita per poter comprendere le realtà divine. Prima di quel cambiamento radicale non avrebbe potuto discutere con Gesù sull’autorità della sua missione.SU 116.3

    Nicodemo aveva ascoltato la predicazione di Giovanni Battista sul pentimento e sul battesimo e l’annuncio relativo a colui che avrebbe battezzato con lo Spirito Santo. Egli stesso si rendeva conto che gli ebrei mancavano di spiritualità ed erano guidati dalla superstizione e dalle ambizioni mondane. Sperava in un radicale miglioramento con la venuta del Messia. Ma l’accorato messaggio del Battista non aveva prodotto in lui la convinzione del peccato. Era un fariseo e si vantava delle sue buone opere. Era stimato per la benevolenza e la generosità nel sostenere il servizio del tempio e si sentiva sicuro dell’approvazione di Dio. Trasaliva al pensiero di un regno troppo puro, perché nella sua condizione presente non poteva entrarvi.SU 116.4

    L’immagine della nuova nascita di cui si era servito Gesù non era strana per Nicodemo. I proseliti pagani convertiti alla fede d’Israele venivano spesso paragonati ai neonati. Egli comprese che quelle parole non avevano un senso letterale. Come israelita, si riteneva sicuro di avere un posto nel regno di Dio e non sentiva alcun bisogno di cambiamento. Di qui la sua sorpresa nell’udire le parole del Salvatore. L’idea di doverle riferire a se stesso lo irritava. L’orgoglio del fariseo lottava contro il desiderio sincero di conoscere la verità. Si stupiva del fatto che Gesù gli avesse parlato così, senza tenere conto della sua posizione di capo d’Israele.SU 116.5

    Sorpreso per quell’affermazione, rispose ironicamente: “Come può un uomo nascere quand’è vecchio?” Giovanni 3:4. Simile a tanti altri, quando una dura verità penetra nella coscienza, dimostrava con le sue parole che l’uomo naturale non può comprendere le cose dello Spirito di Dio. Le realtà spirituali infatti si riconoscono spiritualmente.SU 117.1

    Il Salvatore rispose ai suoi argomenti sollevando la mano con un gesto calmo e solenne e ripetendo la stessa verità: “In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio”. Giovanni 3:5. Allora Nicodemo si rese conto che Gesù alludeva al battesimo d’acqua e al rinnovamento del cuore mediante lo Spirito di Dio. Si convinse di trovarsi in presenza di colui che Giovanni Battista aveva preannunciato.SU 117.2

    Gesù continuò: “Quel che è nato dalla carne, è carne; e quel che è nato dallo Spirito, è spirito”. Giovanni 3:6. Il cuore è malvagio per natura. “Chi può trarre una cosa pura da una impura? Nessuno”. Giobbe 14:4. Nessun rimedio umano è efficace per colui che ha peccato. “Poiché ciò a cui la carne ha l’animo è inimicizia contro Dio, perché non è sottomesso alla legge di Dio, e neppure può esserlo”. Romani 8:7. “Poiché dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adulteri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni”. Matteo 15:19. Perché ciò che scaturisce dal cuore sia puro, bisogna che la fonte venga purificata. Chi cerca con le proprie opere di raggiungere il cielo, tenta l’impossibile. Non vi è salvezza per chi segue una religione legalistica, cioè una forma priva di qualsiasi spiritualità. La vita cristiana non è il cambiamento o il miglioramento della vita precedente, ma una trasformazione radicale. Si deve verificare una morte al peccato per iniziare così una vita completamente nuova. Un tale cambiamento può essere prodotto solo dallo Spirito Santo.SU 117.3

    Nicodemo rimase perplesso. Gesù allora si servì dell’immagine del vento. “Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né donde viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito”. Giovanni 3:8. Quando il vento soffia tra i rami degli alberi, si ode un fruscìo di fiori e foglie, ma esso è invisibile e nessuno sa né da dove viene né dove va. Nello stesso modo lo Spirito agisce nel cuore, con un’azione che non si può spiegare, come non si può spiegare né l’origine né la meta del vento. Anche se non si può indicare il momento, il luogo della conversione e le circostanze concomitanti, ciò non significa che essa non sia realmente avvenuta. Attraverso uno strumento invisibile come il vento, il Cristo opera continuamente nel cuore. A poco a poco, quasi inconsapevolmente, l’anima è attratta a lui. Ciò avviene quando medita sulla sua vita o legge le Scritture o ascolta la voce del predicatore. Poi, quando lo Spirito rivolge un appello diretto, l’anima si abbandona a Gesù con gioia. Molti pensano che queste conversioni siano istantanee; in realtà sono il risultato di un’azione lenta, paziente e prolungata dello Spirito di Dio.SU 117.4

    Il vento, benché invisibile, produce effetti visibili e sensibili. Così l’opera dello Spirito sull’anima si manifesterà in ogni azione di colui che ne avrà sperimentato la potenza salvifica. Quando lo Spirito di Dio prende possesso di un cuore, trasforma la vita. Non ci si sofferma sui pensieri peccaminosi e si evitano le cattive azioni; l’amore, l’umiltà e la pace sostituiscono la collera, l’invidia e la discordia. La gioia scaccia la tristezza e il volto si illumina di una luce divina. Nessuno vede la mano che solleva il fardello; nessuno contempla la luce che scende dal cielo. La benedizione si ottiene quando l’anima si consacra a Dio con fede. Allora una potenza invisibile a occhio umano crea un nuovo essere all’immagine di Dio.SU 118.1

    Le menti finite non possono comprendere interamente l’opera della redenzione. La sua ampiezza supera i limiti della conoscenza umana. Ma coloro che passano dalla morte alla vita si rendono conto che essa è una realtà divina. Se l’opera della redenzione può già iniziare in questa vita, attraverso la propria esperienza personale, i suoi risultati si proiettano nell’eternità.SU 118.2

    Mentre Gesù parlava, alcuni raggi di verità penetrarono nella mente di Nicodemo. Lo Spirito agiva in lui con quella potenza che dispone favorevolmente il cuore e lo conquista. Ma egli non comprendeva ancora tutto il significato delle parole del Salvatore. Non pensava tanto alla necessità della nuova nascita, quanto al modo della sua attuazione. Chiese meravigliato: “Come possono avvenir queste cose?” Giovanni 3:9.SU 118.3

    Gesù replicò: “Tu se’ il dottor d’Israele e non sai queste cose?” Giovanni 3:10. Un maestro non doveva ignorare verità così importanti. Le parole di Gesù volevano dire che Nicodemo, invece di sentirsi irritato dalla verità, avrebbe dovuto avere un’opinione più umile di se stesso, a causa della sua ignoranza spirituale. Ma il Cristo parlò con una tale dignità, e il tono della sua voce e il suo aspetto esprimevano un amore così grande, che Nicodemo si rese conto, senza offendersi, delle sue lacune.SU 118.4

    Quando Gesù spiegò che la sua missione sulla terra era stabilire un regno spirituale e non terreno, il suo interlocutore si turbò. Gesù se ne accorse e aggiunse: “Se vi ho parlato delle cose terrene e non credete, come crederete se vi parlerò delle cose celesti?” Giovanni 3:12. Se Nicodemo non riusciva ad accettare l’insegnamento riguardante l’azione della grazia nel cuore, come avrebbe potuto comprendere la natura del glorioso regno di Dio? Non comprendendo il significato dell’opera terrena di Gesù non avrebbe potuto capire la sua missione divina.SU 119.1

    Gli ebrei, che Gesù aveva cacciato dal tempio, pretendevano di essere figli di Abramo, ma erano fuggiti di fronte alla presenza del Salvatore perché non potevano sopportare la gloria di Dio che si era manifestata in lui. Così avevano dimostrato che la grazia di Dio non aveva operato in loro per prepararli a partecipare ai sacri servizi del tempio. Ci tenevano a mantenere un’apparenza di santità, ma trascuravano quella del cuore. Erano zelanti quanto alla lettera della legge, ma ne violavano continuamente lo spirito. Avevano un gran bisogno di quel profondo cambiamento che Gesù stava spiegando a Nicodemo: una rigenerazione morale, una purificazione dal peccato, un rinnovamento di conoscenza e santità.SU 119.2

    Non vi erano scuse per la cecità d’Israele nei confronti della rigenerazione. Guidato dallo Spirito Santo, Isaia aveva scritto: “Tutti quanti siam diventati come l’uomo impuro e tutta la nostra giustizia come un abito lordato”. Isaia 64:6. Davide così si era espresso in una preghiera: “O Dio, crea in me un cuor puro e rinnova dentro di me uno spirito ben saldo”. Salmi 51:10. E tramite il profeta Ezechiele, era stata fatta questa promessa: “E vi darò un cuor nuovo, e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; torrò dalla vostra carne il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio spirito, e farò sì che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni”. Ezechiele 36:26, 27.SU 119.3

    Nicodemo aveva letto quei passi delle Scritture con mente ottenebrata, ma ora cominciava a comprenderne il significato. Capì che l’ubbidienza alla lettera della legge, limitata alla vita esteriore, non può rendere nessuno degno di entrare nel regno dei cieli. Agli occhi degli uomini egli aveva vissuto una vita giusta e onorevole, ma alla presenza del Cristo sentì che il suo cuore era impuro e la sua vita contaminata.SU 119.4

    Nicodemo si sentiva attratto dal Cristo. Dopo aver udito la spiegazione del Salvatore sulla nuova nascita, desiderava che quel cambiamento avvenisse anche in lui. Ma come potevano accadere quelle cose? Gesù gli svelò il segreto. “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figliuol dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna”. Giovanni 3:14, 15.SU 119.5

    Ora Nicodemo si trovava su un terreno noto. Il simbolo del serpente innalzato gli fece comprendere la missione del Salvatore. Quando i figli d’Israele morivano per i morsi dei serpenti velenosi, Dio disse a Mosè di costruire un serpente di rame e innalzarlo in mezzo all’assemblea. Poi si annunciò in tutto il campo che coloro che avessero guardato il serpente sarebbero sopravvissuti. Ora il popolo sapeva bene che il serpente non aveva in sé alcun potere di guarigione. Era un simbolo del Cristo. Come l’immagine del serpente velenoso era stata innalzata per la loro guarigione, così qualcuno che sarebbe venuto “in carne simile a carne di peccato” (Romani 8:3), doveva essere il loro Redentore. Molti israeliti pensavano che i servizi cerimoniali avessero la virtù di liberarli dal peccato. Ma Dio voleva insegnare loro che non c’era in essi una virtù maggiore di quella che si trovava nel serpente di rame. Tutto il rituale doveva volgere le loro menti verso il Salvatore. Sia per la guarigione delle ferite sia per il perdono dei peccati, non potevano fare nulla per se stessi, ma soltanto dimostrare di avere fede nel dono di Dio. Dovevano guardare per vivere.SU 120.1

    Gli israeliti, morsi dai serpenti, avrebbero potuto indugiare prima di guardare il serpente di rame, discuterne l’efficacia o chiedere una spiegazione ragionevole. Ma nessuna spiegazione venne data. Dovevano accettare la Parola di Dio trasmessa loro da Mosè. Rifiutarsi di guardare significava morire.SU 120.2

    Non si illumina un’anima con le controversie e le discussioni. Bisogna guardare per vivere. Nicodemo comprese la lezione e la conservò nel suo cuore. Investigò le Scritture con uno spirito nuovo, non per amore di discussione, ma per ricevere la vita. Lasciandosi guidare dallo Spirito Santo, cominciò a vedere il regno dei cieli.SU 120.3

    Molti oggi hanno bisogno d’imparare le stesse verità che furono insegnate a Nicodemo con l’immagine del serpente innalzato nel deserto. Essi pensano di ottenere la grazia di Dio mediante la loro ubbidienza alla legge. Quando si dice loro di guardare a Gesù e di credere che egli li salva solo per la sua grazia, essi rispondono: “Come possono avvenire queste cose?”SU 120.4

    Dovremmo avere, come Nicodemo, il desiderio di entrare nella vita eterna, così come possono averlo i peccatori più incalliti. Perché “in nessun altro è la salvezza; poiché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad esser salvati”. Atti 4:12. Per fede possiamo ricevere la grazia di Dio, ma la fede non è la causa della nostra salvezza. Essa non merita nulla.SU 120.5

    L’unico rimedio per il peccato è rivolgersi al Cristo, che si appropria dei suoi meriti. Non possiamo neppure pentirci senza l’aiuto dello Spirito di Dio. Le Scritture dicono del Cristo: “Esso ha Iddio esaltato con la sua destra, costituendolo Principe e Salvatore, per dare ravvedimento a Israele, e remission dei peccati”. Atti 5:31. Il pentimento viene dal Cristo, come viene da lui il perdono.SU 121.1

    Ma allora come siamo salvati? “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto”, così il Figliuol dell’uomo è stato innalzato, e chi è stato ingannato e morso dal serpente può guardare a lui e vivere. “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!” Giovanni 1:29. La luce che brilla dalla croce rivela l’amore di Dio. Il suo amore ci attrae. Se non resistiamo a questo invito e ci inginocchiamo ai piedi della croce pentiti per i peccati che hanno crocifisso il Salvatore, lo Spirito di Dio susciterà mediante la fede una nuova vita. I pensieri e i desideri ubbidiranno alla volontà del Cristo. Il cuore e la mente saranno ricreati all’immagine di colui che opera in noi, per renderci ubbidienti a lui. Allora la volontà di Dio sarà scritta nella mente e nel cuore in modo da poter dire insieme al Cristo: “Dio mio, io prendo piacere a far la tua volontà, e la tua legge è dentro al mio cuore”. Salmi 40:8.SU 121.2

    Nel suo colloquio con Nicodemo, Gesù ha rivelato il piano della salvezza e la sua missione per il mondo. In nessuno dei discorsi successivi ha sviluppato in maniera così completa tutti gli aspetti dell’opera che si deve compiere nei cuori di coloro che erediteranno il regno dei cieli. Proprio all’inizio del suo ministero rivelò queste verità a un uomo colto, membro del sinedrio, maestro del popolo. Ma i capi d’Israele non accettarono il messaggio. Nicodemo tenne nascosta nel suo cuore la verità che per tre anni non portò quasi frutto.SU 121.3

    Ma Gesù sapeva in quale terreno aveva gettato il seme. Quelle parole pronunciate di notte, a un solo uditore, su un monte solitario, non andarono perse. Nicodemo non riconobbe subito il Cristo pubblicamente, ma ne osservò la vita e meditò sugli insegnamenti che impartiva. Più di una volta, durante le riunioni del sinedrio, sventò i piani dei sacerdoti che volevano ucciderlo. E quando infine Gesù fu innalzato sulla croce, Nicodemo si ricordò dell’insegnamento ascoltato sul monte degli Ulivi: “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figliuol dell’uomo sia innalzato... affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”. Giovanni 3:14, 16. La luce di quel colloquio segreto illuminò la croce del Calvario e Nicodemo riconobbe in Gesù il Redentore del mondo.SU 121.4

    Dopo l’ascensione del Signore, quando i discepoli furono dispersi dalla persecuzione, Nicodemo si espose coraggiosamente. Con le sue ricchezze sostenne la chiesa nascente che per gli ebrei era già distrutta con la morte di Gesù. Al momento del pericolo quest’uomo, prima tanto prudente ed esitante, fu fermo come una roccia, incoraggiò i discepoli e provvide i mezzi per la diffusione del messaggio del Vangelo. Fu schernito e perseguitato da coloro che un tempo lo avevano riverito. Divenne povero per la sua generosità; ma la fede, nata in lui durante il colloquio notturno con Gesù, non venne mai meno.SU 122.1

    Nicodemo raccontò a Giovanni il colloquio con Gesù, e la penna dell’evangelista ce lo ha conservato per l’istruzione di molti. Le verità insegnate hanno anche oggi la stessa importanza che avevano in quella notte solenne, quando sul monte il dottore d’Israele andò dall’umile Maestro di Galilea per interrogarlo sul significato della vita.SU 122.2

    Larger font
    Smaller font
    Copy
    Print
    Contents