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    I giudei decidono di uccidere Paolo

    Quando i sacerdoti e i capi del popolo videro i risultati del racconto dell'esperienza di Paolo, provarono un odio profondo nei suoi confronti. Si resero conto che predicava il messaggio di Gesù con coraggio e faceva miracoli nel suo nome, che le folle lo ascoltavano e si allontanavano dalle tradizioni considerando i capi giudei come gli assassini del Figlio di Dio.PSCR 186.1

    Profondamente irritati si riunirono per consultarsi su cosa sarebbe stato opportuno fare per placare l'entusiasmo manifestato dal popolo. Decisero che la morte di Paolo sarebbe stata l'unica via sicura per raggiungere questo obiettivo. Ma Dio conosceva le loro intenzioni e così gli angeli ebbero il compito di proteggerlo affinché vivesse per adempiere la sua missione.PSCR 186.2

    Guidati da Satana, i giudei increduli controllavano giorno e notte le porte di Damasco, per poter uccidere Paolo appena fosse passato. Ma Paolo fu informato che i capi del popolo lo cercavano con l'intenzione di farlo morire, e di notte i discepoli lo aiutarono a scendere dalle mura dentro un cesto. Il fallimento del loro piano suscitò nei giudei vergogna e indignazione e così il progetto di Satana venne neutralizzato.PSCR 186.3

    Paolo partì verso Gerusalemme per unirsi ai discepoli che però avevano ancora paura di lui; non riuscivano a credere che fosse veramente uno di loro. I giudei a Damasco avevano cercato di ucciderlo e ora i suoi stessi fratelli non lo accettavano. Barnaba, invece, lo accolse e lo presentò agli apostoli e Paolo ebbe la possibilità di spiegare loro in che modo aveva visto il Signore durante il viaggio e come a Damasco avesse predicato con coraggio nel nome di Gesù.PSCR 186.4

    Satana continuava a istigare i giudei perché uccidessero Paolo. Allora il Signore gli disse di lasciare Gerusalemme e insieme a Barnaba andò in altre città parlando di Cristo e facendo miracoli, e molti si convertirono. Quando un uomo zoppo dalla nascita venne guarito, le persone che adoravano gli idoli volevano offrire sacrifici ai discepoli. Paolo ne fu dispiaciuto e disse loro che lui e i suoi collaboratori erano solo degli uomini, che Dio aveva fatto i cieli, la terra, il mare e tutte le cose che vi sono in essi, e quindi solo lui doveva essere adorato. Così Paolo esaltò Dio davanti al popolo, ma a stento riuscì a trattenerli. Cominciava a formarsi nelle loro menti la prima concezione di fede nel vero Dio, l'adorazione e l'onore a lui dovuta; mentre ascoltavano Paolo, Satana incitava i giudei increduli di altre città a infiltrarsi nel gruppo dell'apostolo per distruggere l'opera che stava realizzando. I giudei, infatti, istigarono questi idolatri con falsi rapporti su Paolo. La meraviglia e l'ammirazione del popolo si trasformarono in odio, e coloro che un momento prima erano pronti ad adorare i discepoli, lapidarono Paolo e lo portarono fuori dalla città, credendo che fosse morto. Ma mentre i discepoli piangevano intorno a Paolo, improvvisamente egli si alzò ed entrò con loro in città.PSCR 186.5

    Mentre Paolo e Sila predicavano Gesù, una donna posseduta da uno spirito maligno camminava dietro a loro gridando: “Questi uomini sono servi del Dio altissimo, e vi annunziano la via della salvezza”. Atti 16:17. La donna seguì i discepoli per molti giorni, ma Paolo era contrariato, perché le sue grida distraevano le menti dalla verità. L'obiettivo di Satana, attraverso quella donna, era quello di esasperare la gente annullando l'influsso dei discepoli. Paolo infastidito si girò verso la donna e disse allo spirito: “Io ti ordino, nel nome di Gesù Cristo, che tu esca da costei” (Versetto 18) e lo spirito maligno, rimproverato, la lasciò.PSCR 187.1

    I suoi padroni erano contenti che urlasse seguendo i discepoli, ma quando lo spirito la lasciò e la videro come un umile discepolo di Cristo, diventarono furiosi. Avevano guadagnato molto denaro grazie alla sua preveggenza, ma ora svaniva ogni speranza. L'obiettivo di Satana era stato ostacolato, ma i suoi seguaci presero Paolo e Sila e li portarono nella piazza del mercato, davanti ai capi e ai magistrati, dicendo: “Questi uomini, che sono giudei, turbano la nostra città”. Versetto 20.PSCR 187.2

    E la folla si schierò contro di loro; i magistrati ordinarono di togliere loro i vestiti e di picchiarli. Dopo averli frustati li portarono in carcere, raccomandandosi che venissero sorvegliati con particolare attenzione; per assolvere il suo incarico il carceriere li mise nella cella più interna e li incatenò ai piedi. Ma gli angeli del Signore li proteggevano e fecero in modo che la loro prigionia risultasse alla gloria di Dio e dimostrasse alla gente che il Signore operava insieme ai servitori che si era scelto.PSCR 187.3

    A mezzanotte, mentre Paolo e Sila pregavano e cantavano lodi a Dio, improvvisamente ci fu un forte terremoto che scosse le fondamenta della prigione, e vidi l'angelo di Dio sciogliere immediatamente le catene dalle mani di tutti i prigionieri. Il carceriere svegliandosi e vedendo le porte delle celle aperte si impaurì; pensava che i prigionieri fossero scappati, e che sarebbe stato punito con la morte. Men- tre stava per togliersi la vita, Paolo gridò: “Non farti del male, perché siamo tutti qui”. Versetto 28.PSCR 187.4

    Lo spirito di Dio in quel momento convinse il carceriere. Egli chiese una lanterna, entrò subito e si gettò tutto tremante ai piedi di Paolo e Sila. Li fece uscire e disse: “‘Signori, che debbo fare per essere salvato?’. Ed essi risposero: ‘Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia’”. Versetti 30, 31. Allora il carceriere riunì tutta la sua famiglia, e Paolo annunciò loro il messaggio di Gesù. Il suo cuore fu colpito dal messaggio e sentendosi unito ai suoi fratelli lavò le loro ferite, e quella notte lui e tutta la sua famiglia furono battezzati. Poi offrì loro del cibo e insieme a tutta la famiglia si rallegrarono della loro fede in Dio.PSCR 188.1

    La meravigliosa notizia della manifestazione della potenza di Dio nell'apertura delle porte della prigione e nella conversione del carceriere e della sua famiglia, si diffuse rapidamente. I pretori vennero a sapere queste cose ed ebbero paura; chiamarono il carceriere chiedendogli di liberare Paolo e Sila, ma Paolo non voleva uscire dalla prigione in segreto, non era disposto a tenere nascosta la manifestazione della potenza divina. Egli disse loro: “Dopo averci battuti in pubblico senza che fossimo stati condannati, noi che siamo cittadini romani, ci hanno gettati in prigione; e ora vogliono rilasciarci di nascosto? No davvero! Anzi, vengano loro stessi a condurci fuori”. Versetto 37.PSCR 188.2

    Quando i magistrati udirono queste parole, e diventò di dominio pubblico che gli apostoli erano cittadini romani, si allarmarono temendo che avrebbero fatto un esposto all'imperatore per l'ingiusto trattamento ricevuto. “Essi vennero e li pregarono di scusarli; e, accompagnandoli fuori, chiesero loro di andarsene dalla città”. Versetto 39.PSCR 188.3

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