Loading...
Larger font
Smaller font
Copy
Print
Contents

La speranza dell’uomo

 - Contents
  • Results
  • Related
  • Featured
No results found for: "undefined".
  • Weighted Relevancy
  • Content Sequence
  • Relevancy
  • Earliest First
  • Latest First
    Larger font
    Smaller font
    Copy
    Print
    Contents

    Capitolo 45: L’ombra della croce

    L’opera del Cristo sulla terra stava per concludersi. Gesù scorgeva a forti tratti le ultime scene della sua vita. Prima dell’incarnazione aveva visto tutto il cammino che avrebbe percorso per la salvezza degli uomini, dalla mangiatoia fino al Calvario. Prima ancora di lasciare il cielo aveva contemplato le angosce che avrebbe provato, gli insulti che avrebbe ricevuto, le privazioni che avrebbe sopportato. Tuttavia disse al Padre: “Eccomi, vengo! Sta scritto di me nel rotolo del libro. Dio mio, io prendo piacere a far la tua volontà, e la tua legge è dentro al mio cuore”. Salmi 40:7, 8.SU 309.1

    Egli aveva sempre presente quali sarebbero stati i risultati della sua missione. Nelle sofferenze e nelle rinunce lo confortava il pensiero che il suo sacrificio non sarebbe stato inutile. Offrendo la vita per gli uomini, li avrebbe ricondotti a Dio. Però, prima di questo, ci sarebbe stato il peso dei peccati del mondo; sulla sua anima innocente sarebbe scesa l’ombra di un dolore indescrivibile. Ma per la gioia riservatagli volle sopportare la croce e accettare la vergogna della sua morte.SU 309.2

    I discepoli non scorgevano quelle scene future. Si stava avvicinando il tempo in cui avrebbero assistito alla sua agonia. Avrebbero visto, tra le mani dei suoi nemici e inchiodato sulla croce del Calvario, colui che avevano amato e in cui avevano confidato. Presto Gesù li avrebbe lasciati privi del conforto della sua presenza visibile. Sapeva che sarebbero stati oggetto di odio e persecuzione e voleva che fossero pronti ad affrontare la prova.SU 309.3

    Gesù si trovava con i discepoli in una cittadina vicino a Cesarea di Filippo, oltre i confini della Galilea, in una regione dove prevaleva l’idolatria. I discepoli, in più stretto contatto con il paganesimo, potevano vedere le forme di superstizione diffuse in tutto il mondo e sentire maggiormente la loro responsabilità verso i pagani. Durante il suo soggiorno in questa regione, più che istruire la folla, si dedicò ai suoi discepoli.SU 309.4

    Gesù voleva parlare loro delle sofferenze future, ma preferì appartarsi in preghiera affinché il loro cuore fosse pronto a ricevere le sue parole. In seguito, prima di rivelare le sue sofferenze future, offrì loro l’occasione di confessare la loro fede per rafforzarli in vista della prova. Fece questa domanda: “Chi dice la gente che sia il Figliuol dell’uomo?” Matteo 16:13.SU 309.5

    I discepoli ammisero con tristezza che Israele non aveva riconosciuto il Messia. Alcuni avevano visto i suoi miracoli e lo avevano proclamato Figlio di Davide. Le folle sfamate a Betsaida volevano proclamarlo re d’Israele. Molti, disposti ad accoglierlo come profeta, non credevano però che fosse il Messia. Gesù chiese allora direttamente ai discepoli: “E voi, chi dite ch’io sia?” Pietro rispose: “Tu sei il Cristo, il Figliuol dell’Iddio vivente”. Matteo 16:14, 16.SU 310.1

    Sin dal principio Pietro aveva creduto in Gesù come Messia. Molti altri, convinti dalla predicazione di Giovanni Battista, avevano accettato l’Agnello di Dio. Ma poi avevano dubitato della missione di Giovanni quando l’avevano visto in prigione e decapitato; e ora si chiedevano se Gesù fosse veramente il Messia lungamente atteso. Molti discepoli che avevano aspettato con impazienza che Gesù salisse sul trono di Davide, lo abbandonarono quando videro che non aveva quell’intenzione. Ma Pietro e gli altri discepoli gli restarono fedeli. L’incostanza di coloro che prima lo acclamavano e poi lo condannavano non influì sulla fede di quell’apostolo del Cristo. Egli dichiarò: “Tu sei il Cristo, il Figliuol dell’Iddio vivente”. Non attese che il suo Signore fosse rivestito di onori regali, ma l’accettò nell’umiliazione.SU 310.2

    Pietro aveva espresso la fede dei dodici. Ma i discepoli erano ancora lontani dal comprendere la missione di Gesù. L’opposizione e le accuse dei sacerdoti e degli anziani non li avevano allontanati da lui, ma li avevano lasciati perplessi. Non vedevano chiaro davanti a sé. A causa degli insegnamenti ricevuti dai rabbini e della forza della tradizione, non riuscivano a distinguere la verità. Ogni tanto preziosi raggi di luce, provenienti da Gesù, risplendevano su loro, ma nonostante ciò brancolavano spesso nel buio. Quel giorno però, di fronte alla suprema prova della loro fede, lo Spirito Santo riposava su di loro con potenza. Per un istante il loro sguardo si volse dalle “cose che si vedono” verso quelle “che non si vedono”. 2 Corinzi 4:18. E ravvisarono, sotto le sembianze umane, la gloria del Figlio di Dio.SU 310.3

    Gesù rispose a Pietro: “Tu sei beato, o Simone, figliuol di Giona, perché non la carne e il sangue t’hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è ne’ cieli”. Matteo 16:17.SU 310.4

    La verità confessata da Pietro è il fondamento della fede. In ciò, secondo Gesù, consiste la vita eterna. Ma questa conoscenza non deve essere un motivo di vanto. Essa non fu rivelata a Pietro per una sua sapienza o per bontà personale. L’umanità non potrà mai con i soli suoi mezzi pervenire alla conoscenza delle realtà divine. “Si tratta di cose più alte del cielo... e tu che faresti? di cose più profonde del soggiorno de’ morti... come le conosceresti?” Giobbe 11:8. Solo lo Spirito di adozione ci rende capaci di discernere le cose profonde di Dio, cose “che occhio non ha vedute, e che orecchio non ha udite e che non sono salite in cuor d’uomo; Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; perché lo spirito investiga ogni cosa, anche le cose profonde di Dio”. 1 Corinzi 2:9, 10. “Il segreto dell’Eterno è per quelli che lo temono”. Salmi 25:14. Il fatto che Pietro abbia riconosciuto la gloria divina del Cristo attesta che era stato ammaestrato da Dio. Cfr. Giovanni 6:45. Gesù gli disse: “Tu sei beato, o Simone, figliuol di Giona, perché non la carne e il sangue t’hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è ne’ cieli”SU 310.5

    Gesù continuò: “E io altresì ti dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere”. Matteo 16:18. Il nome “Pietro” significa pietra, sasso che rotola. Pietro non era dunque la roccia su cui la chiesa è stata fondata. Le porte dell’Ades prevalsero su di lui quando rinnegò il Signore con giuramenti e imprecazioni. Ma la chiesa è stata fondata su colui contro il quale le porte dell’Ades non possono prevalere.SU 311.1

    Secoli prima che nascesse il Salvatore, Mosè aveva parlato della “Rocca” della salvezza d’Israele (cfr. Deuteronomio 32:4); il salmista aveva cantato alla sua “forte rocca” (cfr. Salmi 62:7); Isaia aveva scritto: “Perciò così parla il Signore, l’Eterno: Ecco, io ho posto come fondamento in Sion una pietra, una pietra provata, una pietra angolare preziosa, un fondamento solido”. Isaia 28:16. Anche Pietro, scrivendo per ispirazione, applica a Gesù questa profezia: “Se pure avete gustato che il Signore è buono. Accostandovi a lui, pietra vivente, riprovata bensì dagli uomini ma innanzi a Dio eletta e preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete edificati qual casa spirituale”. 1 Pietro 2:3-5.SU 311.2

    “Poiché nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Cristo Gesù”. 1 Corinzi 3:11. Gesù ha detto: “Su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. In presenza di Dio e di tutto l’universo, il Cristo ha fondato la sua chiesa sopra la Rocca vivente. Egli stesso è la Rocca, Egli che è stato ferito e straziato per noi. Contro la chiesa costruita su questo fondamento le porte dell’Ades non potranno prevalere.SU 311.3

    La chiesa sembrava ancora molto debole quando Gesù pronunciò queste parole. Non vi era che un pugno di credenti contro cui si sarebbero scatenate tutte le potenze del male, umane e diaboliche; ma i discepoli non dovevano temere. Fondati sulla Rocca potente non sarebbero stati travolti.SU 311.4

    Per seimila anni la fede ha costruito sul Cristo. Per seimila anni i flutti e le tempeste della collera satanica si sono accaniti contro la Rocca della nostra salvezza, ma essa è rimasta incrollabile.SU 312.1

    Pietro aveva confessato la verità che è il fondamento della fede della chiesa, per questo Gesù lo onorò come il rappresentante di tutti i credenti. Gli disse: “Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; e tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà legato ne’ cieli, e tutto ciò che avrai sciolto in terra sarà sciolto ne’ cieli”. Matteo 16:19.SU 312.2

    Le chiavi del regno dei cieli sono gli insegnamenti stessi del Cristo. Questa espressione comprende tutte le Scritture che ci sono state date dal Cristo. Le parole che indicano la via della salvezza hanno il potere di aprire o chiudere il cielo. Coloro che predicano la Parola di Dio sono un profumo di vita per la vita o di morte per la morte. La loro missione produce risultati eterni.SU 312.3

    Il Salvatore non affidò l’opera della proclamazione del Vangelo solo a Pietro. Egli ripeté più tardi quelle stesse parole a tutta la chiesa. La stessa autorità fu conferita anche ai dodici, come rappresentanti dei credenti. Se Gesù avesse dato a un solo discepolo un’autorità preminente, gli altri non avrebbero discusso a lungo per sapere chi fosse il maggiore, ma si sarebbero sottomessi alla sua volontà e avrebbero rispettato il prescelto.SU 312.4

    Non avendo nessuna intenzione di porre uno dei discepoli a capo degli altri, il Cristo disse loro: “Ma voi non vi fate chiamar Maestro... e non vi fate chiamare guide, perché una sola è la vostra guida, il Cristo”. Matteo 23:8, 10.SU 312.5

    “Il capo d’ogni uomo è Cristo”. 1 Corinzi 11:3. Dio, che ha messo ogni cosa sotto i piedi del Salvatore, “l’ha dato per capo supremo alla chiesa, che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti”. Efesini 1:22, 23. Essa deve ubbidirgli come al suo capo. La chiesa non dipende dall’uomo e non deve essere dominata da lui. Molti pretendono che la posizione di fiducia che occupano nella chiesa dia loro il diritto di definire quello che gli altri devono credere e fare. Dio non approva queste pretese. Gesù dice: “Voi siete tutti fratelli”. Matteo 23:8. Tutti sono esposti alla tentazione e soggetti all’errore. Non dobbiamo lasciarci guidare da nessun essere finito. La Rocca della fede è la presenza vivente del Cristo nella chiesa. Su di essa possono appoggiarsi tutti; ma coloro che si reputano i più forti diventano i più deboli se la loro capacità non viene dal Cristo. “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo e fa della carne il suo braccio”. Geremia 17:5. “Quanto alla Rocca, l’opera sua è perfetta”. Deuteronomio 32:4. “Beati tutti quelli che si confidano in lui!” Salmi 2:12.SU 312.6

    Dopo la confessione di Pietro, Gesù proibì ai discepoli di dire a chiunque che era il Messia. Lo proibì per l’irriducibile opposizione degli scribi e dei farisei. Il popolo e gli stessi discepoli avevano una concezione sbagliata del Messia, e se Gesù avesse reso pubblico quel titolo non avrebbero ben compreso il carattere della sua opera. Invece Egli si rivelava loro giorno dopo giorno come il Salvatore e voleva che acquistassero un concetto esatto della sua messianicità.SU 313.1

    I discepoli speravano sempre in Cristo come in un principe terreno. Pensavano che, sebbene per tanto tempo avesse nascosto le sue intenzioni, non sarebbe rimasto nella povertà e nell’ombra e presto avrebbe istituito il suo regno. Non avevano mai pensato che l’odio dei sacerdoti e dei rabbini fosse invincibile, che Gesù sarebbe stato respinto dalla sua nazione, condannato come seduttore e crocifisso come malfattore. Ma l’ora della potenza delle tenebre si stava avvicinando, e Gesù voleva che i discepoli conoscessero la lotta imminente. Il presentimento della prova lo rattristava.SU 313.2

    Non aveva ancora detto nulla ai discepoli della sua sofferenza e della sua morte. Solo nel colloquio con Nicodemo aveva alluso alla croce. “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figliuol dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna”. Giovanni 3:14, 15. Ma i discepoli non avevano udito quelle parole, e anche se le avessero udite non le avrebbero capite.SU 313.3

    Tuttavia, dopo aver ascoltato le sue parole, dopo aver contemplato le sue opere, nonostante le sue umili origini e l’opposizione dei sacerdoti e del popolo, potevano associarsi alla testimonianza di Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figliuol dell’Iddio vivente”. Era giunto il momento di sollevare il velo del futuro. “Da quell’ora Gesù cominciò a dichiarare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrir molte cose dagli anziani, dai capi sacerdoti e dagli scribi, ed esser ucciso, e risuscitare il terzo giorno”. Matteo 16:21.SU 313.4

    I discepoli ascoltavano muti per il dolore e lo stupore. Gesù aveva appena accettato la testimonianza di Pietro sulla sua divinità. L’allusione che ora faceva alle sue sofferenze e alla sua morte parve loro incomprensibile. Pietro non poté tacere. Si rivolse al Maestro, come se volesse strapparlo alla sorte da cui era minacciato, ed esclamò: “Tolga ciò Iddio, Signore; questo non ti avverrà mai”. Matteo 16:22.SU 313.5

    Pietro amava il Signore, ma Gesù non lo lodò per aver espresso il suo desiderio di risparmiargli le sofferenze. Le parole di Pietro non erano fatte per incoraggiare e consolare Gesù in vista della grande prova. Esse non erano in armonia né con il piano divino della salvezza del mondo né con l’esempio di abnegazione dato da Gesù, e potevano produrre nei discepoli uno stato d’animo opposto a quello che Gesù voleva. Per queste ragioni il Salvatore pronunciò uno dei più severi rimproveri mai usciti dalle sue labbra: “Vattene via da me, Satana; tu mi sei di scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini”. Matteo 16:23.SU 314.1

    Satana faceva il possibile per scoraggiare Gesù e distoglierlo dalla sua missione. Pietro con il suo amore cieco collaborava inconsapevolmente con lui. Il principe del male gli aveva ispirato quel pensiero e quel desiderio. Nel deserto Satana aveva offerto al Cristo il dominio del mondo, a condizione che rinunciasse a percorrere il sentiero dell’umiliazione e del sacrificio; ora rivolgeva al discepolo del Cristo la stessa tentazione. Voleva che gli occhi di Pietro contemplassero la gloria terrena, rifiutando la croce che Gesù indicava. Tramite Pietro Satana tentava ancora Gesù. Ma il Salvatore non lo ascoltò. Pensò al suo discepolo, di fronte al quale Satana si era posto per impedire che il suo cuore fosse toccato dal sacrificio del Cristo per lui. Le parole di Gesù non erano tanto dirette a Pietro quanto a colui che le aveva ispirate per separarlo dal suo Redentore. “Vattene via da me, Satana”. Gesù lo invitava a non intromettersi fra lui e il suo discepolo, affinché potesse rivelargli direttamente il mistero del suo amore.SU 314.2

    Fu un’amara lezione per Pietro che lentamente comprese che la strada del Cristo, sulla terra, passava attraverso la sofferenza e l’umiliazione. L’apostolo era riluttante a partecipare alle sofferenze del Cristo. Ma poi, davanti alla prova, avrebbe apprezzato quei momenti di dialogo. Molto tempo dopo, quando il suo corpo si era già curvato sotto il peso degli anni e delle fatiche, scriverà: “Diletti, non vi stupite della fornace accesa in mezzo a voi per provarvi, quasiché vi avvenisse qualcosa di strano. Anzi in quanto partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevene, affinché anche alla rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi giubilando”. 1 Pietro 4:12, 13.SU 314.3

    Gesù disse ai discepoli che dovevano seguire il suo esempio di abnegazione. Chiamando accanto a sé anche la folla, disse: “Se uno vuol venire dietro a me rinunzi a se stesso e prenda ogni giorno la sua croce e mi segua”. Matteo 16:24. La croce, un supplizio in uso presso i romani, era uno strumento di morte crudele e infamante. I maggiori criminali erano costretti a portare la croce sino al luogo dell’esecuzione, e resistevano disperatamente quando la si voleva porre sulle loro spalle, finché non venivano domati e lo strumento di tortura posto loro addosso. Ma Gesù invitò i suoi discepoli a prendere spontaneamente la croce e a portarla dietro a lui. Le sue parole, benché comprese solo in parte, significavano che i discepoli avrebbero dovuto affrontare le più profonde umiliazioni e persino la morte per amore del Cristo. Le parole del Salvatore esprimevano una rinuncia totale. Già Gesù l’aveva accettata per loro. Non era rimasto in cielo mentre noi eravamo perduti. Lo aveva lasciato per una vita fatta di sofferenze e insulti, fino alla morte più vergognosa. Egli, che godeva delle inestimabili ricchezze del cielo, era diventato povero affinché noi diventassimo ricchi per la sua povertà. Dobbiamo seguirlo sul sentiero che Egli ha già calcato.SU 314.4

    Crocifiggere il proprio io significa amare gli uomini per cui Cristo è morto. Ogni figlio di Dio deve considerarsi un anello della catena lanciata dal cielo per salvare il mondo; deve sentirsi unito al Cristo nel suo piano di misericordia e andare con lui alla ricerca di coloro che si sono perduti. Il cristiano deve ricordarsi che si è consacrato a Dio e che con il suo carattere deve rivelare il Cristo al mondo. L’abnegazione, la simpatia, l’amore di Gesù, devono riprodursi nella vita dei suoi discepoli.SU 315.1

    “Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per amor mio, la troverà”. Matteo 16:25. L’egoismo è morte. Nessun organo del corpo può vivere se si isola. Il cuore che cessasse di mandare sangue vitale alla mano e al capo perderebbe subito la sua forza.SU 315.2

    Come il sangue si diffonde in tutto il corpo, così l’amore del Cristo pervade tutta la chiesa. Noi siamo membra gli uni degli altri, e colui che si rifiuta di servire, muore. “E che gioverà egli a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l’anima sua? O che darà l’uomo in cambio dell’anima sua?” Matteo 16:26.SU 315.3

    Al di là della povertà e dell’umiliazione presente, Gesù mostrò ai discepoli il suo ritorno glorioso, non nello splendore di un trono terreno, ma nella gloria di Dio e delle schiere del cielo. Allora renderà a ciascuno secondo la sua opera. Poi li incoraggiò con questa promessa: “In verità io vi dico che alcuni di coloro che son qui presenti non gusteranno la morte, finché non abbian visto il Figliuol dell’uomo venire nel suo regno”. Matteo 16:28. I discepoli non compresero le sue parole. La gloria sembrava loro troppo lontana. I loro occhi guardavano più vicino: una vita nella povertà, nell’umiliazione e nella sofferenza. Avrebbero dovuto rinunciare alla consolante speranza di un regno messianico. Non avrebbero visto il loro Signore salire sul trono di Davide. Ma era possibile che il Messia dovesse vivere come un povero vagabondo, disprezzato, respinto, condannato a morte? Erano tristi perché amavano il Maestro. Dubitavano perché non potevano comprendere come il Figlio di Dio dovesse subire un’umiliazione così atroce. Come poteva rassegnarsi a un destino simile e abbandonarli in tenebre ancora più fitte di quelle che li circondavano prima che Egli si rivelasse loro?SU 315.4

    I discepoli pensavano che nella regione di Cesarea di Filippi, dove si trovavano, il Messia fosse fuori dal potere di Erode e di Caiafa, e che non avesse nulla da temere dall’odio degli ebrei e dalla potenza dei romani. Perché non continuare lì il suo ministero, lontano dai farisei? Perché esporsi alla morte? Se fosse stato ucciso, come avrebbe potuto il suo regno stabilirsi così solidamente da non essere vinto dalle porte dell’Ades? Tutto ciò era per i discepoli un vero mistero.SU 316.1

    Camminavano lungo le rive del mar di Galilea, dirigendosi verso la città in cui tutte le loro speranze sarebbero cadute. Non osavano protestare con il Cristo, ma parlavano a voce bassa del futuro. Si aggrappavano alla speranza che una circostanza imprevista scongiurasse la sventura che sembrava minacciare il loro Signore. Così, durante sei lunghi e tristi giorni, i discepoli restarono in quella condizione di dolore, dubbio, speranza e timore.SU 316.2

    Larger font
    Smaller font
    Copy
    Print
    Contents