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Principi di educazione cristiana

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    Educazione attraverso feste religiose

    In Israele, un posto notevole fu dato alle feste come mezzo di educazione. Nella vita quotidiana la famiglia era una scuola e una chiesa: ai genitori era affidato il compito dell’insegnamento secolare e religioso. Tre volte l’anno erano messi da parte brevi periodi per l’adorazione e per la formazione sociale del popolo. In un primo tempo questi raduni ebbero luogo a Silo; in seguito si tennero a Gerusalemme. Solo i padri e i figli erano tenuti a parteciparvi, però nessuno voleva rinunciare alla festa e così, nella misura del possibile, tutta la famiglia vi andava. In quell’occasione, lo straniero, il levita e il povero godevano di grande ospitalità.PEC 27.3

    Il viaggio a Gerusalemme, fatto in forma semplice e patriarcale, in mezzo agli splendori della primavera, alle ricchezze dell’estate e alle glorie dell’autunno, diventava una vera delizia. Tutti, dall’uomo canuto al bambino, giungevano portando le loro offerte di gratitudine per incontrare Dio nella sua santa dimora. Lungo la strada si narravano ai bambini le esperienze del passato, storie che grandi e piccoli ancora prediligono. Si cantavano gli inni che avevano rallegrato le peregrinazioni nel deserto. Anche i comandamenti di Dio erano cantati e, uniti al benefico influsso della natura e delle relazioni umane, rimanevano per sempre impressi nella mente dei giovani e dei bambini.PEC 27.4

    Le cerimonie che si celebravano a Gerusalemme in occasione del servizio pasquale erano tali da colpire l’immaginazione e il cuore. Si teneva la riunione notturna alla quale gli uomini si presentavano con i fianchi cinti, le calzature ai piedi e col bastone in mano; frettolosamente si consumava il frugale pasto: agnello, pane azzimo, erbe amare; e nel solenne silenzio si ascoltava il racconto del sangue spruzzato, dell’angelo sterminatore e della partenza dal paese della schiavitù.PEC 27.5

    La festa delle Capanne, o della Mietitura, con le offerte del frutteto e del campo, con la settimana trascorsa sotto capanne di frasche, con le riunioni, le funzioni, la generosa ospitalità offerta agli operai del Signore, ai leviti del santuario, agli stranieri e ai poveri, invogliava ogni mente a pensare con gratitudine a colui che aveva coronato l’annata con i suoi benefici. Il fedele israelita trascorreva circa un intero mese ogni anno in questo modo. Durante questo periodo egli era libero da pensieri e lavori, e quasi del tutto consacrato, nel senso più vero, a scopi educativi.PEC 27.6

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