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Patriarchi e profeti

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    Capitolo 71: Il peccato e il pentimento di Davide

    La Bibbia non si dilunga affatto nel lodare gli uomini, tanto che perfino le virtù di quelli migliori sono riferite con poche parole. Questo silenzio non è casuale, anzi costituisce una lezione precisa: tutte le buone qualità che gli uomini possiedono sono dono di Dio e le loro buone azioni sono compiute attraverso il Cristo per mezzo della grazia di Dio. Tutto, dalla gloria per ciò che siamo e facciamo, appartiene a Dio e a lui solo. Gli uomini sono solo strumenti nelle sue mani. Inoltre tutta la storia biblica ci insegna che è pericoloso lodare ed esaltare l’uomo, perché chi dimentica di dipendere interamente da Dio, e confida nelle sue forze, andrà incontro a un sicuro fallimento L’uomo, in realtà, contende con nemici che sono più forti di lui. “Il combattimento nostro non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità che sono nei luoghi celesti”. Efesini 6:12. È impossibile sostenere la lotta con le nostre sole forze e tutto ciò che fa allontanare il pensiero da Dio, che induce all’autonomia, all’esaltazione costituisce il sicuro preludio della rovina. La Bibbia insegna a diffidare delle facoltà umane e incoraggia a confidare nella potenza divina.PP 599.1

    Furono proprio l’autosufficienza e l’esaltazione a favorire il peccato di Davide. L’adulazione, i sottili allettamenti del potere, l’indulgenza per le proprie passioni e i contatti con i popoli vicini, non mancarono di avere un effetto negativo su di lui. Secondo il costume prevalente tra i re orientali, il sovrano poteva commettere gli stessi crimini per i quali i sudditi venivano puniti, senza però incorrere nelle stesse conseguenze. Tutto ciò tendeva a indebolire la sensibilità di Davide per la gravità del peccato. E così, invece di confidare con umiltà nella potenza dell’Eterno, cominciò a contare sulla propria saggezza e potenza. Non appena Satana riesce a separare l’uomo da Dio, l’unica fonte di forza, cerca di suscitare i desideri impuri della natura carnale dell’uomo. Il nemico non compie la sua opera in maniera brusca e allarmante, ma mina segretamente i princìpi morali fondamentali. Tutto inizia con apparenti piccolezze: trascurare di essere fedeli a Dio e confidare interamente in se stessi per poi seguire le abitudini e i costumi mondani.PP 599.2

    Davide si ritirò a Gerusalemme lasciando l’esercito a Joab, prima ancora che la guerra con gli ammoniti terminasse. I siriani erano già stati sottomessi e si delineava con certezza la completa disfatta degli ammoniti. Il re viveva tra gli onori procurati dalle vittorie e dal suo saggio modo di governare. E proprio ora che era tranquillo e non esercitava un’attenta vigilanza, il tentatore ne approfittò per occupare la sua mente. La grande attenzione di Dio per Davide, i grandi favori che gli aveva concesso avrebbero dovuto costituire le motivazioni più forti per rendere il suo carattere irreprensibile. Ma in quel periodo di rilassamento e di sicurezza, Davide cessò di confidare in Dio, cedette a Satana macchiandosi di gravi colpe. Egli che era stato nominato dal cielo guida della nazione, eletto da Dio per osservare la sua legge, calpestò quegli stessi precetti. Egli che avrebbe dovuto intimorire i malvagi, li incoraggiò con le sue opere.PP 600.1

    Nel passato Davide, consapevole della propria integrità, davanti ai pericoli si era affidato a Dio. Il Signore lo aveva guidato liberandolo dalle trappole che gli erano state tese. Ma ora, che era colpevole e impenitente, non chiese la guida e l’aiuto divini e cercò di liberarsi da solo delle conseguenze pericolose che il suo peccato comportava. Bath-Sheba, la cui bellezza fatale costituì una trappola per il re, era moglie di Uria l’itteo, uno degli ufficiali più fedeli e più coraggiosi di Davide. Se quel crimine fosse stato reso noto, nessuno ne avrebbe potuto valutare le conseguenze. La legge di Dio considerava l’adultero colpevole di morte e quel fiero soldato, così ingiustamente svergognato, avrebbe potuto vendicarsi, togliendo la vita al re o incitando la nazione alla rivolta.PP 600.2

    Ogni sforzo che Davide compì per tenere segreta la sua colpa si dimostrò inutile. Il re, in balia di Satana e circondato dal pericolo, presagiva un disonore più amaro della morte. Vedeva solo una via di uscita e nella sua disperazione si affrettò ad aggiungere l’assassinio all’adulterio.PP 600.3

    Colui che aveva portato Saul alla rovina cercava ora di trascinarvi Davide. Per quanto si trattasse di tentazioni diverse, entrambe portavano alla trasgressione della legge di Dio. Davide pensava che se Uria fosse stato ucciso dai nemici in battaglia la colpa di quella morte non sarebbe stata attribuita al re e Bath-Sheba avrebbe potuto diventare sua moglie, fugando i sospetti e preservando l’onore del re.PP 600.4

    Uria fu messaggero della propria condanna a morte: la lettera del re che lui stesso portò a Joab ordinava: “Ponete Uria al fronte, dove più ferve la mischia; poi ritiratevi da lui, perché egli resti colpito e muoia”. 2 Samuele 11:15. Anche Joab, non esitando a ubbidire all’ordine del re, si macchiò della colpa di quell’inutile assassinio, e così Uria cadde sotto la spada degli ammoniti. Prima di allora Davide aveva governato come pochi: di lui è scritto che regnò “...facendo ragione e amministrando la giustizia a tutto il popolo”. 2 Samuele 8:15. Con il suo comportamento onesto aveva conquistato la fiducia e la fedeltà del popolo. Ma quando si allontanò da Dio, e cedette al male, divenne temporaneamente un agente di Satana. Occupando ancora la posizione autorevole che Dio gli aveva dato, pretese un’ubbidienza che avrebbe messo in pericolo l’anima di chi lo avrebbe ascoltato. Joab, che aveva stipulato un’alleanza più con il re che con Dio, trasgredì la legge divina semplicemente perché il sovrano glielo ordinava.PP 600.5

    L’autorità di Davide proveniva da Dio e doveva essere esercitata solo in armonia con la legge divina. Ubbidire a ordini contrari a questa legge significava peccare. “Non v’è autorità se non da Dio” (Romani 13:1), ma l’ubbidienza non ci deve portare a opporci alla legge di Dio. L’apostolo Paolo scrivendo ai corinzi enuncia il principio che deve guidarci: “Siate miei imitatori” dice, “come anch’io lo sono di Cristo”. 1 Corinzi 11:1.PP 601.1

    Davide ricevette un resoconto dell’esecuzione del suo ordine, così ben studiata da non coinvolgere né Joab né il re stesso. Joab “diede al messo quest’ordine: Quando avrai finito di raccontare al re tutto quello che è successo nella battaglia, se il re va in collera... tu digli ancora: Il tuo servo Uria lo Hitteo è morto anch’egli. Il messo dunque partì; e, giunto, riferì a Davide tutto quello che Joab l’aveva incaricato di dire”. 2 Samuele 11:19-22.PP 601.2

    Il re rispose: “Dirai così a Joab: Non ti dolga quest’affare; poiché la spada or divora l’uomo ed ora l’altro; rinforza l’attacco contro la città, e distruggila. E tu fagli coraggio”. 2 Samuele 11:25.PP 601.3

    Dopo che Bath-Sheba ebbe osservato i giorni del lutto previsto per il marito, “Davide la mandò a cercare e l’accolse in casa sua. Ella divenne sua moglie”. 2 Samuele 11:27. Un tempo, animato da una coscienza sensibile e da un grande senso dell’onore, Davide, pur essendo in pericolo di vita, non aveva alzato la mano sull’unto dell’Eterno. Ora cadeva talmente in basso da assassinare uno dei suoi soldati più fedeli e valorosi, nella speranza di godere indisturbato le conseguenze del suo peccato. Ecco com’era cambiato il suo carattere che sembrava incorruttibile come l’oro più lucente!PP 601.4

    Sin dall’inizio Satana ha indotto l’uomo alla trasgressione, presentandogli possibili vantaggi. Così sedusse gli angeli e fece peccare Adamo ed Eva, e così fa allontanare folle intere dalla volontà di Dio. “Vi è tal via che all’uomo par dritta, ma finisce col menare alla morte”. Proverbi 14:12. Come sono felici coloro che dopo essersi avventurati per quella strada e aver provato come siano amari i frutti del peccato, se ne allontanano in tempo! Dio con misericordia non abbandonò Davide alle lusinghe ingannatrici dei vantaggi del peccato che lo avrebbero portato a una completa rovina. Era necessario che Dio intervenisse per amore d’Israele. Con il passare del tempo il peccato di Davide per la sua relazione con Bath-Sheba, divenne di dominio pubblico e nacquero i sospetti che egli avesse voluto la morte di Uria. Tutto ciò disonorava il Signore, che aveva favorito e glorificato Davide. Il peccato del re dava un’immagine falsa del carattere di Dio gettando discredito sul suo nome. Tutto ciò tendeva a indebolire la religiosità fra il popolo e ad affievolire in molti l’avversione per il peccato, mentre coloro che non amavano né temevano Dio erano incoraggiati alla trasgressione.PP 601.5

    Il profeta Nathan ricevette l’ordine di portare a Davide un messaggio di rimprovero terribilmente severo. A pochi sovrani era possibile annunciare un messaggio simile senza perdere la vita. Nathan seppe dare la sentenza divina non solo senza indietreggiare, ma animato da quella saggezza necessaria per attrarre le simpatie del re, ne risvegliò la coscienza e fece pronunciare dalle sue stesse labbra la sentenza di morte. Rivolgendosi a Davide come garante dei diritti del suo popolo e nominato da Dio, il profeta raccontò una storia di malvagità e oppressione che esigeva la riparazione del torto.PP 602.1

    “V’erano due uomini nella stessa città” disse “uno ricco e l’altro povero. Il ricco aveva pecore e buoi in grandissimo numero; ma il povero non aveva nulla, fuorché una piccola agnellina ch’egli avea comprata e allevata; essa gli era cresciuta in casa insieme ai figliuoli, mangiando il pane di lui, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; ed essa era per lui come una figliuola. Or essendo arrivato un viaggiatore a casa dell’uomo ricco, questi, risparmiando le sue pecore e i suoi buoi, non ne prese per preparare un pasto al viaggiatore ch’era capitato da lui; ma pigliò l’agnella di quel povero uomo, e ne fece delle vivande per colui che gli era venuto in casa. Allora l’ira di Davide s’accese fortemente contro quell’uomo, e disse a Nathan: Com’è vero che l’Eterno vive, colui che ha fatto questo merita la morte; e pagherà quattro volte il valore dell’agnella, per aver fatto una tal cosa e non aver avuto pietà”. 2 Samuele 12:1-6.PP 602.2

    Nathan guardò il re negli occhi e alzando la mano al cielo, dichiarò solennemente: “Tu sei quell’uomo”. 2 Samuele 12:7. “Perché dunque” continuò “hai tu disprezzata la parola dell’Eterno facendo ciò ch’è male agli occhi suoi?” 2 Samuele 12:9. Il colpevole può tentare, come fece Davide, di nascondere il suo crimine agli uomini, seppellendo per sempre le sue azioni malvage; ma “tutte le cose sono nude e scoperte dinanzi agli occhi di Colui al quale abbiam da render ragione”. Ebrei 4:13. “Non v’è niente di nascosto che non abbia ad essere scoperto, né di occulto che non abbia a venire a notizia”. Matteo 10:26. Nathan continuò: “...Così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Io t’ho unto re d’Israele e t’ho liberato dalle mani di Saul... Perché dunque hai tu disprezzata la parola dell’Eterno, facendo ciò che è male agli occhi suoi? Tu hai fatto morire colla spada Uria lo Hitteo, hai preso per tua moglie la moglie sua, e hai ucciso lui con la spada dei figliuoli di Ammon. Or dunque la spada non si allontanerà mai dalla tua casa. Ecco, io sto per suscitare contro di te la sciagura della tua stessa casa, e prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un tuo prossimo... Poiché tu l’hai fatto in segreto; ma io farò questo davanti a tutto Israele e in faccia al sole”. 2 Samuele 12:7, 9-12.PP 602.3

    Il rimprovero del profeta toccò il cuore di Davide, risvegliando la sua coscienza; e davanti a quella colpa, che gli apparve in tutta la sua gravità, si prostrò pentito davanti al Signore, dicendo con timore: “Ho peccato contro l’Eterno”. 2 Samuele 12:13.PP 603.1

    Tutto il male compiuto verso gli altri, al di là di colui che è stato offeso, colpisce Dio. Davide aveva commesso un grave peccato, di cui avvertiva profondamente il peso, sia verso Uria sia nei riguardi di Bath-Sheba. Ma il peccato contro Dio era infinitamente maggiore.PP 603.2

    Per quanto non vi fosse nessuno in Israele che potesse eseguire la sentenza di morte dell’unto del Signore, Davide tremava per paura che la sua colpa non fosse perdonata e dovesse essere colpito dal giudizio di Dio. Ma il profeta gli dette questo messaggio: “...L’Eterno ha perdonato il tuo peccato; tu non morrai”. 2 Samuele 12:13. Per salvaguardare la giustizia, la sentenza di morte, conseguenza del suo peccato, venne trasferita da Davide al bambino. Quindi mentre il re ebbe la possibilità di pentirsi, la sofferenza e la morte del bambino che costituiva una parziale punizione, fu un’esperienza molto più amara di quanto avrebbe potuto essere la sua stessa morte. Il profeta, infatti, aveva detto: “Nondimeno, siccome facendo così hai tu data ai nemici dell’Eterno ampia occasione di bestemmiare, il figliuolo che t’è nato dovrà morire”. 2 Samuele 12:14.PP 603.3

    Quando il bambino venne colpito, Davide digiunò e fu profondamente umiliato. Spogliatosi degli abiti regali e della corona, giaceva ogni notte a terra, e con il cuore infranto dal dolore intercedeva per quell’innocente che soffriva per la sua colpa. “Gli anziani della sua casa insistettero presso di lui perché egli si levasse da terra; ma non volle”. 2 Samuele 12:17. Spesso, quando dei giudizi erano stati pronunciati su città o su persone, che poi si erano umiliate e pentite, la minaccia era stata allontanata e il Dio misericordioso, pronto a perdonare, aveva inviato dei messaggeri di pace. Incoraggiato da questo pensiero, Davide perseverò nelle sue preghiere per tutto il tempo in cui il piccolo rimase in vita; e alla notizia della morte si sottomise serenamente al decreto di Dio. La prima conseguenza di quella condanna, che Davide stesso riteneva giusta, era caduta su di lui, ma la fiducia nella misericordia di Dio gli fu di grande consolazione.PP 603.4

    Molti di coloro che leggono la storia del peccato di Davide si chiedono come mai questo episodio sia stato reso pubblico; perché Dio abbia ritenuto opportuno manifestare al mondo l’errore di un uomo che proprio lui aveva onorato. Rimproverando Davide per il suo peccato, il profeta affermò: “...Facendo così tu hai data ai nemici dell’Eterno ampia occasione di bestemmiare...”. 2 Samuele 12:14. Le future generazioni infedeli avrebbero ricordato questo errore di Davide, esclamando con derisione e soddisfazione: “Questo è l’uomo secondo il cuore di Dio!” Avrebbe rappresentato un’offesa per la religione. Dio e la sua Parola sarebbero stati bestemmiati, l’incredulità avrebbe indurito i cuori e molti, sotto l’apparenza della pietà, sarebbero diventati i peccatori più sfacciati.PP 604.1

    La storia di Davide non è affatto di incoraggiamento nei confronti del peccato. Quando seguiva la volontà di Dio, veniva chiamato “l’uomo secondo il cuore di Dio” e quando peccava, cessava di essere leale nei confronti dell’Eterno e poi ritornava a lui attraverso il pentimento. La Parola di Dio dichiara con franchezza: “...Quello che Davide avea fatto dispiacque all’Eterno”. 2 Samuele 11:27. E il Signore tramite il profeta disse a Davide: “Perché dunque hai tu disprezzata la Parola dell’Eterno, facendo ciò che è male agli occhi suoi?... Or dunque la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, giacché tu m’hai disprezzato”. 2 Samuele 12:9, 10.PP 604.2

    Sebbene Davide si fosse pentito del peccato e fosse stato perdonato e accettato dal Signore, raccolse i frutti di ciò che lui stesso aveva seminato. I giudizi che caddero su di lui e sulla sua famiglia testimoniano che Dio non tollerava il peccato.PP 604.3

    Prima di allora il Signore aveva accordato le sue benedizioni, proteggendo Davide da tutti i complotti dei nemici e agendo direttamente su Saul per frenarlo. Quel peccato aveva mutato il suo rapporto con Dio. Il Signore non poteva in nessun modo né sanzionare il male, né esercitare la sua autorità per proteggere Davide dalle conseguenze del suo peccato come lo aveva protetto dalla malvagità di Saul.PP 604.4

    Davide era molto cambiato. La consapevolezza del peccato commesso, e delle sue future conseguenze, ne aveva infranto l’orgoglio. Si sentiva umiliato davanti ai suoi sudditi e la sua autorità ne risultò indebolita. La sua prosperità era stata sino ad allora attribuita all’ubbidienza consapevole dei comandamenti del Signore. Ma ora che i sudditi avevano saputo del suo peccato sarebbero stati indotti più facilmente a peccare. Ne risultarono indebolite l’autorità nella sua famiglia e il rispetto e l’ubbidienza dei suoi figli.PP 604.5

    Quando avrebbe dovuto condannare il peccato, il suo senso di colpa lo induceva al silenzio, e ciò gli impediva di amministrare la giustizia come prima. Il suo cattivo esempio influì sui figli, ma Dio non intervenne e lasciò che le cose seguissero il loro corso naturale e ciò costituì per Davide un severo castigo. Per un anno intero Davide visse apparentemente sereno; non si notava nessuna prova evidente della disapprovazione divina, ma la sentenza di Dio pendeva su di lui. Il giorno del giudizio, che nessun pentimento avrebbe potuto evitare, era certo che si stava avvicinando rapidamente; la vita terrena del re sarebbe stata macchiata dal dolore e dalla vergogna. Coloro che, pensando all’esempio di Davide cercano di sminuire la gravità dei propri peccati, hanno imparato dal racconto biblico che la via della trasgressione è difficile. Anche se come Davide avessero abbandonato il loro comportamento sbagliato, in questa vita le conseguenze del peccato sarebbero state amare e difficili da sopportare.PP 605.1

    Dio voleva che la storia dell’errore di Davide facesse comprendere che perfino coloro che ha benedetto e favorito non sono al sicuro se dimenticano di pregare e vegliare. Questo è un episodio importante per coloro che hanno cercato di imparare con umiltà la lezione che Dio ha voluto insegnare. Di generazione in generazione migliaia di persone hanno potuto comprendere quali pericoli devono affrontare se sono in potere del tentatore. Il peccato di Davide, un uomo così onorato dal Signore, risveglia sentimenti di umiltà e fa comprendere che solo Dio ci può sostenere tramite la sua potenza per mezzo della fede. Chi sa che la propria forza e la propria salvezza dipendono da lui, teme di fare il primo passo sul terreno di Satana.PP 605.2

    Davide aveva iniziato a raccogliere i primi frutti della sua trasgressione, anche prima che venisse pronunciata la sentenza divina. La sua coscienza non era tranquilla, come esprimono i seguenti passi del Salmi 32, e come dimostra l’angoscia che lo tormentava.PP 605.3

    “Beato colui la cui trasgressione è rimessa e il cui peccato è coperto! Beato l’uomo a cui l’Eterno non imputa l’iniquità e nel cui spirito non è frode alcuna! Mentr’io mi son taciuto le mie ossa si son consumate pel ruggire ch’io facevo tutto il giorno. Poiché giorno e notte la tua mano s’aggravava su me, il mio succo vitale s’è mutato come per arsura d’estate”. Salmi 32:1-4.PP 605.4

    “Abbi pietà di me, o Dio, secondo la tua benignità; secondo la moltitudine delle tue compassioni, cancella i miei misfatti. Lavami del tutto della mia iniquità e nettami del mio peccato! Poiché io conosco i miei misfatti, e il mio peccato è del continuo davanti a me... Purificami con l’issopo, e sarò netto; lavami e sarò più bianco che neve. Fammi udire gioia e allegrezza; fa’ che le ossa che tu hai tritate festeggino. Nascondi la tua faccia dai miei peccati, e cancella tutte le mie iniquità. O Dio, crea in me un cuor puro e rinnova dentro di me uno spirito ben saldo. Non rigettarmi dalla tua presenza e non togliermi lo spirito tuo santo. Rendimi la gioia della tua salvezza e fa che uno spirito volenteroso mi sostenga. Io insegnerò le tue vie ai trasgressori e i peccatori si convertiranno a te. Liberami dal sangue versato, o Dio, Dio della mia salvezza, e la mia lingua celebrerà la tua giustizia”. Salmi 51:1-14.PP 606.1

    Esprimendo il proprio peccato in un inno sacro, da cantare nelle assemblee del popolo alla presenza della corte — sacerdoti, giudici, prìncipi e soldati — e anche delle generazioni più lontane, il re d’Israele proclamò oltre alla sua esperienza di peccato, il pentimento vissuto e la sua speranza di perdono attraverso la misericordia di Dio. Invece di sforzarsi di cancellare la propria colpa, egli desiderava che gli altri potessero ricavare degli insegnamenti dalla sua triste storia.PP 606.2

    Il pentimento di Davide era sincero e profondo. Egli infatti non cercò di sminuire il suo crimine. La sua preghiera non fu ispirata da nessun desiderio di evitare i giudizi. Egli si rese conto della gravità della sua trasgressione nei confronti di Dio, comprese quanto fosse corrotto e provò orrore per il proprio peccato. Oltre che per il perdono egli, senza lasciarsi abbattere dalla disperazione, pregava per avere un cuore puro. Davide vide nelle promesse divine per il peccatore pentito la dimostrazione del suo perdono e della sua accettazione.PP 606.3

    “Poiché tu non prendi piacere nei sacrifizi, altrimenti io li offrirei; tu non gradisci olocausto. I sacrifizi di Dio sono lo spirito rotto; Dio, tu non sprezzi il cuor rotto e contrito”. Salmi 51:16, 17.PP 606.4

    Davide era caduto, ma il Signore lo rialzava; ed ora era in maggiore armonia con Dio e con gli altri di quanto lo fosse prima del suo peccato. Felice per la sua liberazione, cantò: “Io t’ho dichiarato il mio peccato, non ho coperta la mia iniquità. Io t’ho detto: Confesserò le mie trasgressioni all’Eterno; e tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato... Tu sei il mio ricetto, tu mi guarderai da distretta, tu mi circonderai di canti di liberazione”. Salmi 32:5-7.PP 606.5

    Molti hanno contestato la giustizia di Dio in quanto Egli aveva risparmiato Davide, gravemente colpevole, respingendo Saul per peccati molto meno rilevanti. Ma mentre Davide si umiliò e confessò i propri peccati, Saul disprezzò i rimproveri con un animo duro e impenitente.PP 606.6

    Questo momento della storia di Davide è molto significativo per il peccatore che si pente. Anzi è una delle immagini più forti delle lotte e delle tentazioni che caratterizzano l’uomo, del vero pentimento nei confronti di Dio e della fede nel nostro Signore Gesù Cristo. In tutte le epoche questo racconto è stato fonte di incoraggiamento per coloro che, caduti nella trappola di Satana, hanno lottato sotto il peso della loro colpa. Migliaia di figli di Dio, traditi dal peccato, quando stavano per abbandonarsi alla disperazione si sono ricordati di come il pentimento e la confessione sinceri di Davide siano stati accettati da Dio, nonostante la sua sofferenza per questa trasgressione; essi hanno ricevuto il coraggio di pentirsi e di cercare nuovamente di camminare nelle vie dei comandamenti del Signore.PP 607.1

    Tutti coloro che rimproverati da Dio si umiliano attraverso la confessione e il pentimento, come fece Davide, possono essere sicuri che c’è ancora speranza per loro. Chi accetta con fede le promesse di Dio sperimenterà il perdono. Il Signore non chiude mai la porta a chi si pente sinceramente. Egli stesso ha fatto questa promessa: “Lasci l’empio la sua via, e l’uomo iniquo i suoi pensieri: e si converta all’Eterno che avrà pietà di lui, e al nostro Dio che è largo nel perdonare”. Isaia 55:7.PP 607.2

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