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Patriarchi e profeti

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    Capitolo 4: Il piano della salvezza

    La caduta dell’uomo riempì di dolore ogni essere del cielo. Il mondo creato da Dio era stato deturpato dalla maledizione del peccato e sarebbe stato abitato da creature destinate alla miseria e alla morte. Per i trasgressori della legge non si intravvedeva via d’uscita. Gli angeli avevano cessato di lodare il Signore con i loro canti: ovunque si piangeva sulla rovina che il peccato avrebbe provocato.PP 47.1

    Il Figlio di Dio provò pietà per l’umanità decaduta. Le sventure di quel mondo perduto si presentavano in tutta la loro terribile realtà davanti ai suoi occhi e il suo cuore fu mosso da una compassione infinita. Ma Dio, nel suo amore, aveva previsto un piano per la salvezza dell’uomo. La trasgressione della legge divina richiedeva la morte del peccatore. Poiché essa è santa come Dio stesso, in tutto l’universo solo un essere uguale a Dio avrebbe potuto riparare all’errore dell’uomo. Il Cristo si sarebbe assunto la colpa e la vergogna del peccato: esso costituisce un’offesa così grande per un Dio santo, da separare perfino il Padre dal Figlio. Gesù avrebbe conosciuto le estreme profondità della miseria per liberare l’umanità condannata.PP 47.2

    Il Figlio di Dio intervenne presso il Padre, nonostante la colpevolezza dell’uomo: le creature del cielo aspettavano con grande ansia l’esito di questo incontro. Quel misterioso colloquio, il “consiglio di pace” (cfr. Zaccaria 6:13) per la salvezza umana, durò a lungo. Dio aveva previsto una soluzione al peccato ancora prima della creazione della terra: il Cristo cioè “...l’Agnello che è stato immolato...” (Apocalisse 13:8); tuttavia, era difficile anche per il Re dell’universo offrire il proprio Figlio per gli uomini colpevoli. Ma “Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”. Giovanni 3:16. Questo è il mistero della salvezza: l’amore di Dio per un mondo che non lo ha amato. Chi può penetrare la profondità di un amore che supera ogni comprensione? Per tutta l’eternità le menti degli esseri immortali, meravigliate e confuse, cercheranno di comprendere il mistero di quell’amore infinito.PP 47.3

    Gesù avrebbe rivelato la natura del Padre. Egli “riconciliava con sé il mondo in Cristo...”. 2 Corinzi 5:19. L’uomo era stato così condizionato dal peccato che con le proprie forze non sarebbe mai riuscito a ricostruire un rapporto di armonia con Dio, la cui essenza è integrità e bontà. Ma il Cristo, dopo averlo liberato dalla condanna della legge, avrebbe sostenuto la volontà dell’uomo con la forza che proviene da Dio. I discendenti di Adamo sarebbero potuti diventare ancora una volta “figliuoli di Dio” (1 Giovanni 3:2), attraverso il pentimento nei confronti di Dio e la fede in Cristo.PP 47.4

    La sola soluzione che poteva garantire la salvezza dell’uomo doveva coinvolgere tutte le creature del cielo: essa implicava un sacrificio infinito. Quando il Cristo presentò agli angeli il piano della salvezza, non se ne rallegrarono: avevano compreso infatti che ciò avrebbe richiesto un prezzo immenso a colui che li guidava ed essi lo amavano. Con angoscia e meraviglia ascoltarono dalla sua voce la decisione di lasciare la perfezione e la pace del cielo, la gioia, la gloria e l’immortalità per andare a vivere sulla terra, così degradata, esponendosi alla tristezza, alla vergogna e alla morte. Gesù si sarebbe posto tra il colpevole e la sua condanna; tuttavia, pochi lo avrebbero accolto come Figlio di Dio. Avrebbe lasciato la sua elevata posizione di Sovrano del cielo per scendere sulla terra, umiliandosi come un uomo qualunque. Attraverso questa esperienza Egli avrebbe conosciuto la sofferenza e le tentazioni che l’umanità doveva affrontare. Ciò era necessario perché gli avrebbe permesso di aiutare gli esseri umani sottoposti alle tentazioni. Cfr. Ebrei 2:18. Una volta terminata questa sua opera, sarebbe stato abbandonato nelle mani dei malvagi e avrebbe subito tutti gli insulti e le torture che Satana avrebbe loro suggerito. Sarebbe morto nella maniera più crudele, inchiodato tra il cielo e la terra, come un colpevole; avrebbe trascorso lunghe ore di angoscia, così terribili che gli angeli, non sopportando di assistere a tanto strazio, sarebbero stati costretti a distogliere lo sguardo. Avrebbe dovuto affrontare una profonda sofferenza: sarebbe stato privato del sostegno del Padre proprio nel momento in cui doveva portare su di sé l’insopportabile responsabilità del male, un peso grande quanto il mondo intero.PP 48.1

    Le creature del cielo si prostrarono ai piedi del loro Signore, offrendo se stessi come sacrificio per l’uomo: ma la vita di un angelo non poteva pagare il debito; solo colui che aveva creato l’uomo poteva salvarlo. Tuttavia, gli angeli avrebbero avuto anch’essi una parte nel piano della salvezza. Il Cristo si sarebbe abbassato fino a diventare “...di poco inferiore agli angeli...” (Ebrei 2:9); incarnando la natura umana, ne avrebbe rivestito tutta la fragilità. Dunque avrebbe avuto bisogno degli angeli perché lo incoraggiassero e lo sostenessero nella morsa del dolore. Nel corso della storia, inoltre, essi avrebbero aiutato i credenti nel loro cammino verso la salvezza (cfr. Ebrei 1:14), proteggendoli dagli angeli malvagi e dagli ostacoli che Satana avrebbe continuamente posto davanti a loro.PP 48.2

    Gli angeli sarebbero stati testimoni dell’agonia e dell’umiliazione del loro Signore: addolorati e sdegnati, avrebbero desiderato con tutto il cuore di liberarlo dalle mani dei suoi assassini. Tuttavia, non avrebbero potuto impedire che la vita del Messia avesse il suo terribile esito. Nel piano della salvezza era previsto che il Cristo soffrisse il disprezzo e la violenza di un’umanità corrotta: Egli accettò tutto questo nel momento in cui divenne il Salvatore degli uomini.PP 49.1

    Gesù assicurò agli angeli che la sua morte avrebbe salvato molti uomini. Satana, il responsabile della sofferenza e della morte, sarebbe stato sconfitto; il regno che l’uomo aveva perso a causa della sua trasgressione sarebbe stato restaurato. Il Figlio di Dio vi avrebbe abitato per sempre insieme ai suoi fedeli. Una volta eliminati il male e i malvagi, vi sarebbe stata pace in cielo e in terra.PP 49.2

    Gesù chiese dunque agli angeli di aderire a quel piano, perché il Padre stesso lo aveva accettato. Egli desiderava che tutto questo fosse un motivo di gioia: tramite la sua morte, gli uomini, sebbene peccatori, si sarebbero potuti riconciliare con Dio.PP 49.3

    Allora in cielo si diffuse una gioia immensa. La prospettiva di un mondo redento, glorioso e felice offuscò in Gesù la visione del suo terribile sacrificio. Nelle corti del cielo echeggiarono le note del canto che sarebbe risuonato un giorno sulle colline di Betlemme: “Gloria a Dio nei luoghi altissimi, pace in terra fra gli uomini ch’Egli gradisce!” Luca 2:14. Con una gioia ancora più grande di quella provata alla creazione del mondo “le stelle del mattino cantavan tutte assieme e tutti i figli di Dio davan in gridi di giubilo”. Giobbe 38:7.PP 49.4

    L’uomo venne a conoscenza del piano della salvezza per la prima volta quando ascoltò la sentenza pronunciata nel giardino dell’Eden contro Satana. Il Signore dichiarò: “E io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo, e tu le ferirai il calcagno”. Genesi 3:15. Quelle parole ebbero per i nostri progenitori il significato di una promessa. Esse preannunciavano infatti il conflitto che avrebbe opposto l’uomo a Satana e dichiaravano che un giorno il potere del male sarebbe stato infranto. Adamo ed Eva erano come dei colpevoli in attesa della sentenza davanti a un giudice giusto. Prima di ascoltare le parole che avrebbero segnato il loro destino di fatica e sofferenza, prima di udire il decreto che li avrebbe condannati a tornare polvere, essi ricevettero parole di speranza. Benché fossero destinati al dolore, a causa di Satana, gli uomini avrebbero infine potuto assistere alla vittoria definitiva del bene sul male.PP 49.5

    Satana comprese che tra lui e la donna, tra la sua discendenza e quella di lei sarebbe nata una vera e propria ostilità e che i suoi sforzi, per degradare la natura umana, sarebbero stati ostacolati e in qualche modo, l’uomo avrebbe potuto resistergli. Tuttavia, quando il piano della salvezza fu rivelato nei dettagli, Satana e i suoi angeli gioirono. La caduta dell’uomo, che essi stessi avevano provocato, avrebbe costretto il Figlio di Dio ad abbandonare la sua eccelsa posizione, per assumere la natura umana. Forte di questa sua prima vittoria, Lucifero dichiarò che avrebbe impedito la salvezza degli uomini e sconfitto il Messia, quando Egli sarebbe venuto sulla terra.PP 50.1

    Con grande chiarezza, gli angeli del cielo presentarono ai nostri progenitori il piano preparato per la loro salvezza, assicurando loro che nonostante il grave peccato commesso, non sarebbero stati abbandonati a Satana. Il Figlio di Dio, infatti, avrebbe offerto la propria vita per cancellare i loro errori. Il pentimento e la fede avrebbero permesso loro di essere ancora una volta figli di Dio.PP 50.2

    Il sacrificio richiesto dalla trasgressione rivelò ad Adamo ed Eva il carattere sacro della legge di Dio. Essi compresero per la prima volta la gravità della propria colpa e le sue terribili conseguenze. Angosciati e pentiti, implorarono che gli effetti del male non ricadessero su colui che con amore aveva offerto loro la felicità: preferivano subire essi stessi quella condanna.PP 50.3

    Ma la legge dell’Eterno è il fondamento del suo governo, sia in cielo sia in terra; la vita di un angelo non è sufficiente a espiarne la violazione. Nessuna di quelle prescrizioni poteva essere cambiata o abrogata per annullare l’errore. Solo il Figlio di Dio, che aveva creato l’uomo, poteva offrire una soluzione per la loro colpa. Come la trasgressione di Adamo aveva portato infelicità e morte, così il sacrificio del Cristo avrebbe portato vita e immortalità.PP 50.4

    Come il genere umano, anche la terra si trovava ora sotto l’influsso di Satana: anch’essa doveva essere ristabilita nella sua condizione originaria attraverso il piano della salvezza. In origine, Adamo ebbe il dominio del mondo: tuttavia, quando cedette alla tentazione, questa cadde sotto il potere di Satana “...Giacché uno diventa schiavo di ciò che l’ha vinto”. 2 Pietro 2:19. Quando l’uomo cadde nella schiavitù del male, il suo regno passò al vincitore: Satana divenne “L’iddio di questo secolo”. 2 Corinzi 4:4. Egli usurpò il dominio che era stato affidato ad Adamo. Accettando, tramite il suo sacrificio, di scontare la pena del peccato, il Cristo non solo avrebbe salvato l’uomo, ma anche recuperato il potere. Ciò che aveva perso il primo Adamo sarebbe stato riconquistato dal secondo.PP 50.5

    Il profeta Michea afferma: “E tu, torre del gregge, colle della figliuola di Sion, a te verrà, a te verrà l’antico dominio...”. Michea 4:8. L’apostolo Paolo evidenzia il “...Pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione...”. Efesini 1:14. Dio creò la terra perché fosse abitata da persone integre e felici. “...L’Eterno che ha creato i cieli, l’Iddio che ha formato la terra, l’ha fatta, l’ha stabilita, non l’ha creata perché rimanesse deserta, ma l’ha formata perché fosse abitata...”. Isaia 45:18. Tutto questo si realizzerà quando la terra sarà rinnovata dalla potenza divina e verrà liberata dal male e dalla sofferenza: allora essa sarà, per sempre, la dimora dei salvati. “I giusti erederanno la terra e l’abiteranno in perpetuo”. Salmi 37:29. “E non ci sarà più alcuna cosa maledetta; in essa sarà il trono di Dio e dell’Agnello”. Apocalisse 22:3.PP 51.1

    Prima della caduta, Adamo poteva comunicare in modo libero e diretto con il suo Creatore: quando il peccato lo separò da Dio, la frattura fu così profonda che solo l’intervento di Gesù poteva risanarla. Il suo sacrificio permise all’uomo, nonostante tutto, di ricevere le benedizioni divine e la salvezza. Poiché l’umanità aveva perso la possibilità di comunicare con Dio, Egli stesso ripristinò la relazione interrotta, tramite il Cristo e gli angeli.PP 51.2

    Adamo ricevette la rivelazione di alcuni dei momenti più importanti della storia dell’umanità, a partire dalla caduta: apprese che la terra sarebbe stata distrutta dal diluvio e il suo sguardo arrivò fino al tempo in cui Gesù, il Figlio di Dio, sarebbe venuto sulla terra per la prima volta. Adamo vide inoltre che molti avrebbero scelto di vivere nel male, piuttosto che pentirsi e ubbidire: nonostante l’immenso valore del sacrificio del Cristo in vista della salvezza. Con l’avvicendarsi delle generazioni la corruzione sarebbe aumentata e le conseguenze dell’errore sarebbero diventate sempre più gravi per gli uomini, gli animali e la terra. Il male avrebbe accorciato l’esistenza del genere umano, ne avrebbe ridotto la statura fisica, le capacità di resistenza e la forza morale e intellettuale, fino a riempire il mondo di miseria. Cedendo agli impulsi e alle passioni, l’uomo sarebbe diventato insensibile alle grandi verità del piano della salvezza. Tuttavia il Cristo, fedele alla decisione che lo aveva spinto ad abbandonare il cielo, avrebbe continuato a interessarsi all’uomo, invitandolo ad affidare al suo sostegno ogni debolezza e insufficienza. Egli avrebbe offerto il suo aiuto a tutti coloro che avrebbero creduto in lui: tuttavia, pochi sarebbero riusciti a preservare il loro legame con Dio, restando fedeli nonostante la corruzione dilagante.PP 51.3

    Le offerte simboliche e i sacrifici furono stabiliti da Dio per costituire un richiamo costante alla memoria dell’uomo, un riconoscimento di colpevolezza e una confessione di fede nel Messia promesso. Il loro scopo era presentare alle coscienze una solenne verità: il peccato ha provocato la morte. Per Adamo, l’offerta del primo sacrificio fu una cerimonia estremamente penosa. La sua mano doveva distruggere la vita, che solo Dio poteva dare. Fu la prima volta in cui egli assistette alla morte. Sapeva che se avesse ubbidito a Dio essa non sarebbe mai esistita, né per gli uomini né per gli animali. Quando uccise la vittima innocente, egli tremò al pensiero che la sua colpa avrebbe causato l’uccisione dell’Agnello di Dio. Quella scena gli diede l’immediata, profonda consapevolezza della gravità della sua trasgressione: niente, al di fuori della morte del Figlio di Dio, poteva espiarla. L’uomo rimase allora confuso e stupito di fronte a quell’immensa bontà, che era pronta a pagare un prezzo così grande per salvare gli uomini colpevoli: una speranza illuminò il suo futuro così oscuro e terribile. Si sentì sollevato e l’amara disperazione in cui era caduto lo abbandonò.PP 52.1

    Il piano della salvezza aveva tuttavia una finalità ancora più ampia e importante: il Cristo infatti non venne sulla terra solo per salvare l’umanità. Il suo sacrificio non era destinato unicamente a far comprendere agli abitanti di questo piccolo pianeta il vero significato della legge di Dio: Egli voleva difendere la natura e il carattere di Dio davanti a tutto l’universo. Egli pensava a questo obiettivo — all’influsso della sua azione sugli esseri intelligenti degli altri mondi e sull’uomo — quando disse, poco prima della sua crocifissione: “Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo; e io, quando sarò innalzato dalla terra, trarrò tutti a me”. Giovanni 12:31, 32. Il sacrificio di Gesù — la sua morte per la salvezza dell’umanità — da un lato avrebbe restituito all’uomo la possibilità di instaurare una relazione con il Creatore, dall’altra avrebbe giustificato davanti a tutto l’universo l’atteggiamento di Dio e di suo Figlio nei confronti della ribellione di Satana, attestando il valore permanente della legge. Il sacrificio del Cristo doveva rivelare infatti la natura e le conseguenze del peccato.PP 52.2

    Fin dal principio, era nato un aspro conflitto intorno alla legge. Satana aveva cercato di dimostrare che Dio era ingiusto, che i suoi comandamenti erano imperfetti e dovevano essere modificati per il bene dell’universo. Attaccando la validità della legge, egli pensava di abbattere l’autorità del suo ideatore, di Dio stesso. In quella controversia, era necessario chiarire se gli statuti divini fossero ingiusti, e quindi suscettibili di cambiamento, oppure perfetti e immutabili.PP 52.3

    Quando Satana fu cacciato dal cielo, decise di fare della terra il proprio regno. Nel momento in cui riuscì a ingannare Adamo ed Eva, pensò di essere diventato il padrone di questo mondo perché — disse — essi lo avevano scelto come loro sovrano. Affermava infatti che Dio non poteva perdonare i colpevoli: quindi, era giusto che egli avesse piena e assoluta autorità sull’umanità decaduta e che gli venisse attribuita la sovranità del mondo. Ma Dio offrì il suo amato Figlio — uno simile a lui — perché portasse la colpa della trasgressione. Gesù avrebbe offerto all’uomo la possibilità di riconquistare il favore divino e ritornare nella dimora dell’Eden. Il Cristo si impegnò a salvare l’uomo e a liberare il mondo dal potere di Satana. L’aspro conflitto iniziato in cielo avrebbe avuto il suo epilogo decisivo proprio sulla terra, sul terreno che Satana rivendicava come proprio.PP 53.1

    L’umiliazione che Gesù avrebbe subito per l’umanità perduta stupì l’universo intero. Colui che aveva percorso ogni pianeta e ogni stella, che costituiva il fondamento del benessere di tutte le creature, aveva accettato di abbandonare una posizione così importante per assumere la natura umana: tutto ciò costituiva un mistero che gli abitanti dei mondi non decaduti desideravano comprendere. Quando Gesù venne sulla terra, come un essere mortale, tutti seguirono con intenso interesse l’esperienza dolorosa che lo portò dalla mangiatoia al Calvario.PP 53.2

    Le creature del cielo assistettero agli insulti e alle ingiurie che colpirono il Messia e riconobbero che Satana ne era l’istigatore. Seguirono il cammino del Cristo, attraverso tutti gli ostacoli che fu costretto a superare e videro l’azione di Satana tesa a colpire, tormentare e opprimere l’umanità. Capirono che Gesù lottava per vincere. Assistettero alla battaglia tra il bene e il male, che diventava sempre più aspra. Quando il Cristo morente gridò sulla croce: “È compiuto” (Giovanni 19:30), l’universo intero esplose in un grido di trionfo, che percorse tutto il cielo. La lunga lotta era ormai terminata: il Cristo aveva vinto. La sua morte aveva dimostrato la pienezza dell’amore del Padre e del Figlio per l’uomo, un amore così grande da spingersi fino all’estremo sacrificio. Satana si era rivelato per quello che era: un bugiardo e un assassino. Ormai era evidente che, se gli fosse stato permesso, avrebbe manifestato lo stesso spirito con cui aveva guidato gli uomini che erano in suo potere anche per controllare le creature del cielo. Tutti gli esseri dell’universo dichiararono all’unisono la loro fedeltà al governo divino.PP 53.3

    Se la legge di Dio non fosse stata immutabile, il sacrificio del Cristo non sarebbe stato necessario. Il fatto che Gesù abbia deciso di offrire la sua vita per l’uomo, dimostra che la legge divina non può assolvere il colpevole: la conseguenza del peccato è la morte. Quando il Cristo morì, il destino di Satana fu segnato per sempre. Se la legge fosse stata abolita alla croce, come molti sostengono, l’agonia e la morte del Figlio di Dio sarebbero valse solo a dare a Satana ciò che egli desiderava. Il principe del male avrebbe vinto e le sue accuse contro il governo divino sarebbero rimaste immutate con tutto il loro peso.PP 54.1

    Ma il fatto che lo stesso Figlio di Dio abbia subìto le conseguenze delle trasgressioni dell’uomo per tutte le creature intelligenti è un importante argomento in favore dell’immutabilità della legge. La croce afferma che Dio è giusto, misericordioso e pronto al sacrificio e che nella sua autorità Egli concilia clemenza e giustizia infinite.PP 54.2

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