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La speranza dell’uomo

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    Capitolo 57: “Una cosa ti manca”

    “Or com’egli usciva per mettersi in cammino, un tale accorse e inginocchiatosi davanti a lui, gli domandò: Maestro buono, che farò io per ereditare la vita eterna?” Marco 10:17.SU 392.1

    Il giovane che aveva posto questa domanda era un capo d’Israele; era ricco e occupava un’alta posizione. Vedendo con quanto amore Gesù aveva accolto i bambini e con quanta tenerezza li aveva stretti fra le braccia, aveva provato affetto per il Salvatore e aveva sentito il desiderio di diventare suo discepolo. Mentre Gesù riprendeva il cammino, gli corse dietro, si gettò ai suoi piedi e gli fece con sincerità ed entusiasmo una domanda importantissima per lui e per tutti gli altri uomini: “Maestro buono, che farò io per ereditare la vita eterna?”SU 392.2

    Gesù rispose: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Iddio”. Marco 10:18. Gesù voleva mettere alla prova la sincerità di quell’uomo e voleva che spiegasse la ragione per cui lo considerava buono. Credeva forse che colui a cui parlava era il Figlio di Dio? Quali erano i sinceri sentimenti del suo cuore?SU 392.3

    Quel capo aveva un alto concetto della propria giustizia. Non immaginava che gli mancasse qualcosa, benché non si sentisse completamente soddisfatto. Sentiva un vago bisogno di qualcosa che non aveva. Gesù non avrebbe potuto benedirlo come aveva benedetto i bambini e placare così il profondo desiderio del suo animo?SU 392.4

    Gesù gli rispose che per ottenere la vita eterna era necessario osservare i comandamenti di Dio e citò quelli che indicano i doveri dell’uomo nei confronti del prossimo. Quel giovane rispose con sicurezza: “Tutte queste cose le ho osservate; che mi manca ancora?” Matteo 19:20.SU 392.5

    Gesù lo guardò attentamente, come se leggesse nella sua vita e indagasse nel suo animo. Provò simpatia per lui e desiderò concedergli quella pace, quella grazia e quella gioia che avrebbero potuto trasformare il suo carattere. Gli disse: “Una cosa ti manca; va’, vendi tutto ciò che hai, e dallo ai poveri, e tu avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi”. Marco 10:21.SU 392.6

    Gesù provava affetto per quel giovane. Sapeva che era stato sincero quando aveva detto di avere osservato tutte quelle cose fin dalla sua giovinezza. Ma il Redentore voleva che si rendesse conto della necessità di una ubbidienza e un amore sinceri, e desiderava che avesse un cuore umile e sensibile, disposto innanzi tutto ad amare Dio e a colmare le proprie lacune con la perfezione del Cristo.SU 392.7

    Gesù vide in quel giovane un suo possibile ottimo collaboratore nell’opera della salvezza. Se avesse accettato Gesù come guida, avrebbe potuto sviluppare una grande forza per il bene, avrebbe potuto rappresentare il Cristo in modo eccellente e diventare un suo rappresentante fra gli uomini. Gesù, considerando il suo carattere, l’amò. E nel cuore di quel giovane capo si sviluppò un sentimento di profondo affetto per Gesù. L’amore genera amore. Gesù desiderava che diventasse un suo collaboratore, uno specchio in cui si riflettesse il carattere di Dio. Desiderava che si sviluppassero le doti del suo carattere e si santificassero al suo servizio. Se quel giovane capo si fosse consacrato a Gesù, sarebbe maturato alla sua presenza. Se avesse preso quella decisione, il suo avvenire sarebbe stato molto diverso.SU 393.1

    Gesù aveva detto: “Una cosa ti manca; va’, vendi tutto ciò che hai, e dallo ai poveri, e tu avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi”. Gesù conosceva il cuore di quel capo. Gli mancava soltanto una cosa, ma si trattava di un principio vitale: aveva bisogno dell’amore di Dio nel suo animo. Se non avesse colmato quella lacuna, tutta la sua vita ne sarebbe stata condizionata. L’egoismo si rafforza con l’indulgenza. Per poter accogliere l’amore di Dio, era necessario che il suo egoismo cedesse.SU 393.2

    Gesù mise alla prova quest’uomo. Lo invitò a scegliere tra i tesori celesti e gli onori terreni. Seguendo Gesù gli sarebbero stati assicurati i tesori celesti; bisognava però che trionfasse sul proprio egoismo e sottomettesse al Cristo la sua volontà. Gesù offrì a quel giovane la vera santità di Dio, la possibilità di diventare un figlio di Dio, coerede con il Cristo delle ricchezze del cielo. Ma doveva prima prendere la sua croce e seguire il Salvatore nel sentiero della rinuncia.SU 393.3

    Le parole di Gesù ripetevano l’invito: “Scegliete oggi a chi volete servire”. Giosuè 24:15. Gesù desiderava ardentemente la sua conversione e gli offrì la possibilità di scegliere. Il Maestro gli aveva indicato il difetto del suo carattere e osservava con grande interesse la reazione a quell’invito. Se avesse deciso di seguire Gesù, avrebbe dovuto ubbidire completamente alla sua parola e abbandonare i suoi ambiziosi progetti. Con un profondo interesse il Salvatore guardava quel giovane, sperando in una sua risposta positiva all’invito dello Spirito di Dio.SU 393.4

    Il Cristo chiese la sola rinuncia che avrebbe permesso al giovane di acquisire un carattere veramente cristiano. Le sue parole erano sagge, sebbene sembrassero severe ed esigenti. L’unica speranza per lui stava nell’accettarle e nel seguirle. Ma la sua alta posizione e le sue ricchezze esercitavano un influsso negativo sul suo carattere; accordando loro un’importanza esagerata, avrebbero preso nel suo cuore il posto di Dio. Rifiutare a Dio qualcosa significava indebolire la forza morale perché le attrattive di questo mondo, se accarezzate, per quanto incerte e indegne, crescono sino a impegnare tutta la nostra attenzione.SU 393.5

    Quel giovane capì subito il significato delle parole di Gesù e si rattristò. Se avesse convenientemente apprezzato la possibilità che gli era stata offerta, non avrebbe esitato a schierarsi fra i discepoli di Gesù. Era un membro rispettato del consiglio degli ebrei e Satana lo tentava con le allettanti prospettive di un brillante futuro. Egli desiderava i tesori del cielo, ma anche i vantaggi terreni che le ricchezze gli avrebbero assicurato. Si rattristò per quella condizione. Desiderava la vita eterna, ma non era disposto al sacrificio richiesto. Il costo della vita eterna gli sembrava troppo alto, e se ne andò via triste, “perché avea di gran beni”. Marco 10:22.SU 394.1

    Non era vero che avesse sempre osservato la legge di Dio. Le ricchezze erano il suo idolo. Non poteva osservare i comandamenti di Dio se il mondo era al vertice delle sue aspirazioni: amava le benedizioni di Dio più di Dio stesso. Gesù gli aveva offerto la sua amicizia e lo aveva invitato a seguirlo. Ma il Salvatore non valeva ai suoi occhi tanto quanto la sua reputazione e le sue ricchezze. Rinunciare ai tangibili tesori terreni per gli invisibili tesori del cielo gli sembrava un rischio troppo grande. Rifiutò l’offerta della vita eterna e se ne andò: aveva scelto di continuare a servire il mondo. Migliaia di persone passano attraverso simili prove, indecise tra il Cristo e il mondo; molte, purtroppo, scelgono il mondo e, come quel giovane, si allontanano dal Salvatore rifiutandosi di accettarlo come loro Maestro.SU 394.2

    Il modo in cui Gesù trattò quel giovane ci offre una lezione. Dio ha stabilito la regola di condotta che ognuno dei suoi figli deve seguire. È la lezione di un’ubbidienza alla legge, completa e non formale, un’ubbidienza che penetra nella vita e si manifesta nel carattere. Dio ha posto un ideale morale davanti a tutti coloro che vogliono diventare sudditi del suo regno. Solo coloro che diventano collaboratori del Cristo e consacrano al Signore i loro beni e la loro persona, saranno riconosciuti come figli e figlie di Dio. Pensate alla grande perdita di quanti desiderano il cielo e tuttavia se ne allontanano perché non vogliono adempiere le condizioni richieste per entrarvi! Pensate a cosa significhi dire di no al Cristo! Quel giovane rispose negativamente. Diciamo anche noi la stessa cosa? Il Salvatore offre di svolgere insieme a noi l’opera che Dio ci ha affidato e usare i mezzi che Dio ci ha dato per sviluppare la sua opera nel mondo. Soltanto in questo modo Egli può salvarci.SU 394.3

    A quel giovane erano state accordate le ricchezze perché fosse un fedele amministratore, usandole in favore di quelli che ne avevano bisogno. Così Dio affida oggi agli uomini dei mezzi, dei talenti e delle opportunità, affinché diventino suoi strumenti per aiutare i poveri e i bisognosi. Colui che usa, secondo la volontà di Dio, i doni che gli sono stati affidati, diventa un collaboratore del Salvatore. Egli conquista degli uomini al Cristo perché ne rappresentino il carattere.SU 395.1

    A coloro che, come quel giovane, si trovano in una posizione di prestigio e hanno molte ricchezze, può sembrare un sacrificio troppo grande rinunciare a tutto per seguire Gesù. Ma questo è richiesto a chi vuole diventare suo discepolo. Niente potrebbe sostituire l’ubbidienza. La rinuncia è la sostanza stessa dell’insegnamento del Cristo. Spesso questo insegnamento viene presentato con termini che sembrano autoritari; ma non vi è un altro modo per salvare gli uomini se non eliminare quei peccati che, se non vengono abbandonati, possono portare l’uomo alla rovina.SU 395.2

    Quando i discepoli del Cristo restituiscono al Signore ciò che hanno ricevuto, mettono da parte dei tesori che saranno dati loro quando udranno le parole: “Va bene, buono e fedel servitore... entra nella gioia del tuo Signore”. Matteo 25:23. “Il quale per la gioia che gli era posta dinanzi sopportò la croce sprezzando il vituperio, e s’è posto a sedere alla destra del trono di Dio”. Ebrei 12:2. La ricompensa, per tutti coloro che seguono le orme di colui che li ha invitati a seguirlo, sarà la gioia di vedere delle anime redente, salvate per sempre.SU 395.3

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