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Principi di educazione cristiana

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    Una lezione di amore

    Gesù rimproverò suoi discepoli, li esortò e li mise in guardia; ma Giovanni, Pietro e i loro fratelli non lo abbandonarono. Nonostante i rimproveri, essi scelsero di stare con lui che mai li abbandonò a causa dei loro errori. Il Salvatore accetta gli uomini come sono, con le loro colpe e debolezze, e li prepara per il suo servizio, se sono disposti a lasciarsi guidare e istruire da lui.PEC 54.3

    C’era fra i dodici, però, un discepolo al quale Cristo, sino quasi alla fine del suo ministero, non rivolse alcuna parola di diretto rimprovero.PEC 54.4

    Giuda introdusse fra i discepoli un elemento di antagonismo. Nell’unirsi al Maestro, Giuda aveva ceduto al fascino esercitato dal suo carattere e dalla sua vita. Egli aveva sinceramente desiderato cambiare se stesso e sperato di sperimentare questo attraverso la comunione con Gesù. Questo desiderio però, non divenne predominante: ciò che prevalse in Giuda fu la speranza di conseguire un vantaggio personale nel regno terreno che egli sperava sarebbe stato stabilito dal Messia. Pur riconoscendo la divina potenza dell’amore di Gesù, il discepolo non vi si sottomise e continuò a coltivare il proprio punto di vista, le proprie opinioni, la propria tendenza alla critica e alla condanna. I moventi e le azioni di Cristo, spesso così lontani dal suo modo di intendere le cose, suscitarono in lui dubbio e disapprovazione e a poco a poco le sue perplessità e le sue ambizioni furono comunicate agli altri discepoli. Molte discussioni per la supremazia e molta insoddisfazione per i metodi di Gesù furono provocate proprio da Giuda.PEC 54.5

    Il Salvatore, sapendo che contestare apertamente avrebbe contribuito solo a indurire il cuore dei discepoli, si astenne dal conflitto diretto, ma cercò di guarire il gretto egoismo di Giuda mettendolo in contatto con il proprio altruistico amore. Nei suoi insegnamenti espose i princìpi che colpivano alla radice le egoistiche ambizioni del discepolo. Diverse lezioni furono date, e più di una volta Giuda si rese conto che in quelle era stato delineato il suo carattere e che il suo peccato era stato messo in luce, ma non cedette.PEC 54.6

    Questa resistenza alla misericordia permise all’impulso del male di avere il sopravvento. Giuda, inasprito dal tacito rimprovero, esasperato dalla delusione dei suoi sogni ambiziosi, abbandonò il proprio spirito al demone dell’avidità e decise di tradire il Maestro. Dalla camera della cena pasquale, dalla gioia che veniva dalla presenza di Cristo, egli uscì a compiere la sua opera malefica.PEC 55.1

    “Gesù sapeva infatti fin dal principio chi erano quelli che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito” (Vangelo secondo Giovanni 6:64). Tuttavia, pur conoscendo ogni cosa, non aveva privato Giuda di nessuna azione misericordiosa, di nessun dono del suo amore.PEC 55.2

    Vedendo il pericolo che Giuda correva, lo aveva attirato a sé, nell’intimità del gruppo degli apostoli scelti e fidati. Giorno dopo giorno, mentre il peso sul cuore si faceva grandissimo, Gesù aveva sopportato il dolore del continuo contatto con quello spirito ostinato e sospettoso; e pur avendo notato quel costante, segreto e sottile antagonismo, si era impegnato per neutralizzarlo. Tutto questo fu compiuto perché a quella persona in pericolo non mancasse alcun influsso salutare.PEC 55.3

    Quanto a Giuda, l’opera d’amore svolta da Cristo verso di lui risultò vana. Per gli altri discepoli quello fu un esempio di tenerezza e di sopportazione che ispirò per sempre il loro atteggiamento verso i peccatori. Ma c’era dell’altro. Alla consacrazione dei dodici, questi avevano desiderato molto che anche Giuda facesse parte del loro gruppo. Egli era stato in contatto con il mondo più di loro, era dotato di acutezza e di grande capacità amministrativa; avendo un’alta stima delle proprie qualità, aveva indotto i discepoli a essere considerato alla stessa maniera. I metodi che egli desiderava introdurre nell’opera di Gesù, però, miravano ad assicurarsi il riconoscimento e l’onore del mondo. La progettazione di queste intenzioni nella vita di Giuda fece comprendere ai discepoli l’antagonismo esistente fra il desiderio di autoesaltazione e i princìpi di umiltà e di rinuncia manifestati da Cristo. Nella sorte di Giuda i discepoli videro qual è la fine di chi pensa solo a sé.PEC 55.4

    Per questi discepoli la missione di Gesù raggiunse il suo scopo. A poco a poco l’esempio e le lezioni di abnegazione trasformarono il loro carattere. La sua morte distrusse la loro speranza di terrena grandezza. La caduta di Pietro, l’apostasia di Giuda, la loro stessa defezione nell’abbandonare il Salvatore nell’ora dell’angoscia e del pericolo, spazzarono via i loro sentimenti di autosufficienza. Riconobbero la propria debolezza; intravidero qualcosa della grandezza dell’opera cui erano stati chiamati, e sentirono l’urgenza di essere sostenuti dalla guida del Maestro.PEC 55.5

    Molte delle sue lezioni non le avevano apprezzate o comprese sul momento; ma ora essi provavano il vivo desiderio di ricordarle, e di ascoltare ancora le sue parole. E con quanta gioia rievocarono la sua dichiarazione: “Il Consolatore... che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto”. Giovanni 14:26.PEC 56.1

    I discepoli avevano visto Cristo ascendere al cielo dal monte degli Ulivi. Mentre i cieli lo accoglievano, era stata rinnovata la promessa: “Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente”. Matteo 28:20. Essi sapevano che egli avrebbe continuato a simpatizzare con loro, e che potevano contare su un rappresentante, un avvocato presso il trono di Dio. Nel nome di Gesù essi presentavano le loro richieste, ripetendo la sua promessa: “In verità, in verità vi dico che qualsiasi cosa domanderete al Padre nel mio nome, egli ve la darà”. Giovanni 16:23.PEC 56.2

    Fedele alla sua promessa, il Figlio di Dio, esaltato nelle corti celesti, impartì la sua pienezza ai suoi seguaci sulla terra. La sua intronizzazione alla destra di Dio fu resa evidente dall’effusione dello Spirito sui discepoli i quali erano stati indotti dall’opera di Cristo a sentire il bisogno dello Spirito e così, sotto la sua direzione, ricevettero la preparazione finale per svolgere il loro compito.PEC 56.3

    Non erano più né ignoranti né privi di cultura. Non erano più un insieme di unità indipendenti o di elementi discordi e in reciproco contrasto. Le loro speranze non erano più rivolte alla grandezza terrena. Erano “concordi”, avevano una stessa mente e uno stesso spirito: Gesù riempiva i loro pensieri. Unica loro mèta era il progresso del suo regno. Nella mente e nel carattere erano diventati simili al Maestro, e la gente si rendeva conto che “erano stati con Gesù”. Cfr. Atti 4:13.PEC 56.4

    Si ebbe dunque una tale rivelazione della gloria di Cristo quale mai era stata testimoniata prima da esseri mortali. Con la collaborazione dello Spirito divino l’impegno di quegli uomini umili, scelti dal Maestro, scosse il mondo e, nel volgere di una sola generazione, il Vangelo fu recato a ogni nazione.PEC 56.5

    Oggi, la presenza dello stesso Spirito che formò i discepoli di allora, produrrà gli stessi risultati nell’opera educativa. Questo è lo scopo cui tende la formazione; questa è l’opera che Dio desidera che sia compiuta.PEC 56.6

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