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Sulle orme del gran medico

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    Capitolo 2: Una missione da compiere

    A Capernaum, in una casa di pescatori, “...la suocera di Simone era tormentata da una gran febbre; e lo pregarono per lei”. Gesù “...sgridò la febbre, e la febbre la lasciò; ed ella subito si alzò e si mise a servirli”. Luca 4:38, 39; cfr. Marco 1:30; Matteo 8:15.OGM 13.3

    Ben presto la notizia si diffuse ovunque. Il miracolo era avvenuto di sabato e, per paura dei rabbini, la gente non aveva il coraggio di chiedere di essere guarita prima che il sole fosse tramontato. Allora dalle case, dai negozi, dai mercati si videro accorrere gli abitanti della città diretti verso l’umile casa dove alloggiava Gesù. I malati, alcuni condotti su delle barelle, altri che si appoggiavano alle stampelle o erano sostenuti dagli amici, si avvicinavano vacillanti al Salvatore. Essi andavano e venivano costantemente perché nessuno sapeva se il giorno seguente il grande Medico si sarebbe fermato ancora in quella zona. A Capernaum non era mai successo niente di simile prima di allora. Nell’aria si sentivano urla di gioia e grida di liberazione. Gesù interruppe la sua azione di guarigione solo dopo aver visitato l’ultimo malato. Era ormai notte fonda quando la gente si allontanò e il silenzio tornò nella casa di Simone. Quella giornata lunga e intensa si era conclusa e Gesù aveva bisogno di riposo. La città era immersa nel sonno e il Salvatore “...mentre era ancora notte... si alzò, uscì e se ne andò in un luogo deserto; e là pregava”. Marco 1:35.OGM 14.1

    Quel mattino, molto presto, Pietro e i suoi compagni andarono da Gesù per dirgli che la gente di Capernaum lo stava cercando. Con loro sorpresa Gesù disse: “...Anche alle altre città bisogna che io annunzi la buona notizia del regno di Dio; poiché per questo sono stato mandato”. Luca 4:43.OGM 14.2

    Nell’atmosfera di euforia che regnava a Capernaum si correva il rischio di perdere di vista il vero obiettivo della sua missione. Gesù non voleva attirare l’attenzione su di sé, facendosi passare per qualcuno che dà spettacolo o per un guaritore. Il suo obiettivo era attirare le persone in quanto Salvatore. Mentre la gente preferiva credere che fosse venuto come un re che poteva stabilire un regno terreno, egli desiderava orientare i loro pensieri dalle cose materiali a quelle spirituali. Un successo esclusivamente terreno sarebbe stato in contraddizione con la sua missione.OGM 14.3

    Lo stupore della gente superficiale stonava con il suo stato d’animo. Nella sua concezione della vita non c’era spazio per l’idea di farsi rispettare. L’importanza che la società da alla posizione, alla ricchezza o alle capacità delle persone era estranea alla mentalità del Figlio dell’uomo. Gesù non ricorse a nessuno dei mezzi che gli uomini utilizzano per ottenere l’ubbidienza o esigere il rispetto. Alcuni secoli prima della sua nascita era stata fatta questa profezia su di lui: “Egli non griderà, non alzerà la voce, non la farà udire per le strade. Non frantumerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante; manifesterà la giustizia secondo verità”. Isaia 42:2, 3.OGM 14.4

    I farisei volevano distinguersi per il loro scrupoloso formalismo e per l’ostentazione del loro culto e della loro pietà. Mostravano il loro zelo per le questioni religiose facendone oggetto di discussione. Non era raro assistere a lunghe e chiassose dispute fra opposte fazioni. Sulle strade si sentivano le voci di colti dottori della legge che si scaldavano in accesi dibattiti.OGM 15.1

    La vita di Gesù era in netto contrasto con tutto questo. Mai una disputa chiassosa, mai un messaggio presentato con ostentazione, mai un’azione volta a riscuotere facili consensi. Il Cristo era nascosto in Dio e il Signore si rivelava tramite il carattere del Figlio. Questo era l’obiettivo su cui Gesù desiderava concentrare l’attenzione della gente. Il Sole di Giustizia non ha riempito il mondo con lo splendore della sua gloria per incantare i sensi. Del Cristo è scritto: “...La sua venuta è certa, come quella dell’aurora”. Osea 6:3. La luce del giorno si diffonde sulla terra dolcemente e delicatamente, disperdendo l’oscurità e risvegliando il mondo alla vita. Così si alzò il Sole di Giustizia e “...la guarigione sarà nelle sue ali”. Malachia 4:2.OGM 15.2

    “Ecco il mio servo, io lo sosterrò; il mio eletto di cui mi compiaccio...” Isaia 42:1. “Perché tu sei stato una fortezza per il povero, una fortezza per l’indifeso nella sua angoscia, un rifugio contro la tempesta, un’ombra contro l’arsura...” Isaia 25:4.OGM 15.3

    “Così parla Dio, il Signore, che ha creato i cieli e li ha spiegati, che ha disteso la terra con tutto quello che essa produce, che dà il respiro al popolo che c’è sopra e lo spirito a quelli che vi camminano. Io, il Signore, ti ho chiamato secondo giustizia e ti prenderò per la mano; ti custodirò e farò di te l’alleanza del popolo, la luce delle nazioni, per aprire gli occhi dei ciechi, per fare uscire dal carcere i prigionieri e dalle prigioni quelli che abitano nelle tenebre”. Isaia 42:5-7. “Farò camminare i ciechi per una via che ignorano, li guiderò per sentieri che non conoscono; cambierò davanti a loro le tenebre in luce, renderò pianeggianti i luoghi impervi. Sono queste le cose che io farò e non li abbandonerò”. Isaia 42:16.OGM 15.4

    “Cantate al Signore un cantico nuovo, cantate le sue lodi all’estremità della terra, o voi che scendete sul mare, e anche gli esseri che esso contiene, le isole e i loro abitanti! Il deserto e le sue città alzino la voce! Alzino la voce i villaggi occupati da Chedar! Esultino gli abitanti di Sela, prorompano in grida di gioia dalla vetta dei monti! Diano gloria al Signore, proclamino la sua lode nelle isole!” Isaia 42:10-12. “Cantate, o cieli, poiché il Signore ha operato! Giubilate, o profondità della terra! Prorompete in grida di gioia, o montagne, o foreste con tutti gli alberi vostri! Poiché il Signore ha riscattato Giacobbe e manifesta la sua gloria in Israele!” Isaia 44:23.OGM 15.5

    Dalla prigione di Erode, in cui deluso e perplesso sulla missione del Salvatore vegliava e aspettava, Giovanni Battista inviò due dei suoi discepoli da Gesù con questo messaggio: “Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro?” Matteo 11:3. Il Salvatore non rispose subito alla domanda dei discepoli ed essi rimasero stupiti del suo silenzio. Nel frattempo gli ammalati cominciavano ad avvicinarsi a lui. La voce del Grande Medico penetrava nelle orecchie che non riuscivano a sentire. Una sua parola, o il tocco della sua mano aprivano gli occhi che non vedevano perché potessero ammirare la luce del giorno, le meraviglie della natura, i visi degli amici e quello del Liberatore. La sua voce raggiungeva le orecchie dei moribondi ed essi si rialzavano forti e sani. Gli indemoniati paralizzati ubbidivano alle sue parole, il male si allontanava dalla loro mente ed essi lo adoravano. I poveri contadini e gli umili lavoratori che venivano evitati dai rabbini perché impuri, si riunivano intorno a Gesù ed egli rivolgeva loro parole di vita eterna.OGM 16.1

    Il giorno trascorse in questo modo, davanti agli occhi stupiti dei discepoli di Giovanni. Alla fine Gesù li chiamò e chiese loro di andare a raccontare a Giovanni ciò che avevano visto e ascoltato, aggiungendo: “Beato colui che non si sarà scandalizzato di me!” Matteo 11:6. I discepoli portarono questo messaggio e fu sufficiente.OGM 16.2

    Giovanni si ricordò della profezia sul Messia: “Lo spirito del Signore, di Dio, è su di me, perché il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili; mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, l’apertura del carcere ai prigionieri, per proclamare l’anno di grazia del Signore... per consolare tutti quelli che sono afflitti”. Isaia 61:1, 2. Gesù di Nazaret era colui che era stato promesso. La prova della sua divinità stava nella sua missione nei confronti dei bisogni dell’umanità sofferente. La sua gloria si è manifestata nella sua disponibilità ad abbassarsi al nostro umile livello. Le opere del Cristo non solo affermavano che egli era il Messia, ma indicavano il modo in cui il suo regno doveva essere stabilito. A Giovanni venne rivelata la stessa verità che era stata presentata a Elia nel deserto quando “un vento forte, impetuoso, schiantava i monti e spezzava le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. E, dopo il vento, un terremoto; ma il Signore non era nel terremoto. E dopo il terremoto un fuoco; ma il Signore non era nel fuoco” e, dopo il fuoco, Dio parlò al profeta con voce calma. 1 Re 19:11, 12. Così Gesù doveva realizzare la sua missione, non con il rovesciamento di troni e regni, non con ostentazione e pompa, ma parlando al cuore degli uomini attraverso una vita di bontà e altruismo.OGM 16.3

    Il regno di Dio non si realizza con apparizioni spettacolari. Esso si manifesta attraverso l’interiorizzazione della sua Parola, l’azione profonda del suo Spirito, l’unione dell’essere con colui che è la sua vita. La manifestazione più grande della sua potenza è visibile nella natura umana portata alla perfezione nel carattere del Cristo.OGM 16.4

    I discepoli del Cristo devono essere la luce del mondo. Tuttavia Dio non chiede loro di sforzarsi per brillare. Non approva nessun tentativo di manifestare una bontà superiore che provochi autocompiacimento. Egli desidera che in tutto il loro essere si manifestino i principi divini. Quando verranno in contatto con la società, diffonderanno la luce che è in loro. La loro fedeltà risalterà in ogni azione della vita.OGM 17.1

    Le ricchezze o una buona posizione sociale, attrezzature costose, strutture o arredi particolari non sono necessari per lo sviluppo dell’opera di Dio così come non lo sono i successi che riscuotono l’approvazione degli uomini e suscitano la superbia. Lo splendore del mondo, per quanto possa essere grandioso, non ha nessun valore agli occhi di Dio, per il quale conta ciò che è invisibile ed eterno, al di sopra di ciò che è visibile e temporale. Queste ultime forme hanno importanza solo se esprimono le prime. Le più preziose opere d’arte non possiedono una bellezza paragonabile a quella del carattere, frutto dell’azione dello Spirito Santo nell’uomo.OGM 17.2

    Quando il Signore offrì suo Figlio al mondo, fornì agli esseri umani delle ricchezze incorruttibili, al cui confronto i tesori accumulati dagli uomini fin dalle origini del mondo valgono ben poco.OGM 17.3

    Il Cristo è venuto sulla terra e ha manifestato agli uomini un amore eterno: questo è il tesoro che, attraverso la nostra relazione con lui, dobbiamo ricevere, far conoscere e donare. Gli sforzi degli uomini saranno efficaci nella misura in cui si consacreranno a Dio e riusciranno a far conoscere la grazia del Cristo che trasforma la vita. Dobbiamo distinguerci dal mondo perché Dio ci ha suggellati, perché egli manifesta in noi il suo carattere d’amore. Il nostro Redentore ci protegge con la sua giustizia. Quando sceglie delle persone per coinvolgerle nella sua opera, Dio non chiede loro se sono ricchi, colti o bravi oratori. Egli chiede: “Sono persone umili a cui poter indicare i miei piani? Posso mettere le mie parole sulle loro labbra? Saranno in grado di rappresentarmi?”OGM 17.4

    Dio può servirsi di ogni individuo che gli offrirà la possibilità di far penetrare il suo Spirito nel tempio del suo cuore. Accetterà l’opera che riflette la sua immagine. I suoi collaboratori devono dimostrare alla società le caratteristiche eterne dei principi immortali di Dio.OGM 17.5

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