Loading...
Larger font
Smaller font
Copy
Print
Contents

La speranza dell’uomo

 - Contents
  • Results
  • Related
  • Featured
No results found for: "undefined".
  • Weighted Relevancy
  • Content Sequence
  • Relevancy
  • Earliest First
  • Latest First
    Larger font
    Smaller font
    Copy
    Print
    Contents

    Capitolo 73: “Il vostro cuore non sia turbato”

    Gesù guardò i discepoli con affetto e tenera simpatia e disse loro: “Ora il Figliuol dell’uomo è glorificato, e Dio è glorificato in lui”. Giovanni 13:31. Dopo che Giuda se ne fu andato, Gesù, rimasto solo con gli undici, volle parlare loro della sua imminente separazione. Ma prima si soffermò ancora sul grande obiettivo della sua missione, sempre presente davanti a lui. Si consolava all’idea che la sua umiliazione e la sua sofferenza avrebbero glorificato il nome di Dio; e verso questa gloria orientò i pensieri dei suoi discepoli.SU 509.1

    Con tenerezza Gesù li chiamò “Figliuoletti”, e disse: “È per poco tempo che sono ancora con voi. Voi mi cercherete; e, come ho detto ai Giudei: Dove vo io, voi non potete venire, così lo dico ora a voi”. Giovanni 13:33.SU 509.2

    I discepoli non si rallegrarono ascoltando queste parole, anzi furono presi da timore e si strinsero intorno al Salvatore. Il loro Maestro e Signore, guida e amico, era più caro per loro della stessa vita. A lui si erano rivolti per essere aiutati nelle difficoltà e confortati nei momenti di dolore e delusione. Di fronte alla prospettiva di rimanere soli nelle difficoltà, si sentirono oppressi da oscuri presentimenti.SU 509.3

    Ma Gesù rivolse loro parole piene di speranza. Sapendo che sarebbero stati assaliti dal nemico, che ha più successo con quanti sono afflitti e turbati, fece volgere il loro sguardo “non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono”. 2 Corinzi 4:18. I discepoli distolsero così i loro pensieri dall’esilio terreno per pensare al regno dei cieli.SU 509.4

    “Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me! Nella casa del Padre mio ci son molte dimore; se no, ve l’avrei detto; io vo a prepararvi un luogo; e quando sarò andato e v’avrò preparato un luogo, tornerò e v’accoglierò presso di me, affinché dove son io, siate anche voi; e del dove io vo sapete anche la via”. Giovanni 14:1-4. Per amor vostro sono venuto nel mondo e ho lavorato in vostro favore e quando sarò andato via, continuerò a lavorare per voi. Sono venuto per manifestarmi a voi, affinché crediate. Presso il Padre continuerò a cooperare con lui in vostro favore.SU 509.5

    Gesù se ne andava per una ragione diversa da quella temuta dai discepoli. Non si trattava di una separazione definitiva: andava a preparare un luogo, per poi tornare e portarli con sé. Nel frattempo essi avrebbero dovuto formarsi un carattere simile al suo.SU 509.6

    I discepoli erano ancora perplessi. Toma, sempre tormentato dal dubbio, chiese: “Signore, non sappiamo dove vai, come possiamo saper la via? Gesù gli disse: Io son la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se m’aveste conosciuto, avreste conosciuto anche mio Padre; e fin da ora lo conoscete, e l’avete veduto”. Giovanni 14:5-7.SU 510.1

    Non vi sono molte strade che conducono al cielo; nessuno può scegliersi la propria. Gesù dice: “Io sono la via... nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Fin dal primo annuncio del messaggio della salvezza, quando in Eden fu detto che la posterità della donna avrebbe schiacciato il capo del serpente, Gesù era stato indicato come la via, la verità e la vita. Era la via al tempo di Adamo, quando Abele offrì a Dio il sangue di un agnello, simbolo del Redentore; era la via della salvezza per i patriarchi e i profeti, è l’unica via per la quale possiamo accedere a Dio.SU 510.2

    Gesù disse anche: “Se m’aveste conosciuto, avreste conosciuto anche mio Padre; e fin da ora lo conoscete, e l’avete veduto”. Ma i discepoli stentavano a capire, e Filippo gli chiese: “Signore, mostraci il Padre, e ci basta”. Giovanni 14:8.SU 510.3

    Stupito per la lentezza della loro comprensione, Gesù chiese: “Da tanto tempo sono con voi e tu non m’hai conosciuto, Filippo?” È mai possibile che non siate riusciti a scorgere il Padre nelle opere che ho compiuto tramite lui? Non credete che io sia venuto per rendere testimonianza del Padre? “Chi ha veduto me, ha veduto il Padre; come mai dici tu: Mostraci il Padre?” Giovanni 14:9. Gesù non ha smesso di essere Dio quando si è fatto uomo. Sebbene si sia umiliato rivestendo l’umanità, ha mantenuto sempre la natura divina. Solo il Cristo poteva rappresentare adeguatamente il Padre presso gli uomini e i discepoli avevano avuto il privilegio di contemplare quella rivelazione per tre anni.SU 510.4

    “Credetemi che io sono nel Padre e che il Padre è in me; se no, credete a cagion di quelle opere stesse”. Giovanni 14:11. La loro fede poteva fondarsi sulla testimonianza delle opere del Cristo, opere che nessun uomo da solo aveva fatto o avrebbe potuto fare. Le opere di Gesù testimoniavano la sua divinità e rivelavano il Padre.SU 510.5

    Se i discepoli avessero creduto nell’unione tra il Padre e il Figlio, non avrebbero perso la fede nel momento della sofferenza e della morte del Cristo. Gesù voleva che passassero dalla loro debole fede a esperienze più profonde, possibili solo se lo avessero accettato per quello che era veramente: Dio diventato uomo. Voleva condurli fino al Padre, attraverso la fede, perché si affidassero a lui. Con quanta pazienza il nostro misericordioso Salvatore cercò di preparare i discepoli per le imminenti lotte della tentazione. Avrebbero trovato rifugio insieme a lui, in Dio.SU 510.6

    Mentre Gesù parlava, la gloria di Dio risplendeva sul suo volto, e tutti i presenti furono pervasi da un sacro timore. I cuori dei discepoli si legarono di più a Gesù e, avvicinandosi al Maestro, si trovarono più vicini gli uni agli altri. Percepirono l’atmosfera del cielo e nelle parole di Gesù riconobbero il messaggio del Padre.SU 511.1

    Gesù continuò: “In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che fo io”. Giovanni 14:12. Il Salvatore desiderava intensamente che i discepoli comprendessero il motivo per cui la divinità si era unita all’umanità. Egli era venuto nel mondo per rivelare la gloria di Dio, affinché gli uomini potessero elevarsi mediante la sua potenza. Dio si era manifestato in lui perché il Cristo potesse manifestarsi in loro. Gesù non ha esercitato poteri di cui gli uomini non potessero disporre, a loro volta, tramite la fede in lui. Tutti i suoi discepoli, se si sottomettono a Dio come ha fatto lui, possono conseguire la sua perfetta umanità.SU 511.2

    “E ne farà di maggiori, perché io me ne vo al Padre”. Maggiori, le opere dei discepoli, non per la loro natura ma per la loro estensione. Gesù non si riferì unicamente ai miracoli, ma a tutta l’opera compiuta mediante lo Spirito Santo.SU 511.3

    Dopo l’ascensione, i discepoli videro il compimento di questa promessa. La morte, la risurrezione e l’ascensione di Gesù divennero per loro una realtà vivente. Si resero conto che le profezie si erano adempiute alla lettera. Studiarono le Scritture e ne accettarono gli insegnamenti con una fede e una convinzione prima sconosciute. Si resero conto che le affermazioni del Maestro erano vere; e mentre testimoniavano della loro esperienza ed esaltavano l’amore di Dio, le folle, commosse e conquistate, credevano in Gesù.SU 511.4

    La promessa del Salvatore vale per tutta la chiesa, sino alla fine dei tempi. Dio non vuole che il suo meraviglioso piano di salvezza ottenga risultati insignificanti. Coloro che lavorano, confidando non in ciò che possono fare ma in quello che Dio può fare tramite loro, vedranno l’attuazione della sua promessa. Gesù dice: “E ne farà di maggiori, perché io me ne vo al Padre”.SU 511.5

    I discepoli non conoscevano ancora le risorse infinite della potenza del Salvatore. Egli disse loro: “Fino ad ora non avete chiesto nulla nel nome mio”. Giovanni 16:24. Disse loro che avrebbero potuto ricevere, chiedendo, potenza e grazia nel suo nome. Egli sarebbe stato vicino al Padre per pregare in loro favore, presentando anche la richiesta più umile come un suo desiderio. Ogni preghiera sincera viene udita in cielo; e anche se espressa in modo imperfetto ma con il cuore, sale fino al santuario dove Gesù officia. Egli la presenterà certamente al Padre, accompagnata dall’incenso della sua perfezione.SU 511.6

    Il cammino della sincerità e dell’integrità non è esente da ostacoli, ma in ogni difficoltà noi dobbiamo scorgere un invito alla preghiera. Tutte le capacità provengono da Dio che è a disposizione anche dell’essere più debole. Gesù ha detto: “E quel che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figliuolo. Se chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò”. Giovanni 14:13, 14.SU 512.1

    Gesù ha invitato i discepoli a pregare nel suo nome. Essi possono presentarsi a Dio nel nome del Cristo: acquistano valore agli occhi del Signore grazie al sacrificio compiuto in loro favore. Sono preziosi perché è stata imputata loro la giustizia di Gesù. Per amore del Cristo il Signore perdona coloro che lo temono: non scorge in loro la bassezza del peccato, ma riconosce la somiglianza con il Figlio al quale hanno creduto.SU 512.2

    Il Signore non vuole che il suo popolo manifesti poco rispetto per se stesso; desidera che i suoi figli si valutino in base al prezzo con cui sono stati riscattati. Dio ha amato i peccatori sino a dare il proprio Figlio per la loro redenzione. Egli li tiene in grande considerazione ed è lieto per le loro preghiere che esaudisce a lode del suo nome. Essi possono aspettarsi grandi cose se credono nelle sue promesse.SU 512.3

    Pregare nel nome del Cristo significa accettare il suo carattere, manifestare il suo spirito e compiere le sue opere. Le promesse del Salvatore sono condizionate. “Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti”. Giovanni 14:15. Egli salva gli uomini, non nel peccato, ma dal peccato; e coloro che lo amano manifesteranno il loro amore con l’ubbidienza.SU 512.4

    La vera ubbidienza nasce dal cuore. Gesù mise tutto il suo cuore in ciò che faceva. Se lo vogliamo, trasformerà il nostro cuore e la nostra mente secondo la sua volontà e così, ubbidendo, non faremo che seguire i nostri impulsi. La volontà dell’uomo, trasformata e santificata, proverà la sua massima soddisfazione nel servire il Signore. Quando riusciremo a conoscere Dio, nei limiti in cui è possibile, allora la nostra vita diventerà un’espressione continua dell’ubbidienza. Il peccato sembrerà sempre più odioso per coloro che apprezzano il carattere del Cristo e vivono in comunione con Dio.SU 512.5

    Possiamo osservare la legge di Dio, come il Cristo ha fatto, se ci serviamo della sua forza. Ma non dobbiamo lasciare agli altri le nostre responsabilità e aspettare che essi ci dicano come dobbiamo agire. Non bisogna chiedere consigli agli uomini; il Signore ci indicherà il nostro compito, così come fa per tutti. Se ci avviciniamo a lui con fede, ci farà conoscere il suo piano per noi. I nostri cuori vibreranno quando il Signore ci parlerà, come faceva con Enoc. Coloro che decidono di non fare nulla, in nessun caso, che possa dispiacere a Dio sapranno quale linea di condotta seguire in ogni occasione. Riceveranno non soltanto sapienza, ma anche potenza: la potenza, secondo la promessa di Gesù, per ubbidire e per servire. Tutta la potenza che è stata data al Cristo per aiutare gli uomini, gli è stata data come al capo e al rappresentante di tutta l’umanità. “E qualunque cosa chiediamo la riceviamo da Lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciam le cose che gli son grate”. 1 Giovanni 3:22.SU 512.6

    Prima di offrire se stesso in sacrificio, Gesù volle lasciare ai suoi discepoli il dono più importante e completo, un dono che avrebbe reso accessibili a tutti loro le risorse illimitate della sua grazia. “E io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro Consolatore, perché stia con voi in perpetuo, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi. Non vi lascerò orfani; tornerò a voi”. Giovanni 14:16-18.SU 513.1

    Lo Spirito era già stato nel mondo, e sin dall’inizio dell’opera della redenzione aveva agito nei cuori. Ma finché Gesù rimase sulla terra, i discepoli non desideravano nessun altro aiuto. Solo dopo la partenza del Salvatore sentirono la necessità dello Spirito, e allora lo ricevettero.SU 513.2

    Lo Spirito Santo è il rappresentante del Cristo, privo dei limiti della natura umana. Nella sua umanità Gesù non poteva essere presente in ogni luogo; quindi era bene per i discepoli che Egli se ne andasse al Padre e che lo Spirito venisse sulla terra come suo sostituto. Così nessuno avrebbe avuto il vantaggio di un contatto diretto con il Cristo. Mediante lo Spirito, il Salvatore sarebbe stato ugualmente accessibile a tutti e più vicino di quando era sulla terra.SU 513.3

    “E chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io l’amerò e mi manifesterò a lui”. Giovanni 14:21. Gesù vedeva quello che sarebbe successo ai suoi discepoli: ne seguiva uno condotto al patibolo, un altro sulla croce, un altro esiliato in un’isola sperduta, altri nella persecuzione e nella morte. Li incoraggiò, promettendo loro la sua presenza in occasione di ogni difficoltà. Quella promessa è ancora pienamente valida. Il Signore conosce perfettamente la situazione dei suoi fedeli servitori che per amor suo giacciono in prigione o sono esiliati in isole sperdute, e li conforta con la sua presenza. Quando, per amore della verità, il credente si trova giudicato da un tribunale ingiusto, Gesù è al suo fianco. Le accuse contro i suoi discepoli sono accuse contro il Cristo che viene nuovamente condannato nella persona del suo discepolo. Se qualcuno è in carcere, Gesù lo consola con le sue promesse; se qualcuno affronta la morte per amor suo, Gesù gli dice: “Non temere; io sono il primo e l’ultimo, e il Vivente; e fui morto, ma ecco son vivente per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e dell’Ades”. Apocalisse 1:17, 18. La vita offerta in sacrificio per Gesù è preservata per la gloria eterna.SU 513.4

    In tutti i tempi, in tutti i luoghi, in tutti i nostri dolori e in tutte le nostre sofferenze, quando le prospettive sembrano oscure e il futuro inquietante, quando ci sentiamo soli e abbandonati, il Consolatore viene inviato in risposta alle preghiere della fede. Circostanze diverse possono separarci da tutti gli amici, ma nessun evento e nessuna distanza possono separarci dal Consolatore divino. Ovunque siamo e ovunque andiamo, Egli è sempre accanto a noi per sostenerci e incoraggiarci.SU 514.1

    Poiché i discepoli non riuscivano ancora a capire il significato spirituale delle sue parole, Gesù le spiegò nuovamente: “Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa”. Giovanni 14:26. Non potrete più dire di non riuscire a comprendere; non vedrete più le cose in modo confuso, come in uno specchio, ma sarete capaci “di abbracciare con tutti i santi qual sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo, e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza”. Efesini 3:18, 19.SU 514.2

    I discepoli dovevano essere i testimoni della vita e dell’opera di Gesù; tramite loro avrebbe parlato a tutti i popoli su tutta la faccia della terra. Ma essi, al momento dell’umiliazione e della morte di Gesù, avrebbero affrontato una grande sofferenza e una grande prova. Perché dopo un’esperienza simile la loro testimonianza fosse più efficace, Gesù promise che il Consolatore avrebbe ricordato loro tutti i suoi insegnamenti.SU 514.3

    Gesù continuò: “Molte cose ho ancora da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; ma quando sia venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annunzierà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve l’annunzierà”. Giovanni 16:12-14. Gesù aveva aperto alla mente dei discepoli un vasto orizzonte di verità. Ma era difficile per loro tenere separate le sue lezioni dalle tradizioni e dalle massime degli scribi e dei farisei. Erano stati educati ad accettare gli insegnamenti dei rabbini come la voce stessa di Dio, e questi insegnamenti facevano ancora presa sulla loro mente e sul loro cuore. Idee e aspirazioni terrene occupavano ancora gran parte dei loro pensieri e, nonostante le ripetute spiegazioni di Gesù, non riuscivano ancora a comprendere la natura e il carattere spirituale del suo regno e il vero significato delle parole del Cristo. Sembrava che avessero perso molte delle sue lezioni. Gesù si rese conto delle loro lacune, provò compassione e promise lo Spirito Santo che avrebbe ricordato loro i suoi insegnamenti. Però non parlò di molte cose che non erano ancora alla loro portata; le avrebbe rivelate loro lo Spirito Santo. Esso avrebbe aperto la loro mente perché potessero comprendere le realtà divine.SU 514.4

    “Ma quando sia venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità”. Il Consolatore è chiamato “lo Spirito della verità”. La sua opera consiste nel precisare e preservare la verità. Comincia a vivere nel cuore come Spirito della verità, e così diventa un consolatore. Nella verità si trovano conforto e pace, ma la menzogna non offre niente di tutto questo. Satana conquista le menti con false teorie e tradizioni; orientando gli uomini verso falsi ideali, ne deforma il carattere. Attraverso le Scritture, lo Spirito parla alla mente, imprime la verità nel cuore e, rendendo palesi gli errori, a poco a poco li elimina. Mediante lo Spirito della verità, che opera servendosi della Parola di Dio, il Cristo lega a sé il suo popolo.SU 515.1

    Parlando ai discepoli dell’opera dello Spirito Santo, Gesù infuse in loro la sua gioia e la sua speranza. Egli gioiva per il potente aiuto assicurato alla sua chiesa. Lo Spirito Santo era il più grande dono che potesse chiedere al Padre per il progresso del suo popolo. Lo Spirito era l’agente rigenerante mediante il quale il sacrificio di Gesù diventava efficace. La potenza del male si era rafforzata durante i secoli e gli uomini si sottomettevano pienamente all’influsso di Satana.SU 515.2

    Il peccato poteva essere affrontato e vinto solo tramite la terza persona della divinità, nella pienezza della sua potenza. È lo Spirito che rende effettiva l’opera compiuta dal Redentore del mondo. Attraverso lo Spirito il cuore diventa puro, e grazie a lui il credente partecipa alla natura divina. Lo Spirito concesso dal Cristo è una potenza capace di vincere tutte le tendenze al male — quelle ereditate e quelle acquisite — e imprimere il carattere del Salvatore nella sua chiesa.SU 515.3

    Dello Spirito, Gesù ha detto: “Egli mi glorificherà”. Il Salvatore è venuto per glorificare il Padre, rivelandone l’amore. Così lo Spirito doveva glorificare il Cristo manifestando al mondo la grazia. L’immagine di Dio deve essere riprodotta nell’umanità. L’onore di Dio e quello del Cristo si manifestano nella perfezione del carattere del suo popolo.SU 515.4

    “E quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia, e al giudizio”. Giovanni 16:8. La predicazione della Parola non è efficace senza la presenza e il continuo aiuto dello Spirito Santo. Egli è l’unico agente efficace della verità divina.SU 515.5

    La verità risveglia la coscienza e trasforma la vita solo quando è accompagnata dall’opera dello Spirito Santo. Nonostante l’abilità nel presentare la lettera della Parola di Dio, la familiarità con tutti i suoi comandamenti e tutte le sue promesse, se lo Spirito Santo non conferma la verità, nessun’anima cadrà sulla Roccia e sarà infranta.SU 516.1

    Nessun livello culturale, nessuna facilitazione, anche se grande, può assicurare un solo raggio di luce senza la collaborazione dello Spirito di Dio. Il seme del Vangelo non porta frutto se non matura grazie alla rugiada del cielo. Prima che fosse scritto il primo libro del Nuovo Testamento, prima che fosse predicato il primo sermone, dopo l’ascensione di Gesù, lo Spirito Santo scese sugli apostoli riuniti in preghiera. I nemici di Gesù allora dissero: “Avete riempita Gerusalemme della vostra dottrina”. Atti 5:28.SU 516.2

    Gesù ha promesso alla chiesa il dono dello Spirito Santo. La sua promessa non riguarda solo i primi discepoli, ma anche noi. Ma, come tutte le promesse, essa è legata a una condizione. Molti credono nella promessa del Signore, ne chiedono l’adempimento, parlano del Cristo e dello Spirito Santo, ma non ricevono nulla. Ciò dipende dal fatto che non permettono che la loro vita sia guidata e controllata dalla potenza divina. Noi non possiamo servirci dello Spirito Santo; è lo Spirito che deve servirsi di noi. Grazie a lui Dio opera nel suo popolo. “Poiché Dio è quel che opera in voi il volere e l’operare, per la sua benevolenza”. Filippesi 2:13. Ma molti, invece di sottomettersi, vogliono guidare la propria vita e quindi non ricevono il dono divino. Lo Spirito viene concesso solo a coloro che con umiltà si sottomettono al Signore, che si lasciano guidare da Lui e cercano la sua grazia. Bisogna che chiedano e sappiano accogliere la potenza di Dio. Questa benedizione promessa, richiesta per fede, assicura a sua volta tutte le altre benedizioni. Viene concessa nella misura della grazia del Cristo, che è pronto a elargire i suoi doni secondo le capacità di ogni uomo.SU 516.3

    Gesù, in questo discorso rivolto ai discepoli, non alluse per nulla alle sue sofferenze e alla sua morte. Le sue ultime parole furono un messaggio di pace: “Io vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti”. Giovanni 14:27.SU 516.4

    Prima di lasciare la camera alta, il Salvatore cantò con i discepoli un inno di lode. La sua voce non intonò un canto triste, ma le note gioiose di un inno pasquale. “Lodate l’Eterno, voi nazioni tutte! Celebratelo, voi tutti i popoli! Poiché la sua benignità verso noi è grande, e la fedeltà dell’Eterno dura in perpetuo. Alleluia”. Salmi 117.SU 516.5

    Dopo l’inno, uscirono. Passarono attraverso le strade affollate e si diressero verso il monte degli Ulivi. Procedevano lentamente, ognuno assorto nei propri pensieri. Appena iniziarono la salita, Gesù disse con tristezza: “Questa notte voi tutti avrete in me un’occasione di caduta; perché è scritto: Io percoterò il pastore, e le pecore della greggia saranno disperse”. Matteo 26:31. I discepoli rimasero stupiti e addolorati. Si ricordavano che nella sinagoga di Capernaum, quando Gesù aveva parlato di sé come del pane della vita, molti si erano scandalizzati e se ne erano andati; ma i dodici erano rimasti fedeli. Pietro allora, parlando anche a nome dei suoi fratelli, aveva dichiarato la sua fedeltà al Cristo. Il Salvatore aveva replicato: “Non ho io scelto voi dodici? Eppure, un di voi è un diavolo!” Giovanni 6:70. In occasione dell’ultima cena Gesù aveva detto che uno dei dodici lo avrebbe tradito e Pietro lo avrebbe rinnegato, ma ora le sue parole si riferivano a tutti.SU 517.1

    Pietro protestò con veemenza: “Quand’anche tutti fossero scandalizzati, io però non lo sarò”. Marco 14:29. Poco prima aveva detto: “Metterò la mia vita per te!” Giovanni 13:37. Gesù lo aveva avvisato che in quella notte stessa avrebbe rinnegato il suo Salvatore. In questo momento il Maestro ripete ancora: “In verità io ti dico che tu, oggi, in questa stessa notte, avanti che il gallo abbia cantato due volte, mi rinnegherai tre volte. Ma egli vie più fermamente diceva: Quantunque mi convenisse morir teco non però ti rinnegherò. E lo stesso dicevano pure tutti gli altri”. Marco 14:30, 31. Essi avevano tanta fiducia in se stessi che respinsero la ripetuta affermazione di colui che conosceva tutto. Non erano pronti per affrontare la prova, e solo al momento della tentazione si sarebbero resi conto della loro debolezza.SU 517.2

    Quando Pietro disse che avrebbe seguito il suo Signore sino alla prigionia e alla morte, sapeva quello che diceva, ma non conosceva se stesso. Nel suo cuore vi erano ancora delle debolezze che solo in seguito si sarebbero manifestate. Pietro, non accorgendosi di quel pericolo, correva il rischio della condanna eterna. Vi erano in lui un egoismo e un’eccessiva fiducia in sé che avrebbero potuto travolgere perfino il suo amore per il Salvatore. Aveva manifestato molte debolezze, peccati non ancora vinti, un’insufficienza spirituale, un carattere non santificato e leggerezza nell’esporsi alla tentazione. Gesù lo esortava solennemente a esaminare il proprio animo. Pietro aveva bisogno di confidare meno in se stesso e più in Gesù. Se avesse accolto con umiltà quell’avvertimento, avrebbe chiesto al Pastore del gregge la sua protezione. Quando nel mar di Galilea era sul punto di affondare, gridò: “Signore, salvami!” Matteo 14:30. Gesù gli porse la mano. Se anche in questo momento si fosse affidato a Gesù, sarebbe stato soccorso. Ma Pietro pensò che il Maestro non avesse fiducia in lui, e questo gli dispiacque. Si sentì offeso e insistette ulteriormente nella sua presunzione.SU 517.3

    Gesù prova simpatia e affetto per i suoi discepoli. Non può evitare loro la prova, ma non li lascia senza un conforto. Li assicura che romperà le catene della morte e che il suo amore si manifesterà sempre. “Ma dopo che sarò risuscitato, vi precederò in Galilea”. Matteo 26:32. Ancora prima che lo rinneghino viene accordata loro la certezza del perdono. Dopo la sua morte e la sua risurrezione, essi compresero di essere stati perdonati e amati da Gesù.SU 518.1

    Gesù e i discepoli erano in cammino verso il Getsemani, un luogo tranquillo ai piedi del monte degli Ulivi dove spesso il Signore si era ritirato per la meditazione e la preghiera. Il Salvatore stava spiegando ai discepoli la sua missione nel mondo e la necessità di una loro comunione spirituale con lui. Per illustrare il suo insegnamento, richiamò la loro attenzione su una vite in fiore illuminata dalla luna.SU 518.2

    “Io sono la vera vite”. Gesù raffigurò se stesso non con la bellissima palma, né con il cedro maestoso o la quercia robusta, ma con la vite e i suoi viticci intrecciati. La palma, il cedro e la quercia si elevano da soli, senza bisogno di sostegno. Ma la vite si appoggia su dei sostegni per arrampicarsi verso il cielo. Nello stesso modo Gesù, nella sua natura umana, dipendeva dalla potenza divina. Egli aveva dichiarato: “Io non posso far nulla da me stesso”. Giovanni 5:30.SU 518.3

    “Io sono la vera vite”. Giovanni 15:1. Gli ebrei avevano sempre considerato la vite come la pianta più nobile, simbolo di tutto ciò che è possente, eccellente e fecondo. Israele era stato rappresentato come una vite piantata dal Signore nella terra promessa. Gli israeliti fondavano la speranza della loro salvezza sul fatto di appartenere al popolo eletto. Ma Gesù dice: “Io sono la vera vite”. Non pensate di poter partecipare alla vita divina e diventare eredi della promessa soltanto perché appartenete al popolo d’Israele. La vita spirituale si ottiene solo grazie a me.SU 518.4

    “Io sono la vera vite, e il Padre mio è il vignaiuolo”. Giovanni 15:1. Il Padre aveva piantato la sua buona vite sulle colline della Palestina ed Egli stesso ne era il vignaiolo. Molti erano stati attratti dalla bellezza di quella vite e ne avevano riconosciuto il carattere divino. Ma i capi d’Israele la considerarono come una radice che esce da un arido suolo: la strapparono, la spezzarono e la calpestarono con i loro piedi profani. Pensarono così di averla distrutta per sempre. Ma il vignaiolo non perse di vista la sua pianta. Riprese la vite che sembrava distrutta e la ripiantò dall’altra parte del muro. Il ceppo rimaneva nascosto e protetto dai violenti assalti degli uomini. Poi i tralci della vite si arrampicarono sul muro, a testimonianza della sua presenza. Grazie a loro si poteva essere innestati sulla vite. I tralci hanno portato frutto, e i passanti ne hanno beneficiato.SU 518.5

    Gesù disse ai discepoli: “Io son la vite, voi siete i tralci”. Giovanni 15:5. Sebbene fosse sul punto di lasciarli, i legami spirituali che li univano a lui sarebbero rimasti intatti. L’unione del tralcio con la vite rappresenta la comunione del credente con il Cristo. Il ramo è innestato nella pianta e cresce sulla pianta, fibra con fibra. La vita della pianta diventa la vita del ramo. Così lo spirito, morto nei suoi errori e nei suoi peccati, riceve una nuova vita attraverso la comunione con il Cristo, basata sulla fede in lui come Salvatore personale. Il peccatore, unendo la propria debolezza alla forza del Cristo, la propria insufficienza alla sua pienezza, la propria fragilità alla sua eterna potenza acquisisce il suo spirito. L’umanità del Cristo si unisce alla nostra umanità, e la nostra umanità si unisce alla sua divinità. In questo modo, attraverso l’opera dello Spirito Santo, l’uomo diventa partecipe della natura divina ed è accolto tramite il Figlio di Dio.SU 519.1

    Non basta stabilire questa comunione con il Cristo, bisogna anche preservarla. Gesù ha detto: “Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppur voi, se non dimorate in me”. Giovanni 15:4.SU 519.2

    Non si tratta di un’unione occasionale o di un collegamento lontano. Il ramo diventa parte vivente della vite; dalla radice ai rami si trasmettono senza interruzione la vita, la linfa e la capacità di portare frutto. Il tralcio non può vivere diviso dalla vite. Gesù ha detto che nessuno può vivere separato da lui. La vita ricevuta da lui può essere preservata soltanto mediante una comunione costante. Senza di lui non si può né vincere un solo peccato né resistere a una sola tentazione.SU 519.3

    “Dimorate in me, e io dimorerò in voi”. Dimorare in Gesù significa ricevere costantemente il suo Spirito e consacrarsi al suo servizio. Vi deve essere un costante rapporto di comunione fra l’uomo e il suo Dio. Come il tralcio riceve continuamente la linfa dal tronco, così noi dobbiamo attingere da Gesù la fede, la forza e la perfezione del nostro carattere.SU 519.4

    Come dalla radice la linfa arriva fino ai rami più lontani, così il Cristo comunica forza spirituale a ogni credente. Finché il nostro spirito è unito al Cristo non c’è pericolo che appassisca e si inaridisca. La forza della vite si manifesta nei frutti rigogliosi. Gesù ha detto: “Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla”. Giovanni 15:5.SU 519.5

    Quando noi, per fede, viviamo in comunione con il Figlio di Dio, allora nella nostra vita si manifesteranno tutti i frutti dello Spirito. “Il Padre mio è il vignaiuolo. Ogni tralcio che in me non dà frutto, Egli lo toglie via”. Un’unione solo apparente con la pianta non è un’unione vitale e sarà priva di crescita e di frutti. Possiamo anche stabilire un’unione superficiale con il Cristo, senza una reale comunione con lui mediante la fede. Gli uomini entrano nella chiesa attraverso una professione di fede, ma la vera unione con il Cristo si manifesta solo tramite il carattere e il comportamento. Se non portano frutto, sono rami inutili. La loro separazione dal Cristo produce una rovina totale, come quella dei rami secchi. “Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; cotesti tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano”. Giovanni 15:6. “E ogni tralcio che dà frutto, lo rimonda affinché ne dia di più”. Giovanni 15:2. Dei dodici che avevano seguito Gesù, uno, come un ramo secco, stava per essere gettato via; gli altri dovevano passare attraverso la prova della potatura. Gesù spiegò con tenerezza le intenzioni del vignaiolo. La potatura produce dolore, ma è il Padre che pota e lo fa con cura e affetto. I rami che strisciano sul terreno devono essere separati dagli appoggi su cui si sono abbarbicati, per volgersi verso il cielo e appoggiarsi a Dio. Il fogliame eccessivo che succhia la linfa di cui i frutti hanno bisogno, deve essere sfoltito, in modo da lasciare penetrare i raggi balsamici del Sole di giustizia. Il vignaiolo pota la crescita eccessiva per ottenere frutti più belli e più abbondanti.SU 520.1

    Gesù ha detto: “In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto”. Giovanni 15:8. Dio desidera manifestare tramite voi la santità, la benevolenza e la compassione del suo carattere. Il Salvatore non chiede ai suoi discepoli di compiere degli sforzi per portare frutto, ma si limita a invitarli ad affidarsi a lui. “Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quel che volete e vi sarà fatto”. Giovanni 15:7. Il Cristo vive nei suoi discepoli tramite la Parola. Si tratta della stessa comunione vitale già rappresentata con l’immagine del mangiare la sua carne e bere il suo sangue. Le parole di Gesù sono spirito e vita. Quando le ricevete, ricevete la vita. Voi vivete “d’ogni parola che procede dalla bocca di Dio”. Matteo 4:4. La vita del Cristo produce in voi gli stessi frutti che ha prodotto in lui. Vivendo in Cristo, essendo uniti e sostenuti da lui, traendo da lui il vostro nutrimento, porterete frutti simili ai suoi.SU 520.2

    Il grande desiderio espresso da Gesù nell’ultimo incontro con i discepoli, era che potessero amarsi, come Egli li aveva amati. Aveva insistito ripetutamente su questo soggetto. La prima raccomandazione che fece quando si trovò riunito con loro per l’ultima cena fu: “Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Com’io v’ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri”. Giovanni 13:34.SU 521.1

    Questo comandamento era nuovo per i discepoli, perché essi non si erano ancora amati come il Cristo li aveva amati. Dovevano avere nuove idee e nuovi impulsi per poter attuare quel nuovo comandamento. La vita e la morte di Gesù avrebbero offerto loro una nuova rivelazione di quell’amore. Il comandamento dell’amore ha ricevuto un nuovo significato dopo il sacrificio di Gesù.SU 521.2

    L’opera della grazia è un servizio continuo che manifesta amore, abnegazione e sacrificio. Mentre era su questa terra, Gesù ha sempre espresso in maniera irresistibile l’amore di Dio. Tutti coloro che beneficiano della presenza del suo Spirito, amano come Egli ha amato e infondono questo sentimento nelle loro relazioni reciproche.SU 521.3

    Questo amore è la prova che sono veri discepoli. “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri”. Giovanni 13:35. Quando gli uomini si uniscono, non per interesse ma per amore, dimostrano che opera in loro una potenza superiore a quella umana. L’esistenza di una tale unità è la prova che l’immagine di Dio è stata ristabilita negli uomini e che in essi è stato infuso un nuovo principio di vita; essa dimostra anche che la potenza divina può respingere gli agenti soprannaturali del male e la grazia di Dio ha conquistato le inclinazioni egoistiche del cuore naturale.SU 521.4

    L’amore manifestato nella chiesa provocherà certamente l’ira di Satana; d’altra parte Gesù non ha promesso ai discepoli una vita facile. “Se il mondo vi odia, sapete bene che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe quel ch’è suo; ma perché non siete del mondo, ma io v’ho scelti di mezzo al mondo, perciò vi odia il mondo. Ricordatevi della parola che v’ho detta: Il servitore non è da più del suo signore. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo ve lo faranno a cagion del mio nome, perché non conoscono Colui che m’ha mandato”. Giovanni 15:18-21. Il messaggio del Vangelo si diffonde tramite una lotta attiva, in mezzo ai contrasti, ai pericoli, alle sconfitte e alle sofferenze. Coloro che compiono quest’opera seguono l’esempio del loro Maestro. Come Redentore del mondo Gesù, apparentemente, ebbe solo insuccessi. Egli trasmetteva al mondo il messaggio della misericordia e sembrava che la sua opera di soccorso e salvezza procedesse con grande lentezza.SU 521.5

    Gli influssi satanici agivano costantemente contro di lui, ma Gesù non si scoraggiò e poté ripetere con il profeta Isaia: “Invano ho faticato, inutilmente, per nulla ho consumato la mia forza; ma certo, il mio diritto è presso l’Eterno, e la mia ricompensa è presso all’Iddio mio”. A Gesù è stata fatta questa promessa: “Così parla l’Eterno, il redentore, il Santo d’Israele, a colui ch’è disprezzato dagli uomini, detestato dalla nazione... farò di te l’alleanza del popolo, per rialzare il paese, per rimetterli in possesso delle eredità devastate, per dire ai prigioni: Uscite! e a quelli che sono nelle tenebre: Mostratevi! Essi pasceranno lungo le vie, e troveranno il loro pascolo su tutte le alture; non avranno fame né sete, né miraggio né sole li colpirà più; poiché Colui che ha pietà di loro li guiderà, e li menerà alle sorgenti d’acqua”. Isaia 49:4, 7-10.SU 522.1

    Gesù confidava in queste promesse e non concedette nulla a Satana. Negli ultimi momenti della sua umiliazione, quando il dolore più profondo gravava sul suo animo, disse ai discepoli: “Viene il principe di questo mondo. Ed esso non ha nulla in me”. Giovanni 14:30. “Il principe di questo mondo è stato giudicato”. Giovanni 16:11. “Ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo”. Giovanni 12:31.SU 522.2

    In un’ottica profetica Gesù tracciò le scene dell’ultimo grande conflitto. Sapeva che quando avrebbe esclamato: “È compiuto!”, il cielo intero avrebbe esultato. Udiva già le esclamazioni di vittoria del cielo trionfante. Sapeva che ben presto sarebbero risuonati i rintocchi funebri del regno di Satana e che il nome del Cristo sarebbe riecheggiato, di mondo in mondo, in tutto l’universo.SU 522.3

    Gesù si rallegrava di poter fare per i suoi discepoli più di quello che essi fossero capaci di chiedere o pensare. Parlò con sicurezza perché sapeva che un piano era stato predisposto prima della creazione del mondo; sapeva che la verità, mediante la potenza dello Spirito Santo, sarebbe prevalsa sul male e che l’emblema del suo sacrificio avrebbe sventolato vittorioso davanti ai suoi discepoli; sapeva che la loro vita sarebbe stata simile alla sua: una successione ininterrotta di vittorie, non pienamente visibili in terra, ma riconosciute come tali in cielo.SU 522.4

    Gesù continuò: “V’ho dette queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi animo, io ho vinto il mondo”. Giovanni 16:33. Il Cristo non si è mai scoraggiato: i suoi discepoli devono avere la stessa fede e la stessa fermezza. Poiché dipendono da lui, che è il loro Maestro, devono vivere come Egli è vissuto, lavorare come Egli ha lavorato. Hanno bisogno di coraggio, forza e perseveranza per avanzare anche se ostacoli insormontabili sembrano sbarrare la loro strada, per superare le difficoltà, per sperare contro ogni speranza. Gesù li ha uniti al trono di Dio con la catena d’oro del suo amore inestinguibile. Egli offre loro la più grande forza dell’universo, quella che scaturisce dalla Fonte di ogni potenza. Per resistere al male, dispongono della potenza su cui né la terra, né la morte, né il male possono prevalere: potenza che li renderà capaci di vincere come il Cristo ha vinto.SU 522.5

    Il Cristo desidera che nella sua chiesa si eseguano gli ordini del cielo, si attuino i piani del governo divino e regni un’armonia perfetta. In questo modo Egli è glorificato nel suo popolo; per mezzo dei credenti il Sole di giustizia brillerà sul mondo con grande splendore. Gesù ha elargito molti doni alla sua chiesa, affinché dal suo popolo, riscattato e redento, scaturiscano risultati gloriosi. Egli ha accordato benedizioni e doni al suo popolo, perché in esso si manifesti la sua pienezza. Sulla chiesa, rivestita della giustizia del Cristo, Egli ha riversato le ricchezze della sua misericordia, della sua grazia e del suo amore, ricchezze che avranno una manifestazione finale e completa. Gesù considera il suo popolo puro e perfetto come la ricompensa della sua umiliazione e il compimento della sua gloria; è lui, il Cristo, il grande centro dal quale si irradia tutta la gloria.SU 523.1

    Il Salvatore concluse i suoi insegnamenti con parole traboccanti di speranza. Poi riversò tutto il dolore che gravava sul suo spirito in una preghiera pronunciata in favore dei discepoli. Alzando gli occhi al cielo, disse: “Padre, l’ora è venuta; glorifica il tuo Figliuolo, affinché il Figliuolo glorifichi te, poiché gli hai data potestà sopra ogni carne, onde Egli dia vita eterna a tutti quelli che tu gli hai dato. E questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo”. Giovanni 17:1-3.SU 523.2

    Gesù aveva concluso l’opera che gli era stata affidata. Aveva glorificato Dio sulla terra; aveva manifestato il nome del Padre; aveva riunito coloro che dovevano continuare la sua opera fra gli uomini. E disse ancora: “Ed io son glorificato in loro. E io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, conservali nel tuo nome, essi che tu m’hai dati, affinché siano uno, come noi... Io non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola: che siano tutti uno; che come tu, o Padre, sei in me, ed io sono in te, anch’essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato... e che li ami come hai amato me”. Giovanni 17:10, 11; 17:20-23.SU 523.3

    Con queste parole, che manifestano l’impronta dell’autorità divina, Gesù affida al Padre i suoi eletti. Intercede per il suo popolo come Sommo Sacerdote. Il Pastore fedele, raccoglie il suo gregge all’ombra dell’Altissimo, al riparo, in un rifugio sicuro. Lo attende l’ultima battaglia con Satana ed Egli si prepara ad affrontarla.SU 524.1

    Larger font
    Smaller font
    Copy
    Print
    Contents